![]()
Ieromonaco Anthony Bloom
L'ESICASMO, YOGA CRISTIANO
(tit. orig.: L'Esychasme Yoga cretien - in Le Yoga Science de l'Homme integral)

INDICE
1. Centro cranico cerebro-frontale
- Tecnica diretta, fondamentale
D) Consigli metodologici di Teofano il Recluso
Nella misura in cui si può definire lo Yoga come
una "tecnica spiritualizzante” e' legittimo parlare di uno “Yoga
cristiano”. Lo scopo del presente studio è di farne conoscere le tecniche
somato-psichiche e di spiegare il significato ed il valore che ad esse
attribuiscono gli ortodossi che le mettono in opera.
Per facilitare l'esposizione del soggetto si
possono distinguere tre gruppi principali di esercizi ascetici:
I primi non mirano che al corpo e influenzano
1'anima (psyche) e lo spirito (pneuma) solo indirettamente, nella
misura in cui l'uomo "totale" se ne trova modificato; sono gli esercizi
di mortificazione: il digiuno, la veglia, il lavoro massacrante, la castità,
ecc.
I secondi piegano il corpo a certe
esigenze che hanno ripercussioni dirette sulla vita psichica e indirette sulla
vita spirituale: essi sono appena conosciuti in Occidente, e formeranno una
parte essenziale di questo
Gli ultimi sono esercizi ascetici che mettono in
opera le potenze psichiche dell'uomo e hanno ripercussioni corporee: sono
essenzialmente la meditazione e certe forme di preghiera che escono dal quadro
del nostro soggetto.
L' uomo è stato creato dal nulla; ecco la prima
verità dinnanzi alla quale ci pone la Rivelazione biblica: egli non ha alcun
fondamento ontologico in se stesso: nulla ha preceduto 1' esistenza del Cosmo di
cui l'uomo fa parte integrante; ed alcun legame
genetico collega l'uomo al suo creatore. Il caos
di cui parlava il pensiero
greco non era che un nulla relativo, quello della nullità, per così dire,
non proprio quello del "non - essere,,. Il libro della Genesi, nel suo
secondo versetto, ci parla infatti di un essere,, informe e confuso: "La
terra era informe e vuota; vi erano tenebre alla superficie ',. (" Ora la
terra era flutto e caos; e tenebra sulla faccia dell' abisso secondo la
traduzione di Edmondo Fleg), poiché, per l'antichità, soltanto l'essere
ordinato aveva una esistenza. Il nulla vero, assoluto, quello che precede la
creazione della prima creatura, oltrepassa la possibilità del pensiero naturale,
in quanto non è una assenza o
Non vi è alcuna comune misura, non vi e alcuna filiazione naturale fra
Dio e l' uomo il
cui solo punto d'appoggio è la
Volontà divina che, accettata, gli apre l'accesso alla vita che è partecipazione
alla Vita di Dio. Ed è all'uomo intero che questa vita è offerta:
L'armonia della natura umana comporta una gerarchia delle sue parti
costitutive: il corpo deve essere sottomesso all'anima (psychè) e
quest'ultima allo spirito (pneuma); quanto allo spirito dell'uomo (nephesh),
esso comunica col Soffio, lo Spirito di Dio nell'uomo (rouah), potenza
di vita e sorgente della sua immortalità. Finchè questa gerarchia non è
distrutta, l'uomo resta "conforme" a Dio, suo "simile: è
capace di ricevere Dio e di manifestarLo.
Ma 1' uomo è creato "sovrano,,: può determinare il suo destino; la sua
contingenza stessa assicura la sua indipendenza:
Non è nè possibile nè desiderabile nei limiti di
questo articolo, precisare tutti i termini della caduta; ma per il punto che ci
occupa è interessante osservare che essa e' stata nello stesso
tempo improvvisa e progressiva: " E la morte si impiantò a poco a poco
,,, dice il Libro della Genesi; d'altra parte, la caduta è stata improvvisa in
questo senso che un cambiamento profondo e radicale si è prodotto fin da quel
primo
Invece di comunicare
con la vita di Dio, Adamo deve partecipare alla vita del mondo materiale e per questo
fatto integrarvisi fino al giorno in cui la terra riprenderà ciò
che le appartiene: " ... fino al ritorno alla terra donde sei stato preso:
poichè polvere sei ed alla polvere ritornerai,,.
Ma ciò non è che la prima tappa di questa integrazione dell' uomo al mondo materiale da cui avrebbe dovuto sganciarsi,
meglio nel quale avrebbe dovuto integrare lo Spirito divino: "'Lo Spirito
mio non contenderà in perpetuo con gli uomini; perciocchè anche non sono
altro che carne...,, (Genesi, VI, 3). Una volta separato da Dio, l'uomo scivola
sulla china dove, lo spinge lo spirito del male di cui si è fatto schiavo:
"L'Eterno
vide che la malvagità degli uomini era grande e che tutti i pensieri del loro
cuore si volgevano ogni giorno unicamente verso il male,, (Genesi, VI, 5), e
il diluvio sopravvenne; e quando. restarono soli sopravviventi coloro che il
male non
Questo diritto di mangiare tutto "ciò che si muove e ha vita" appare dunque come la crudele espiazione di una crescente decadenza, non come una dignità conferita all'uomo: incapace di vivere della Grazia di Dio, senza vita intrinseca, l'uomo dipende ormai completamente dal mondo creato, dalla materia nella quale egli si ingabbia sempre di più; ne ricava la vita e la morte, una vita precaria e momentanea il cui termine è il ritorno alla polvere.
Ritornare alla polvere vorrà dunque dire, fra le altre cose, rompere col dominio della materia, ritornare "autonomo". "Ahimè! ho reso la mia carne vivace", proclama un inno ortodosso; l'opposizione di due termini, la carne e il corpo è impressionante e chiara: la carne è il corpo sprovvisto di vita divina e che non mantiene la sua esistenza che nell'ordine della materia; il corpo è la materia umana penetrata dallo Spirito di Dio, ritornata all'armonia e liberata dalle servitù che sono familiari alla sua natura decaduta, quantunque ad essa estranee in ordine alla sua vocazione.
La lotta contro la carne è dunque la la reviviscenza del corpo, e il
prendiamo piede nel mondo divino; e il progresso in questo secondo senso deve precedere l'opera di rinunzia o almeno andare di pari passo con essa; mancando tale condizione la "carne" muore prima che il "corpo" sia ritornato alla vita.
I
diversi elementi di questa ascesi - digiuni, veglia, continenza, lavoro -
non richiedono alcun commento.
Ciascuno di essi ha un valore particolare e non può essere utilizzato promisque. Se la veglia, condotta fino ai limiti delle possibilità individuali, dà all' intelligenza un'acutezza e una folgorazione sconosciute, il digiuno riporta l'uomo in se stesso, l'aiuta a far " coincidere il suo essere psichico con i limiti del corpo; e l'ascesi della sete è una delle condizioni necessarie al progresso della preghiera interiore.
In tal modo è interessante osservare ed importante sapere che non ci si può
dedicare con successo ad un esercizio ascetico senza dedicarsi
simultaneamente agli altri:. non si può pregare senza
L'ascesi di mortificazione è comune all'Occidente e all'Oriente cristiani; quella che debbo
esporre ora è propria alla Chiesa ortodossa. Essa è stata stabilita e meravigliosamente
sviluppata dai maestri della tradizione esicasta.
L'ESICASMO (pace, riposo), scuola o meglio tradizione spirituale, ha avuto il suo più
grande sviluppo fra l'XI e il XIV secolo nei monasteri e le solitudini del monte Athos.
Coloro che sono curiosi di conoscere le origini e la storia leggeranno con profitto i due
stupendi articoli del "Monaco della Chiesa d'Oriente" che la collezione Irenikon ha
pubblicato col titolo Priére de Jesus (Chevetogne, 1952); uno studio dettagliato della "Technique psychologique de l'Hésychasme byzantin", dovuto al professor Wunderle,
è apparso nel 1938 in Etudes Carmelitaines; sarà sufficiente dunque dire qui che
l'esicasmo
della vita spirituale: pace terrestre intelligibile, contemporaneamente corporea e mentale, che apre la via alla pace ineffabile della contemplazione luminosa di Dio. L’ascesi
esicasta verte sull'essere
intero: fa uso di ogni sua potenza e unisce ciascuna di esse allo Spirito di
Dio. Il posto che la pace vi occupa è lungi dal farne un quietismo
come spessissimo si è
creduto: la pace non è assenza di lotta, ma
assenza di incértezza e di turbamento.
La caduta, come abbiamo detto, ha immerso 1' uomo nella materia e lo ha sottomesso ai meccanismi delle sue leggi; non solo si è appesantito corporalmente ed è divenuto tributario del mondo che doveva dominare e guidare, ma, nel suo essere mentale stesso, l'uomo si è legato e incorporato al mondo creato e decaduto; egli non può più pensare nè sentire altrimenti che nella forma di questo mondo materiale, di questo mondo fuorviato, utilizzando le immagini che esso offre, ed incapace di sfuggire alla successione, poichè il pensiero è divenuto discorsivo. Quand'anche egli cerchi di liberarsene, grazie ai meccanismi dell'astrazione, è pur sempre nel circolo vizioso del creato e dei suoi meccanismi che egli si muove, secondo il modo, divenuto normativo, del discorso. Il ritorno alla norma vera consiste dunque nello stabilire l'attenzione perfetta fuori dagli attacchi della dissipazione, nella stabilità del semplice sguardo.
Notiamo dapprima che l’attenzione è, nell’esperienza spirituale, non solamente una concentrazione delle forze divergenti dell’intelletto, la sua somma in un punto, un perfetto raccoglimento che lo libera dallo svolgimento discorsivo e lo stabilisce nell’ “eterno ora di Dio” mediante il silenzio interiore, nell’amore-adorazione. Questo punto di somma perfetta è chiamato “cuore”; quest’ultimo non è la “sede delle emozioni”, come non lo è il cuore anatomico: è il “centro” della vita umana, il luogo da dove scaturisce la vita e in cui essa si ritira in ultimo. Trovare “il luogo del cuore” vuol quindi dire stabilire la propria vita interiore, e dunque la vita senz’altro epiteto, in una perfetta stabilità ed in una sovrana ed immutabile indipendenza, e raggiungere la pace ricercata.
Tutta l’ascesi corporea, che è legata alla sua ricerca ed alla sua utilizzazione, è fondata su di una constatazione psico-fisiologica che ci sembra molto semplice, ma la cui scoperta empirica appartiene al genio: vale a dire sapere che ogni attività psichica comporta una ripercussione somatica e che inversamente gli atteggiamenti e i movimenti del corpo possono favorire, ed anche provocare, stati mentali. Il corpo, in modo sensibile o impercettibile, partecipa ad ogni movimento dell'anima - che si tratti di sentimento, di pensiero astratto, di volizione od anche d'esperienza trascendente. Questa risposta del corpo è duplice: prende parte allo sforzo d' attenzione del soggetto, e si adatta al suo tema; è universalmente noto che lo sforzo d'attenzione si accompagna con un accigliamento ed un irrigidimento della maschera; che la collera, la gioia ed ogni nostra emozione si esprime in gesti e in atteggiamenti; molti sono coloro che hanno notato che il nostro corpo intero partecipa ad attività mentali le gambe del Pensatore di Rodin " pensano ,, con la stessa intensità della fronte. Quanto all'adattamento corporeo al tema del pensiero, non bisogna più farne la prova: la psico-fisiologia ci ha fatto sapere che ad ogni rappresentazione corrispondono sensazioni cenestetiche, attività glandolari, una messa in tensione motrice caratteristiche. Questo duplice processo non si svolge in modo qualunque: se è vero che l'organismo intero partecipa a ciascun avvenimento mentale, non è men vero che, nei diversi casi, sono regioni differenti dell’organismo ad essere interessate in modo dominante, al punto che, all’occasione, tale regione sembra essere la sola messa in azione, e che meccanismi d’esclusione mutua intervengono, legati agli antagonismi fisiologici ben noti. D’altra parte, uno stesso tema, secondo che sia pensato o sentito, che si orienti verso l’azione o resti quiescente, che provochi tale o tal’altro giudizio di valore (e quest’ultimo carattere è importante nella pratica ascetica), mette in opera centri differenti di sommazione dell’essere, di concentrazione dell’attenzione. Il “tema traccia la propria vita”.
Soltanto il pensiero errante, non sostenuto da uno stato timico definito, è
sprovvisto di luogo fisico: esso ronza nella testa e sveglia reazioni somatiche
passeggere che, all’occasione, possono diventare esse stesse centri
d’attrazione per il pensiero che ha dato loro nascita, e fissarlo in modo
spesso inatteso. Questo pensiero errante è determinato dal meccanismo complesso
delle associazioni d'idee autogene, delle impressioni ricevute dall'ambiente
esteriore e delle onde subcoscienti messe in moto a caso dalla meditazione ;
questo pensiero ha un valore intellettuale mediocre, ma presenta nella vita
ascetica pericoli reali, poiché troppo spesso si comporta come l'apprendista
stregone di Goethe.
1. Centro cranico cerebro-frontale.
É
localizzato, grosso modo, alla regione
sopracciliare; forse è preferibile non andare oltre; poiché le testimonianze
degli autori non forniscono alcuna base per localizzazioni più esatte; ci
sembra (ma ciò è soltanto una semplice supposizione personale) che esso si
situi all' intersezione degli assi orbitali quando lo sguardo si
dirige verso la regione frontale. Questo luogo corrisponde ad un pensiero
astratto di una intellettualità purissima;
può essere molto intenso, molto lucido e penetrante, ma e' complesso, è
instabile in quanto è retto dalle leggi dell'associazione; la sua unificazione
intorno ad un tema esige un grande sforzo di concentrazione volontario che ne
sospenda il libero gioco anarchico ; questo sforzo comporta la fatica, poi si
spezza, stremato di forze, e il pensiero si dissipa. È il modo di pensiero
comunemente usato quando cerchiamo la soluzione di un problema o quando ci
applichiamo a risolvere una difficoltà richiedente tutta la forza viva e tutta l'abilità
del nostro intelletto.
Senza abbandonare
completamente la regione sopracciliare, il pensiero può legarsi ed in
corporarsi alla parola che l'esprime ; quest'ultima, invece di essere soltanto
pensata, è evocata, sentita, assaporata; acquista una potenza evocatrice
propria dell'ordine dei valori emozionali (timici), di cui si carica, e si
ripercuote sui pensieri più che nel caso precedente. I termini del pensiero
perdono la loro astrazione, si arricchiscono di una certa colorazione timica che
mancava ad essi e acquistano un valore rappresentativo più grande; il loro
dinamismo tanto più si accresce ; e, tuttavia, il pensiero, essenzialmente
discorsivo, fissato debolmente dall'elemento emozionale legato alla
parola, resta in gran parte in balia del gioco delle associazioni irrazionali;
per mantenersi nei limiti che esso s' impone, deve lottare; resta instabile,
alla lunga si dissipa e muore É tuttavia
la forma del pensiero più comune: quella dell' intelligenza che si esprime
nella conversazione, la corrispondenza, e nei primi stadi della preghiera. É
alla base dell'orazione giaculatori. Il luogo fisico che gli corrisponde si
situa nell'area bucco-laringea. Localizzazioni secondarie potrebbero essere
definite.
È
situato nella parte superiore e mediana del
petto; l'orante resta molto
vicino ancora alla sua esperienza precedente: pensieri e sentimenti vi vibrano
allora al tempo stesso che sono espressi e gustati dagli organi della voce
(alta, sussurrata o muta) ; oppure egli è sulla via del progresso verso il
centro d'unificazione e di concentrazione perfette, e allora la sua preghiera
resta silenziosa : " Il silenzio
dell'anima, ha detto Sant' Isacco il Siriaco, è il mistero del secolo a venire.
La stabilità del pensiero, già palesemente colorato d'un elemento timico, è
molto più grande dei casi precedenti, ma è ancora il pensiero che defluisce la
colorazione emozionale e che è modificato da essa ; così è ricco e variato
malgrado un accrescimento d'unità; non cede spontaneamente ; se alla lunga vien
meno, non è per effetto di un infiacchimento dello sforzo d'attenzione
intellettuale che è minore, in quanto l’intelligenza è sostenuta dalla
carica emozionale del pensiero, ma per un crollo della tensione timica.
È situato nella “parte
superiore del cuore”, un poco al di sotto della mammella
sinistra, secondo i Padri greci ; “un
poco al di sopra”, secondo Teofano il Recluso, il vescovo Ignazio
Briantchaninoff ed altri.
Forse, tenendo conto di un insieme di indicazioni disseminate, si potrebbe
rischiare di dire che il luogo del cuore sia legato al seno carotideo; ci sembra
tuttavia più sicuro non cercare di stabilire corrispondenze anatomiche troppo
rigorose e di accontentarci della terminologia approssimativa in uso, poichè
una maggiore precisione non insegnerebbe niente a coloro che non conoscono per
esperienza i luoghi di cui è questione, e l'approssimazione è più che
sufficiente per coloro che sanno ciò di cui si tratta.
L'attenzione
è fissata " al di sopra del cuore”, dice Teofano il Recluso, come su una
torre d'osservazione da cui lo spirito sorveglia i pensieri e i sntimenti che
cercano di introdursi nella cittadella sacra, nel santuario della preghiera.
Il pensiero concentrato nel
cuore perviene ad una coesione completa : è sostenuto da un elemento timico indivisibile, di una tale intensità che
nulla di estraneo può innestarsi su questo pensiero nè penetrarlo. La potenza
della carica emozionale posseduta in sè dal tema che occupa il pensiero e'
sufficiente ad allontanare ogni interferenza estranea ; tutta la vita interiore è " istantaneizzata", vale a dire
stabilita in un Presente duraturo e così ridotta all'unità; ogni emozione potente può essere 1'
origine di questo modo di concentrazione: nell'ordine
della vita secolare può essere una gioia intensa o un grande dolore; nell'ordine della vita spirituale, è un
incontro con il Dio vivente, la percezione della Presenza reale e della
realtà della Presenza personale di Dio, esperienza
primordiale di ogni vita cristiana.
L' intelligenza non ha da
compiere sforzo alcuno per evitare che l'attenzione si dissipi; essa adempie il
suo vero compito; vede e discerne; tutte le sue attività sono aspirate dal di
fuori al di dentro, fissate in questo luogo fisico da un attrazione onnipotente
e colà mantenute da una forza ad esse estranea, e tuttavia più intima
all'anima dell' anima stessa ,, (Nicola Cabasilas), che ravviva il cuore e
fa l'unità nel pensiero. L' intelligenza, liberata, in virtù di questa beata captività dallo sforzo necessario per concentrarsi su un tema che
le sarebbe esteriore, persiste senza fatica nella preghiera o nella meditazione.
Libera da ogni lotta, da ogni incertezza da ogni preoccupazione, essa acquista
una lucidità una vigilanza, una potenza e uno splendore che le erano fino
allora sconosciuti Questo stato cesserà quando la grazia vivificante dello
Spirito Santo sospenderà la sua azione. Insieme con queste manifestazioni della
sfera noetica, la concentrazione dell'attenzione nel centro cardiaco ha
ripercussioni timiche : il sentimento è vivo, fervente, purissimo, spoglio da
ogni emozione e da ogni passione : è una pace ardente, inintelligibile e
ineffabile ; è anche una potenza per le sue esigenze e la sua ripercussione
sulla sfera pratica ; ed una luce.
Lungi dall'oscurare il pensiero, come fanno le emozioni, essa lo sgancia
interamente. L' intelligenza resta pienamente e intensamente cosciente e libera -
poichè l'anima, liberata dal suo ripiegamento su
se stessa e svicolata non è mai passiva, agita da una forza estranea (lo
stato agito è lo stato passionale stesso).
Libera, può realizzare la sua vera vocazione che è di attualizzare
tutto ciò che Dio ha messo in lei; d'essere pienamente se stessa, vale a dire
conforme a Dio, e di diventare il Tempio del Dio vivente : " La Volontà di
Dio, scrive un teologo russo, è la libertà per gli angeli, la legge per l'umanità decaduta;
non è maledizione che per i demoni". In questa sinergia
di Dio che si dà e della creatura che, per riceverla ed unirsi a Lui, si
abbandona attivamente, l'anima talvolta conserva la piena padronanza di sè e può
a suo piacimento restare silenziosa orientare la sua preghiera, tal'altra vede sorgere dalle profondità del suo
essere che comunica con la vita divina la forma della sua relazione con Dio,
prende coscienza del suo essere vero in Dio e si lascia condurre dallo Spirito
che la chiama e la guida. Avendo percepito la Presenza, essa dimentica il mondo
intero e non vede "più che Dio, ma in Lui scopre l'amore che Dio stesso
porta alle sue creature e, come sulle onde del riflusso, si trova ricondotta,
piena di compassione e di tenerezza ma questa volta con Dio, verso quel mondo
che aveva abbandonato per essere soltanto con Lui. Di nuovo a faccia a faccia
col suo Signore, prega per questo mondo creato e amato da Dio, comunica con la
sua Carità e questa partecipazione la strappa ancora al creato per immergerla
in Dio. In altri casi, infine, è un silenzio ineffabile che si fa nell'uomo
liberato da sè, ed egli contempla, nel riposo completo di tutte le forze del
suo essere, la luce divina increata i misteri del mondo, della sua propria anima e del suo corpo
(Sant'Isacco il Siriaco).
Questa
esperienza può aver luogo secondo un modo estatico o non. L'estasi, il
rapimento, sono, infatti, il segno di una vita mistica elevata; ma lungi dal
significarne l'apogeo, traducono l' incapacità dell'uomo a vivere nella
pienezza della vita divina senza perdere contatto con la sua vita individuale
particolare: " L'estasi, dice San
Simeone il Nuovo Teologo, non è dei perfetti, ma dei ma dei novizi. L'ideale da
raggiungere è una vita d'unione perfetta che sia permanente, inalterabile e
nella quale sia integrato l'uomo intero; spirito, anima e corpo, senza urti nè
rotture d’ equilibrio, all'immagine di Nostro Signore Gesù Cristo; stato raro
e di cui Sant' Isacco ha potuto dire che appena uno su diecimila può
raggiungere,,. Ogni preghiera vera, vale a dire fatta in una perfetta umiltà,
con lo spogliarsi di ogni preoccupazione di sè, da un orante che ha fatto la sua pace con Dio, la sua coscienza
e il Cosmo abbandonandosi a Dio senza ritorno, come pure ogni meditazione
condotta nelle stesse condizioni, è presto o tardi vivificata dalla Grazia
dello Spirito Santo. È allora che acquista
i caratteri precedentemente
citati dell’ordine timico e
noetico, è allora che essa diviene
il fermento di ogni azione a cui serve da criterio, che si trova ad essere il tutto della vita, che
cessa di essere un'attività per diventare l'essere stesso ; allora la preghiera fissa la sua dimora nel luogo
cardiaco, permettendo all'orante di adorare Dio dal fondo del cuore e di unirsi
a Lui; altresì, il che è
fondamentale, tutte le tecniche che permettono di scoprire e di localizzare
questo luogo artificialmente, non hanno lo scopo di far scaturire la preghiera,
e ancor meno di far nascere complessi d'emozioni somato-psichiche che sarebbero
l'oggetto illusorio dell'esperienza mistica. Esse debbono indicare al novizio, cui sono destinate, dove è situato questo centro d'attenzione optima, affinché
egli possa, quando sarà venuto il momento, riconoscere che è proprio da quel
luogo che nasce la sua preghiera, e fissarvisi; lo stabilirsi dell'attenzione in questo luogo, crea,
d'altra parte, le più favorevoli condizioni perchè la preghiera possa essere profonda e stabile ; ma, se è vero che la vera preghiera mette in opera
questo luogo fisico dell'attenzione, occorre dire che l'attenzione può
trovarvisi fissata al di fuori di ogni preghiera : come ogni artificio, quest'ultimo non può condurre l'uomo che fino a se
stesso e non gli assicura alcun
superamento ; la preghiera nasce in
un atto di fede che ci mette a confronto con l' Increato, il Dio personale e
vivente: essa non dipende da alcun artificio e non può essere
conquistata nè con l'astuzia nè con la violenza ; è libero dono di sè, da
una parte e l'altra. il corpo non è dunque un organo produttore, ma un
criterio oggettivo; ciò che si esige da esso, come pure dal pensiero discorsivo, è il silenzio
ed il ritorno all'unità ; è attivo, ma
non creatore: è, come tutto nell'uomo, una terra fertile in attesa del
seme; parte integrante dell'uomo totale, anche esso porterà i suoi frutti di
santità, poichè è chiamato alla trasfigurazione, alla resurrezione e alla
vita eterna
Per il maestro, il corpo con
tutti i suoi movimenti, è un prezioso strumento di prospezione, in quanto gli
permette di discriminare fin dal primo momento certi stati, pur se il loro
contesto psicologico è ancora impreciso, o meglio quando il discepolo è ancora
incapace di percepire le sfumature della sua vita interiore. La scienza dei
Padri in questa materia non è dunque un insegnamento della preghiera e nemmeno
della vita interiore, ma una ascesi e una criteriologia dell'attenzione. Ciò
equivale a dire l' importanza di un maestro che guidi il debuttante al tempo
stesso nella vita interiore e negli esercizi corporei, che li controlli ed
impedisca al novizio di lusingarsi prendendo per effetti della grazia i
risultati naturali della sua ascesi. Ogni errore di tecnica e
d’interpretazione può, infatti, avere le più nefaste conseguenze, come
l’ha provato l’esperienza dei monaci athoniti del XIV secolo e quella dl
tutti gli imprudenti e di tutti gli orgogliosi che hanno creduto poter
utilizzare senza guida le tecniche somatiche.
Immediatamente al di sotto
del cuore, luogo fisico dell'attenzione in una vita spirituale sana, si trova la
regione " dei reni e interiora ,, da dove nascono tutte le sensazioni
cenestesiche che, ricevute e riprese da uno psichismo peccaminoso, conducono
agli stati passionali che turbano il cuore e l'intelligenza. Al loro pieno
sviluppo, questi stati si traducono in manifestazioni corporee e mentali che non
possono affatto ingannare: sono i desideri sfrenati della carne e dello spirito.
Ma all'inizio, queste sensazioni sono abbastanza simili a quelle che descrivono
certi mistici e quindi possono sviare il novizio. L'area che le libera e
permette ad esse di salire fino alla coscienza chiara o crepuscolare è molto
vasta: comprende tutta la regione che è immediatamente al di sotto della
mammella. Monaci ignoranti, senza guide, senza esperienza nè discernimento,
hanno fatto la crudele esperienza di ciò che introduce nella vita interiore la
concentrazione dell' attenzione su queste zone. Sono i loro errori e le loro
disgrazie che hanno, da secoli, alimentato gli argomenti di critica antiesicasta
di Barlaam di Seminaria, di Gregorio Acyndinos, di Niceforo Gregoras e dei loro moderni
successori più istruiti ma non più
illuminati, che hanno trasmesso all' Occidente le loro vedute erronee
sull'esicasmo e la teologia palamita, accusando i monaci dell'Athos di cercare,
con la contemplazione del loro ombelico ed esercizi di soffocazione, la
creazione di stati d'estasi che sarebbero lo scopo ultimo cui pervenire.
Se si
mettono da parte I dettagli che specificano i diversi " luoghi secondari” di questa vasta regione, si può
dire che la fissazione dell'attenzione su uno qualsiasi dei centri di questa
zona comporti l'oscuramento progressivo del pensiero lucido e della coscienza,
che può andare fino alla loro estinzione completa, provocando stati
crepuscolari più o meno stabili e più o meno duraturi ; l'esacerbazione delle
percezioni cenestetiche e, infine, 1' apparizione di manifestazioni passionali,
incontrollate, corporee e mentali. Il sentimento libero e lucido, e' sostituito dall'emozione somato-psichica
passiva; la pace e il riposo attivo delle forze dell'anima dal turbamento e la
violenza dei desideri e degli appetiti irrazionali ; il silenzio del corpo dal
disordine delle passioni e degli impulsi anarchici ; la padronanza di sé da uno
smarrimento più o meno completo del pensiero e del sentimento che diventano
incapaci di comandare i nervi e di reggere il corpo. Ed il tutto porta spesso
all' alienazione mentale e ai disordini fisiologici.
L'uso
degli esercizi corporei esige in modo più assoluto un Maestro
sperimentato e vigilante, e, da parte del discepolo, una grande semplicità e un
abbandono attivo e fiducioso ; le sue difficoltà aumentano, come pure i
pericoli, con la complessità psichica del novizio e con 1' attitudine che dà
la nostra educazione moderna a “guardarsi vivere”, invece di vivere.
I TECNICA DIRETTA,
FONDAMENTALE
Due Maestri ce la fanno
conoscere nei loro scritti : San Gregorio
Il Sinaita, che, al XV secolo, introdusse la Preghiera di
Gesù al monte Athos e ne fu l'instancabile propagatore; e San Simeone il
Nuovo Teologo che fu il maestro eminente dell' XI secolo.
“Siedi su di un
seggio basso, fa discendere la intelligenza dalla testa nel cuore e mantienila
in questo luogo; poi, penosamente inclinato fino a risentire un vivo dolore nel
petto, nelle spalle e nel collo per la tensione dei muscoli, grida di cuore e di
spirito : Signor
Gesù Cristo, abbi pietà di me ! Ciò facendo, trattieni il respiro, non respirare con
troppo ardire, in quanto ciò può dissipare il pensiero. Se pensieri
sopravvengono , non prestarvi attenzione quand'anche fossero semplici
e buoni, e non solo vani ed impuri. Trattenendo la respirazione per quanto puoi,
imprigionando la tua intelligenza nel cuore e moltiplicando pazienemente i tuoi
appelli al Signore Gesù, tu spezzerai e annienterai rapidamente questi
pensieri con i colpi invisibili che infligge loro il Nome Divino. San
Giovanni Climaco dice : " Colpisci i tuoi
avversari col Nome di Gesù ; non esiste arma più; potente sulla
terra o nei cieli”.
Quando il tuo
pensiero verrà meno, quando il tuo corpo e il tuo cuore saranno divenuti
doloranti a forza di piantare in essi con frequenza il nome di Gesù,
sicchè ogni occupazione avrà cessato di apportar loro il calore e la gioia
necessari per sostenere lo zelo e la pazienza di colui che vi si dedica, allora
(soltanto) alzati e solo o col tuo discepolo, salmodia o esercita il pensiero su
tale passaggio delle Scritture o rifletti alla morte oppure leggi o dedicati al
lavoro manuale o a qualche altra occupazione che faccia penare il tuo corpo
Devi in primo luogo
vegliare a tre cose : prima, a non avere alcuna preoccupazione, buona o cattiva; in secondo luogo, devi avere una coscienza pura in tutto che
nulla ti rimproveri; e per terzo,
ad avere un distacco perfetto in modo
tale che il tuo pensiero non inclini verso alcuna attrazione di questo mondo.
Avendo fortemente
stabilito tutte queste disposizioni nel tuo cuore, stai in un luogo ritirato,
solo, in un angolo; chiudi la
porta, concentra la tua intelligenza, allontana da essa ogni oggetto temporale o
vano, appoggia fortemente la barba contro il petto;
trattieni un po' la respirazione, fa discendere la tua intelligenza nel cuore
mentre dirigi al tempo stesso su di esso gli occhi del corpo tuo, e presta
attenzione a ciò che avviene ; costringi 1' intelligenza a restarvi legata e
cerca col pensiero di trovare il luogo dove si trova il cuore affinchè la tua
intelligenza vi si fissi completamente. Dapprima vi incontrerai le
tenebre e la pena ; ma poi, se perseveri in questo esercizio
d'attenzione notte e giorno, tu ne ricaverai una gioia incessante.
L'intelligenza, a forza di sforzarvisi, troverà il luogo del cuore, ed allora
vedrà presto cose che mai ha visto e di cui non ha nozione : si vedrà
luminosa, piena di saggezza e di discernimento. Ed allora, da qualsiasi parte
possa venire un pensiero illegittimo, prima ancora che penetri nel cuore e vi
introduca una qualsiasi immagine, l' intelligenza lo scaccerà e 1' annienterà
dicendo : Signore Gesu' Cristo, abbi pietà'
di me! È a partire da questo
momento che essa comincia ad avere risentimento ed odio per i demoni, li
insegue, li colpisce e li annienta. In merito alle altre cose che avvengono
nello stesso tempo, tu apprenderai a conoscerle più tardi con l'aiuto di Dio,
da te stesso, con la tua propria esperienza, nella misura stessa in cui
custodirai nel tuo cuore Gesù, vale a dire la preghiera indicata: “ Signor Gesù, abbi
pietà di me!”.
San Niceforo l' Astinente ci dice:
“Prima di tutto, che la tua
vita sia libera da ogni agitazione, da ogni preoccupazione, sii in pace con
tutti. Poi, ritirati nella tua cella, 'chiudi la porta dietro di te; siedi in
qualche angolo e fai quanto ti dirò. Concentra
il. tuo spirito e fai seguire, per raggiungere il cuore, il cammino che
segue l'aria, e costringilo a discendere nel cuore con l'aria che inspiri.
Abitualo a non abbandonare questo luogo" troppo presto, in quanto al
principio esso soffre molto di restare così rinchiuso ed allo stretto, ma
quando vi si abitua non vuol più errare al di fuori”.
Consiste nella
sincronizzazione di un certo numero di battiti del cuore con ognuna delle fasi
della respirazione, e nell'adattamento, ad ogni battito del cuore, di uno dei
termini della Preghiera di Gesù: "Signore Gesù
Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore "
A coloro che non
ottenessero accesso al luogo del cuore con i mezzi precedenti, San Niceforo l'Astinente dà questo consiglio: "La facoltà
d'elocuzione risiede nella laringe. Utilizzala dunque a ripetere incessantemente
la preghiera di Gesù. Al principio, l'attenzione vi resterà estranea :
a poco a poco tuttavia l' intelligenza presterà ascolto alle parole,
l'attenzione si fisserà su di esse; poi il cuore ne sarà commosso e la
preghiera ti introdurrà da se stessa, senza sforzo da parte tua, nel suo
santuario”.
Questa tecnica è
essenzialmente differente dalle precedenti; scandalizza spesso coloro che ne
sentono parlare, per ciò che vi è in essa di deliberatamente meccanico; come
ammettere, come accettare, anche al1' inizio, l'assenza cosciente e consentita
di attenzione; come questa preghiera fatta senza prestarvi attenzione può
essere o divenire un atto pio? Noi ci troviamo qui di fronte al realismo senza reticenze dei Padri e alla loro
straordinaria penetrazione: agli incapaci essi offrono una via che li condurrà
alle più autentiche realizzazioni dello spirito ed essi sanno lottare contro
ogni nostro nemico spirituale con le sue proprie armi: agli automatismi del
pensiero, oppongono un automatismo che potrà vincere i suoi avversari, in
quanto è ancora più semplice di loro; al concatenamento anarchico
voluto dalle circostanze della vita di relazione, essi oppongono un ritmo autonomo poiché
libera dall'ambiente colui che lo mette in moto, ma anche personale, poiché
ognuno si sceglie il proprio e lo
installa sui ritmi profondi del suo essere fisiologico e psicologico. La nostra
esperienza, pur così povera, malgrado la sua apparente complessità, non ci
insegna forse che l'attenzione analitica del nostro intelletto, molto spesso,
dissipa la concentrazione, ne spezza l'unità profonda, disperdendone 'lo sforzo
su una moltitudine di oggetti? Invece la ripetizione monotona,
ritmica, senza fretta e senza splendore, di una formula unica, breve ma possente
in virtù delle rappresentazioni mentali che vi si legano e della Presenza reale
di Dio, fa il silenzio nell' intelletto, unifica l'attenzione sul piano timico e
realizza in fin dei conti la piena concentrazione. È da questa esperienza che
è nata l’ORAZIONE GIACULATORIA.
V CONSIGLI DI TEOFANO IL RECLUSO
Infine, Teofano il Recluso, nei consigli che dà
a chiunque voglia intraprendere là vita spirituale, insegna che una delle,
condizioni 'indispensabili al successo è di non ammettere mai il lasciar andare
corporeo : " Sii, egli dice, come una corda di violino regolata su di una nota
giusta. Senza illanguidimento nè tensione : il corpo eretto, le spalle in giù,
il, portamento della testa comodo, la tensione di tutti i muscoli orientata
verso il cuore”.
È particolarmente
interessante notare il giudizio che dà questo grande maestro di vita interiore
sui metodi classici dell'esicasmo. Essi sono, egli dice, in sostanza, il frutto
e la prova di una esperienza spirituale autentica. Hanno portato ad una conoscenza preziosa delle regole e delle
vie della vita interiore, e hanno mostrato in particolare con evidenza
l’importanza della dignità del corpo fin da questa vita nel nell’opera
della salvezza e nella via di unione. "Tuttavia,
in regola generale essi sono divenuti superflui sotto il loro aspetto athonita,
e costituicono un pericolo per i novizi senza maestro poichè potrebbero
soppiantare in essi l'opera spirituale stessa e indurli a prendere per
carismatici stati naturali divenuti
inabituali per noi.
Le tecniche classiche possono
tuttavia, secondo lui, essere consigliate a coloro il cui cuore si è disseccato
e chiuso nel formalismo dei riti e delle regole, e che non conoscono più che la
forma senza vita della religione. La concentrazione dell'attenzione al cuore,
per tutto ciò che comporta come ripercussioni somato-psichiche può far loro
ritrovare l'emozione naturale e la vita, e condurli, - sotto una direzione molto
sicura, - ai sentimenti apassionali della vera vita interiore.
É
necessario dire una volta di più che 'tutte queste tecniche non costituiscono
la vita in Dio, come non lo sono nemmeno la preghiera e la meditazione : esse fanno parte
di una ricca ascesi liberatrice che abbraccia tutto l'essere e che è per natura
negativa. Quando l'attenzione è stata unificata nel luogo di perfetta
concentrazione e pronta a ricevere e ad elevare la sua preghiera, allora
soltanto comincia l'opera spirituale.
Per la
loro forma e per il loro tenore, la preghiera e la meditazione debbono essere
fattori di coesione e di unità. Abbiamo consacrato al loro studio la
introduzione e l'ultimo capitolo di un saggio pubblicato nel 1948 in Etudes
Carmélitaines; vi rinviamo il lettore curioso di maggiori dettagli, poichè
le tecniche mentali dell'esicasmo sono da loro sole un vastissimo
soggetto. Tuttavia, prima di terminare questa esposizione, vogliamo dire una
parola a proposito delle analogie che sono state segnalate fra il metodo
esicasta e il Training Autogeno. In un articolo
disgraziatamente troppo breve, il dottor Paul
Zacharias cerca di stabilire un parallelismo fra i metodi psicoterapici di Autogenes Training e quelli che 'noi
abbiamo descritti in questo articolo : egli trova che si è di fronte a due
tecniche, non soltanto analoghe, ma quasi identiche; una sola cosa sembra
mancare all'esicasmo: gli esercizi di risoluzione muscolare e nervosa. Noi non
siamo certi che una intera giustizia sia stata fatta a qualcuna delle
condizioini preliminari”, sia di postura e sia mentali; forse una analisi più
larga e più spinta dei due termini in presenza permetterebbe di precisare le
analogie e di discernere qualche differenza passata sotto silenzio. Sembra tuttavia interessante osservare
che uno psicologo di mestiere riabiliti nel suo dettaglio un'ascesi che è in
uso denigrare in nome della scienza.
Collezione Irenikon,
1947,
t. XX n. 3: La Prière de Jesus ,, di un monaco della Chiesa d'Oriente.
Lo stesso articolo:
Chevetogne, 1952.
Dieu
Vivant, n. 8 Signora Behr-Siegel:
"La Prière de Jesus ,,, 1947.
Etudes Carmelitaines, 1948:
"Teehnique et Contemplation,, : Contribution orthodoxe,, A. Bloom.
Der Weg zur Seele, Heft
I, 1952,' Dr. Paul Zacharias:' "Gebet und Entspannung,, (Hesychastich
Mystik und Autogenes Training).
On the Invocation of the Name of Jesus by a Monk of the Eastern Church”, London S. P. C. K. 1951.
Writings from the Philokalia on the Prayer of the H,eart:
Transl. from the Russian Text. Faber and Faber
1952.
The Unseen Warfare, Faber
and Faber, 1952.
La Théologie
Mystique de l'Eglise d'Orient, Wladimir Lossky, Aubier
Paris, 1945.
Orthodox Spirituality, by
"A Monk of the Eastern Orthodox Church”, London, S. P.
C. K., 1945.
Collezione
Irenikon, 1952 : "Sur l'usage de la Prière de Jesus”, di un monaco della
Chiesa d'Oriente.
Petite
Philocalie de la Prière du Coeur, tradotta e presentata da Jean Gouillard,
"Cahiers du Sud”, 1953.
Etudes Carmélitaines, 1938:
"Technique psychologique de l'Hésychasme byzantin del prof. Wunderle.
Philocalie
Russe et Patrologie grecque de Migne : passim.