INCONTRO CON LO

 

 

STAREC BASILIO

 

 


 


La preghiera che riscalda


Avevo forse, allora, sette anni, non più. Attraverso il ponte sul piccolo fiume Monastyrka, ero andato con mia nonna, Elisabetta Alexeevna, nella Laura di Sant'Alessandro Nevskij, a Pietroburgo.

Era d'inverno, una freddissima giornata di gennaio. A un tratto, notai un figura insolita che si avvicinava: un vegliardo, in veste azzurra, con la testa scoperta, i capelli e la barba bianchissimi. Teneva in mano un alto bastone di ebano, sormontato dalla corona imperiale. Ciò che mi stupì maggiormente, fu vedere il vegliardo camminare a piedi nudi, con un freddo così pungente; e quei piedi non erano arrossati o piagati, ma rosei, come se stesse camminando sul più soffice tappeto.

Mi fermai pieno di stupore, soprattutto quando vidi che il vecchio, riconoscendo mia nonna, si dirigeva direttamente verso di noi.

- Buon giorno, stimatissima Elisabetta Alexeevna. Venite a venerare le reliquie, con questo freddo? Fate bene: né il caldo né il freddo possono separarci dal Signore. E questo ragazzetto con voi: vostro nipotino, vero? L'avete portato con voi, avete fatto bene, molto bene. Il Signore sia con voi». E lo splendido vecchio ci lasciò.

- Chi è nonna? chiesi.

-   E' lo starec Basilio, piccolo mio: un uomo spirituale. E' accolto ovunque, anche alla presenza dell'Imperatore. Il bastone con la corona è un dono del sovrano.

-   Ma come può camminare a piedi nudi? Io ho gli stivaletti foderati di pelliccia, e il berretto finnico; e lui se ne va in giro senza guanti e a testa scoperta. Come fa?

La Preghiera lo riscalda. Nei tempi antichi, nel Grande Nord, santi asceti vivevano in caverne, o nel cavo degli alberi, e con quel freddo. Qui, al confronto, non è nulla. La Preghiera li riscaldava.

-   E quale preghiera, nonna?

-   Quella che si chiama « la Preghiera di Gesù », e si dice così: 

 

"Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore"

 

I monaci hanno l'obbligo di recitarla nella loro cella, ma essa è raccomandata a tutti i fedeli. Devi sapere che chi si abitua a questa preghiera e la ripete continuamente, si riscalda. Il caldo e il freddo gli sono indifferenti; sente poca fame e sete. Ma adesso la fede diminuisce; anche nei monasteri si trascura di recitarla, o la si recita male. Per questo nei monaci di oggi non c'è più la fede che trasporta le montagne e guarisce i malati. Se lo starec Basilio cammina a piedi nudi con un freddo di 20° sotto zero, deve avere una gran fede, unita alla Preghiera.

-   Soltanto i monaci possono praticare questa preghiera? chiesi allora alla nonna.

-   No, non solo essi. Il Padre Giovanni Sergeev, curato di Kronstadt, è anche lui un grande uomo di preghiera: compie miracoli e guarisce i malati. Ci sono persone così anche nel mondo. Ma tu sei ancora troppo piccolo e non puoi comprendere questo adesso, lo capirai più tardi. Nella famiglia di tua madre, l'Abbadessa Anfisa era assai venerata; era molto tradizionalista e conservava i vecchi riti. Un lontano cugino di tua madre era Metropolita di Pietroburgo e Primate di Russia, monsignor Palladij. Adesso il suo successore qui, monsignor Antonio, è un uomo meraviglioso. Era professore, e quando morirono sua moglie e i suoi figli, si fece monaco: e divenne Metropolita. Ricordo ancora il defunto monsignor Isidoro: aveva 93 anni, quando morì, ed era sempre in carica. Colui che digiuna e vive poveramente, vive a lungo e muore serenamente. Tu sei goloso di dolci e di cioccolato: non è bene. Non bisogna attaccarsi a nulla. Tutto passa.

-   Che cosa vuol dire: «tutto passa?», chiesi alla nonna. L'inverno e l'estate passano, lo so; ma che altro ancora?

-   Ebbene, tu avevi il nonno, Abramo Pavlovic, e ora non c'è più: è passato.

Quella spiegazione mi stupì: ma ero troppo piccolo per insistere nelle domande.

Entrammo nel Catholicon  della Santissima Trinità; la chiesa era ben illuminata e riscaldata. La nonna si procurò due ceri, li accese, e li pose davanti alla grande icona di sant'Alessandro Nevskij, Granduca di Russia nel secolo XIII. Un imponente ieromonaco ci venne incontro mentre uscivamo.

-   Siete venuta con il vostro nipotino, con il freddo che fa, Elisabetta Alexeevna? Avete fatto bene.

-   Abbiamo incontrato lo starec Basilio, intervenni io. Lui va a piedi nudi e testa scoperta, e non sente il freddo. Come è possibile?

-  Sei curioso, disse il monaco sorridendo; ebbene, la Preghiera di Gesù lo riscalda come un cappotto di pelliccia, e lo fa camminare sulla neve come sul morbido tappeto di un salotto. Il nuovo santo canonizzato, Serafino di Sarov, parlava di questo. Prega come loro, impara questa preghiera e ripetila spesso. Tu sei ancora troppo piccolo, ma più tardi dovrai cominciare a dirla; altrimenti ti corromperai e perderai la fede come tanti studenti. Ma senza la fede, mio piccolo fratello, non si può vivere.                  

-  Il mio nipotino è molto devoto, intervenne la nonna. Nella sua camera ci sono molte icone: una parete ne è interamente coperta. Egli accende ceri e lampade davanti ad esse e prega. Suppongo che egli somigli alla sua prozia, l'Abbadessa Anfisa.                        

-  Da bambini sono pii, osservò il monaco; poi, divenuti grandi, cadono nell'ateismo. Ma tu, Serèza, non abbandonare la preghiera. Prega come puoi. Si avvicinano tempi difficili. C'è stata una rivoluzione: ora si è calmata, ma solo per un momento. San Serafino ci ha predetto tempi assai penosi: allora ci salveremo soltanto con la preghiera e con la pazienza. Voi ed io, Elisabetta Alexeevna, non vedremo questi orrori, ma il piccolo li vedrà certamente. Allora la Preghiera lo aiuterà.

Mentre tornavo a casa con la nonna, riflettevo alla conversazione avuta. Ormai sono trascorsi più di sessant'anni, ma ricordo sempre quel mattino del gennaio 1908.