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SIMEONE IL
NUOVO TEOLOGO
La contemplazione della Luce divina

Della contemplazione della luce divina ricevuta
dall'autore; come, colpito da stupore per la grandezza delle rivelazioni, si sia ricordato dell'umana debolezza e
abbia condannato se stesso.
Come descrivere, Maestro, la visione del tuo volto,
come esprimere l'indicibile contemplazione della tua bellezza?
Colui che il mondo non può contenere, come lo potrà
rinserrare il suono di una parola,
come si potrebbe esprimere la tua
benevolenza
per gli uomini.
Ero seduto alla luce di una
fiaccola che brillava su di me
e illuminava l'oscurità e le
tenebre della notte
e credevo, in questa luce, di
essere occupato a leggere
come se scrutassi parole ed
esaminassi propositi.
Dunque mentre meditavo, Maestro,
su questi temi,
tu apparisti d'improvviso
dall'alto, tanto più grande del sole,
e brillasti dai cieli nel mio
cuore.
E tutto il resto, lo vedevo come
un'oscurità profonda.
E in mezzo una colonna di luce
fendette l'aria intera
e passò dai cieli fino a me, il
povero.
Immediatamente, dimenticai la
luce della lampada,
persi il ricordo di trovarmi
all'interno della casa.
Stavo seduto in quella che mi
sembrava essere
un'atmosfera
oscura.
Dimenticai del resto il mio
stesso corpo;
ti dicevo (e adesso te lo dico
dal fondo del mio cuore):
“Abbi pietà
di me, Maestro, abbia pietà di me, Unico!”
Di me che non ti ho mai servito,
Salvatore,
che ho provocato la tua collera
dalla più giovane età.
Ho praticato tutti i vizi
dell'anima e del corpo,
ho commesso colpe innumerevoli,
orripilanti,
più di tutti gli uomini, più di
tutte le bestie,
ho superati tutti i rettili e
tutte le belve.
Devi dunque provare per me
misericordia,
per me che ho peccato più
follemente di tutti;
perché sei tu stesso che hai
detto che non sono i sani
ad avere bisogno di medici, Oh
Cristo!, ma i malati.
Così, poiché sono un grave
malato, gravemente negligente,
versa abbondantemente su di me la
tua misericordia,
oh Verbo!».
Oh ebbrezza
di luce! oh slanci del fuoco!
oh movimenti
della fiamma che si operavano
in me,
misero, che venivano da te e dalla tua gloria!
Gloria, io lo so e lo proclamo,
è il tuo Spirito,
il tuo Spirito che divide con te,
oh Verbo, la natura e l'onore.
È della stessa stirpe, della
stessa gloria, della stessa essenza,
esso
solo con tuo Padre e con te, Cristo, Dio dell'Universo.
Io ti
adoro, e ti rendo grazie perché mi hai concesso di scoprire,
per
quanto poco, la potenza della tua divinità.
Ti rendo
grazie perché, mentre stavo seduto nell'oscurità,
tu ti
sei rivelato a me, mi hai illuminato,
mi hai
concesso di vedere
la luce del tuo volto che nessuno
può reggere.
Io sono
rimasto seduto nell'oscurità, lo so, ma mentre
restavo immerso, vestito di oscurità, tu sei apparso come
una luce,
mi hai illuminato interamente della tua luce
e io sono
diventato luce nella notte,
io che mi
trovavo in mezzo all'oscurità.
E l'oscurità non ha soffocato
interamente la tua luce,
né la tua luce ha cacciato
l'oscurità visibile,
ma (esse sono) insieme, del tutto
separate, non confuse,
lontane l'una dall'altra,
naturalmente, niente affatto mescolate,
tranne
che per il fatto che nello stesso luogo esse riempiono
tutto
come io credo.
Così io sono nella luce, pur essendo immerso nell'oscurità
e sono anche nell'oscurità vivendo in mezzo alla luce,
eccomi
nella luce, eccomi nell'oscurità
e dico:
Chi mi consentirà di trovare, in seno all'oscurità, la luce
che essa
non può accogliere?
Perché,
come potrà l'oscurità ricevere
in sé
la luce e, senza essere messa in fuga, resterà, essa, l'oscurità
in mezzo alla luce? Che temibile
portento sto vedendo:
lo sdoppiamento dei miei due
occhi, quelli del corpo
e quelli dell'anima.
Adesso ascolta: ti esporrò i misteri temibili di un Dio doppio,
che mi sono occorsi in quanto uomo doppio.
Egli ha
preso la mia carne e mi ha dato il suo spirito
e sono
diventato io stesso dio per grazia divina,
figlio di
Dio ma per adozione, oh dignità, oh gloria!
(Inni, XXV, 1-66)
| vedi anche: LA PREGHIERA PER SAN SIMEONE IL NUOVO TEOLOGO |