SCRITTO ANONIMO

(tratto dai Racconti del pellegrino russo)

 

 

IL SEGRETO DELLA SALVEZZA RIVELATO DALLA PREGHIERA INCESSANTE
 


"Pregare significa in realtà rivolgere tutto se stesso alla memoria incessante di Dio, camminare alla sua divina presenza, ridestarsi al suo amore riempiendo di Lui il proprio pensiero, fondere il Nome di Dio con il respiro e i battiti del cuore, invocando con le labbra il Santissimo Nome di Gesù Cristo, cioè recitando la Preghiera di Gesù, in ogni istante e luogo e nel corso di qualsiasi attività.."


Come raggiungere la salvezza? Questa domanda sorge spontanea nella mente di tutti i devoti cristiani che avvertono la natura ferita e debole dell'uomo e al tempo stesso percepiscono in lui la permanenza dell'aspirazione primordiale alla verità e alla giustizia. Chiunque abbia fede nell'immortalità e nel premio della vita eterna si incontra involontariamente, se solo rivolge lo sguardo al cielo, con questo pensiero: come salvarsi? Nel tentativo di risolvere tale questione, l'uomo interroga esperti e sapienti, e legge poi, su loro consiglio, i libri edificanti che gli scrittori spirituali hanno dedicato a questo argomento, cercando di seguire con zelo le regole e le sagge indicazioni udite e lette. In tutti questi insegnamenti gli vengono sempre richiesti, come condizioni indispensabili alla salvezza, una vita devota, opere ascetiche di vario genere e uno sforzo costante per giungere alla piena negazione di sé. Tutto questo dovrebbe guidarlo a compiere buone azioni, a osservare fedelmente tutti i comandamenti di Dio, a testimoniare una fede salda e incrollabile... Più in là, gli verrà spiegato che queste condizioni preliminari della salvezza devono essere necessariamente realizzate tutte insieme e nella massima umiltà. Le virtù, infatti, dipendono l'una dall'altra e devono sostenersi, perfezionarsi e stimolarsi reciprocamente, così come i raggi del sole mostrano la loro forza e fanno scaturire la fiamma soltanto se vengono concentrati in un unico punto attraverso un vetro. In caso contrario, "chi e infedele nel poco, lo sarà anche nel molto".

Inoltre, per essere ancor più definitivamente convinto della necessità di questa attività complessa e integrale, l'uomo alla ricerca della salvezza ascolterà alte lodi delle virtù e severi biasimi della miseria e delle disgrazie che derivano dai vizi. Tutto questo verrà infine sigillato dalla promessa, non certo menzognera, che nella vita eterna egli riceverà una ricompensa meravigliosa e beata, oppure una punizione tormentosa e terribile. Ecco, questo è l'indirizzo generale delle prediche dei nostri giorni.

Indirizzato in questo senso, l'uomo che desidera appassionatamente la salvezza si dedicherà allora con ardore a mettere in pratica tali insegnamenti, applicando alla sua esperienza tutto quel che ha udito e letto. Ma, ahimè, sin dal primo passo del suo cammino egli non riuscirà a raggiungere ciò a cui aspira, subito prevedendo e verificando in se stesso che la natura degenerata e debole avrà la meglio sulle convinzioni della ragione; vedrà che il suo libero arbitrio è legato, le inclinazioni depravate, la forza dello spirito inadeguata. Sempre più consapevole della sua impotenza, egli giungerà naturalmente a domandarsi se esistano davvero mezzi tali da consentirgli di osservare quanto è prescritto dalla legge di Dio e richiesto dalla devozione cristiana, come sono già riusciti a fare tutti coloro che si sono resi degni della salvezza e della santità. E allora, nel tentativo di conciliare dentro di sé le aspirazioni della ragione e della coscienza con l'insufficienza delle sue forze, egli si rivolgerà ancora ai predicatori della salvezza per chiedere loro: "Come raggiungere la salvezza?" Come giustificare l'impossibilità di rispettare le condizioni necessarie alla salvezza?  E lo stesso predicatore, è davvero in grado di mettere in pratica tutto quel che insegna? Il postulante riceverà allora una risposta perentoria e universale: «Chiedi a Dio, prega Dio affinché ti aiuti!».

Ma allora non sarebbe più fruttuoso dedicarsi sin dall'inizio e con assiduità alla preghiera, strumento perfetto per compiere tutto quel che richiede la devozione cristiana e tramite il quale si consegue la salvezza? Questa è la conclusione cui giunge l'uomo devoto, che si applica allora subito allo studio della preghiera, leggendo, riflettendo e pesando gli insegnamenti degli scrittori che hanno studiato tale argomento. Senza dubbio, egli troverà in questi scrittori pensieri luminosi, concetti profondi e espressioni incisive. Uno riflette esaurientemente sulla necessità della preghiera, un altro sulla sua forza e sui suoi benefici frutti, un altro ancora sull'obbligo di pregare o sul fatto che la preghiera richiede zelo, attenzione, fervore, purezza mentale, riconciliazione con i nemici, umiltà, contrizione e tutti gli altri requisiti che non possono mancare quando si prega... 

Ma assai di rado si trovano risposte chiare ed esaurienti alle prime e più importanti domande: che cosa sia la preghiera di per sé e in che modo ci si debba concretamente accostare ad essa; cosicché, l'uomo che desidera ardentemente pregare si trova ancora una volta di fronte a un velo di mistero. Tutte le sue letture gli lasceranno nella memoria soltanto l'aspetto esteriore, pur se devoto, della preghiera, ed egli giungerà allora alla conclusione che per pregare occorre andare in chiesa, fare il segno della croce, prostrarsi, inginocchiarsi, leggere i salmi, i canoni, gli acatisti.

Questo, in generale, pensano tutti coloro che non conoscono gli scritti dei santi Padri sulla preghiera interiore e le opere contemplative. Infine, l'uomo in cerca della preghiera incontra un libro che si chiama Filocalia, nel quale venticinque santi Padri hanno esposto in maniera chiara e comprensibile la dottrina integrale dell'autentica ed essenziale preghiera del cuore. Il mistero della salvezza e della preghiera comincia allora a sollevare il suo velo e l'uomo intravede che pregare significa in realtà rivolgere tutto se stesso alla memoria incessante di Dio, camminare alla sua divina presenza, ridestarsi al suo amore riempiendo di Lui il proprio pensiero, fondere il Nome di Dio con il respiro e i battiti del cuore, invocando con le labbra il Santissimo Nome di Gesù Cristo, cioè recitando la Preghiera di Gesù, in ogni istante e luogo e nel corso di qualsiasi attività..

Queste luminose verità, dopo aver illuminato la coscienza di chi cerca la salvezza e averlo indirizzato sul cammino che conduce allo studio e al conseguimento della preghiera, lo convinceranno in breve tempo a dedicarsi senz’altro alla realizzazione di questi saggi insegnamenti; tuttavia, nel corso dei suoi tentativi irregolari, egli incontrerà molte difficoltà, sinché una guida esperta non gli avrà rivelato pienamente (sempre servendosi della Filocalia) la misteriosa essenza delle azioni che portano alla salvezza.

E cioè che l'assiduità o la perpetuità della preghiera (qualunque essa sia, da principio) costituisce l'unico mezzo efficace per raggiungere tanto la perfezione della preghiera interiore quanto la salvezza dell'anima.

L'assiduità della preghiera è il fondamento su cui si regge l'intero processo che conduce alla salvezza, come conferma san Simeone il Nuovo Teologo: «Chi prega incessantemente riunisce in quest’azione ogni bene».

Pertanto, per manifestare pienamente la verità di questa rivelazione, la guida spirituale la spiegherà nel modo che segue: "Per la salvezza dell'anima è necessaria, prima di ogni altra cosa, una fede autentica. Le Sacre Scritture dicono: "Senza la fede è impossibile piacere a Dio; chi non crederà sarà condannato". D'altra parte, la stessa Sacra Scrittura mostra che con le sue sole forze l'uomo non può far nascere in sé la fede, neppure in misura di un semino di senape; e questo perché la fede non nasce in noi, ma è un dono spirituale di Dio e ci viene trasmesso dallo Spirito Santo. Che fare, dunque? Come conciliare le necessità dell'uomo con la sua impotenza? Sempre nella Sacra Scrittura ci è spiegato il mezzo e ci sono anche forniti degli esempi: chiedete e vi sarà dato. Ecco il mezzo! Infatti, per ricevere e possedere un dono è necessario chiederlo; dobbiamo allora pregare per ottenere la fede: Chiunque infatti domanderà otterrà. Gli apostoli non potevano da soli far nascere in sé la fede, ma pregavano Gesù Cristo: "Signore, rafforza la nostra fede". Ecco un esempio di acquisizione della fede! Vediamo quindi che ]a fede si ottiene con la preghiera.

Per la salvezza dell'anima, oltre alla vera fede sono necessarie anche le buone opere, le virtù, poiché la fede senza le opere è morta; perché l'uomo è giustificato anche dalle opere, e non solo dalla fede, e se vuoi entrare nella vita eterna osserva i comandamenti: non ammazzare, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, onora il padre e la madre e ama il tuo prossimo come te stesso io. E tutti questi comandamenti devono essere osservati congiuntamente. Chiunque infatti osserva tutta la legge ma pecca contro un solo comandamento, si rende colpevole di tutti .

Così insegna il santo apostolo Giacomo. E il santo apostolo Paolo, descrivendo le debolezze dell’uomo, dice: "Nessuna carne sarà giustificata dinanzi a lui per le opere della legge. Sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto al peccato, volere è in mio potere, ma a compiere il bene non riesco: io non faccio il bene che voglio ma il male che non voglio, dunque io stesso, con lo spirito sono sottomesso alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato" . In che modo realizzare allora le opere buone prescritte dalla legge di Dio, se l'uomo è debole e non può osservare i comandamenti?

E non può, sinché non chiede e non prega per ottenere ciò. "Non ottenete perché non chiedete", spiega il santo apostolo stesso. E lo stesso Gesù Cristo dice: "Senza di me non potete fare nulla", E poi ci insegna in che modo operare con lui: "Rimanete in me e io in voi  Chi rimane in me e io in  questi produce molto frutto". Ma rimanere in Lui significa percepire incessantemente la sua presenza, chiedere incessantemente nel suo Nome: "Tutto quel che chiederete nel mio nome vi sarà dato". Questo significa che anche la capacità di compiere opere buone si ottiene con la preghiera! Un esempio ci è fornito dallo stesso apostolo Paolo, che per tre volte pregò per vincere una tentazione,  si prostrò in ginocchio dinanzi a Dio Padre perché fortificasse l'uomo interiore, e infine ci comandò di pregare prima di ogni altra cosa e di pregare incessantemente per ogni cosa.

Da ciò deriva che la salvezza spirituale dell'uomo è tutta racchiusa nella preghiera e che questa è necessaria più di ogni altra cosa, perché per suo tramite si ravviva la fede e si realizzano tutte le virtù. In una parola, con la preghiera si ottiene tutto, mentre senza di essa non si può compiere nessun atto di devozione cristiana.

E' per questa ragione che soltanto alla preghiera si chiede di essere perpetua e incessante; le altre virtù hanno ognuna il suo tempo, ma alla preghiera è comandato di essere incessante: Pregate senza interruzione, Occorre dunque pregare sempre, in ogni momento e in ogni luogo.

La vera preghiera richiede condizioni particolari. Deve essere elevata con purezza di cuore e di mente, fervido zelo, estrema attenzione, devozione e umiltà assoluta. Ma chi in coscienza potrà non convenire di essere ancora lontano dal rispettare tali indispensabili condizioni dell'autentica preghiera? Chi non ammetterà di elevare la sua preghiera più per costrizione e con uno sforzo su se stesso che per amore, inclinazione e piacere di pregare? A questo proposito, le Sacre Scritture affermano che l'uomo non è in grado di controllare la mente e purificarla da tutti i pensieri superflui: perché i pensieri dell'uomo sono rivolti al male sin dalla giovinezza  e Dio solo ci dà un altro cuore e uno spirito nuovo, perché il volere e il fare è di Dio; e non sappiamo come e per che cosa pregare; così afferma la Sacra Scrittura. Da ciò deriva che non siamo in grado di pregare veramente, né possiamo scoprire le proprietà sostanziali della nostra stessa preghiera!

Se così grande è l'impotenza dell'uomo caduto, in che modo la sua forza e la sua volontà possono essere rivolte al conseguimento della salvezza? Senza preghiera, l'uomo non può acquisire la fede e neppure compiere buone azioni; anzi, egli non sa neanche pregare veramente.

Qual è dunque la parte dell'uomo, che cosa è in potere delle sue forze e della sua libertà per evitare la rovina e giungere alla salvezza?

Il Signore ha voluto che la cosa più importante di ogni azione, vale a dire la qualità, fosse riservata alla sua volontà e al suo dono. E per mostrare più chiaramente all'uomo la sua dipendenza dalla volontà divina e insegnargli in questo modo l'umiltà, Dio ha lasciato alla volontà e alle forze umane soltanto la quantità della preghiera, comandando di pregare incessantemente, in ogni tempo e in ogni luogo.  Con ciò pertanto è rivelato il metodo segreto per raggiungere la preghiera autentica, e al tempo stesso la fede, l'osservanza dei comandamenti e la salvezza!

Dunque, la parte dell'uomo è la quantità; l'assiduità della preghiera è di competenza della sua volontà. Così insegnano anche i Padri della Chiesa. San Macario il Grande scrive: «Pregare, in un modo o nell'altro (ma con assiduità), compete alla nostra volontà, ma pregare nel modo giusto è un dono della grazia».  Il beato Esichio afferma invece che «la frequenza della preghiera diventa abitudine e infine si trasforma in una cosa naturale» e che «senza la frequente invocazione del Nome di Gesù Cristo è impossibile purificare il cuore».

Prima ancora di cimentarsi nelle imprese ascetiche e di acquisire le virtù, i beati  Callisto e Ignazio  consigliano di recitare spesso, anzi incessantemente, la preghiera del Nome di Gesù Cristo, poiché la frequenza  purifica gradualmente anche la preghiera imperfetta. Il beato Diadoco  afferma che l'uomo non cade nella tentazione se, pregando, invocasse il più spesso possibile il Nome del Signore.

Come sono saggi e vicini al cuore questi insegnamenti pratici dei Padri, che con esperta semplicità illuminano i metodi più efficaci per perfezionare l'anima! E come sono radicalmente diversi dagli insegnamenti morali della ragione teoretica! La ragione ci esorta a compiere questa o quella buona azione, ad essere coraggiosi e perseveranti, a credere nei buoni esiti delle virtù; incita, ad esempio, a purificare la mente e il cuore dai desideri di vanità e a riempirli con riflessioni edificanti, a operare il bene per essere sereni, a vivere secondo ragione e coscienza... Ma, ahimè, nonostante i nostri sforzi, tutto questo non sarebbe mai sufficiente senza un frequente ricorso alla preghiera, senza richiedere cioè l'aiuto di Dio.

Ritorniamo ora agli insegnamenti dei Padri e prendiamo in considerazione, ad esempio, quello che essi dicono riguardo alla purificazione dell'anima. San Giovanni Climaco scrive: "Se l'anima è oscurata da pensieri impuri, sconfiggili ripetendo frequentemente il Nome di Gesù. Non esiste arma più efficace e forte di questa,  nè in cielo nè in terra". E San Gregorio Sinaita  insegna: «Sappi che nessuno può controllare con le sue sole forze la propria mente; se i tuoi pensieri sono impuri, invoca con assiduità e frequenza il Nome di Gesù Cristo e quelli svaniranno da soli». Com'è semplice, facile e al tempo stesso efficace questo metodo, e com'è diverso da quello proposto dalla ragione teoretica che tenta presuntuosamente di raggiungere la purezza con i suoi soli mezzi!

Adesso che abbiamo preso in considerazione i saggi insegnamenti dei santi Padri, possiamo grazie ad essi giungere alla conclusione che il principale, il più efficace, e anzi l'unico mezzo per operare il bene e al tempo stesso ottenere la salvezza consiste nella preghiera assidua e incessante, per quanto imperfetta possa essere.

Anima cristiana, se non trovi in te stessa la forza di prostrarti a Dio in spirito e verità, se il tuo cuore non conosce ancora il tepore e la dolcezza della preghiera interiore e mentale, offri allora in sacrificio a Dio quella preghiera che puoi pronunciare, adeguata alla tua volontà e alle tue forze!

Che i tuoi poveri organi corporei, le labbra in primo luogo, facciano l'abitudine all'invocazione frequente e continua, che invochino cioè spesso, senza interruzione, il Nome potente di Gesù Cristo.

Non è difficile, ognuno lo può fare! E' proprio questo che richiede il saggio insegnamento del santo Apostolo: "Per mezzo di lui offriamo di continuo a Dio un sacrificio di lode, il frutto cioè delle labbra che confessano il suo Nome".

L'assiduità genera necessariamente l'abitudine e finisce col divenire cosa naturale, coinvolgendo nel corso del tempo anche la ragione e il cuore. Se l'uomo riuscisse a osservare con perfezione almeno quest'unico comandamento divino della preghiera perpetua, adempirebbe di conseguenza anche tutti gli altri; infatti, se in ogni tempo, luogo e occupazione l'uomo pregasse, invocando segretamente il divino Nome di Gesù Cristo, all'inizio magari senza fervore dell'anima né zelo, facendo soltanto forza a se stesso, non gli resterebbe comunque tempo per dedicarsi a vane conversazioni, per criticare il prossimo, per sprecare la sua vita in indegne soddisfazioni dei sensi. Ogni suo pensiero impuro verrebbe imbrigliato e non potrebbe diffondersi, le azioni peccaminose troverebbero un terreno meno fertile di quanto avviene in una mente vuota, i discorsi verbosi o insignificanti diminuirebbero o cesserebbero completamente e ogni trasgressione sarebbe purificata dalla grazia che deriva dall'invocazione assidua del Nome di Dio. Il frequente esercizio della preghiera distoglierebbe l'anima dalle azioni peccaminose e la attirerebbe verso la sua meta primaria: l'unione con Dio!

Ecco, adesso puoi comprendere come nella preghiera  sia importante e indispensabile la quantità. L'assiduità è l'unico mezzo che permetta di rendere pura e autentica la preghiera, e nello stesso tempo e la migliore e più efficace preparazione ad essa e la via più rapida per giungere al fine stesso della preghiera, e cioè alla salvezza!

Per convincerti definitivamente della necessità di pregare senza interruzione tieni ben presenti questi tre punti:

1) ogni sollecitazione, ogni pensiero rivolto alla preghiera è opera dello Spirito Santo, voce del tuo Angelo custode;

2) il Nome di Gesù Cristo invocato nella preghiera contiene in sé una forza autonoma e benefica;

3) non si deve dunque essere turbati dall'aridità o dall'imperfezione della propria preghiera, ma bisogna attendere con pazienza i frutti della frequente invocazione del Nome di Dio.

Non ascoltare quindi l'opinione superficiale e irresponsabile delle persone vane, secondo le quali la preghiera frequente ma tiepida è un inutile spreco di fiato.

No, la forza del Nome di Dio e la frequenza della sua invocazione daranno frutto a loro tempo!

Di questo ha detto magnificamente uno scrittore spirituale: «So che molti filosofi falsamente sapienti e pseudo-spirituali, sempre alla ricerca di una vana grandezza e di pratiche nobili soltanto agli occhi della ragione e dell'orgoglio, ritengono che il semplice e assiduo esercizio della preghiera vocale sia un'occupazione insignificante e futile, e addirittura una perdita di tempo». Ma questi sciagurati si ingannano e dimenticano l'insegnamento di Gesù Cristo: Se non diverrete come i fanciulli non entrerete nel Regno dei Cieli Si, costoro pretendono di costruire una scienza della preghiera sulle incerte fondamenta della ragione naturale.

Ma occorrono forse studi, ragione e sapienza per pronunciare con cuore puro: Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà me?

Non è stato forse lo stesso nostro divino Maestro a lodare queste frequenti preghiere?   E non è forse vero che per mezzo di queste brevi ma frequenti invocazioni sono stati richiesti e ottenuti dei prodigi? Sii forte, o anima cristiana, e non cessare di pronunciare incessantemente la tua preghiera! Non devi farlo, neppure sé il tuo grido scaturisce da un cuore ancora distratto e solo parzialmente libero dalle cose del mondo! Devi invece proseguire, senza interruzione e senza turbamento, e la tua preghiera si purificherà in virtù dell'assidua ripetizione. Non dimenticare mai quel che dice l'apostolo: "chi abita in voi è più grande di colui che è nel mondo. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa".

E dunque, se tutti questi argomenti ti hanno convinto che nonostante le nostra impotenza l'assiduità della preghiera è efficace, accessibile a ognuno e interamente dipendente dalla volontà umana, deciditi a sperimentarla, all'inizio anche solo per un giorno. Cerca di fare in modo che la tua preghiera sia frequente, cosicché nel corso dell'intera giornata all'invocazione del Nome di Gesù Cristo sia dedicato più tempo che a tutte  le altre occupazioni. Ti accorgerai allora senza alcun dubbio che proprio grazie a questa priorità della preghiera sulle altre occupazioni quotidiane tale giorno non è stato sprecato, ma guadagnato nel cammino verso la salvezza; e sulla bilancia del giudizio di Dio questa preghiera frequente farà salire il piatto delle tue debolezze e cattive azioni, e cancellerà i peccati di quella giornata nel libro della coscienza, facendoti procedere sulla via della devozione e donandoti la speranza di conseguire la santificazione e la vita eterna.

 

 

 

 

Discussione sul tema esposto nello scritto

 

 

Il pellegrino

 

Vi ringrazio con tutta l'anima, santo padre, per aver rallegrato con questa lettura la mia anima peccatrice. Sono parole bellissime, che riempiono di gioia; e al tempo stesso anche una mente ottusa come la mia riesce a comprenderle, proprio come quelle della Filocalia, dove i santi Padri trattano questo stesso argomento. Ecco, per esempio, nella quarta parte della Filocalia Giovanni Carpazio dice che Dio vuole che per mezzo della preghiera si salvi chi non ha la forza necessaria per essere temperante e compiere imprese ascetiche. Ebbene, anche il vostro scritto spiega ciò con chiarezza e precisione. Ringrazio qui     di prima Dio e poi voi per avermi consentito di ascoltare queste cose

 

 

Il professore

 

Anch'io ho ascoltato con grande attenzione e piacere la vostra lettura, reverendo padre. Tutte le vostre conclusioni sono state tratte seguendo la più rigorosa logica, e sono pertanto attendibili e significative, almeno per me. Mi sembra tuttavia che la possibilità di pregare incessantemente sia determinata soprattutto da circostanze favorevoli, in particolare da una completa solitudine. Sono d'accordo sul fatto che la preghiera assidua e incessante sia alla portata dell'uomo e costituisca l'unico metodo per ottenere il soccorso della grazia e la santificazione, ma ritengo che questo metodo possa essere praticato solo da chi gode di solitudine e pace. Respingendo da sé occupazioni, affanni e distrazioni, l'uomo può dedicarsi alla preghiera assidua e incessante, perché in questo modo deve combattere soltanto la pigrizia o la noia.

Ma chi vive nel mezzo di una società rumorosa, oberato da impegni e doveri, se anche desiderasse ardentemente dedicarsi alla preghiera, ne sarebbe impedito dalla grande quantità di distrazioni. Di conseguenza, la preghiera incessante richiede un metodo particolare che può essere realizzato solo in condizioni favorevoli e non è dunque alla portata di tutti...

 

 

Lo schimnik

 

- Sbagliate a trarre questa conclusione! Infatti, una volta appresa la preghiera interiore il cuore può pregare sempre e senza ostacolo, invocando il Nome di Dio in ogni genere di occupazioni (tanto meccaniche quanto intellettuali) e anche in ogni situazione, per quanto rumorosa possa essere (chi ne ha già fatto esperienza lo sa bene, agli altri occorre un apprendimento graduale).

Ma c'è di più: si può affermare con sicurezza che nessuna distrazione esterna può interrompere la preghiera di chi realmente  desidera pregare. Il segreto pensiero dell'uomo non è infatti  soggetto ad alcun legame esterno, ma gode invece di assoluta libertà. Questo pensiero può in ogni momento essere richiamato e rivolto alla preghiera; la stessa lingua può pregare in segreto e senza emettere alcun suono, persino in presenza di altre persone e nel corso di occupazioni esteriori. E, del resto, le nostre occupazioni e conversazioni non sono tanto importanti da impedirci di invocare al tempo stesso e con frequenza il Nome di Gesù Cristo; e questo anche se la mente non è ancora pienamente esercitata alla preghiera incessante. Inoltre, se è vero che il distacco dagli uomini e dalle distrazioni di ogni genere costituisce certamente la condizione principale per una preghiera attenta e incessante, l'assenza di tale condizione non giustifica una diminuzione della preghiera; e questo perché la quantità, cioè l'assiduità della preghiera, è alla portata di ogni uomo, del sano come del malato, e dipende esclusivamente dalla nostra volontà. Ciò è dimostrato dall'esempio di tutti coloro che, pur essendo gravati all'estremo da cariche, doveri, occupazioni e lavoro, non solo hanno sempre invocato il divino Nome di Gesù Cristo, ma sono persino riusciti ad apprendere in tal modo l'incessante preghiera interiore del cuore.

E' il caso del patriarca Fozio che, chiamato alla dignità patriarcale da senatore che era, mentre guidava l'immenso gregge di Costantinopoli invocava incessantemente il Nome di Dio, giungendo così a conseguire la spontanea preghiera del cuore.

Allo stesso modo, Callisto del santo Monte Athos, pur oberato dalle sue mansioni di cuoco, riuscì ad apprendere la preghiera incessante. E così Lazzaro, il semplice di cuore, che si prodigava continuamente al servizio dei suoi confratelli e in mezzo al frastuono delle sue varie occupazioni, pronunciava senza posa la Preghiera di Gesù, traendone grande conforto. E molti altri si sono dedicati in tal modo all'incessante invocazione del Nome di Dio.

Se davvero fosse impossibile pregare in mezzo alla gente o nelle occupazioni quotidiane, san Giovanni Crisostomo non ci avrebbe certo chiesto l'impossibile. Così egli ha invece scritto a proposito della preghiera: «Nessuno dica che chi è impegnato nelle occupazioni della vita non può pregare né recarsi in chiesa. Ovunque ti trovi, puoi offrire sacrificio a Dio nella tua mente per mezzo della preghiera. Pertanto si può pregare anche mentre si commercia e si viaggia, mentre si vende al mercato o si lavora nella propria bottega. Pregare si può ovunque, in ogni luogo».

E, in verità, se solo l'uomo riflettesse seriamente su se stesso, troverebbe ovunque la possibilità di pregare se solo si convincesse che la preghiera deve costituire la principale occupazione della sua esistenza e venire prima di ogni altro impegno. In questo caso, egli certamente sbrigherebbe i suoi affari in maniera più rapida, nelle inevitabili conversazioni sarebbe conciso, più silenzioso e privo di verbosità e non si dedicherebbe a cose superflue, risparmiando così tempo da dedicare alla preghiera silenziosa. In un tale ordine di vita, grazie all'invocazione del Nome di Dio, tutte le sue azioni sarebbero coronate da successo ed egli infine imparerebbe la preghiera continua a Gesù Cristo; sperimenterebbe allora concretamente che l'assiduità della preghiera, quest'unico mezzo di salvezza, dipende unicamente dalla sua volontà, che si può pregare in ogni tempo, luogo e situazione, che è agevole pervenire dalla preghiera vocale quella mentale e da  questa alla preghiera del cuore, la quale apre il Regno dei Cieli dentro di noi.

 

 

Il professore

 

-  Concordo sul fatto che nel corso di occupazioni puramente meccaniche sia possibile e persino agevole pregare di frequente o addirittura senza interruzione. Il lavoro manuale, infatti, non richiede una grande concentrazione né un'intensa applicazione della mente, che può dunque dedicarsi alla preghiera incessante insieme con le labbra. Ma quando dobbiamo occuparci di una questione esclusivamente intellettuale - leggere attentamente, riflettere su un argomento profondo o scrivere qualcosa - com'è possibile pregare con la mente e la bocca? E se la preghiera è essenzialmente un fatto della mente, in che maniera possiamo impiegare questa stessa mente in occupazioni d'altro genere?

 

 

Lo schimnik

 

- A questa vostra domanda si può rispondere molto facilmente se teniamo presente che coloro che pregano senza interruzione si dividono in tre categorie: 1) i principianti; 2) progrediti; 3) istruiti.

I principianti possono provare,  anche se impegnati intellettualmente, un momentaneo ma frequente elevamento a Dio della mente e del cuore, pronunciando al tempo stesso una breve preghiera orale; i progrediti, vale a dire coloro che sono giunti a uno stabile orientamento della mente, possono invece dedicarsi alla riflessione o alla composizione di opere scritte rimanendo costantemente alla presenza di Dio, il che è il vero fondamento della preghiera. Ve lo spiegherò con un esempio. Immaginate che un sovrano severo ed esigente vi ordini di scrivere in sua presenza, ai piedi del trono, una dissertazione su un argomento molto profondo scelto da lui. Per quanto pienamente occupati dall'argomento possiate essere, la stessa presenza del sovrano - che dispone completamente di voi e della vostra vita - non vi consentirà di dimenticare neppure per un istante che state riflettendo e scrivendo non in solitudine, ma in un luogo che richiede particolare decoro, rispetto e devozione. Questo sentimento e l'acuta percezione della vicinanza del sovrano rappresentano molto chiaramente la possibilità di dedicarsi senza posa alla preghiera interiore anche nel corso di altre operazioni intellettuali.

Infine, coloro che in virtù di un lungo esercizio o per grazia di Dio sono passati dalla preghiera mentale a quella del cuore, non interrompono la preghiera incessante neppure se impegnati nell'esercizio intellettuale più arduo; e lo stesso durante il sonno. Questo è testimoniato anche dal saggio Salomone: "Io dormo, ma il mio cuore veglia".  

Tali persone controllano ormai il meccanismo del cuore al punto che questo è in grado di invocare da sé il Nome di Dio, suscitando autonomamente la preghiera e sospingendo la mente e l'anima intera all'effusione incessante dell'orazione; e questo in qualunque situazione si trovi l'orante, per quanto astratta e intellettuale possa essere la sua attività.

 

 

Il sacerdote

 

- Permettetemi di esporre anche il mio pensiero. Nel brano che avete letto mi ha colpito l'affermazione secondo cui l'unico metodo per giungere alla salvezza e alla perfezione è l'assiduità della preghiera, «di qualunque tipo questa sia .... Ciò non mi è chiaro e mi chiedo quale beneficio si possa ricavare pregando e invocando incessantemente il Nome di Dio soltanto con la lingua, senza zelo né attenzione, e senza neppure comprendere quel che si dice. Non sarà solo un vaniloquio?  L'unica conseguenza di ciò sarà un vuoto agitarsi della lingua, mentre la mente, ostacolata da questo nelle sue riflessioni, ne subirà un danno alle sue facoltà. Dio non chiede parole, ma una mente sollecita e un cuore purificato. E non è preferibile, allora, pronunciare più di rado e in un tempo prestabilito una preghiera breve, ma piena di attenzione, fervore, ardore e consapevolezza? Altrimenti pronunciando le parole della preghiera giorno e notte, incessantemente, ma senza purezza di cuore e opere devote, non solo non si avanza sulla via della salvezza, ma si finisce anche con lo stancarsi di questo chiacchiericcio esteriore, col sentirsene saturi ed esausti, giungendo infine a perder fede nella preghiera e ad abbandonare questo esercizio infruttuoso. Inoltre, l'inutilità della preghiera soltanto orale è dichiarata anche da alcuni punti delle Sacre Scritture: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il  suo cuore è lontano da me. Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel Regno dei Cieli. Preferisco dire cinque parole con la mia intel­ligenza anziché diecimila con la lingua". E così via. Tutto questo dimostra l'infruttuosità della preghiera esteriore e distratta che si pronuncia solo con la bocca.

 

 

Lo schimnik

 

- La vostra osservazione potrebbe avere qualche fondamento se al consiglio di pregare oralmente non si aggiungesse di far ciò senza posa; o se la preghiera nel Nome di Gesù Cristo non possedesse una forza autonoma, e lo zelo e l'attenzione verso di essa non si acquisissero gradualmente, grazie all'esercizio stesso della preghiera...

Ma le vostre conclusioni non sono corrette e non si reggono, proprio perché si sta parlando dell'assiduità, della durata e della continuità della preghiera (anche se questa, all'inizio, viene pronunciata in maniera arida e disattenta).  Sappiamo più ampiamente questo argomento. Così uno scrittore spirituale conclude la propria dimostrazione dell'estrema utilità e fecondità di una preghiera assidua che ripeta sempre le medesime parole: "Molti falsi sapienti ritengono inutile e persino fatua la ripetizione assidua della stessa preghiera orale, definendola un'occupazione meccanica e insensata delle persone incolte; ma disgraziatamente costoro ignorano il mistero che questo esercizio meccanico finisce col rivelare;  ignorano, cioè, come quest'invocazione frequentemente pronunciata dalla nostra bocca si muti a poco a poco in un autenuco gemito del cuore, radicandosi nella profondità dell'essere umano, apportando in esso gioia, divenendo parte dell'anima stessa che ne è illuminata, nutrita e condotta all'unione con Dio".

Mi sembra che questi falsi sapienti siano simili a quei bambini eschimesi ai quali i missionari cercano di insegnare a leggere e scrivere, e che dopo poco tempo, annoiati da queste lezioni, gridano: «Ma non è cento volte meglio andare in canoa a caccia di foche, come fanno i nostri padri, anziché passare tutto il giorno a ripetere A, B, C, e a scarabocchiare la carta con una penna di uccello?».  L'utilità dell'istruzione che nasce da questo esercizio noioso e ripetitivo restava un mistero per quei bambini.

E allo stesso modo, il mistero costituito dalla semplice e assidua ripetizione del Nome di Dio rimane tale per coloro che non ne conoscono l'immensa utilità o non ne sono convinti.

Costoro, misurando le questioni della fede in base alle forze della loro ragione miope e inesperta, dimenticano che l'uomo è fatto di corpo e anima, vale a dire di due nature, ognuna delle quali influenza l'altra in maniera diretta.....  Per quale ragione, ad esempio, se tu desideri purificare l'anima, cominci innanzi tutto a purificare il corpo, imponendogli un digiuno che lo priva del suo nutrimento più gradito ed eccitante? Affinché esso non ostacoli la purezza dell'anima, o meglio ancora, la faciliti e collabori all'illuminazione della ragione; e anche affinché la continua percezione della fame fisica ti rammenti la tua decisione di ricercare il perfezionamento interiore e le occupazioni gradite a Dio, che troppo facilmente dimentichi. E tu sperimenti chiaramente che attraverso il mezzo esterno del digiuno del corpo acquisisci acutezza interna della mente, serenità d'animo, controllo sulle passioni e memoria dell'esercizio spirituale. In questo modo, cioè, tu acquisti un sussidio e un beneficio interiore e spirituale per mezzo della materia esteriore.

Non diversamente devi intendere quel che si produce per mezzo della preghiera orale, incessante o assidua che sia, che per il suo stesso protrarsi determina lo sviluppo della preghiera interiore del cuore, predisponendo e aiutando l'anima all'unione mentale con Dio.

E' sbagliato credere che l'uomo, stanco della continua ripetizione e annoiato di non comprenderne il senso, finisca necessariamente col ritenere inutile e abbandonare del tutto tale esercizio.  No, l'esperienza dimostra proprio il contrario. Coloro che hanno messo in pratica la  preghiera incessante affermano il contrario: dopo aver preso la decisione di invocare senza posa il Nome di Gesù Cristo, ovvero di pronunciare - il che è la stessa cosa - la Preghiera di Gesù, hanno certo  incontrato all'inizio molte difficoltà e dovuto lottare con la pigrizia; ma in seguito, aumentando sempre più la frequenza del loro esercizio, sono giunti quasi insensibilmente ad abituarsi ad esso, cosicché la bocca e la lingua hanno acquisito alfine la capacità di muoversi da sole, pronunciando in maniera autonoma e irresistibile la preghiera, senza più emettere alcun suono.

Al tempo stesso, il meccanismo dei muscoli laringei si appronta in modo tale che chi prega inizia a sentire come la pronuncia della preghiera costituisca ormai un suo requisito permanente e sostanziale, e ogni volta che interrompe la preghiera ha l'impressione che gli venga a mancare qualcosa. E' proprio questa la causa per cui la mente stessa inizia a sottomettersi e obbedire a questo involontario moto delle labbra, a prestargli attenzione; e tale attenzione diviene infine per il cuore fonte di dolcezza e di autentica preghiera. Ecco qual è l'autentico e benefico esito della preghiera orale assidua o incessante, un esito assolutamente opposto a quello prospettato da coloro che non ne hanno esperienza o non lo comprendono!

Per quel che riguarda i passi delle Sacre Scritture che avete citato a sostegno della vostra osservazione, è possibile comprenderli solo se li si esamina attentamente. L'ipocrita venerazione di Dio con le sole labbra, la vanagloria e l'esaltazione insincera di quelli che dicono: «Signore! Signore!» sono state denunciate da Gesù Cristo perché gli orgogliosi farisei avevano fede in Dio solo sulle labbra, ma la loro coscienza non corrispondeva per niente a tale fede, e il loro cuore non la riconosceva. Queste parole, dunque, sono rivolte a loro in quel contesto preciso, e non concernono affatto l'apprendimento della preghiera, che è stato invece direttamente e positivamente raccomandato da Gesù Cristo: "Occorre pregare sempre, senza scoraggiarsi."

Allo stesso modo, il santo apostolo Paolo preferisce cinque parole pronunciate con consapevolezza ad una moltitudine di parole prive di senso o pronunciate in chiesa in una lingua incomprensibile, intendendo con ciò la predica pubblica, non certo la preghiera in sé, della quale afferma invece: "Voglio che gli uomini preghino in ogni luogo"; e a tutti egli consiglia: "Pregate senza intermissione".

Vedete dunque quanto è feconda la preghiera assidua, pur nella sua semplicità? E quale severa riflessione occorre per comprendere correttamente le Sacre Scritture?

 

 

Il pellegrino

 

- È proprio così reverendo padre! Io ho veduto molti uomini che con assoluta semplicità, senza il lume di alcun insegnamento e senza neppure sapere che cosa significhi concentrarsi, ma solo limitandosi a ripetere con la bocca la Preghiera di Gesù, sono giunti al punto che le labbra e la lingua non potevano trattenersi dal pronunciare la preghiera. E questo ha in seguito procurato loro felicità e illuminazione, trasformandoli in uomini del tutto differenti e rafforzandone la mente, così che da deboli e negligenti sono divenuti ascetici e virtuosi.