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LO STARETS AMVROSIJ DI OPTINA

Vita straordinaria dell'ultimo grande starets della Santa Russia
Tutti
i visitatori dell'eremo di Optina che ebbero il favore di vedere
lo starets Amvrosij o di parlargli - ho
sentito personalmente il racconto di alcuni testimoni della sua vita - restavano
meravigliati dalla sua cordialità e semplicità. Il suo volto e tutta la sua
persona emanavano un profondo fascino e una straordinaria serenità. I suoi
tratti erano quelli di un contadino della Russia del nord: zigomi sporgenti,
barba bianca, sguardo perspicace che sembrava scrutare il fondo dell'anima. I
suoi discorsi rivelavano un'esperienza straordinariamente ricca degli uomini e
della vita. Accoglieva ogni problema che gli era posto e ogni domanda che gli
era fatta con la stessa serietà e la stessa attenzione.
Alcuni s'indignavano per il fatto che certi visitatori, in particolare vecchi contadini, importunavano lo starets con le loro preoccupazioni domestiche o familiari e abusavano del suo tempo.
« Caro amico, disse un giorno Amvrosij a chi se ne lamentava, non capisci che queste piccole cose fanno la trama della loro esistenza e che la pace della loro anima è importante quanto quella di tanti altri che ti coprono con le loro vane pretese? »
Lo starets, infatti, trovava sempre tempo per istruire la gente semplice e il racconto dei suoi colloqui veniva riportato nei più lontani villaggi dell'immensa Russia.
Oltre a questi umili contadini, ospiti della cella di Amvrosij furono gli intellettuali. Forse venivano a scoprirvi che non si può vivere da veri cristiani senza la semplicità della gente della terra.
Amvrosij era stato formato alla scuola spirituale di Optina dove era stato al servizio dello starets Leonid. Ma questa vicinanza chiarifica solo certi aspetti della sua ricca personalità; il suo destino doveva essere diverso da quello della sua guida spirituale.
Nato nel 1812, Alexandr Grenkov era figlio di un cantore di una chiesa di campagna. A differenza degli startsi Leonid e Macarij, aveva salito i gradini tradizionali dell'insegnamento religioso. Dapprima, sotto la direzione di suo padre, era stato iniziato allo studio del Libro delle Ore e del Salterio, poi aveva frequentato il seminario della città di Tambov. Si era rivelato uno scolaro studioso e molto dotato. Finiti i suoi studi, per qualche anno insegnò al seminario di Lipeck.
Col passare del tempo questo compito prese a pesargli, mentre provava un gusto crescente per la solitudine e la meditazione. Il silenzio del monastero lo attirava tanto che, ammalatosi, promise che se fosse guarito si sarebbe fatto monaco. Uno starets recluso, di nome Ilarion, parente di Grenkov, ricevette un giorno la visita del giovane istitutore. Benedisse la sua vocazione: « Va' a Optina, gli disse, vi imparerai tutto quello che devi sapere ».
Nell'autunno 1839 si stabili a Optina nello skit dello starets Leonid. Poco prima di morire, Leonid doveva dire a Macarij:
«Te lo affido. Le mie mani lo cedono alle tue, perché è molto vicino a tutti a due ». Amvrosij ebbe così come nuova guida lo starets Macarij. Questi, apprezzata la sua competenza, lo associò alla sua opera di scrittore, in particolare alla traduzione dei libri patristici da lui intrapresa, e anche alla messa a punto della biografia e degli scritti Paisij Velickovskij.
Di costituzione fragile, era spesso malato. La sua cattiva salute segnò profondamente il suo carattere e le sue idee; fece così molte scoperte salutari e aveva l'abitudine di dire: « E' cosa buona che un monaco sia malato, che non conosca la totale guarigione ma solo dei miglioramenti ».
La sua debolezza non gli permetteva né di celebrare la liturgia, né di assistere ai lunghi uffici monastici. Passava gran parte del suo tempo mezzo disteso nella sua cella; in questa posizione pregava, poiché la posizione eretta o in ginocchio avrebbe imposto al suo corpo delle fatiche eccessive.
Alla morte di Macarij, Amvrosij dovette proseguire le traduzioni di opere patristiche intraprese dallo starets. Ma questo compito intellettuale gli dava meno gioia che il servizio delle anime. Il ricordo della personalità dello starets Leonid, la sua prima guida, fu in lui sempre tanto viva da influenzare fortemente lo stile e i metodi del suo starcvestvo. L'unica differenza è che ricevette nella sua cella visitatori più numerosi e ancor più diversi.
Se l'eremo di Optina poté costituire un centro di attrazione per gli intellettuali russi, lo deve innanzitutto allo starets Macarij. Gli anni dal 1860 al 1870 sono infatti la testimonianza di un vacillare di valori. In quell'epoca si fa strada un'ideologia materialistica che tende progressivamente ad allontanare le classi colte dall'ortodossia e dall'influenza della Chiesa. Lo starcestvo rinascente costituì una forte linea di difesa contro queste tendenze e formò una controcorrente la cui importanza non è stata, fino ad oggi, né abbastanza riconosciuta, né abbastanza stimata.
Lo starets Amvrosij continuò gli sforzi di Macarij. Rinsaldò il credito della dottrina della Chiesa e gettò le basi di una nuova spiritualità. Un filosofo russo contemporaneo ha potuto scrivere: « Il primo compito della letteratura filosofica e religiosa russa è quello di presentare una sintesi dei valori cristiani ortodossi, come si rivelano nel dogma e si esprimono nella vera direzione spirituale ».
Questa costatazione - vale la pena sottolinearlo - ci riporta all'epoca degli Slavofili russi e del loro portavoce, il filosofo Ivan Kireevskij. Si delinea così tutta una corrente di pensiero che da Vladimir Soloviev, a cui si deve la formulazione delle tesi slavofile, passa attraverso Dostoievskij e molti altri per restare ancor oggi - a distanza di un secolo - sempre viva, come testimoniano un Siniavskij o altri scrittori « dissidenti ».
Gli ambienti colti hanno trovato nello starcestvo non soltanto una serie di testimonianze veramente notevoli e vive della fede cristiana, ma, molto di più, il vero sapere cristiano che è uno stile di vita di fede, l'unità vissuta tra sapere e fede e insieme il mezzo per pervenire a tale unità.
Perché allora essere sorpresi della visita che Dostoievskij, accompagnato da Vladimir Soloviev, rese allo starets Amvrosij nel 1878? Ricevette una risposta ai suoi problemi personali e sentì parlare della missione del cristiano nel mondo. Il colloquio ha trovato posto ne I fratelli Karamazov con l'indimenticabile figura dello starets Zosima.
« Sarete sorpresi, dice Dostoievskij ai suoi lettori, se vi assicuro che proprio dalle preghiere di questi umili cercatori di solitudine e di silenzio verrà la salvezza della Russia ».
Anche un'altra grande figura della letteratura russa ha reso visita a Optina: Lev Tolstoj. Il suo atteggiamento antireligioso fu scosso ed egli lo riconobbe volentieri: « Padre Amvrosij è veramente un uomo molto santo. Mi sono intrattenuto con lui e la mia anima ha provato sollievo e gioia. A conversare con lui ho sentito Dio vicinissimo ». Per tre volte Tolstoj fu ricevuto nella cella di Amvrosij. L'ultima volta, fu accompagnato dalla famiglia. Nel 1910 volle recarsi a Optina una quarta volta per incontrare lo starets Iosif, discepolo di Amvrosij; avrebbe desiderato ricevere l'abito e riportare la pace nella sua anima orgogliosa. Mori per strada, non lontano dal celebre eremo.
Ma è difficile calcolare quanti intellettuali russi hanno voluto consigliarsi con Amvrosij e ricevere la benedizione del pio starets.
Tutta la vita dello starets fu una catena di gesti di carità e di bontà. Dava prova di una straordinaria conoscenza delle anime e gli capitava anche di prevedere e di predire l'avvenire. Fin dai primi istanti del colloquio leggeva nell'anima del visitatore come in un libro.
Un giorno venne da lui un giovane prete scoraggiato che aveva la cura di un villaggio povero e isolato. Non appena lo starets l'ebbe visto varcare la soglia gli gridò: « Torna a casa tua, padre! Lui è solo e tu sei due ». Sconcertato, il prete interrogò lo starets. Amvrosij gli rispose: « Il demonio che ti tenta è solo. Quanto a te invece, qualcuno ti assiste: Dio. Ritorna a casa tua e vivi senza timore; non aver più dubbi e sappi che sarebbe un grande sbaglio abbandonare la tua parrocchia. Celebra tutti i giorni la Santa Liturgia e tutto andrà bene ».
Tranquillizzato e confortato, il prete tornò al suo villaggio e fece ciò che lo starets gli aveva raccomandato. Passarono molti anni e la parrocchia si rinnovò e riprese vita sotto la direzione del prete fedele ai consigli dello starets. Più tardi, dopo che Amvrosij ebbe lasciato questo mondo, quel prete divenne egli stesso starets e tutto il paese lo riconobbe e lo venerò come tale.
Quando era ancora semplice prete, il vescovo Macarij di Kaluga venne un giorno a far visita allo starets Amvrosij. Ebbero un lungo colloquio, alla fine del quale lo starets lo benedisse e gli fece dono di un libro sulla vita monastica. « Mi chiesi allora, racconta Macarij, perché mai mi regalasse quell'opera. Mi guardò e mi disse: Ah, si! E' un altro libro quello che dovrei darti, non questo". Poi mi fissò bene in viso e aggiunse: E tuttavia è proprio il libro che fa per te!..." Qualche anno più tardi ho perduto mia moglie e sono entrato in monastero. Oggi sono vescovo e conservo quell'opera come una benedizione dello starets e un pegno del futuro da lui predettomi ».
All'eremo c'era un giovane monaco di nome Palladio; una domenica in cui aveva celebrato la liturgia, ritornava alla sua cella allegro e in ottima salute quando un fratello addetto al servizio della cella dello starets venne a riferirgli un messaggio di Padre Amvrosij.
Questi gli raccomandava di rivestire lo skima e di cantare « il canone per la separazione dell'anima dal corpo ». Stupito, il monaco rispose che stava benissimo. Qualche giorno più tardi lo starets gli trasmise la stessa ingiunzione e così per tre volte. La quarta volta ciò che lo starets aveva presentito si realizzò: il monaco ebbe un attacco di paralisi e rese l'anima a Dio, dopo aver recitato la preghiera prescritta.
Lasciata la carica diplomatica che occupava, lo scrittore e filosofo russo Leontiev si ritirò a Optina. Vi abitò per quindici armi e per tutto questo tempo restò in stretto contatto con lo starets Amvrosij. Nell'autunno 1891, prima di raggiungere la lavra Trinità-san-Sergio dove avrebbe ricevuto l'abito, disse addio ad Amvrosij e gli chiese di benedire la vita che stava per abbracciare. Allora lo starets gli disse improvvisamente: « Tra poco ci rivedremo ». Leontiev non diede importanza a queste parole, ma quando tre mesi più tardi ricevette la notizia della morte di Amvrosij, senti tutt'a un tratto che la sua fine era vicina e rivelò quello che gli aveva detto lo starets. Dopo breve tempo, Leontiev fu colto da una polmonite e morì nel giro di qualche giorno.
Una religiosa soffriva di un crudele male alla gola; il medico diagnosticò una tubercolosi acuta della laringe e dichiarò di non vedere speranza di guarigione. Nel più grande abbattimento, la religiosa si recò dallo starets e gli espose la sua prova. Egli la mandò a una sorgente che si trovava nelle vicinanze dell'eremo dandole il compito di portargli un po' di quell'acqua. Così fece. Lo starets prese le tre uova che gli restavano in dispensa e ne mescolò il bianco con l'acqua. Dopo aver sorbito questa bevanda la malata doveva ritornare al suo monastero e servirsi dell'acqua della fonte per lavarsi. Essa osservò scrupolosamente queste prescrizioni. Dopo essersi lavata, cadde in un sonno profondo che durò un giorno e una notte. L'indomani mattina si sentiva meglio e poco tempo dopo era completamente ristabilita. Il medicò non poté mai spiegare la guarigione.
I contemporanei e i vicini dello starets Amvrosij gli attribuiscono così numerosi casi di guarigioni e di predizioni.
Sull'esempio di san Serafim di Sarov, Amvrosij condivideva senza misura con i suoi simili i doni e le grazie con cui Dio lo favoriva e non deluse mai la fede e la fiducia di quanti chiedevano la sua intercessione.
Salvò così molte anime in pericolo, riconducendole sul cammino della speranza. Insegnava agli uomini a distinguere il vero dal falso, a discernere la mancanza di sincerità e la relatività dei legami umani, e nello stesso tempo insegnava loro con l'esempio i veri valori. Ogni giorno folle numerose percorrevano la strada di Optina e questi pellegrini avidi di consolazione stavano, a volte per ore, davanti alla capanna cercando di vedere l'alta figura del vecchio starets.
Per certi tratti, lo starets Amvrosij si avvicinava a san Serafim di Sarov. Tutti e due si sono particolarmente presi cura del problema delle religiose. Entrambi hanno fondato, poco lontano dalla loro residenza, un monastero dove le monache vivevano sotto la loro guida spirituale. E' questo un capitolo speciale della storia dello starcestvo russo ed è bene ricordarlo qui.
Con l'aiuto di generosi visitatori, Amvrosij poté creare nél 1870, nel villaggio di Samordino, a 15 chilometri da Optina, un monastero di religiose posto sotto la protezione dell'icona della vergine di Kazan. Lo starets stesso diresse la costruzione della chiesa del monastero e si occupò della sistemazione delle costruzioni per i bisogni di una comunità monastica.
Infaticabile, passava ogni giorno molte ore in cantiere e s'incaricava delle procedure necessarie. Si sarebbe detto che tutte le debolezze causate dall'età, tutte le infermità del suo corpo provato, gli lasciavano ora una inaspettata tregua.
Il primo ottobre 1881 venne consacrata la chiesa. Lo starets stesso scelse con grandissima cura le prime monache e dedicò ogni sua sollecitudine all'estensione della sua fondazione. Ogni estate andava a Samordino per farsi carico, durante molte settimane, dell'istruzione e della guida delle sue figlie spirituali.
I monaci di Optina e i visitatori dello starets si adombrarono nel vedersi così trascurati. Il vescovo diocesano stesso credette suo dovere intervenire. Chiese ad Amvrosij di ritornare a Optina; lo starets obbedì, ma ogni estate si riproponevano gli stessi problemi.
Nel corso dell'estate 1891 Amvrosij si recò di nuovo a Samordino. Durante tutto l'inverno si era sentito molto debole; dopo qualche tempo di tregua il suo stato di salute fu motivo di vive inquietudini per la badessa e le monache di Samordino. Il vescovo lo richiamò ad Optina e gli mandò un messaggio che gli annunciava la sua prossima visita.
All'inizio dell'autunno Amvrosij ebbe un colpo di freddo e fu costretto a letto. Quando le monache gli comunicarono il prossimo arrivo del vescovo e gli chiesero come avrebbero dovuto riceverlo, rispose: « Noi canteremo: O Cristo, fa riposare con i Santi l'anima del tuo servo ».
Spirò il 10 ottobre 1891, circondato dalle sue figlie spirituali. Mentre era già in viaggio, il vescovo ricevette la notizia della morte dello starets e decise di celebrare personalmente l'ufficio dei funerali.
Era sera; la salma era stata deposta nella chiesa che Amvrosij aveva costruito qualche anno prima. Le monache cantavano la Panykide e il vescovo entrò in chiesa nel momento in cui intonavano: « O Cristo, fa riposare con i Santi l'anima del tuo servo ». Così l'ultima predizione dello starets si era realizzata.
Spettacolo commovente: l'umile bara, accompagnata da migliaia di persone che portavano ceri, fu condotta attraverso prati e boschi al canto dei monaci e delle monache. Solo a notte inoltrata ritornò all'eremo per l'ultimo riposo.
Ebbero così termine trentun anni di starcestvo; ma i discepoli di Amvrosij proseguirono la sua opera ancora per trent'anni, fino al giorno in cui le porte dell'eremo furono chiuse alla vita ascetica e tacquero le campane su quella terra che aveva alimentato lo starcestvo russo, l'ultima e la più feconda.
La morte dello starets Amvrosij segnò la fine dell'epoca gloriosa dello starcvestvo russo. Altri startsi, contemporanei di Amvrosij, ebbero un profondo irradiamento spirituale, in diversi eremi, ma a lui spetta il primo posto.
Fra questi discepoli citiamo lo starets Iosif, che assunse la guida dei figli e delle figlie spirituali di Amvrosij. Nei vent'anni che rimase a Optina, si attirò la stima e l'affetto di tutti i visitatori e morì nel 1911. Fu sepolto accanto alla tomba del suo maestro.
Ricordiamo anche il monaco Nettario. Venuto giovanissimo a Optina, beneficiò per decine d'anni della guida spirituale dello starets Amvrosij. Profondamente attratto dalla solitudine e dal silenzio, dedicava quasi tutto il suo tempo alla preghiera spirituale. Solo dopo la morte dello starets Iosif si dedicò alle funzioni di fraternità spirituale con uno spirito e uno stile simili a quelli dello starets Leonid.
Ricordiamo infine il monaco Anatolij. Dopo lunghi anni trascorsi accanto ad Amvrosij nel servizio della cella, egli stesso divenne starets e uno dei poli della vita spirituale di Optina. Universalmente apprezzato e venerato, occupò la cella del suo maestro, tranne che negli ultimi anni, che trascorse nello skit come eremita. Il suo contegno, il suo stile di vita, la sua cordialità, la sua affabilità lo fecero straordinariamente simile al santo starets Serafim. Per trent'anni si dedicò alla paternità spirituale, compreso il periodo della prima guerra mondiale e della Rivoluzione. Dopo aver illuminato e confortato fino alla fine coloro che cercavano Dio o che erano scoraggiati, mori nel 1921 (o nel 1922) quando la follia che scosse il mondo arrivò a distruggere il silenzio e la solitudine degli skitij del grande eremo di Optina.
I discepoli degli startsi furono dispersi lontano dalle mura della loro patria spirituale; si disseminarono nelle foreste nordiche o fino in Siberia per proseguirvi - nel silenzio, nel segreto, ma fino a quando? - la tradizione ascetica dei loro predecessori.
(Tratto da: IGOR SMOLITSCH, Leben und Lehre der Starzen - Jacob Hegner Verlag, Koln und Olten 1952)