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GIOVANNI CLIMACO
LA SCALA DEL
PARADISO

SULLA SANTA ESICHIA DEL CORPO E DELL'ANIMA
[Qui, solo un approccio
al tema dell'esichia: PG 1096C-1097B]
177. In quanto eternamente schiavi delle empie passioni e venuti a
patti con loro, noi conosciamo in qualche modo come per esse siamo ingannati, i
comportamenti che tengono, la dura tirannia, le malvagie astuzie e la violenza
che esercitano gli spiriti del male sulla povera anima nostra. Altri invero per
la potenza dello Spirito Santo si sono resi conto sul modo di allontanare le
loro perverse suggestioni. Qualcuno infatti da Lui illuminato ha cominciato a
capire cosa vuol dire essere stato liberato dalla sua affliggente malattia ora
che ha riacquistato la salute; qualche altro che già sente il benessere della
salute riacquistata fa induzioni e congetture sulla natura disanimante del
morbo. Per parte nostra, paventiamo della nostra debolezza e quindi esitiamo ad
affrontare il tema dell'esichia come del porto dell'anima, ben sapendo che
c'è un cane appostato a questa tavola del santo convito, che ha deciso di rapinare
l'anima sottraendo il pane dalla tavola e, portatoselo alla bocca, di correre
lontano per mangiarselo in tutta tranquillità.
Per togliere spazio a questo cane, non intendiamo
fare la filosofia dell'esichia o una dotta esposizione dei principi di ricerca,
pensando non sia giusto parlare qui di pace a gente che sta in guerra,
e combatte coraggiosamente sotto le insegne del nostro
L'esichia fisica consiste nel saper sistemare i comportamenti e i
relativi nostri sentimenti. Quella spirituale è disciplina sistematrice dei
pensieri e custodia inviolata della mente. Ama l'esichia il pensiero vigoroso e
conciso, sempre vigile alla porta del cuore per eliminare o respingere quelli
che dall'esterno vorrebbero in esso irrompere. Chi ha l'esichia nel senso del
cuore sa quel che voglio dire. Uno ancora bambino inesperto non può né
gustarlo né conoscerlo. Il perfetto esicasta non avrà bisogno di altre
parole, perché illuminato sulle ragioni delle cose.
[Esichia dei principianti
e dei perfetti: il topo spirituale: PG i 097B-1097C1
178. L'esichia iniziale tiene lontani i rumori
perché sconvolgerebbero il suo profondo; quella perfetta consiste nel non
temere il tumulto cui è ormai insensibile. Chi progredisce nell'esichia non
soltanto a parole dà spazio abitabile con la sua amabilità ad ogni espressione
di carità: difficilmente si muove a loquacità, non si muove affatto a sdegno: il contrario è chiaro.
L'esicasta poi lotta per circoscrivere dentro il còrporeo l'incorporeo, cosa
veramente straordinaria: la mente dell'esicasta sorveglia
il suo pensiero come la cacciatrice del topo questo roditore; non ti
dispiaccia l'esempio del topo spirituale, ti dà un'idea di quello che è
l'esichia.
Non si tratta di un comportamento come del monaco
[Nudi per nuotare, accesi
per infiammare, chiusi per santificarsi:
179. Chi è ancora immerso tra le passioni non può lanciarsi nel
dialogo con Dio, ché correrebbe il rischio di chi si lanciasse a nuoto avvolto
nelle sue vesti. La cella dell'esicasta circoscrive il suo corpo, e lì dentro
egli dà spazio alla conoscenza. Chi, ancora psichicamente ammalato e avvolto
tra le passioni, volesse cominciare a fare l'esicasta assomiglierebbe al
navigante che si lanciasse dalla nave credendo di poter raggiungere la
terraferma aggrappato ad un asse senza correre alcun pericolo. Chi combatte
col fango a suo tempo potrà vivere in esichia, se e quando abbia avuto una
guida. Poiché il solitario - parlo del solitario in senso stretto - cioè nel
corpo e nello spirito da vero e proprio esicasta
deve avere una forza angelica.
Rinnegherebbe l'esichia e mentirebbe un tiepido che accondiscendesse
agli umani cavilli che lo spingessero a prendersi una vacanza dal suo stato di
esicasta. Lasciando la cella darà la colpa ai demoni, dimenticando che è lui
il demonio tentatore di se stesso. Ho visto io cosa vuol dire essere esicasti:
non facevano che rinfocolare le fiamme del desiderio di Dio, riempiendosi e mai
sentendosi abbastanza pieni; aggiungere sempre fuoco a fuoco, amore ad amore,
desiderio a desiderio. L'esicasta è un angelo in terra; egli, liberatosi
dall'accidia e dalla pusillanimità, nella sua orazione scrive sulla carta del
desiderio lettere perfette che espri
Chiudi fisicamente la porta della cella per il tuo
corpo, ferma la porta alla lingua perché non parli, sbarra la porta dal di
dentro contro gli spiriti. La mancanza di tante cose allora rivelerà provandola
la fortezza dell'esicasta, nel mezzogiorno quando la bonaccia mette alla prova
la resistenza del marinaio. Questi per impazienza si getterà nell'acqua a
nuoto; quello preso dal tedio bramerà tornare tra la folla. Tu non temere gli
scherzi di quelli che ti frastornano, poiché la compunzione non conosce viltà
né costernazione. Quanti hanno veramente appreso a pregare mentalmente
sapranno instaurare il colloquio quasi parlando all'orecchio del Re; quanti sanno fare
preghiera vocale si prostreranno a Lui nella grande adunanza; quanti
vivono nel mondo pregheranno il Re tra il tumulto del suo popolo.
Se hai imparato l'arte, intenderai quel che dico. Dall'alto della torre
sorveglia come ti ho spiegato; e allora potrai discernere come, quando e donde,
quanti e quali ladri entrino nella vigna a rubare i grappoli. Chi non si stanca di
fare la guardia, si alza e prega, ritornerà a star tranquillo, attendendo con
coraggio al suo lavoro. Così un tale ricco di questa esperienza, che avrebbe
voluto parlarne sottilmente e con esattezza, temendo di rendere trasandati nel
servizio di Dio i fervorosi ovvero di scoraggiare quanti avevano scelto
l'esichia
al suono delle sue parole, se ne astenne. Chi ne parla con sottigliezza e
sapienza eccita contro di sé i demoni, perché nessun altro potrebbe trionfare
della loro malefica attività con sì felice risultato.
[L'esicasta vive nel silenzio per
ascoltare Dio, spiritualizzandosi: PG 11OOC-11O1B]
180. Chi si impegna
nell'esichia infatti riesce a penetrare le profondità dei misteri. Ma non vi si
cimenta senza aver prima af
Esicasta è chi fugge il
mondo senza odiarlo; lo fugge come altri corre dietro alle sue mollezze, cioè
perché non vuole gli siano tagliate le dolcezze di Dio. Perciò lascialo
immediatamente, distribuisci il tuo tempo per potere pregando raggiungere
l'esichia, applicando a te le parole: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri»
e le altre: «Prendi la tua croce e seguimi» . Portando il peso
dell'ubbidienza e sopportando l'amaro taglio della tua volontà con tutta la tua
forza, poi lo seguirai aderendo alla beatissima esichia dove imparerai a
vedere quanto operano e come vivono beate le potenze spirituali che mai
cessano di lodare il Creatore per i secoli dei secoli; né tu sarai privo dei
loro inni al Creatore, una volta entrato nel cielo dell'esichia.
Come gli esseri
immateriali non si curano della materia, gli spirituali uniti alla materia non
si preoccupano di ciò che l'alimenta; i primi non sentono il gusto del cibo e
i secondi non hanno bisogno di procurarselo, in quanto quelli non hanno beni
di uso o di possesso cui badare e questi non hanno mali spirituali da cui
guardarsi da parte degli spiriti malvagi: gli esseri celesti non hanno interesse
a volgere lo sguardo alle creature materiali e gli spirituali non hanno
interesse per le forme sensibili una volta che hanno diretto i loro desideri
lassù. Come gli esseri celesti progrediscono nell'amore senza mai cessar di
migliorare, così gli spirituali non fanno che emulare ogni giorno i celesti;
gli uni sanno bene che tesoro sia quel progredire, gli altri non ignorano il
valore di amore che li fa salire continuamente fino alla mèta dei Sera
DIFFERENZE E DISCERNIMENTO TRA LE ESICHIE
[Due categorie di esicasti:
idioritinici e contemplativi: PG 11OSA1105]
181. In ogni statuto
epistemologico, come tutti sanno, vi sono differenze di ordine logico ed etico,
perché non tutti ne raggiungono la perfezione in tutto e per tutto per
mancanza di impegno o per difetto di capacità. Vi sono quindi molti approcci al
porto dell'esichia che è piuttosto un mare o un abisso. Certuni vi entrano per
una fuga dalla loro debolezza nel governare la lingua o da altre predisposizioni
fisiche. Vi sono di quelli che vi entrano perché disgraziatamente sono di
temperamento iroso sfortunatamente incapaci di dominarlo nella comunità. Ve ne
sono che vi si decidono perché mirano all'indipendenza da qualsiasi guida nel
navigare il mare dell'ascesi; alcuni perché non si sentono di distaccarsi dalle
cose materiali restando in mezzo ad esse, altri perché vogliono coltivare il
loro impegno vivendo per conto proprio; alcuni per rimanere sconosciuti nelle
loro penitenze per i peccati, altri invece per motivo opposto della gloria che
può provenirne loro.
A un'altra categoria appartengono, ma stanno scomparendo sulla terra e il Figlio dell'uomo al suo finale ritorno non ne troverà, quanti si sono messi per la via dell'esichia stretti ad essa in nozze sante, attratti dalle sue delizie e dalla sete dell'amor di Dio, dopo aver dato il libello di ripudio all'accidia riputando adulterio aderire a questa dopo essersi uniti a quella. Questi stanno nella scala che come buon architetto nei limiti della scarsa conoscenza elargitami io cerco
di costruire.
Che ognuno sappia in quale scalino si trova facendo attenzione alla qualità di
esso. Perciò chi cerca l'indipendenza o la vanagloria, chi non sa dominare la
lingua ovvero l'ira, chi si trova avvolto dalle passioni o deve far penitenza
dei peccati, chi vuol diventare fervoroso o aggiungere fuoco a fuoco, scelga
ricordandosi che gli ultimi potranno essere i primi e i primi gli ultimi, e
delle sette giornate operative della vita presente alcune saranno
accette altre no e solo 1' ottavo giorno significa la vita eterna che ci
attende.
Attento, o monaco, tu che ti sei fatto solitario come le fiere,
sorveglia perché altrimenti non potrai collocare al loro giusto posto le tue
reti. Guarda se l'accidia da te ripudiata si è definitivamente allontanata
ovvero ti si può ancora presentare innanzi. In questo caso non saprei come
possa vivere in esichia. Perché mai i santi di Tabennesi non furono così
grandi come i luminari di Sceti? Lo veda chi ha illuminata la mente.
Quanto a me, non so rispondere, o meglio, non intendo rispondere.
[La vera osservanza nella
vita anacoretica e cenobitica: PG 1105C-
182. Alcuni s'impegnano a ridurre le loro passioni, altri a salmodiare;
parecchi sono peculiarmente perseveranti nella preghiera, certuni sono protesi
nella vita contemplativa. Li capisca chi può nel Signore. Quanto a quelli che
vivono la vita cenobitica, non mancano anime fiacche che pascendosi delle loro
cose materiali
Applichiamo lo stesso schema anche per distinguere quanti vivono in esichia. Alcuni di essi sono di fatto riconosciuti eccellenti, ma non lo sono più dal momento che per la loro indipendenza dimostrano piuttosto amore al piacere. L'esichia rende fervorosi quanti abbia accolti impegnati nel bene, trepidanti e solleciti di deporre il bagaglio dei loro peccati per timore del giudizio. Ma nessuno vi acceda ancora sconvolto dall'ira e dalla superbia, dall'ipocrisia e dal ricordo delle offese, perché non trarrebbe altro che alienazione. Chi invece si è già purificato può discernere quel che gli occorre; o forse neppure lui!
Comunque sono segni o stadi o prove che si possa partecipare alla
classe degli esicasti, non soltanto a parole, uno spirito non agitato e una
mente pura, l'esperienza del rapimento in Dio e la meditazione delle pene,
sentire vicina la morte e non saziarsi mai di pregare, guardarsi dal venir
depredato ed estinguere la libidine, non avvertire più le passioni e morire al
mondo, non appetire più cibi gustosi ed essere disposti a dialogare con Dio,
cercare la fonte del discernimento e mantenere il patto con le lacrime,
eliminare la loquacità e simili comportamenti da cui è aliena la gente
ordinaria. Al contrario, non possono considerarsi veri esicasti coloro che
mostrano una povertà che non abbandona le ricchezze e un'irascibilità sempre
più grave, un certo ricordo che accumula risentimenti e una diminuzione della
carità, un aumento di alterigia o certi altri comportamenti di cui mi par bene
tacere.
Occorre a questo punto del discorso
soprattutto dire di quanti vivono sotto obbedienza, anche perché ad essi si
rivolge particolarmente per lo più quel che dico. Ad essi che fedelmente e
impeccabilmente si sono piegati al bene sposando l'ubbidienza sono rivolte le
parole dei Padri che a nome di Dio ne definiscono le qualità distintive, cui
noi giorno per giorno abbiamo aggiunto qualcosa secondo che siamo andati
progredendo: circa la crescita nell'umiltà iniziale, la diminuzione dell'ira
che non potrebbe mancare una volta svuotata la bile, l'eliminazione delle
tenebre e l'aumento nella carità, l'alienazione dalle passioni e il
dissolvimento
dell'odio, il decremento della sensualità per via della correzione, il non
avvertire più l'accidia e l'avvertire il bisogno della vigilanza, l'amore
compassionevole e l'estraneità alla vanagloria. Tutti debbono proporsi tali
comportamenti, ma pochi si approssimeranno all'ideale che necessariamente
sfugge per la natura delle cose: se la fontana non dà acqua, è fuor di luogo
chiamarla sorgente. Sottintendo il resto, che intenderanno quanti hanno
intelligenza.
Basti dire che quando l'anima non osserva il patto sancito spiritualmente si
contamina, come la sposa che non osservando la fedeltà del talamo ne rimane
corrotta nel corpo. Se a questa toccano biasimo, odio, frustate e abbandono come
massima pena, all'anima sopraggiungeranno violazioni, dimenticanza della morte,
insaziabilità del ventre, nessuna padronanza degli occhi, attività per la
vanagloria, durezza di cuore, aridità spirituale, insensibilità, pensieri
cattivi nel ripostiglio del cuore, schiavitù dell'anima, dissipazione
nell'operare, rifiuto dell'ascolto, spirito di contraddizione, cedimento alle
passioni, mancanza di fede, incertezze, loquacità, abuso della libertà che
è il male peggiore, e infine, la cosa più deplorevole d'ogni altra, il venir
meno della compunzione del cuore cui fa seguito nei più negligenti
l'insensibilità letargica che è origine di tante cadute.
[Il vero esicasta: PG 1109A-1 I 09C]
183. Mentre coloro che
vivono sotto ubbidienza lottano contro tre demoni (mente, corpo, bocca), quelli
che sono nell'esichia devono combattere con gli altri cinque
(tentazioni a livello mentale, come quelle superate da Gesù stesso). L'esicasta che combatte
l'accidia spesso va in perdita, perché sciupa il
tempo dell'orazione e della contemplazione nel lottare con ogni mezzo contro
questo vizio. Una volta anch'io, sdraiato e fiaccato dall'accidia nella cella,
fui quasi sul punto di lasciarla, quando sopraggiunsero alcuni uomini che me ne
distolsero, magnificando la mia condizione di esicasta con parole acconce a
scacciare quel mio pensiero, così presto messo in fuga da quello della vanagloria. Mi stupii invero del fatto che quella diabolica spina si era potuta
opporre al malanno degli altri aculei demoniaci! Guardati dalle suggestioni di
questa tua compagna di vita, guardatene ogni momento osservando come la
vanagloria
ti induce a piegarti e a mutare i tuoi propositi.
Anche chi ha raggiunto la tranquillità, che è dono dello Spirito
Santo, non ignora la realtà di questa esperienza. E' proprio dell'esichia il
dono della amerimnia (stato di indifferenza evangelica alle preoccupazioni) che guida tutte le nostre azioni in qualunque
contingenza spirituale o materiale: chi cede nello spirituale si può considerare
già vinto nel materiale. Altro dono è la preghiera ininterrotta; il terzo
consiste nell'attività mai distratta della mente: senza il primo gli altri due
non si possono ragionevolmente ottenere, sarebbe impossibile fisicamente più
che occuparsi di lettere a chi non ha mai imparato a leggere e scrivere.
Mentre partecipavo del secondo dono, una volta mi trovai nel bel mezzo dell'orazione che mi diede quella luce di cui ero assetato. Ed ecco cosa mi accadde pregando. C'era qualcosa o qualcuno, non so, che non poteva spiegare quale forma avesse prima di assumere quella visibile, forse non glielo permetteva Colui che tutto regge. Gli chiedevo che mi rivelasse dove e come si trova adesso; e mi rispose: «Dove a Lui è proprio, non in uno dei luoghi quali sono questi». Allora io: «Qual è la sua destra e dove sta? Quale il trono di
Colui che tutto muove?». Mi rispose: «Non è possibile rivelare tali arcani ad
orecchio umano». Infine lo pregai che mi portasse dove mi attirava l'ardore
del desiderio, in quel momento; ma mi rispose che non era venuta l'ora perché
mi mancava ancora il fuoco della purificazione. Non saprei invero se questo mi
sia capitato entro il corpo oppure fuori del corpo; non posso dire nulla.
[Il rischio dell'accidia:
PG 1109C-1112B]
184. Difficile davvero scacciare il demonio del sonno meridiano (tedio,
svogliatezza),
soprattutto nella stagione estiva; allora è il caso - ma non soltanto allora -
di non disprezzare il lavoro manuale, perché il demonio dell'accidia precede e
spiana la via a quello della lussuria, lo sappiamo; lo fa per poter violentare
il nostro corpo sommergendolo nel sonno profondo e poi contaminandolo
liberamente
durante il riposo. Se a questi due demoni resisterai
Custodisci l'entrata col raccoglimento, perché se la lasci
spalancata non se ne voli il bene che hai accumulato come un nuvolo di uccelli
chiusi in una gabbia; allora a nulla davvero ti gioverebbe l'esichia. Una
piccola pagliuzza basta a tormentarci un occhio, e una piccola apprensione
basta pure a strapparci dall'esichia, la quale appunto ci fa deporre le
inquietudini ed escludere anche un ragionevole stato emotivo. Il vero esicasta
escluderà le sollecitudini per il proprio corpo perché Colui che ha promesso
non mentisce. Chi
intende stare con mente pura alla presenza di Dio e intanto si lascia agitare
dai fastidi assomiglierebbe a chi credesse di poter camminare speditamente dopo
essersi legati i piedi con stretti vincoli. Sono pochi quelli con una buona
istruzione che raggiungono i vertici della filosofia di questo mondo, ma direi
che sono ancor di meno quelli che veramente raggiungono la filosofia
dell'esichia. Chi non ha ancora raggiunto la conoscenza di Dio non è fatto
per l'esichia, anzi per essa affronterebbe molti rischi, perché l'esichia
soffoca chi non ha fatto esperienza di Dio, lo chiuderebbe come in una prigione
e lo devasterebbe, lo butterebbe nell'accidia e lo terrebbe in agitazione,
lontano dal gusto delle dolcezze divine. Chi gusta la bellezza della preghiera
sarà invece libero come l'onagro lontano dal frastuono della
gente; chi si dibatte ancora con le passioni non cessa nell'eremo dalle ciarle
di questo mondo! Me lo diceva un santo vegliardo, Giorgio Arsilaita, che anche
tu, mio reverendo, hai potuto ben conoscere.
Egli così una volta ebbe ad esprimersi per fornire alla povera anima
mia i principi fondamentali dell'esichia. Ecco come mi guidò quasi prendendomi
per mano:
[Il discorso dell'Arsilaita
sull'esichia orante e fiduciosa in Dio: PG
185. «Notai - diceva - che i demoni della vanagloria e della concupiscenza generalmente si presentano al mattino, quelli dell'accidia e dello scoraggiamento a mezzogiorno, quelli più sporchi e quelli che tiranneggiano il ventre alla sera.
Vale più un poveretto sotto l'ubbidienza che un esicasta distratto;
chi ha abbracciato la vera esichia non calcola i suoi acquisti quotidiani,
altrimenti non avrebbe la vera esichia e sarebbe vittima della superbia:
l'esichia consiste nello stare in continua adorazione del Signore, sempre alla
sua presenza, con il ricordo di Gesù aderente al suo respiro, allora
potrai toccare con mano i vantaggi dell'esichia.
Per l'esicasta è peccato rallentare l'orazione, come per chi vive
sotto ubbidienza è peccato fare la propria volontà. Se invece ami di essere
visitato nella tua cella perché ti piace stare in compagnia, sappi che non
sei impegnato per le cose di Dio ma sei soltanto un accidioso. Tieni come
modello di orazione la vedova che aveva subito ingiustizia da parte di
quell'iniquo, come modello di esichia quel grande esicasta Arsenio che emulò
gli angeli; nella vita monadica ricordati della condotta di questo angelico
esicasta e osserva in che modo spesso rimandò i visitatori per non perdere
quello che per lui era più importante.
Notai che non di rado i demoni mandano a visitare
i veri esicasti degli stolti girovaghi per impedire loro quel po' di
lavoro che fanno. Tienili d'occhio, caro, e non esitare a tormentare santamente
questi disimpegnati, perché per le tue ammonizioni facciano cessare il
flagello dei girovaghi; però non contristare, per raggiungere il tuo scopo
santo, un'anima assetata della tua parola che venga alla tua fonte; in ogni
caso ci vuole il lume del discernimento.
La vita degli esicasti, specialmente di quelli che vivono nella solitudine, deve essere vissuta secondo coscienza e senso spirituale. Chi corre per la via della vera esichia conforma secondo il Signore, con l'aiuto suo, i propri comportamenti: azioni o parole, desideri o fatti in ogni suo movimento con senso spirituale e alla presenza di Dio. Se ancora siamo vittime delle illusioni diaboliche, la nostra vita non potrà dirsi virtuosa. Secondo quanto dice la Scrittura, affida il tuo progetto al salterio sul quale modellare il tuo volere, perché il tuo discernimento da solo è insufficiente. Manifesterò il mio buon volere attraverso la preghiera, perché essa mi confermi pienamente nella verità.
Ala dell'orazione è la fede. Se prego senza
quest'ala, il mio cuore l'abbandonerà. Fede vuoi dir fermezza stabile della
mente mai scossa da difficoltà di sorta; perché chi ce l'ha, pensa che Dio può
tutto e che se crede otterrà. Essa quindi apre la porta della buona speranza,
lo dimostrò il ladrone; ma madre o sorgente della fede è la compunzione in
quanto rettitudine del cuore che rende la fiducia: incrollabile se la compunzione
ne è madre. La fede a sua volta è madre dell'esichia, perché come potrebbe
essere esicasta uno che non ha fede? Come chi sta in prigione teme colui che
eseguirà il terribile giudizio di condanna, così chi sta chiuso nella cella
teme il terribile giudizio che il Signore farà: questi ha timore del verdetto
del Giudice più di quanto quello abbia timore dei giudici».
[Compunzione, non
accidia: l'Arsilaita e il Climaco: PG 1113C-1116B]
186. «Anche la tua esichia
straordinaria ha bisogno d'un grande timore di Dio, senza del quale non potrai
mettere in fuga l'accidia: nulla infatti può tanto. Il condannato tiene sempre
teso l'occhio per vedere se il giudice è venuto in carcere; chi fa veramente
le opere del Signore vigila per vedere se sta per giungere Colui che viene:
il primo è schiacciato dal peso dell'angoscia, il secondo è sommerso da un
fiume di lacrime.
Se impugnerai il bastone della pazienza, i cani cesseranno dalla loro
tracotanza; la pazienza che mai si stanca non si lascia turbare dai benché
minimi incidenti. Con la pazienza il servo del Signore è imbattibile; egli
vince anche cadendo, perché pazienza vuol dire avere consapevolezza che ogni
giorno avremo tribolazioni, vuoi dire eliminare cavilli che ci inducono ad una
tensione sconveniente. Chi lavora per il Signore come l'esicasta ha bisogno più
di pazienza che di nutrimento; con quella si merita la corona, e con questo se
ne ha la perdita. L'uomo paziente è già morto prima di morire, suo sepolcro
è la cella.
Si è pazienti perché si spera nella compunzione; senza pazienza e
senza speranza si diventa schiavi dell'accidia. L'atleta di Cristo deve
conoscere quali nemici si combattono da lontano e quali si affrontano a corpo a
corpo, quando la corona si merita con la lotta e quando la rinuncia al
combattimento merita biasimo. Su questo però non si può dare norma precisa
che sia valevole per tutti, perché non siamo fatti alla stessa maniera. Perciò
tu tieni d'occhio quello spirito diabolico particolare che ti fa guerra senza
quartiere, sia che stia fermo sia che cammini, sia che stia seduto sia che ti
muova o vada a riposarti, sia che preghi sia che dorma».
Tra quelli che sono già nella via dell'esichia,
c'è sempre qualcuno che ripete tra sè e sè: «Ho avuto sempre dinanzi ai miei
occhi il Signore». Di fatto, però, quasi pani impastati con farina spirituale
discesa dal cielo, non hanno tutti una forma. Anche le preghiere sono varie: «Con
la vostra pazienza salverete le vostre anime», o soltanto: «Vigilate e
pregate», ovvero: «Preparati alla morte con opere buone», oppure: «Sono
stato umiliato, ma tu mi hai salvato». Certuni dicono: «Le sofferenze di
questo mondo non hanno nulla a che fare con la gloria che si manifesterà in
noi»; altri invece: «Nessuno mai vi dilanii, quando non ci
Chi tra di loro ha fatto progressi continua senza
sforzo non solo da sveglio ma anche nel sonno. Perciò alcuni giungono a
respingere i demoni che loro appaiono in sogno, talora parlando come se
volessero convertire ad una vita casta delle donnine impudiche.
[Esichia nella solitudine
e nella vita comunitaria: PG 1116B-1117B]
187. Non attendere visite, né prepararti per esse, perché lo statuto
dell'esichia richiede una vita semplice e senza legami di sorta. Pensa che chi
vuole edificare la torre, ovvero la cella dell'esichia, deve prima calcolare e
decidere nella preghiera quanto gli è necessario per l'edificazione secondo
le proprie possibilità, per non essere infine dopo aver posto le fondamenta
oggetto di scherno per tutti quelli che ha nemici ovvero di scandalo agli altri
servi del Signore. Guardati pure dal cedere a sensi di gioia che ti capiti di
avere qualche volta, perché possono venire più che da medici crudeli da coloro
che ti sono nemici insidiosi.
Di notte datti alla preghiera più a lungo che puoi, molto di meno alla
salmodia; di giorno compi il tuo lavoro secondo le tue forze preparandoti alla
preghiera. La lettura è fatta per illuminare come si deve la mente e tenerla
nel raccoglimento, perché è parola dello Spirito Santo che armonizza nella
piena pace tutti coloro che vi partecipano. Scegli da buon operaio le letture di
ordine
pratico, perché così
facendo renderai superflua la lettura degli altri libri. Piuttosto che sui
libri, cerca di aver lumi a contatto con la dura esperienza circa quello che
concerne la tua salute. Comunque guardati dal preferire ai trattati ben
illuminati dalla potenza dello Spirito quelli ispirati a dottrine false
che ottenebrano con le loro parole oscure le anime incapaci di
comprenderle.
Come un solo bicchiere spesso basta a far sentire il gusto del vino,
così un solo discorso quando si abbia il gusto spirituale affinato basta a
rivelare tutto l'atteggiamento e comportamento interiore dell'esicasta. Cerca
di farti una vista spirituale sicura nel discernimento, aliena dalla superbia
devastatrice che apporta più rovine di ogni altra passione.
Custodisci la lingua se pur devi usarla, perché
essa è capace di dissipare ad un tratto il frutto di tante fatiche. Abituati ad un comportamento semplice, perché
l'affettazione può macchiare la tua esichia più d'ogni altra cosa. A chi ti
viene a trovare offri il puro necessario sia materialmente che spiritualmente. Se
si tratta di persone più istruite, dimostriamoci anche noi filosofi tacendo, ma
se si tratta di fratelli di simili condizioni apriamo pure la porta della lingua
con tutta moderazione, ritenendoli però - mi pare veramente meglio - a noi
superiori. Una volta che io volli dissuadere con ogni mezzo persone più
giovani che partecipavano alle sinassi da penitenze corporali, ne fui distolto
da uno che vegliava l'intera notte affliggendosi con sabbia le carni sotto la
veste.
Come son diverse le difficoltà nel parlare della
fede nella Trinità increata santa e adorabile o nella venuta nella carne di
Uno della medesima gloriosa Monarchia - perché trinitariamente si usa il
plurale e monarchicamente il singolare -, così nel parlare delle pratiche che
deve compiere chi a Dio vuole salire altro è quel che deve fare l'esicasta e
altro quel che deve fare colui che vive sotto ubbidienza. ll santo Apostolo
dice: «Chi conosce il pensiero del Signore?»; ed io aggiungo: «Chi
conosce il pensiero d'un uomo che vive nell'esichia esteriore e interiore? La
forza dell'esicasta sta nella molta preghiera, come la forza di un re nelle
ricchezze e nel numero».
SULLA PREGHIERA MADRE
SACROSANTA DI VIRTU' E RELATIVO COMPORTAMENTO INTERIORE ED
ESTERIORE
[La preghiera e' dialogo
con Dio: PG 11129A-1129D1
188. La preghiera, secondo la sua vera denotazione, è dialogo
dell'uomo con Dio, unione mistica; secondo gli effetti che la connotano, è
detta sostegno del mondo e riconciliazione con Dio, madre o figlia delle lacrime
e propiziazione per i peccati, difesa dalle tentazioni e baluardo contro le
tribolazioni, vittoria nelle lotte e impegno da angeli, alimento degli esseri
incorporei e gioia nell'attesa, attività che non avrà mai fine e sorgente
delle virtù, prosseneta di carismi e progresso spirituale, nutrimento
dell'anima
e luce della mente, scure che recide la disperazione e dimostratrice della
speranza, dissolutrice della tristezza e tesoro dei monaci, pregio degli
esicasti e diminuzione dell'ira, specchio di progresso e rivelazione del giusto
mezzo, indicatrice delle condizioni in cui ci troviamo e preannunciatrice di
quelle future o segnalatrice della gloria vera. La preghiera, per chi la fa
veramente, è il luogo del giudizio del Signore, il trono su cui Egli siede per
invitarci al discernimento prima che venga il momento del giudizio definitivo.
Alziamoci quindi per ascoltare il verdetto di questa santa regina delle virtù
che proclama a voce alta e chiara: «Venite a me, voi tutti affaticati e
stanchi, e io vi ristorerò; prendete sulle vostre spalle il mio giogo e
troverete la pace delle vostre anime, la guarigione delle vostre ferite; perché
il mio giogo è d'aiuto a chi lo porta, atto a guarire piaghe di gravi cadute».
Per presentarci al Re divino e avere un colloquio con Lui, non
intraprendiamo la corsa senza esserci prima preparati e premuniti, perché non
debba vederci disarmati o privi della veste regale mentre ci aspetta da
lontano, e non debba mandare servi e ministri ad allontanarci dal suo cospetto
in catene e in esilio, o a rigettarci in faccia le nostre preghiere non
ininterrotte. Presentati a Dio con la tua veste spirituale intessuta tutta
di lino da cima a fondo, cioè col filo del rifiuto di ogni ricordo delle offese
che purifica da ogni macchia; altrimenti a nulla varrà la preghiera. Prega con
tutta semplicità, con una sola espressione, come fecero il
pubblicano e il prodigo che si resero Dio propizio. Uno è lo stato
d'orazione, ma ci presentiamo a Dio con varie modalità e con finalità
differenti: chi si trattiene col Signore come con un amico per ottenere da Lui
aiuto non per sé ma per gli altri con preghiera di lode e di supplica; chi
chiede ricchezze, onorificenze e libertà maggiore, chi domanda la liberazione
definitiva dal proprio nemico e chi supplica perché gli sia concesso di
diventarne degno; altri pregano per ottenere la perfetta libertà da affanni,
per venir liberati dal carcere o essere infine svincolati da accuse.
[Preghiera pura: PG
1132A-1132D]
189. Tu soprattutto domanda di essere esaudito
circa quanto sta scritto nel primo rigo del papiro, secondo l'ordine che vuole
in primo luogo la sincera preghiera di ringraziamento; poi passa al secondo rigo
della confessione con vero dolore dell'anima piena del senso di Dio: solo
allora avremo imparato come rivolgere le nostre preghiere al Re dell'universo.
Ottimo invero questo metodo di orazione, secondo
che fu rivelato ad un fratello da un angelo del Signore. Non avrai bisogno
di ulteriori spiegazioni se offrirai la tua preghiera come uno che deve rendere
conto ad un giudice umano; se non sei mai stato ad un tribunale di quaggiù né
ti sei mai interessato di saperne, impara dal modo con cui i malati pregano il
chirurgo che li cura prima di essere da lui sottoposti ai ferri o ai cauteri.
Con una frasetta il pubblicano placava
il Signore, e una sola espressione pronunziata con fede salvò il ladrone.
Molte parole spesso distraggono nella preghiera perché riempiono la mente di
fantasie, una sola parola spesso contribuisce al raccoglimento. Quando ad un
certo punto della preghiera c'è una parola che ti piace e ti concilia la
compunzione, resta li: allora si unirà alla tua preghiera l'angelo custode.
Non abusare poi della libertà confidente, anche se hai raggiunto la
purificazione. Piuttosto, avvicinandoti a Dio con molta umiltà, potrai
ottenerne più alta libertà. Anche se fossi giunto in cima alla scala delle
virtù, continua a pregare perché ti siano rimessi i tuoi peccati, come fece
Paolo che paragonandosi ai peccatori esclamava: «Io sono il primo di essi». Purità e compunzione delle lacrime debbono dare ali all'orazione ovvero darle
il sapore, come l'olio e il sale che condiscono le vivande. Aggiungivi la
mitezza
e la dolcezza, di cui devi rivestirti tutto se vuoi liberare il tuo cuore da
tutto ciò che gli toglie la libertà di elevarsi senza
Se riuscirai a lottare senza mai venir meno,
finalmente scenderà in te Colui che mantiene nei suoi limiti il mare della
mente, e le dirà mentre tu la elevi alla preghiera: «Verrai fin qui e non
passerai
oltre». Vero è che lo spirito non si può legare, ma se interviene il
Creatore dello spirito tutto a Lui deve sottostare. Potresti peraltro
instaurare con Lui un colloquio come si dovrebbe, solo se tu potessi fissare
lo sguardo sul bagliore del sommo Sole. Ma come potresti incontrarti senza
timore di ingannarti con Uno che non vedi? Perciò principio dell'orazione sono
degli accostamenti a Dio con un invocazione brevissima che scaccia ogni altro
pensiero sul nascere; momento mediano è quello di tener fissa la mente in ciò
che si dice o si pensa; punto di arrivo o perfetta preghiera è il rapimento
estatico nel Signore.
[Purificazione e unione con Dio: PG 1132D-1133CJ]
190. A quelli che vivono
in comunità accade talora di sentire dei sussulti di gioia; ma questa è ben
diversa da quella che godono coloro che pregano
nell'esichia, tutta piena di umiltà. La prima è forse frutto di fantasia; se
disciplinerai la mente in modo che non fantastichi la terrai raccolta in te
anche se sei vicino al deposito della mensa; se invece tu permetterai che
uscendo vada girovagando, non la sentirai mai presente.
Il grande cultore dell'alta e perfetta orazione la
volle disciplinata entro l'ambito di cinque parole che esprimessero il
pensiero della mente (1 Cor 14.9); non lo comprendono bene gli imperfetti, e forse per questo
anche noi in quanto imperfetti preghiamo misurandola col criterio della qualità
e della quantità delle parole: lo facciamo anche noi perché il metodo
degli imperfetti conduce a quello dei perfetti. Dio infatti - si dice - concede la pura orazione a chi, benché preghi
ancora con sforzo e in maniera meno nobile, tuttavia lo fa con impegno. Altra
cosa però è la minor nobiltà della preghiera e altra la sua estinzione, come
altro è far un brutto scherzo e altro è il rubare sul serio. Stiamo
davanti a Dio con minor nobiltà quando non cacciamo i pensieri estranei
prodotti dalla fantasia, provochiamo l'estinzione della preghiera se ce ne
facciamo imprigionare per darci a pensieri inutili; è un furto perpetrato sul
serio il sottrarre la mente a Dio mentre noi stiamo apparentemente dinanzi a
Lui, è uno scherzo del demonio - uno dei tanti - quello per cui si avvicina a
noi per distrarci da Dio.
Quando in tempo di orazione ci troviamo da soli, preoccupiamoci
soltanto dell'atteggiamento interiore di umile supplica; se non ci sono
ministranti per la celebrazione di lode, conformiamo il nostro atteggiamento
esteriore alla preghiera pubblica, perché tra gli imperfetti di solito il
comportamento interiore si conforma a quello esteriore. Tutti poi avremo sempre
bisogno di presentarci in umiltà al sommo Re per ricevere la remissione dei
Risorgi dallo stato della materialità mondana
amante dei piaceri, rigettane le sollecitudini, spogliati dei suoi pensieri,
rinnega il tuo corpo; perché altro non vuole la preghiera, per sua natura
alienazione dal mondo sensibile e non sensibile per stare unito inseparabilmente
con Dio: «Che altro c'è per me nel cielo? Nulla. Che altro voglio sulla terra
al di fuori di Te? Nulla». Questo richiede l'orazione. Se altri aspira a
ricchezze, altri alla gloria e altri ad altro possesso, per me è solo bene
desiderabile lo stare unito con Dio, unico fondamento della mia speranza e della
mia apatia. La fede dà le ali alla preghiera, in nessun altro modo l'orazione
potrebbe volare per il cielo.
[Costanza e perseveranza
nella preghiera pura: PG i 133A-1137A]
191. Questo soltanto
chiediamo al Signore. Siamo infatti ancora vittime delle passioni, ma da questa
condizione tutti vogliamo innalzarci alla mèta dell'apatia, tagliando
definitivamente la via alle passioni. Quel giudice che non temeva Dio cedette
alle insistenze della vedova per non avere più la noia di sentirla; Dio farà
giustizia all'anima vedova di Lui a causa del peccato contro il corpo suo primo
nemico e contro i demoni suoi avversari invisibili. Il divin
Commerciante saprà bene ricambiare le nostre buone merci; mette a disposizione
i grandi suoi beni con amorosa offerta ed è pronto ad accogliere le nostre
richieste, ma se si tratta di insensati cani spirituali, li lascia a insistere
nelle loro suppliche per provarli con la fame e con la sete, perché sa che il
cane è ingrato, e appena ricevuto il pane si allontana subito da colui che
gliel'ha dato.
Non dire di non avere ottenuto quello che hai chiesto pregando a
lungo, perché hai profittato spiritualmente. Quale bene più sublime infatti può
esserci dello stare unito col Signore e del perseverare nell'unione ininterrotta
con Lui? Chi se ne sta proteso nell'orazione non dovrà poi temere la sentenza
del divin Giudice come la teme il condannato quaggiù. Perciò, se sei saggio
e non hai corta vista, al ricordo di quella sentenza potrai facilmente
distogliere il tuo cuore dalle offese ricevute e da ogni rancore, dalle
preoccupazioni per gli affari e dai tormenti che ne derivano, dalla tentazione
di sazietà e da ogni spirito di nequizia. Con la preghiera ininterrotta del
cuore preparati all'orazione perenne delle labbra, e presto avanzerai nella virtù.
Ho visto modelli luminosi di ubbidienza attendere alla preghiera
delle labbra senza trascurare per quanto possibile nel loro interno il continuo
ricordo di Dio, sempre presenti a se stessi, divenuti fonti inesauribili di
lacrime, proprio perché preparati all'orazione dalla santa obbedienza. Vero è
però che con la salmodia comunitaria sono connesse certe servitù e
distrazioni che non ci sono nella preghiera personale; ma questa deve combattere
contro l'accidia, mentre quella trae vantaggio dal comune fervore. L'amore del
monaco verso Dio si dimostra nel momento particolare e nello stato di
orazione, come l'attaccamento del soldato al suo re si rivela in tempo di
guerra; la preghiera peraltro ti rivelerà lo stato di spirituale progresso,
perché secondo i maestri di sacra dottrina essa è lo specchio del monaco.
Normalmente chi è occupato nel lavoro viene ingannato dal demonio che
lo induce a lavorare anche quando giunge il tempo della preghiera. Questi nostri
ladroni infatti non intendono stare un' ora senza devastarci il tesoro della
preghiera. Al contrario, tu non rifiutarti mai di pregare anche se non hai
conseguito il dono
La nostra preghiera sarà poi particolarmente fervorosa se l'anima avrà debellata la passione dell'ira. Ma solo se avremo ottenuto di possedere la presenza del Signore nel nostro cuore anelante a Lui, quanto noi avremo ottenuto con tante preghiere e in tanto tempo sarà stabile. Raggiunto questo scopo, non dovrai preoccuparti di intessere la tua orazione con parole, perché allora lo Spirito intercederà per te in te con gemiti inenarrabili. Quindi tieni lontana dalla mente ogni forma sensibile che potrebbe turbare il tuo raccoglimento. Allontanerà ogni incertezza il solo rivelarsi del mistero cui aderirai con incrollabile fede.
[Non contaminare la purezza della preghiera: PG 1137A-1137C1
192. Preoccupati molto di unire all'orazione la
compassione. Allora il monaco otterrà il cento per uno, e via di seguito;
il fuoco dello Spirito inabitante nel cuore del monaco orante innalzando
l'anima nella preghiera ne sollecita lo slancio fino al cielo, rinnovando la
sua discesa nel cenacolo dell'anima. Certuni quindi hanno l'idea che la
preghiera sia più potente del pensiero della morte; quanto a me, esalto
l'utilità di quella unità, quasi di due
E' più difficile distogliere dalla sospirata preghiera prima del suo termine un'anima orante e compunta, che sottrarre alla bocca assetata il refrigerio dell'acqua. Non recedere dalla preghiera, finché non vedi illanguidirsi per naturale e provvidenziale esaurimento il tuo fuoco e il tuo pianto. Cogli il momento opportuno per ottenere la remissione dei tuoi peccati, perché esso non ti si ripresenterà forse in tutta la vita. Prendi gusto all'orazione pura; chi ne contaminasse la purezza ammettendo nella sua mente, come spesso capita, un solo pensiero estraneo, anche se continua a pregare non otterrà quello che il suo cuore è solito pregando desiderare. Col cuore infatti devi spesso meditare tra te e te, ma è diverso il meditare consultando il cuore per via della mente che offre al Cristo sacerdotalmente un'oblazione razionale. Chi medita in cuor suo, come disse uno che è chiamato teologo, brucia certo del santo fuoco celeste che inabita in lui per purificare le scorie rimaste ancora a contaminarlo; ma chi consulta il suo cuore per via della mente in Cristo brucia di una fiamma che l'illumina secondo il grado della sua perfezione. Si tratta della stessa fiamma che è detta fuoco consumante e luce illuminante.
Per questo motivo alcuni quando escono dal luogo dove pregavano
appaiono in quel momento come persone che vengono
[Ognuno viva di preghiere
nella propria condizione: PG 1137D-1140C1
193. Osserviamo che il nostro Re, Iddio sommamente buono, si comporta come i re della terra che sono soliti elargire ai loro soldati i loro benefici direttamente e talora indirettamente, attraverso persone fidate o attraverso i loro domestici. Dio lo fa elargendo i suoi doni secondo l'abito di umiltà di cui siamo rivestiti. Inoltre Egli ha in abominazione chi prega accettando i pensieri impuri che gli passano per la mente, voltandogli le spalle come un cortigiano che stando alla presenza del re terreno si rigirasse per parlare con i nemici del suo signore. Hai un'arma per scacciare da te il cane che ti si avvicina sfrontatamente, dagli addosso ogni volta che ti tenta, non cedergli mai. Domanda con animo compunto, cerca il Signore nell'ubbidienza, picchia alla porta senza mai perderti d'animo, perché sta scritto: «Chi domanda riceve, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto».
Guardati dal pregare troppo per una donna, come talora si dà il caso; correresti il rischio di essere depredato dagli astuti tuoi avversari. Non passare in rassegna i consuntivi della tua attività pertinente al corpo per non diventare insidiatore dite stesso. In tempo di preghiera non è davvero il caso di esaminare come vanno condotte le attività pur necessarie e anche spirituali, che ti sottrarrebbero quel che più vale. Non cadrà mai chi si sia appoggiato sempre al bastone dell'orazione. Seppure dovesse inciampare non cadrebbe, o non resterebbe a terra; poiché la preghiera ha un potere pio ma assoluto sul cuore di Dio. E di tale utilità per noi, che i demoni ce la vogliono impedire al momento della sinassi. Segno di tale utilità è anche il frutto che matura in noi con la sconfitta del nostro avversario, come canta il Salmista: «Io conobbi davvero quanto bene mi volessi dal fatto che in tempo di guerra non permettesti che il nemico ridesse alle mie spalle; perciò gridai a Te con tutto il cuore, corpo-anima-spirito, perché dove si trovano uniti due di questi minimi elementi là c'è Dio in mezzo ad essi».
Non tutti hanno le medesime doti, né secondo il corpo né secondo lo spirito. Per alcuni va bene la preghiera più breve, per altri è buona quella più lunga della salmodia. C'è chi confessa d'essere ancora prigioniero del suo corpo, e c'è chi dice di lottare nell'ignoranza dello spirito; ma se tu invocherai comunque il nostro Re contro i suoi nemici che ti assalgono da ogni parte, abbi fiducia; non dovrai poi far gran fatica nel respingerli, perché essi stessi spontaneamente si allontaneranno ben presto: gli empi infatti non vorranno assistere alla vittoria che su di essi sicuramente riporterai per via della preghiera; anzi se la daranno a gambe come fustigati dalla sferza della tua fervorosa orazione. Tu raccogli tutte le tue forze, e Dio penserà a insegnarti come pregare.
Non possiamo imparare a ben pregare in altra
scuola che in quella della stessa orazione che ha per maestro lo Stesso Dio [...]
Dio, che «insegna
all'uomo la scienza», è il solo che possa insegnare la preghiera; ed
elargendola a chi prega, benedice gli anni del giusto.
(Tratto da: GIOVANNI CLIMACO, La scala del Paradiso, ED. CITTA' NUOVA, a cui rimandiamo vivamente per l'approfondimento).