TEOFANE IL RECLUSO

LETTERE BREVI


 

Parte I

 

La salvezza è soltanto nella Chiesa

 

Chi è stato a mettervi in testa la questione sul come salvarsi? Sembra che sia un miscredente; noi, invece, siamo i primi a occuparci di quest'opera. Che cosa è il cristianesimo? L’immagine della nostra salvezza. Il nostro Signore Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori. E’ chiaro, perché dubitare di questo? Quanti salvati già conosciamo! È come si sono salvati? Nella Chiesa di Cristo. Ciascuno viva come la Chiesa comanda e sarà salvato. Ma bisogna credere tutto e nella semplicità del cuore, abbandonando le vane riflessioni e le varie obiezioni, affinché queste non turbino la pacifica sfera della fede. A colui per quale non è del tutto chiaro con che cosa e co­me nella Chiesa si operi la salvezza, bisogna rispondere: «Credi in tutto ciò in cui la santa Chiesa ti impone di cre­dere e, ricevendo le benefiche energie per mezzo dei sacramenti, tienile in fervore, essendo partecipe ed eseguen­do le altre decisioni della Chiesa; non declinare dai comandamenti prescritti dal Signore Gesù Cristo, sotto la guida dei legittimi pastori, allora ti salverai».

Speriamo, quindi, con mi­tezza, nella grazia che ci è data sotto la protezione di Gesù Cristo, non esitando a causa dell'ignoranza e dei dubbi. (Lettere sulla vita cristiana, n. 38, 48-49).

 

 

La vita spirituale esige la fatica

 

Che il Signore vi aiuti a divenire forti con il suo spiri­to. Dobbiamo anche preoccuparcene da soli; se ci manca la concentrazione interiore dobbiamo pentirci e ricorre­re, nella nostra debolezza, al Signore. Il fine non si rag­giunge da sé, non è dato senza lavoro. Sia dall'una che dall'altra parte sentiamo: Si deve! Dio, all'inizio, creò la luce; solo dopo la raccolse nei luminari celesti. Così accade anche con noi. Ma qualche bene viene da noi dissipato, diffuso. bisogna riunirlo Sembra che l'anima lo desideri, ma non vi arriva. Ha troppa compassione di se stessa. Signore abbi pietà di noi! Senza fatica e senza costrizione non si progredisce in niente Bisogna sforzarsi almeno un poco, almeno per un minimo. Quando si sveglieranno lo sforzo e lo zelo, tutto andrà  bene. Il vero zelo non ha compassione di sé. E quale sarebbe il  buon fon­damento per progredire? Il vero fondamento è questo: un profondo senso della propria peccaminosità e irresponsa­bilità davanti a Dio. Tutta la speranza è allora nel Salva­tore: Signore, abbi pietà! (Lettere sulla vita cristiana, n. 1, 3).

 

 

 

La preparazione alla preghiera  

 

La preghiera è davvero la cosa principale. Rappresen­ta il nostro cammino verso Dio; tutto il resto costituisce un mezzo per questo fine. Dirò soltanto che è necessaria una preparazione prima di dire le orazioni. Non accedete al Signore all'improvviso; bisogna prepararsi spiritual­mente, a somiglianza di ciò che fanno quelli che vanno dall'imperatore. Bisogna almeno riflettere un po' su sé e su Dio. Chi siamo noi e chi è colui con il quale vogliamo conversare? Di che cosa abbiamo bisogno e quale diritto abbiamo di chiedere ciò che ci è necessario? E riflettere su altre cose simili. La cosa principale è pervenire alla pre­senza di Dio abbassandosi e parlando come se lo facessimo nelle sue orecchie, semplicemente come bambini. Si deve stare attenti al modo con il quale fare bene gli inchini, sul come stare diritti in piedi nel non lasciare le membra languide, pigramente e senza cura ma, al contrario, tenere loro testa in un certo modo. Signore abbi pietà di noi! Che il Signore conceda a noi tutti di poterci affaticare con quante forze e con quanto zelo abbiamo. Che la Madre di Dio ci copra con la sua protezione! (Lettere sulla vita cristiana, n. 7, 11-12).

 

     

La lettura e la meditazione

 

La lettura e la meditazione vanno di pari passo. Possono disporci alla preghiera e possono restare vane. In se stesse non sono preghiera e non possono, quindi, nean­che sostituirla. Lo scopo della lettura è raggiungere l'og­getto che attiri la nostra attenzione e che questa rimanga fissa su quest'ultimo. Lo stesso accade nella meditazione. Ma si nota già un passaggio verso la preghiera e anche al suo stato duraturo. E’ bene che cerchiamo di acquisirlo al mattino, dopo aver pregato. Non leggere troppo, ciò che ci interessa è la lettura con il calore del cuore. Quando uno comincia a pregare, abbrevia la lettura, l'intelligenza comincia a non agitarsi e ciò le fa bene. Sforzatevi di leg­gere le preghiere che vi ha imposto il sacerdote, esse sono come una porta d'accesso. Come si potrebbe entrare se non si apre la porta? Adempite l'obbligo! Non è troppo. Figuratevi che, leggendo, voi dite al Signore le parole che egli ascolta. Si possono imparare queste preghiere a me­moria e recitarle liberamente al Signore dentro il proprio cuore. Bisogna costringersi ed il Signore vi aiuterà (Lettere sulla vita cristiana, n. 4, 7-8).

 

 

La preghiera: Signore, pietà!

 

Gloria a te, Signore! Come mi sono rallegrato per la vostra diligenza nella preghiera! E’ stato il vostro angelo custode che vi ha condotti  a riconoscere che bisogna pre­gare anche quando si legge. Nelle nostre preghiere non vi è molta loquacità. Vi si dice praticamente una sola così: « Signore, pietà! », ma si dice in maniere diverse a causa della nostra debolezza. Come siamo lontani da quello che fu Macario l’Egiziano! Negli stati di grazia, che egli descrive sulla base della propria esperienza egli incita a non guardare neppure la luce, a rifugiarsi in qualche angolo e a restarvi nel fuoco e nella sua luce, immersi nella beatitudine. Fu però la carità fraterna, ed essa sola, a spingerlo a istruire chi si trovava in uno stato e a consolare chi stava nell'altro. Come è arrivato a una tale disposizione? Avrebbe cominciato subito con una preghiera breve? No. Il progresso nella preghiera non arriva gratuitamente. Sono stati i santi di Dio che sapevano pregare con le preghiere brevi o, per meglio dire, con le preghiere senza parole. Ciò non accadeva perchè essi non volevano recitare le preghiere, ma perchè la forza interna della preghiera legava la lingua. Essi stavano davanti a Dio, vi permanevano a lungo, giorni e notti, non muovendosi dal luogo, senza affaticarsi, non sentendo il bisogno del sonno e del cibo. Se vogliamo imitarli seguendo la loro regola cioè nel non dire molto nella preghiera dovremo seguire anche il loro esempio di permanere per lungo tempo nella preghiera. Quando dobbiamo soffermarci? Quando si dicono moltissime preghiere e bene soffermarsi per breve tempo; quando non si trova facilmente a portata di mano un libro di preghiere facciamo un inchino, poi un altro, e basta.

Per introdurci e sostenerci nella preghiera, la nostra madre Chiesa ha stabilito di recitare con attenzione e con contrizione varie preghiere. Ma essa sostiene anche la regola per coloro che hanno tatto un certo progresso nella vita spirituale: appena nella preghiera il cuore si riscalda e non ha voglia di dire, abbreviare la lettura e pregare con il cuore Questo è l’inizio della vera preghiera.

Quando il Signore vi concede una tale preghiera, tenetela, abbreviando la lettura; state però attenti al fatto che la lingua sia ostacolata dal di dentro, non per accorciare la preghiera, ma per pregare Dio con il profondo ardore, con la contrizione e con l’umiltà, inchinandosi e sospirando, a causa della propria peccaminosità generale. Noi pensiamo ancora che con la nostra preghiera eseguiamo un obbligo verso Dio. Bisogna arrivare alla convinzio­ne che essa deve essere considerata debolissima e poi peccaminosa; in seguito bisogna sentirsi peccatori e stare nella preghiera come in uno stato di giudizio. Dio, infatti, è sempre il nostro giudice. E’ bene che l'anima non lo di­mentichi e abbia il coraggio di apparire davanti a lui così come è. Il Signore è misericordioso e paziente. (Lettere sulla vita cristiana n. 6, 8-10).

 

Tratto da: Teofane il Recluso, LO SPIRITO E IL CUORE - Ed. Paoline, a cui si rimanda per l'approfondimento.

 

 

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