ABBA EVAGRIO IL MONACO

 

 

1. Testi sulla vita ascetica  - 2. Sulle otto radici dell'agitato pensare - 3. Istruzioni ai Cenobiti e agli altri - 4. Detti tratti da vari testi - 5. Sui pensieri malvagi

 


"C'è stato un tempo nel quale non esisteva il male, e verrà un tempo in cui il male sarà consumato"

 

 "Il regno dei cieli è la conoscenza della Santissima Trinità"

 

"Qual dono più grande può esistere della contemplazione? Finchè non abbiamo raggiunta la saggezza, siamo tenaci nell'impegno ascetico per testimoniare a Dio il nostro intento di far tutto il necessario al raggiungimento della conoscenza di Lui"

 

"Il segno della liberazione dalle passioni si ha quando la mente comincia a vedere la sua propria luce"

 

"L'operazione degli angeli produce in noi uno stato di pace; quella dei demoni l'agitazione"

 

"Il termine della via ascetica è l'amore"

 

"La misericordia è il più squisito germe delle energie del bene"

 

"Se desideri, pur rimanendo nel tuo corpo carnale, servire Dio imitando le creature incorporee, cerca di alimentare nel cuore la silenziosa incessante preghiera. La tua anima giungerà ad assomigliare da vicino agli angeli, anche prima di separarsi dal corpo"

 

"Unisci ad ogni tuo respiro una sobria invocazione al nome di Gesù insieme al pensiero della morte, con umiltà"

 

"Ognuno di noi dovrebbe ricordare Dio più frequentemente del respiro"


 

Breve nota biografica

 

Evagrio, monaco e abate, vissuto nella solitudine egiziana di Schete, nacque verso la metà del IV secolo sulle rive del Ponto Eusino nella città di Ibora. Sotto la guida dei grandi teologi della Cappadocia, Basilio, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo, fu iniziato alla conoscenza dei misteri della fede cristiana.

Verso il 381, dopo un breve soggiorno a Gerusalemme, si ritirò nella solitudine di Schete in Egitto, dove ebbe maestro e amico S. Macario. La sua attività di scrittore fu grande. Predilesse il genere letterario gnomologico: brevi e concise massime.

I suoi scritti sono giunti a noi alcuni nell'originale greco, altri nelle traduzioni latina, siriaca, armena, ed altri sotto nomi differenti.

La sorte toccata agli scritti di Evagrio si deve alla condanna, pronunciata dal V concilio ecumenico dell'Origenismo, nella quale fu coinvolto.

La Lettera ad Anatolio, le istruzioni ai cenobiti, e riflessioni sulle otto radici, sono nella Patrologia greca del Migne Vol. XV.

 

Il cammino spirituale nel pensiero di Evagrio è contrassegnato da tre tappe (l'ascesi pratica - osservanza dei comandamenti ed esercizio delle virtù) e conduce al perfetto dominio degli istinti passionali. Questo dischiude la prima forma della conoscenza: la contemplazione, non colorata da passionalità, delle creature corporee ed incorporee, e la comprensione della parola divina che è la ragione di essere di ciascuna creatura. Superata questa forma di conoscenza, si raggiunge la contemplazione di Dio al di là di tutte le forme e di tutti i concetti distinti e separati.

 

 


1. Ad Anatolio: Testi sulla vita ascetica


 

1. Il cristianesimo è la conoscenza normativa che ha la sua scaturigine in Gesù Cristo, e comprende: il perfetto dominio di se stessi, raggiunto mediante la pratica dei comandamenti; la conoscenza della parola divina sepolta in ogni creatura materiale e immateriale; la conoscenza della pienezza del mistero dell'essere, creato ed increato, senza la mediazione delle immagini della molteplicità.

 

2. Il regno dei cieli è lo stato dell'anima libera dagli impulsi passionali, accompagnato dalla conoscenza oggettiva delle realtà create.

 

3. Il regno dei cieli è la conoscenza della Santissima Trinità.

La latitudine di questa conoscenza è proporzionata allo sviluppo essenziale della mente singola, ed è segnata dalla vita eterna che le conferisce un senso di perfetta beatitudine.

 

6. Le divagazioni mentali sono placate dalla lettura dei libri sacri, dal non indulgere alla sonnolenza fisica, dalla preghiera.

La lussuria bruciante è domata dalla fame, dal lavoro manuale, e dal vivere solitario.

L'agitata inquietudine è calmata dal canto dei salmi, dalla magnanimità e dal cuore misericordioso.

Ciascun rimedio produce il suo effetto se usato tempestivamente e con discrezione. Il rimedio inopportuno e indiscreto è di breve durata; ciò che dura poco è dannoso, non utile.

 

7. Quando l'istinto si mostra bramoso di varietà di cibi, confinalo a pane e acqua; diverrà grato anche di una sottile fetta di pane. La sazietà porta al desiderio di cibi raffinati; la fame considera benedizione un po' di pane.

 

9. Contro il corso ordinario della natura è la coesistenza della vita e della morte; ugualmente non è possibile che l'amore possa coesistere con la ricchezza. L'amore cristiano non solo distrugge l'avidità del possesso, ma la stessa nostra vita legata al tempo.

 

10. Chi riesce a fuggire i piaceri esteriori è una torre inespugnabile al demone del risentimento; esso nasce dalla privazione di un piacere, attuale o atteso. Rimanendo attaccati a qualche bene esteriore, il nemico è sempre in vantaggio e su noi getta i suoi lacci per provocare in noi il risentimento, dove sa che il nostro cuore è ancora attaccato.

 

11. L'ira e la perfidia agitano il cuore; la misericordia e la non violenza lo placano.

 

15. La passione dell'ira, secondo il suo valore originale, ci è stata data per condurre una lotta senza quartiere contro i demoni, e combattere ogni forma di piacere peccaminoso.

Gli Angeli, risvegliando in noi il gaudio spirituale e facendolo pregustare, ci aiutano a rivolgere le forze del nostro centro irascibile contro gli spiriti del male. Questi ultimi, affatturandoci con l'incantesimo delle bramosie sensibili, ci spingono ad usare le energie dell'irascibile per combattere gli uomini, e ciò è contro natura. La mente, in questo caso, rimane stordita e ottenebrata, e tradisce le energie sante che sono in noi.

 

16. Sii vigilante, durante l'ira, a non respingere un fratello da te; sarai perseguitato dal demone della tristezza e nell'ora della preghiera il ricordo ti sarà d'inciampo.

 

18. Quando il demone dello scoramento ci assale, dividiamo in due la nostra anima; ad una parte attribuiamo il compito del consolatore, all'altra quello di chi viene consolato. Gettiamo il germe della speranza in noi, cantando il salmo di David: "Perch‚ sei triste anima mia? Perchè mi dai turbamento? Spera in Dio, lo voglio ringraziare, è il Salvatore del mio volto" (Sal. 41, 5).

 

19. Durante la tentazione non uscire dalla tua cella, inventando speciosi pretesti. Rimani in essa e sopporta affrontando coraggiosamente gli assalitori, in particolar modo il demone dello scoramento, il più gravoso di tutti, ma che, in compenso, più di ogni altro rende l'anima esperta. Se fuggi od eviti la pugna, rimarrai immaturo, pavido e sempre pronto alla fuga.

 

20. Difficile è fuggire la suggestione della vanagloria, ogni superamento di essa è l'abbrivo di un nuovo impulso di vanagloria. Tanto più che lo spirito del male non si mette contro ogni pensiero retto che possiamo avere, ma, alle volte, li favorisce approvandoli, nella speranza di ingannarci.

 

21. Chi ha raggiunto la saggezza e ne ha gustato il dolce sapore, non crede più al demone della vanagloria, anche se gli offrisse le delizie mondane. Qual dono più grande può esistere della contemplazione? Finchè non abbiamo raggiunta la saggezza, siamo tenaci nel l'impegno ascetico per testimoniare a Dio il nostro intento di far tutto il necessario al raggiungimento della conoscenza di Lui.

 

24. Gli impulsi passionali dell'anima sono provocati dalle persone con cui veniamo a contatto; quelli carnali nascono dalla carne. Il movimento degli impulsi carnali è controllato dal dominio di sè stessi, quello delle forze del l'anima dall'amore che nasce nello spirito.

 

25. Non è sempre possibile l'adempiere i compiti ordinari della vita; ciascuno deve tener conto delle circostanze, e fare ciò che gli è possibile, nella misura in cui è capace.

Gli spiriti del male son ben consapevoli di questa legge. Per impedirci di fare quanto ci è possibile, ci spingono a compiere l'impossibile.

Cosi, per esempio, dissuadono l'infermo dal ringraziare Dio e dal sopportare, con cuore lieto, ciò che è per lui un bene. Spingono il debole ad affrontare dure astinenze, e quelli che sono gravati dall'età o dalle fatiche, a cantare i salmi rimanendo in piedi.

 

28. Non sempre ci è concesso di seguire le consuetudini stabilite; non sempre la regola combacia con l'opportunità; la linea da seguire è questa: cercare di adempiere con tutte le forze le prescrizioni possibili. Anche i demoni non ignorano le regole dell'opportunità; per questo ci spingono a non fare le cose possibili e a compiere quelle impossibili. Tentano i malati a non ringraziare Dio nell'infermità e a non tollerare con pazienza coloro che li aiutano nei loro impedimenti fisici. Suggeriscono l'austerità, a chi ha una salute fragile e di cantare i salmi stando in piedi a quelli che sono stanchi.

 

36. Il segno della liberazione dalle passioni si ha quando la mente comincia a vedere la sua propria luce, quando uno non è turbato nel sogno e comprende le realtà create senza difficoltà e secondo verità.

 

37. Quando, durante la preghiera, uno è libero da ogni raffigurazione sensibile, vuol dire che ha raggiunto il cosciente pensare.

 

38. La mente che, con l'aiuto di Dio, è giunta al termine della via dell'ascesi e ha raggiunto quella della conoscenza, reagisce poco o nulla alle istigazioni della parte irrazionale dell'anima. La via della conoscenza l'innalza e la separa da tutte le realtà sensibili.

 

39. L'anima libera dagli impulsi passionali, non solo non è più schiava delle cose esteriori, ma rimane imperturbata anche al loro ricordo.

 

41. Gran cosa è la preghiera senza distrazioni, più grande è il canto dei salmi senza divagazioni.

 

42. Chi ha ben radicate in se stesso le energie del bene e ne è del tutto posseduto, non rievoca più la legge, i comandamenti e le punizioni, ma le sue parole e le sue azioni sono il frutto naturale della sua trasmutazione interiore.

 

51. L'adempimento dei precetti non basta a purificare le potenze dell'anima, deve esser completato da una corrispondente contemplazione.

 

52. L'operazione degli angeli produce in noi uno stato di pace; quella dei demoni l'agitazione.

 

53. La liberazione dagli impulsi passionali è figlia dell'amore; la liberazione dagli impulsi passionali è il fiore della vita ascetica, che a sua volta consiste nel compimento dei comandamenti.

Il custode vigile dell'osservanza dei comandamenti è il timor di Dio, frutto del giusto credere. Il credere è l'intimo tesoro dell'anima, ed è frequente anche in coloro che non son giunti alla fede cristiana in Dio.

 

55. La mente che si apparecchia alla pugna con passionalità, rischia di non vedere i piani del nemico; è simile al guerriero che

combatte al buio. Dopo aver raggiunto l'impassibilità, è facile conoscere le mire dell'avversario.

 

56. Il termine della via ascetica è l'amore; il compimento della conoscenza è la partecipazione consapevole alla pienezza del mistero dell'Essere. Il punto di partenza di ambedue è la fede e la contemplazione delle realtà create.

Gli spiriti del male che assalgono la sfera passionale dell'anima, sono i nemici della via ascetica: quelli che attaccano le potenze della mente sono gli avversari di ogni verità e della contemplazione.

 

59. L'avanzare nella via ascetica, porta la diminuzione degli istinti passionali; l'avanzare nella via della contemplazione, abolisce l'ignoranza. Le passioni possono col tempo esser distrutte, ma l'ignoranza solo parzialmente scomparirà.

 

60. Il bene ed il male che incontriamo nella vita possono aiutare le buone o le cattive energie in noi. E' l'opera del giusto discernimento l'usare il bene e il male per accrescere le prime e vanificare le seconde.

 

61. Il nostro saggio maestro, Gregorio Nisseno, insegna che l'anima è tripartita.

Quando le buone energie si sviluppano nella sfera mentale si ha il giusto discernimento, la sagacia e la saggezza.

Quando si sviluppano nella parte concupiscibile, si ha la castità, l'amore vero, la padronanza di sè.

Quando si sviluppano nella sfera irascibile, si ha il coraggio e la pazienza.

Quando si sviluppano in tutta l'anima, si ha la rettitudine.

Compito del giusto discernimento è il combattere le forze ostili, vigilare sulle virtù, sradicare i vizi e il trattare opportunamente le cose indifferenti.

La sagacia ordina con rettitudine tutto ciò che serve al nostro scopo.

La saggezza contempla, in tutti i loro aspetti, le creature corporee ed incorporee.

La castità guarda con occhio puro le creature, specialmente quelle che ci agitano con raffigurazioni contro la ragione.

L'amore ci manifesta l'immagine divina, conforme all'Archetipo, in ogni essere umano, anche quando lo spirito del male cerca di degradare qualcuno davanti a noi.

La padronanza di sè ci fa rifiutare con gioia ogni delizia del palato.

La pazienza e il coraggio allontanano il timore dei nemici e fanno sopportare volenterosamente le afflizioni.

La rettitudine custodisce l'armonia e la concordia di tutte le parti dell'anima.

 

65. Tre forme di pensiero si oppongono a quelle suggerite dai demoni, e le debellano quando cercano di stabilirsi nella mente. 1) Il pensiero angelico; 2) il pensiero umano diretto verso il raggiungimento di ciò che è meglio; 3) il naturale pensiero umano che cerca il compimento delle opere di amore e di rispetto.

Il pensiero retto è contrastato da due forme di pensiero: quella che viene dagli spiriti del male e l'altra che nasce dalla nostra volontà orientata verso il male.

C'è stato un tempo nel quale non esisteva il male, e verrà un tempo in cui il male sarà consumato.

Il germe delle energie buone è inestinguibile. Son convinto di questo dal ricco Epulone del Vangelo (Luc; 16, 28), il quale, pur essendo condannato all'inferno, ebbe pensieri di misericordia verso i suoi fratelli: e la misericordia è il più squisito germe delle energie del bene.

  

70. Quando la mente depone il vecchio uomo e si riveste del nuovo che è la grazia, vede la sua realtà durante la preghiera simile a zaffiro o al colore del cielo azzurro che nella Sacra Scrittura è chiamato la Dimora di Dio e che fu veduto dagli Anziani sul monte Sion (Esodo 14, 10).

 

71. La mente non vede la Dimora di Dio in sè stesso finchè non riesce a sorpassare tutte le raffigurazioni delle realtà materiali e create. Il potere di andare oltre ad esse le è dato dalla liberazione raggiunta da ogni istinto passionale che la tenga avvinta agli oggetti sensibili ed ai pensieri che da essi scaturiscono. La liberazione suddetta si ottiene mediante le energie di bene che sono in noi, e attraverso la semplificazione dei pensieri ottenuta con la contemplazione. Anche tutto questo deve essere superato quando appare la luce che, durante la preghiera, contrassegna la Dimora di Dio.

 

 


2. Ad Anatolio: sulle otto radici dell'agitato pensare


 

1. Otto sono le radici dalle quali nascono tutte le altre forme del pensare agitato. Esse sono

- la golosità,

- la sensualità,

- l'avidità del denaro,

- il risentimento,

- l'iracondia,

- lo scoraggiamento,

- la vanagloria,

- l'orgoglio.

Non dipende da noi se queste radici ci tormentano oppure no; da noi dipende il permetterne o l'ostacolarne la crescita e l'azione suscitatrice di passioni.

 

2. La golosità suggerisce al monaco di fare qualche pausa nel suo impegno ascetico, gli mette davanti i malesseri dello stomaco, del fegato e della bile, l'idropisia ed altre eventuali gravi infermità, la mancanza di medici e di rimedi. Poi gli ricorda quei monaci che hanno contratto tali mali. Altre volte, questo nemico, suggerisce a quei monaci che hanno avuto quelle malattie, di andare a far visita ai frati che stanno digiunando per parlare dei loro disturbi e additarli come la conseguenza di astinenze austere.

 

3. Il demone della sensualità stimola le bramosie carnali, e con astute insidie muove all'assalto degli astinenti, cercando di dissuaderli dalla loro austerità, presentandola come sterile per loro stessi. Con queste suggestioni inquina la loro anima, per spingerli a compiere azioni sensuali, e li mette nell'occasione di dire ed ascoltare quelle parole solite a chi commette atti di lussuria.

 

4. Il demone dell'avidità di denaro suggerisce pensieri di prudenza per l'età avanzata, per quando le forze verranno meno ed il solitario non potrà più lavorare con le sue mani, gli rappresenta la fame, la malattia, l'asprezza del bisogno, il peso di dover accettare dagli altri il necessario per il sostentamento fisico.

 

5. La mancata soddisfazione di un desiderio o, alle volte, l'irascibilità stimolano le suggestioni del risentimento. Quando c'è la mancata soddisfazione di desideri, tutto il lavorio dei pensieri del risentimento si svolge così: tornano prima i ricordi dei conforti che il solitario aveva avanti di abbracciare la vita dell'ascesi.

Quando l'anima comincia a fermarsi con piacere su queste memorie, il risentimento ghermisce il solitario, sottolineando che quei conforti sono ormai passati e che, proprio per esser monaco, non potrà più averli. Quanto più volentieri accoglie i primi ricordi con piacere, tanto più, la povera anima, ne resta colpita e invasata.

 

6. L'iracondia è il più vivace di tutti gli istinti passionali. Sorge e s'infiamma contro chi ci ha fatto, o sembra averci fatto una qualche offesa. Rende l'anima sempre più inflessibile; il suo tempo preferito è quello della preghiera; in quel momento presenta vividamente la figura di chi ha recato l'offesa. Alle volte si radica nell'anima e diventa inimicizia, produce notturni incubi ed immagini di torture, di morte orrenda, di assalti eseguiti da velenosi serpenti e mostri bestiali. Questi quattro fenomeni sono il segno che nell'anima nasce l'inimicizia, che è attorniata da numerosi pensieri tormentosi; chi osserva se stesso può capire che dico il vero.

 

7. Il demone dello scoramento detto il demone meridiano, è il più opprimente di tutti. Assale ordinariamente il monaco verso le dieci del mattino, lo assedia fino alle quattordici. Comincia col far notare, in modo deprimente, il lento girare del sole, tanto lento da sembrare immoto, il giorno appare di cinquanta ore. Dopo spinge il monaco a occhieggiare spesso dalla finestra, o ad uscire dalla cella ed osservare il sole per fare il computo del tempo che manca ad arrivare alle quindici; contemporaneamente lo fa guardare a destra e a sinistra per vedere se qualche frate venga a trovarlo. Quindi lo assale con il disgusto del posto, del genere di vita e di impegno scelti, suggerendogli considerazioni come queste: tra i frati non c'è amore, nessuno è pronto a darti un conforto. Se nei giorni di prova, qualche frate gli ha recato offesa, il demone glielo ricorda e lo vessa con tale pensiero. Da queste suggestioni, lo spirito del male, provoca nel solitario il desiderio di vivere in altro luogo, dove più agevole sia trovare il necessario, e dove l'impegno ascetico sia più lieve e proficuo. I pensieri malvagi sussurrano che il piacere a Dio non dipende dal posto ove uno è, perchè Dio può esser venerato ovunque. Insieme a questi pensieri, unisce il ricordo del benessere goduto prima della solitudine; e prospetta il lungo tempo che ancora dovrà vivere nell'asprezza dell'ascesi; si serve, in una parola, di tutte le sue astuzie per spingere il monaco ad abbandonare la sua cella, e interrompere il suo impegno.

Questo demone è seguito da un altro, ma non subito; perchè se il solitario supera lo scoramento, si trova immerso in uno stato di pace interiore, colma d'ineffabile gioia.

 

8. Il demone che segue lo scoramento, è il più sottilmente malizioso di tutti, è quello della vanagloria.

Svolge la sua opera nel cuore di chi ha raggiunto il giusto dominio delle forze vitali. L'assalto comincia con il compiacimento dello sforzo ascetico compiuto e con gli elogi mossi dagli altri uomini. Il solitario vede sorgere, per l'incantesimo della fantasia, le urla dei demoni fugati dalla sua presenza, la guarigione delle donne ammalate, la turba degli infermi che l'attornia per esser guarita dal solo contatto delle sue vesti. Sente profetizzarsi la dignità sacerdotale, vede schiere di uomini alla sua porta per ricercarlo e consacrarlo prete, immagina di rifiutare e si scorge legato e costretto ad accettare il sacerdozio contro la sua volontà. Una volta accese queste speranze, lo spirito del male se ne va lasciando il campo ad altre tentazioni, quelle del demone della superbia o del risentimento che suggerisce pensieri opposti alle speranze nutrite. Può anche succedere che a questo punto il demone impuro vinca il solitario che poco prima immaginava di essere un santo e venerato sacerdote.

 

9. Lo spirito malvagio della superbia causa le più gravi rovine nell'anima. Suggerisce all'anima di non riconoscere Dio come l'unico soccorritore, attribuendo solo al proprio sforzo ogni progresso nella bontà; di collocarsi al di sopra degli altri frati, reputandoli ignoranti non avendo essi pensieri sublimi come lui. La superbia ha sempre l'irrequietezza e il malcontento, al suo seguito. L'ultimo stadio del superbo è la frenesia mentale e la visione degli spiriti del male.

 

10. Cinque occupazioni attirano la compiacenza divina: la preghiera pura; il canto dei salmi; la lettura delle scritture sacre; il pensiero doloroso dei peccati commessi, della morte e dell'estremo giudizio; il lavoro manuale.

 

11. Se desideri, pur rimanendo nel tuo corpo carnale, servire Dio imitando le creature incorporee, cerca di alimentare nel cuore la silenziosa incessante preghiera. La tua anima giungerà ad assomigliare da vicino agli angeli, anche prima di separarsi dal corpo.

 

12. Il tuo corpo separato dall'anima diventa morto e fetido, così l'anima è, quando la preghiera non vive in lei. Il non poter pregare è cosa più acerba della morte, il profeta Daniele preferì la morte, piuttosto che esser privato della preghiera un solo istante.

Ognuno di noi dovrebbe ricordare Dio più frequentemente del respiro.

 

13. Unisci ad ogni tuo respiro una sobria invocazione al nome di Gesù insieme al pensiero della morte, con umiltà. Questi due esercizi aiutano molto l'anima.

 

15. L'uomo maggiormente è simile a Dio quando compie l'altrui bene. Però nel fare l'altrui bene, ognuno deve guardarsi dal trasformare ciò che compie in una teoria astratta.

 

16. Alla fine diventerai degno della santità di Dio, con l'evitare qualunque cosa indegna di Lui.

 

17. Dio di nessuno ha bisogno; L'uomo saggio ha sempre bisogno di Dio.

 

18. Il tuo omaggio luminoso a Dio, sarà quando, mediante le energie di bene che possiedi, avrai impresso in te la sua Somiglianza.

 

19. Tanto è migliore l'uomo quanto è più vicino a Dio.

 

20. L'uomo saggio che offre a Dio onore e adorazione è conosciuto da Lui. Non è per niente turbato se rimane ignoto agli uomini. Il compito del giusto discernimento è di indirizzare il centro, dove risiede l'irascibilità, a impegnare la guerra interiore. Il compito della sapienza è di spingere la mente ad una vigilanza ininterrotta e attenta. La rettitudine indirizza il centro emotivo dell'essere umano verso il raggiungimento della bontà e di Dio.

Il coraggio aiuta al dominio dei cinque sensi perchè l'uomo interiore, lo spirito, e l'uomo esteriore, il corpo, non siano, tramite essi, inquinati.

 

21. L'anima è una sostanza vivente, semplice, immateriale, invisibile, immortale e dotata di una parte mentale e di una razionale. Ciò che l'occhio è per il corpo, la mente lo è per l'anima.

 

23. Il male non è una sostanza esistente in atto, è l'assenza del bene; come la tenebra è mancanza di luce.

 

24. La pura semplicità non conosce accorgimenti o cautele, l'uomo innocente è incapace di sospetti maligni.

 

31. Veglia la notte compiendo il tuo lavoro d'ascesi, la pace scenderà presto nella tua anima.     

 

32. Leggi le Scritture Sacre con animo calmo, la tua mente verrà guidata a penetrare il mistero delle meravigliose opere di Dio.

 

33. Il dormire durante il giorno è segno o di debolezza fisica, o di turbamento d'anima, o di pigrizia, o di inettitudine.

 

34. Ogni anima, per la grazia dello Spirito Santo e per le sue azioni diligenti, può raggiungere ed assimilare queste qualità: la parola controllata dalla mente; l'azione che nasce dalla contemplazione; la bontà unita alla scienza delle realtà esteriori; la fede insieme ad una conoscenza immune da dimenticanza; e le può possedere tutte in maniera perfetta, cosicchè nessuna sia maggiore o minore

delle altre. La ragione è che attraverso esse, l'anima aderisce a Dio e solo a Lui, e Dio è il Bene e la Verità.

 

35. Otto sono le forme di pensiero che conducono  al male; per i solitari: lo scoramento, la vanagloria, la superbia, l'avarizia, la tristezza; per chi vive insieme agli altri: la gola, l'ira e l'impurità.

 

 

 

 


3. Istruzioni ai Cenobiti e agli altri


 

 

2. La fede è il primo passo verso l'amore; il termine dell'amore è la conoscenza di Dio.

 

4. La speranza è la figlia della pazienza; la speranza vera conduce l'uomo alla luce gloriosa di Dio.

 

5. Il controllo severo dei propri istinti fisici, conduce l'uomo alla purificazione delle passioni. Chi invece li accarezza, dovrà soffrire danno da essi.

 

7. La solitudine accompagnata dall'amore conduce il cuore alla purificazione. Chi per intolleranza inquieta si separa dagli altri, rimarrà sempre agitato.

 

8. Meglio rimanere in mezzo a mille persone con amore, che ritirarsi nella solitudine delle grotte con l'odio nel cuore.

 

10. Non dare al tuo corpo troppo cibo altrimenti avrai  nel sonno fantasie malefiche; come l'acqua estingue il fuoco, così l'inedia placa i turpi fantasmi.

 

11. L'uomo violento è soggetto alla paura; il mite è sempre intrepido.

 

18. Il Signore dimora nell'abitazione dell'umile; nelle case dei superbi prolifica la maledizione.

 

20. Dove entra il peccato vi penetra anche l'ignoranza; il cuore dell'uomo giusto è colmo di sapienza.

 

21. Meglio la vita tapina con sapienza, che le ricchezze con ignoranza.

 

22. L'ornamento più nobile del capo è la corona; l'ornamento più prezioso del cuore è la conoscenza di Dio.

 

31. Non dire: Oggi è giorno di festa beviamo! Domani è il giorno di Pentecoste, mangiamo !

Per i monaci le feste non sono occasioni per riempire il ventre! La Pasqua cristiana è il passaggio dalla malizia all'ingenuità; la Pentecoste è il risveglio dell'anima. La Pentecoste del Signore è l'alba dell'amore; chi odia il suo prossimo traversa giorni di sciagura.

I giorni festivi del Signore sono quando riusciamo a cancellare anche il ricordo del peccato.

 

50. Il nutrimento del bambino è il latte; la libertà dagli impulsi passionali rende robusto il cuore.

 

51. La libertà dagli impulsi passionali, precede la nascita dell'amore; la conoscenza pura  nasce dall'amore.

 

75. Presta a Dio il dovuto onore e conoscerai la realtà incorporea; sii il servo di Dio, Egli ti dischiuderà la conoscenza del mistero, dei cicli delle esistenze.

 

76. Il Corpo di Cristo è energia vivificante; chi Lo gusta sarà libero dalle passioni.

 

77. Il Sangue di Cristo è energia discriminatrice delle azioni; chi Lo beve raggiungerà l'illuminazione.

 

78. Il petto del Signore è la conoscenza di Dio; chi ha il dono di riposarvi diverrà teologo.

 

79. Quando uno che è pieno di conoscenza accoglie uno che pratica il bene, il Signore è con loro.

 

 

 

 

 


4. Detti tratti da vari testi


 

 

1. Inferno è la tenebra dell'ignoranza che avvolge le creature sensibili, quando hanno perduto la contemplazione di Dio.

 

3. Vuoi conoscere Dio? Impara a conoscere te stesso.

 

5. La considerazione che ciascuno ha di sè stesso impedisce la vera conoscenza di sè.

 

6. Religioso è colui che in sè stesso non ha mutamento.

 

7. L'anima pura in Dio è Dio.

 

8. Se vuoi esser libero  dal malcontento, cerca di piacere a Dio.

 

9. Se vuoi conoscere ciò che sei, non guardare quello che sei stato, ma l'immagine che Dio aveva nel crearti.

 

10. L'anima orgogliosa è una spelonca di ladri; non può sopportare la voce della vera conoscenza.

 

12. Prega senza interruzione e tieni presente Cristo, Egli ti ha generato di nuovo.

 

13. Allontanare la mente dalle realtà terrene e condurla alla conoscenza generale del tutto, è un dono della diretta contemplazione di Dio.

 

14. Beato chi raggiunge l'ignoranza infinita.

 

15. La mente nuda - priva di ciò che non è la sua santità originale - è quella che consumata nella visione di sè stessa merita di partecipare alla contemplazione della Santa Trinità.

 

16. Quando la mente è resa partecipe della conoscenza della Santa Trinità, è chiamata Dio, essendo giunta alla perfetta immagine del suo creatore.

 

 

 


 5. Sui pensieri malvagi


 

1. Tra gli spiriti del male che contrastano la vita ascetica, ce ne sono alcuni che assalgono frontalmente e sono i collaboratori dell'incontinenza e delle bramosie della gola, quelli che piantano in noi l'amore del denaro e stimolano l'ambizione.

Tutti gli altri vizi vengono dopo e invadono chi è già stato ferito dai tre sunnominati. E' impossibile divenir preda dell'incontinenza se prima non si è commesso peccato di gola; ugualmente non è vittima dell'ira chi non è avido di cibo, di denaro e di gloria mondana. Il demone della tristezza non abiterà nel cuore di chi mai è stato ferito dai suddetti peccati.

L'uomo che ha sradicato da sè stesso l'amore del denaro - radice di tutti i peccati  - sarà libero dall'orgoglio, come dice il saggio Salomone "la povertà mantiene l'uomo nell'umiltà" (Prov. 10, 4).

Il tentatore suggerì al Signore quei suddetti tre malvagi pensieri; il primo quando lo istigò a trasformare le pietre in pani; il secondo con la promessa di darGli tutti i reami della Terra, purchè lo adorasse; il terzo dicendoGli che non avrebbe patito ingiuria e avrebbe avuto gran plauso se si fosse gettato giù dal pinnacolo del Tempio.

Il Signore, che è al di sopra di tutte queste cose, ingiunse al demonio di andarsene, mostrando chiaramente a noi che è impossibile mettere al bando il peccato se non disprezziamo questi tre pensieri.

 

2. Ogni pensiero che viene dai demoni porta nell'anima delle immagini di oggetti sensibili; la mente una volta ricevutele, le rumina.

Così dall'oggetto predominante nei pensieri possiamo sapere se il demone si è introdotto in noi. Per esempio, il ripetersi dell'immagine di qualcuno che mi ha amareggiato o offeso indica che il demone del risentimento mi ha sfiorato; se il pensiero del denaro o di qualche ghiottoneria torna di frequente, so subito chi è che mi importuna. Non voglio dire con questo che ogni ricordo di tali cose venga dal demonio, la mente stessa riproduce a volontà le immagini di eventi passati. Dagli spiriti del male vengono solo quei ricordi che provocano eccitazione e desiderio. Sotto il potere di tali turbamenti la mente commette adulteri e risse, e perde la capacità di conservare in sè stessa il pensiero di Dio che è il suo legislatore.

La chiarità della mente è ferma nel pensiero costante di Dio, appare quando, nella preghiera, i pensieri che nascono dalle realtà esteriori sono aboliti.

 

5. Gli intenti e le abili astuzie degli spiriti del male sono aiutati dalla nostra recettività, quando diviene sensibile in un modo non conforme a natura. Per questo non si lasciano sfuggire un'occasione di provocarla sia di giorno che di notte. Quando si accorgono che essa è moderata dalla dolcezza, cercano di scatenarla servendosi di speciosi pretesti; così, una volta eccitata, diventa docile ai loro bestiali pensieri. Per questo motivo non dobbiamo mai lasciarla agire non controllata, sia per buoni o non buoni propositi - altrimenti mettiamo nelle mani di chi ci spinge al male una arma pericolosa.

So bene che molti fanno questo per ragioni molto meschine e si accaniscono ben oltre il richiesto. Sai dirmi perchè prendi così presto un atteggiamento combattivo, tu che hai rinunciato al cibo, al denaro e alla fama mondana? Perchè, dopo aver fatto il voto di rinunciare a tutto, allevi il cane? Se abbaia e assale la gente, è segno che tu hai qualcosa da difendere. Un simile uomo, son certo, è ben lontano dalla pura preghiera, apprenderà che la collera uccide la preghiera. L'antica usanza di mettere fuori di casa i cani durante la preghiera, c'insegna, in una forma allegorica, la stessa cosa: chi prega deve esser libero dall'ira.

 

7. Una lunga osservazione mi ha mostrato la differenza tra il pensiero che viene dagli Angeli, quello che nasce dall'uomo e quello che è stimolato dagli spiriti demoniaci.

Il pensiero angelico è la scoperta del mistero e del significato spirituale delle creature: per esempio, come mai l'oro fu creato e disperso sulla terra come sabbia e scoperto con faticoso lavoro. Come mai, quando vien trovato, è sottoposto a lavaggi e a purificazioni nel fuoco e infine consegnato agli artisti perchè ci facciano degli utensili per la casa del Signore (2 Cron. 4, 1921) che non possono essere usati dal re di Babilonia (Dan. 5, 3).

Il pensiero demoniaco non conosce e non comprende ciò, ma vergognosamente istiga al possesso dell'oro indicando i piaceri e la gloria mondana che può procurare.

Il pensiero umano nè cerca di impadronirsi dell'oro, nè tenta di capirne il significato riposto; si forma soltanto l'immagine dell'oro senza passione o cupidigia. Se uno applica la sua mente seguendo la linea di questo esempio, scoprirà che simile ragionamento può essere applicato ad altri oggetti.

 

8. Esiste una specie di pensiero che potrebbe esser chiamato, con piena verità, il pensiero girovago. Ordinariamente si presenta ai monaci sulle ultime ore della notte e conduce la mente da una città all'altra, da paese a paese, da casa a casa. Da principio la mente conversa soltanto, poi, tratta più a lungo con il parlare con vecchie conoscenze, inquina il suo stato iniziale con le qualità delle persone con cui si intrattiene. Lentamente perde il contatto cosciente con Dio e dimentica la sua vocazione e i suoi impegni sacri.

Il solitario deve esser ben accorto con questo demone, osservando donde viene e dove mira giungere; certo non per niente intraprende il suo lungo periplo. Vuol turbare lo stato interiore del monaco eccitando la mente e, intossicandola con le vecchie conversazioni, tentare di renderlo preda del demone impuro, di quello iracondo o di quello melanconico, che sono, secondo lui, i più rovinosi.

Se vogliamo conoscer bene le mire di questo demone, non dobbiamo subito contrastarlo e neppure dobbiamo manifestare all'anziano che ha cura di noi le sue sottili astuzie altrimenti, vedendosi scoperto, cosa che lui non ama, fuggirebbe immediatamente, lasciando noi privi di quelle conoscenze che dal combattimento dobbiamo imparare. Piuttosto lasciamogli recitare fino in fondo la commedia che si concluderà o il giorno dopo il suo apparire o il terzo giorno e  impareremo le sue abili astuzie e apprenderemo quelle parole che lo metteranno in fuga.

Siccome, durante la tentazione, la mente, essendo turbata, non sempre riuscirà a veder chiaro ciò che sta succedendole, al momento in cui il demone si ritira agisci così: siedi in luogo solitario e richiama quello che ti è capitato. Da dove è cominciato il tuo vagabondaggio mentale, quali posti hai visitato, in che luoghi lo spirito impuro, quello iracondo o quello malinconico ti sono venuti incontro, e tutto quello che può esserti successo. Osserva con cura e affida alla memoria tutto, in modo da poter fare un chiaro resoconto al demone, quando tornerà all'assalto. Nota anche il luogo recondito dove vuol condurti e che cerca tener nascosto, e non lo seguire più oltre.

Fatto questo, se lo vuoi fare andare in collera, appena si presenta esponigli, nominandoli verbalmente, il primo luogo dove ti condusse, il secondo e il terzo; non sopporta l'esser preso in giro e vedrai che rimarrà molto umiliato. Vedrai allontanarsi da te un tale pensiero non buono, e ciò sarà il segno della bontà del trattamento che ti ho consigliato, questo demone odia di esser riconosciuto apertamente.

La vittoria ti lascerà una grande sonnolenza, una pesantezza alle palpebre, un senso di freddo, sbadigli e languore fisico, con la diligente preghiera allo Spirito Santo, disperderai queste penose tracce.

 

16. Il Signore ha affidato, nell'era presente, all'uomo le energie del pensiero come pecorelle a un buon pastore; come aiuti, gli ha dato l'appetito concupiscibile e quello irascibile. Con l'irascibile l'uomo può debellare i pensieri dei lupi, cioè degli spiriti del male; con il concupiscibile può amare con tutto il cuore le pecorelle, i buoni pensieri, e condurli al pascolo, affrontando le non rare piogge e venti che gli si fanno incontro.

Inoltre gli ha dato la legge come meta cui condurre il gregge, e prati verdeggianti ed acque di quiete, il salterio e la cetra, il bastone e il pastorale, cosicchè da questo gregge egli può trarre nutrimento e vesti, e raccogliere il fieno della montagna. Poichè il Signore dice: "Chi curando il gregge non si nutre del latte delle pecorelle?" (I Cor., 9, 7).

Il solitario vegli, giorno e notte, sul suo gregge, perchè alcun agnello non gli Venga rapito dalle belve o rubato dai ladri. Se ciò accadesse, in qualche luogo selvaggio, deve subito estrarlo dalle fauci del leone o dell'orsa. Bestie da preda sono: l'odio alimentato contro un fratello; l'impura bramosia di donne; il pensiero avido del denaro e dell'oro; anche il pensiero di donazioni sacre, se alimentate nella mente per vanagloria. La stessa cosa vale per ogni altro pensiero che sia devastato dalle passioni.

 

20. Quando uno spirito del male viene e ti ferisce con le sue suggestioni e tu persisti nel volere che la spada della Parola di Dio si pianti nel tuo cuore per annientarlo, agisci come sto per dirti. Analizza la suggestione diabolica, domandandoti cosa è in sè stessa, quali le sue componenti, in che cosa influisce sulla tua mente. Supponi che ti abbia suggestionato col pensiero dell'oro, nella mente separa il pensiero dell'oro, l'oro in se stesso, dalla passione che propende verso l'oro. Domandati ora: Quale di queste cose è peccato ? La mente forse? Ma come può essere se essa è l'immagine di Dio ? Il pensiero dell'oro? Chi essendo sano di mente può asserire ciò? E' l'oro in se stesso, peccato ? Allora perchè fu creato ? Non resta che la quarta possibilità: la passione avida dell'oro. Essa non è nè una cosa concreta a sè stante, nè l'apprensione di un dato oggetto, ma l'avidità indegna dell'uomo, nata dal libero arbitrio e che urge la mente ad abusare della creazione di Dio. Se la tua discriminazione sarà del tutto perfetta, il pensiero malefico, scomposto nelle sue parti, si dileguerà; e il demone fuggirà via non appena il tuo pensiero volerà alto sulle ali di questa conoscenza.

Se, invece di trafiggerlo con la spada della parola, desideri colpirlo con la fionda prendi un sasso dalla tua borsa di pastore e comincia a pensare così:  come mai gli spiriti buoni o quelli malefici possono influire nel mondo presente, mentre a noi non è concesso di agire in nessun modo su di loro ? Non possiamo portare nessun angelo più vicino a Dio, nè rendere più impuro un demone. Pensa anche alle

parole della Scrittura: "Come sei caduto Lucifero, figlio dell'aurora, come sei caduto dal cielo!" (Isaia 14, 12). "Dio fa' bollire il fondo del mare, come una caldaia, lo agita come un vaso pieno di essenze odorose, trascina le parti più profonde dell'abisso come prigioniero di guerra, ritiene l'abisso come suo sentiero" (Giob. 41; 22-23).

 

Il pensiero accurato su queste cose, ferisce molto lo spirito del male e finisce col debellare tutte le sue schiere. Questa operazione è concessa solo a quelli che hanno raggiunto un considerevole grado di purezza interiore, ed hanno conoscimento delle cause di ciò che loro sta succedendo. L'uomo non purificato non sa pensare con cura a questi fatti; anche se viene istruito sul modo di esorcizzare gli spiriti del male, non ascolterà, essendo il suo interiore tutto in tumulto e ricoperto dalla polvere sollevata dalle passioni. In questo secondo modo di affrontare il nemico è essenziale che tutta la schiera degli spiriti del male sia tenuta immobile, e solo il loro campione venga affrontato dal nostro eroe. Finchè in noi il pensiero non sarà purificato, usiamo il primo metodo di analisi; raggiunta la purificazione, possiamo servirci dell'attacco diretto contro l'avversario.

  

22. I pensieri non puri prendono radice in noi a motivo delle passioni che spingono la mente verso la perdizione. Il pensiero del pane si attarda nella mente dell'affamato, causa la fame che ha; il pensiero dell'acqua nella mente dell'assetato, a motivo della sete; così i pensieri di possesso o di impurità, generati da ricco e abbondante cibo, si attardano in noi, esistendo in noi le corrispettive passioni.

 

La mente, abitata da tali pensieri, non può comparire davanti a Dio per ricevere la corona della rettitudine. In questi pensieri era occupata la mente, tre volte maledetta, quando, secondo la parabola del Vangelo, si scusò di non poter partecipare al banchetto della conoscenza di Dio (Luc. 14, 18-20). L'uomo che venne gettato, legato mani e piedi, nelle tenebre esteriori aveva una veste intessuta di tali pensieri, e l'Ospite lo ritenne indegno del banchetto nuziale (Mat. 22, 11-13). La veste nuziale è la libertà dalle passioni, raggiunta dall'intelligenza che ha respinto la concupiscenza terrena.

 

27. Gli spiriti del male non conoscono il nostro cuore, come qualcuno è portato a pensare. Il nostro cuore è compreso solo da Colui che capisce "la mente dell'uomo" (Giob. 7, 20) e ne "formò il cuore" (Salmo 32, 15).

Però sia dalle parole, sia dai movimenti del corpo, gli spiriti del male intuiscono i sentimenti del nostro cuore. Supponiamo che, conversando, qualcuno dica male di uno che ha sparlato di noi; il demonio da questo deduce l'ostilità che abbiamo verso questo tale; così cadiamo sotto il giogo del malo spirito del risentimento che ci spinge a pensieri di vendetta. Per questo lo Spirito Santo ci accusa con le parole: "Ti sei assiso ed hai parlato contro tuo fratello, ed hai diffamato il figlio di tua madre" (Salmo, 49, 20). Cioè, tu hai aperto l'uscio ai pensieri di risentimento e la tua mente è confusa durante la preghiera, immaginando costantemente il viso del tuo avversario e così fai di lui il tuo dio. Perchè l'oggetto che la mente ha di continuo presente durante la preghiera può essere considerato giustamente come il suo dio.

Evitando il male dei discorsi maligni, non avremo il ricordo di ostilità con nessuno, nè un ostile ricordo dei fratelli.

 

Gli spiriti del male accuratamente spiano ogni nostro movimento e non si lasciano sfuggire nulla che possa venir usato contro di noi, sia il nostro riposo, come il nostro alzarci; il nostro cammino, come la nostra sosta; le nostre parole, come i nostri sguardi. Son sempre attenti con il desiderio di nuocerci in ogni tempo, per tendere tranelli durante la preghiera alla mente umile ed estinguere la benefica luce.