DA
UN TRATTATO DEL QUINDICESIMO SECOLO

 

 INSEGNAMENTI PRATICI SULLA PREGHIERA DI GESU' E SU COME COMPORTARSI CON IL PROPRIO STARETS

L'abate fa venire uno starets famoso, dice la benedizione e gli affida il fratello da poco consacrato raccomandandogli di guidarlo: « Fratello, gli dice, prenditi cura di lui come se tu lo ricevessi dal Vangelo di Cristo, per presentarlo un giorno come vittima pura al Padre celeste »

Poi dice al discepolo: « Figlio mio, rispetta lo starets come tuo padre e tuo maestro, stagli sottomesso e servilo come se fosse Cristo stesso. Mettiti nelle sue mani e spezza la tua volontà con la spada della Parola di Dio... Non spetta a noi, fratelli, mostrare insubordinazione, ma compiere gli ordini dati come se venissero da Dio stesso, che ha detto un giorno agli apostoli: "Chi ascolta voi, ascolta me e chi disprezza voi, disprezza me ».

Vedete dunque quanto è nefasta l'insubordinazione: Cristo non si è forse sottomesso fino alla morte, alla morte sulla croce? L'obbedienza è la seconda scala verso il cielo; essa vale più del digiuno e dello sforzo spirituale  solitario; l'angelo di Dio viene ad informarsi della nostra obbedienza, conta ogni passo obbediente che facciamo per offrirlo giornalmente al Signore, come gocce del suo sudore nell'agonia, come il sangue di un martire, come un profumo soave. Servire il fratello è lo stesso che servire Dio.

Lo starets riceve il discepolo dalle mani dell'abate, va nella sua cella e come prima cosa gli insegna la « preghiera di Gesù », secondo la prescrizione dei santi Padri, sgranando il rosario e dicendo:

« Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me a causa dei miei peccati. »

Bisogna pronunciare la preghiera di Gesù a voce bassa, guardandosi con cura da ogni tentazione; dopo cento preghiere si avanza di un grano sul rosario dopo altre cento ancora di un grano. In simile modo bisogna procedere dopo la consueta preghiera del mattino e della sera; bisogna esercitarsi a questa preghiera giorno dopo giorno.

Nel restante tempo della giornata è importante mormorare di seguito due o tre volte, d'un sol fiato, la preghiera di Gesù trattenendo il respiro e questo senza fermarsi.

Continua così a pregare dovunque andrai, in chiesa, nella tua cella, al lavoro, per tutto il giorno, fino a quando i tuoi occhi si chiudono per il sonno. Più tardi poi quando avrai fatto dei progressi in questo esercizio, siediti sullo sgabello della tua cella ed esegui l'esercizio secondo il consiglio dei santi Padri, sia pregando a voce alta sia parlando a Dio nella mente o nel cuore. Ripeti senza sosta la preghiera, d'un sol fiato, oppure trattenendo il respiro. E contempla Dio nel tuo cuore... Ma se l'armata dei demoni viene a tormentarti con visioni o con fantasie o con il desiderio di dormire, sia che l'impulso venga dal tuo interno che dall'esterno, sappi bene che tutto ciò e opera del demonio.

Lo starets insegna anche al suo discepolo come deve comportarsi nella sua cella, in quale posto deve sedersi e come dormire; non è conveniente sedersi al posto dello starets né al posto di un altro fratello; quando si incomincia a lavorare, quando si sposta un oggetto da un luogo ad un altro o si cambia e in altre occasioni ancora, bisogna dire: « Padre, nel nome del Signore dammi la tua benedizione »; quando si vuol parlare con lo starets nella sua cella, bisogna parlare solo a voce bassa; quando si entra o si esce, bisogna farlo sempre in silenzio.

Bisogna anche servire lo starets, portargli la legna nella cella o rifornirgli la stufa, accendere il fuoco e attizzare i ceppi, pulire la cella, portare l'acqua e versarla nel catino, aprire e chiudere senza rumore la porta e infine, quando si è terminato, chiedere la benedizione.

Da parte sua lo starets deve assicurare l'educazione del discepolo: dopo aver mutato gli abiti e il nome il giovane ha il dovere di trasformare anche la sua vita; bisognerà aiutarlo a rinunciare alle abitudini del mondo, alla sua agitazione, per vivere come monaco; bisognerà insegnargli ad abbandonasi a Dio e a tenere i pensieri occupati nell'Unico, in Dio; a sottomettere la volontà allo starets, a servirlo nell'obbedienza come se si servisse Cristo stesso. Il Signore non ha forse detto: «Sono venuto non per essere servito, ma per servire »? E i suoi discepoli non devono imitarlo?

Quando la campanella ti dà dalla chiesa il segnale che è l'ora di lavorare o di pregare, indossa la mantia, lascia tutto con gioia nel cuore e timore di Dio e, facendo ciò, mormora: « Signore, abbi pietà! » Dillo due volte, poi recita: « Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo », e anche: « Signore, benedicimi », e per finire: « Signore Gesù Cristo, per l'intercessione della tua santa Madre immacolata, per la forza della tua santa croce redentrice, guarda alla preghiera del mio angelo custode e dei nostri santi Padri, pieni di grazia, Sergio di Radonez il taumaturgo, Paolo di Obnora il taumaturgo e tutti i santi, abbi pietà di me, povero peccatore, e salvami. Amen ».

Poi, se è un giorno della settimana, inginocchiati tre volte e fa' infine tre inchini. Va' poi dallo starets, di la preghiera di Gesù e imploralo: « Signore mio, benedici i miei passi verso il servizio di Dio ». Se lo starets non ha sentito bene oppure vuole metterti alla prova, chiedi la sua benedizione una seconda volta. Dopo averla ottenuta, va in chiesa, senza volgere gli occhi né a destra né a sinistra, va' diritto davanti a te senza affrettare né rallentare il passo per non fare il gioco del demonio e tieni le mani sul cuore.

Recati in chiesa pieno di umiltà e timore di Dio, ricordati che sei un peccatore indegno di comparire davanti a Dio. Quando entri nel « paradiso qui in terra » non lasciare che il tuo spirito si occupi di cose della terra; non permettergli altro pensiero se non quello del regno dei cieli e il ricordo dei tuoi peccati; con lacrime di pentimento, implora il Signore. Quando sei arrivato al tuo posto comincia a pregare: « Signore, abbi pietà di me! ». Inchinati e di: « Signore, purificami, perché sono un peccatore! » Inchinati nuovamente e recita la preghiera della Madre di Dio, inginocchiati cinque volte dicendo: « Gloria al Padre ». Dì poi: « Signore, abbi pietà di me! » e fa' due inchini. Inchinati poi verso l'abate oppure, se ancora non è li, verso il suo scanno; fa' lo stesso verso i tuoi fratelli, a destra e a sinistra. Per metterti infine in ginocchio fa' come segue: tocca il suolo, con le mani e poi con la fronte, senza accovacciarti a terra, senza una parola, come gli altri fratelli. Non parlare con nessuno e non appoggiarti al muro

Quando, al termine dell'ufficio, ti rechi in refettorio, recita il salmo: « Ti esalterò mio Dio, mio Re, loderò il tuo nome giorno dopo giorno in eterno». Se non riesci a ricordarti tutte le parole di questo salmo, dì la preghiera di Gesù. Anche a tavola resta in silenzio per ascoltare la lettura, non chiacchierare con i tuoi fratelli, non litigare con loro. Non cominciare a mangiare prima che l'abate abbia pronunciato la benedizione; mentre mangi, ricordati che i cibi sono doni di Dio; mangia e bevi con moderazione, mai con eccesso. Non lamentarti di ciò che è servito. Prendi un solo pasto al giorno, tranne il sabato e la domenica e gli altri giorni in cui è permesso farlo. Non portare mai del cibo nella tua cella.

Durante l'inverno evita di dormire dopo il pasto, poiché le giornate sono più corte; in estate, dato che le ore di luce durano più a lungo, dopo mangiato puoi riposarti un'ora o due. Non rimanere mai in ozio nella cella. Dopo aver chiesto la benedizione dello starets, leggi la Scrittura, oppure dedicati al lavoro in silenzio e con la mente in Dio. Se ti succede di essere malato, non affrettarti a metterti a letto, ma recita la preghiera della Madre di Dio (con tre inchini) e la preghiera di Gesù. Libera la tua mente da tutti i pensieri terreni e rivolgila verso Dio; coricati pensando al giudizio finale e alla morte. Non svestirti completamente, per non dover arrossire davanti al tuo angelo custode che è sempre presente. Sforzati di ripetere senza sosta la preghiera di Gesù finché non ti addormenti.

Quando ti rigiri durante il sonno, se sei sveglio fa' il segno di croce e mormora la preghiera di Gesù. Se sei tormentato dall'insonnia, eleva continuamente il tuo pensiero e il tuo cuore a Dio e recita la preghiera di Gesù. E se ti succede che durante il sonno il demonio venga a tormentarti e a risvegliare nella tua carne il desiderio fino al suo appagamento, pulisciti il corpo con l'abito di sotto, senza sguardi impudichi, poi indossa della biancheria pulita, lavati le mani e inginocchiati davanti all'icona. Lì, come un colpevole, rivolgiti a Dio con lacrime, pentimento e compunzione, recitando la preghiera indicata per le tentazioni. Va' poi dal tuo padre spirituale, lo starets, mettilo al corrente dei tuoi sviamenti e del tuo combattimento, poi implora il suo perdono. Quel giorno trattieniti dal baciare la santa croce o la santa icona; astieniti dall'entrare nel coro; non permetterti di ricevere la santa Eucaristia o di toccare le sante offerte.

Può anche succedere che ti visitino delle fantasie notturne, come succede a tutti i monaci, soprattutto a quelli che non obbediscono alle direttive dello starets o che non hanno confessato le tentazioni impure.

Quando vuoi fare visita ad un fratello nella sua cella, fermati davanti alla sua finestrella e recita la preghiera di Gesù; se non senti rispondere « Amen », ripeti la preghiera a voce più alta. Se ancora non ti si risponde, ripeti per la terza volta, più forte, la stessa preghiera e picchia dolcemente il vetro, con la punta delle dita. Se, nonostante tutto, non ti risponde nessun « Amen », riparti per non disturbare il fratello. Quanto al fratello, nella sua cella, risponda « Amen » alla prima o alla seconda sollecitazione del suo visitatore, apra la finestrella, sporga un po' la testa per domandare umilmente: « Perché vieni, fratello? » Entrando da lui di la preghiera dell'entrata, fa' un inchino e, se il fratello è più anziano di te, prostrati profondamente e pregalo di benedirti, prima di esporgli l'oggetto della tua visita.

Al momento di lasciare la cella, fa' un nuovo inchino, presenta le tue scuse e domanda la benedizione di colui che ti ha ricevuto. « Quando pregherai Dio, nostro Signore Gesù Cristo e la sua Madre immacolata, degnati di intercedere per i miei peccati ». E il padrone della cella risponderà: « Che Dio, il quale ama tutti gli uomini, ci illumini e ci istruisca secondo la sua volontà, te e me, secondo il suo beneplacito. Amen »