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ELIA L'ECDICO

TESTI DEL FLORILEGIO SULLA PREGHIERA MONOLOGICA (DI GESU')
Fu detto il Canonista (ecdico), da identificarsi probabilmente con il metropolita Elia di Creta (1120 circa).
Il suo Anthologion (Florilegio) è presente in due luoghi della Patrologia Greca: nel volume 90, 1401s sotto il nome di Massimo il Confessore e nel volume 127,1128 s sotto lo stesso nome di Elia.
L'autore si dimostra un buon discepolo di Evagrio; tuttavia la sua insistenza sulla preghiera monologica lo avvicina ai Sinaiti. In nessun luogo egli afferma che si tratti della preghiera di Gesù, ma è difficile, leggendolo, non pensare ad essa. Il suo gusto per l'espressione astratta, se si eccettuano le immagini e le allegorie, spiega in parte la sua imprecisione che, d'altronde, non è necessariamente tale per i lettori del suo tempo. Ad ogni modo la sua insistenza sulla semplificazione della preghiera e sulla virtù dell'unificazione delle facoltà dell'anima gli assicurano un posto nella tradizione della preghiera del cuore.
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"La qualità del grano appare dalla spiga, la purezza della contemplazione dalla preghiera"
"Solo il contemplativo, che è senza legami, può in una certa misura vedere a viso scoperto la gloria di Dio"
"La preghiera semplice è la manna del deserto"
"Il contemplativo stima cosa migliore dimorare nella carne a motivo della gioia che riceve dalla preghiera e per l'utilità che può portare al prossimo"
"L'intelletto imperfetto non può penetrare nella vigna carica di frutti della preghiera; egli ha accesso solamente, come il povero, alla spigolatura, alla semplice eco dei salmi"
"L'intelletto che nella preghiera rientra nella sua anima, converserà con Dio nella camera nuziale, come tra sposo e sposa"
"I demoni hanno una somma avversione alla preghiera pura"
"La preghiera semplice è il pane che rinvigorisce i principianti; la preghiera accompagnata da una certa contemplazione è l'olio che addolcisce; la preghiera senza forme né fantasie, è il vino profumato che inebria coloro che se ne saziano"
"Dio vede tutti gli uomini. Vedono Dio coloro che non guardano a null'altro nella loro preghiera" |

3. L'opera del corpo è la veglia e il digiuno; l'opera della bocca, la salmodia. Al di sopra della salmodia c'è la preghiera.
L'opera dell'anima è la temperanza e la semplicità; l'opera dell'intelletto è la preghiera di contemplazione e la contemplazione di Dio nella preghiera.
20. Il corpo non si purifica senza il digiuno e la veglia, l'anima senza la misericordia e la verità, l'intelletto senza la contemplazione e la conversazione con Dio. Questi sono altrettanti abbinamenti ammirabili.
33. Più provi difficoltà e più dovresti ascoltare colui che ti fa vedere in esse delle prove, perché egli contribuisce così alla tua perfetta purificazione senza la quale l'intelletto non può pervenire nella regione pura della preghiera.
70. L'elemento cattivo del corpo è la passione; dell'anima, è la compiacenza passionale; dell'intelletto, è l'inclinazione passionale. La prima è attributo del tatto, la seconda degli altri sensi, la terza della disposizione contraria allo spirito.
73. La passione si vince col digiuno e la preghiera, la compiacenza passionale con la veglia e il silenzio, l'inclinazione passionale con la tranquillità e l'attenzione. L'apathéia consiste nel ricordo di Dio.
78. La facoltà razionale è situata al limite tra la luce sensibile e la luce intellettuale. La sua funzione è di vedere e coordinare innanzitutto le operazioni del corpo, poi quelle dello spirito (pneuma). Ma poiché il corpo si è indebolito e lo spirito è stato ferito in seguito al peccato originale, essa non può fissare pienamente il suo sguardo sulle cose divine se non si unisce totalmente con l'intelletto nella preghiera.
79. La preghiera non sia separata dall'intelletto più di quanto il sole è separato dal suo raggio.
Senza la preghiera le preoccupazioni sensibili avvolgono l'intelletto come nubi senz'acqua e gli tolgono il suo splendore.
83. La preghiera bandisce dall'anima tutti i pensieri cattivi grazie all'aiuto delle lacrime; l'intelletto distratto li fa rientrare.
85. L'opera spirituale non ha bisogno, per sussistere, dell'opera del corpo. Beato chi ha preferito l'opera immateriale a quella materiale. Egli ha così colmato l'assenza della seconda vivendo la vita segreta della preghiera, segreta a noi, ma nota a Dio.
88. La separazione originaria dell'intelletto dalla dimora sua propria gli ha fatto dimenticare il suo splendore. Esso ha bisogno, dunque, di dimenticare gli oggetti di questo mondo e di ritornare al suo splendore con la preghiera.
91. L'amore per la preghiera si acquista solo rinunciando a ogni cosa materiale, a eccezione del cibo e del vestito.
Nella tua preghiera, distaccati da tutte le cose, tu che non vuoi essere che intelletto puro.
92. La preghiera monologica è la testimonianza dell'intelletto gradito a Dio; la parola opportuna è la testimonianza dalla ragione sensata; il gusto uniforme, quella del senso liberato. Queste tre cose, è detto, costituiscono la salute dell'anima.
94. Nella preghiera, non tutti fanno orazione per un medesimo scopo: chi ne ha uno e chi ne ha un altro. C'è chi prega perché il suo cuore, se è possibile, sia sempre in preghiera, anzi la trascenda. Un altro prega per non essere fermato dai propri pensieri durante la preghiera. Ma tutti pregano per essere confermati nel bene e non essere sviati verso il male.
102. Chi è distratto nella preghiera, si tiene al di qua del primo velo; penetra all'interno chi prega con la preghiera monologica, ma solo penetra nel Santo dei santi colui che, nella calma di tutti i pensieri naturali, scruta gli attributi della Sostanza che sorpassa ogni intelligenza, e che è gratificato quaggiù da una certa «fotofania».
105. La legge della preghiera sollecita i principianti come fa un maestro. Ma per chi ha già progredito, essa è l'araldo che invita poveri e ricchi verso il luogo del banchetto.
106. Coloro che si dedicano come si conviene alla vita attiva, sono presi talvolta dalla preghiera che, come una nuvola li copre con la sua ombra e li protegge dall'ardore dei pensieri, e talvolta distilla su di loro le goccioline delle lacrime, aprendoli alle contemplazioni spirituali.
113. L'intelletto che pretende di aprirsi molte vie si dimostra insaziabile, quello che si concentra nell'unica via della preghiera soffre finché non ha raggiunto la perfezione e supplica che lo si liberi perché possa tornare là donde viene.
114. L'intelletto, esiliato dall'alto, non vi risale prima di aver dimostrato un disprezzo assoluto delle cose della terra applicandosi a quelle divine.
115. Se non arrivi a occupare la tua anima solamente con i pensieri che la riguardano, obbliga almeno il tuo corpo a vivere da monaco, presentando senza tregua allo spirito la sua miseria. Forse, col tempo e grazie alla misericordia divina, potrai arrivare alla dignità della tua nobiltà primitiva.
117. Quando avrai liberato il tuo intelletto dall’attaccamento alla carne, al nutrimento e alle ricchezze, tutto ciò che farai sarà gradito a Dio come un dono puro. Egli te lo renderà, aprendo gli occhi del tuo cuore e facendoti penetrare senza sforzo nelle sue leggi che vi sono nascoste. Queste leggi, per la soavità che spandono, sembreranno più dolci al tuo palato spirituale di un favo di miele.
131. I pensieri non appartengono alla parte irrazionale dell'anima: gli esseri senza ragione non hanno pensieri. Né appartengono alla parte spirituale: gli angeli non hanno pensieri. Essi sono il germoglio della parte razionale e si avvalgono della scala dell’immaginazione per portare all'intelletto i messaggi dei sensi; poi ridiscendono verso i sensi per comunicare loro le intenzioni dell'intelletto.
136. La qualità del grano appare dalla spiga, la purezza della contemplazione dalla preghiera.
La spiga, per allontanare gli uccelli predatori, ha ricevuto una difesa fatta di piccole lance, le reste; la preghiera, per distruggere i pensieri molesti, ha ricevuto l'intelligenza delle prove.
138. Agli antichi fu prescritto di offrire nel tempio le primizie dell'aia e del frantoio. Noi dobbiamo presentare a Dio le primizie della vita attiva: temperanza e verità; e della vita contemplativa: amore e preghiera.
Con queste ultime, noi sopprimiamo gli slanci irragionevoli della parte concupiscibile e di quella irascibile; con le prime, sopprimiamo i pensieri vani e le loro insidie.
143. Il fine della vita attiva è la mortificazione delle passioni; quello della vita gnostica è la contemplazione delle virtù.
146. Quando prega, l'uomo attivo beve la bevanda della compunzione; il contemplativo s'inebria di un calice più prelibato. L'uno riflette sull'ordine della natura; l'altro dimentica se stesso nella preghiera.
155. L'attivo nella preghiera reca sul cuore un velo, la scienza delle cose sensibili, che il suo attaccamento gli impedisce di sollevare.
Solo il contemplativo, che è senza legami, può in una certa misura vedere a viso scoperto la gloria di Dio.
156. La preghiera che accompagna la contemplazione spirituale è «la terra promessa dove scorre latte e miele»: la scienza delle ragioni divine sulla Provvidenza e il Giudizio. La preghiera che accompagna una certa contemplazione naturale è l'Egitto, dove colui che prega incontra il ricordo dei desideri materiali. La preghiera semplice è la manna del deserto, l'uniformità della quale nasconde agli impazienti i beni della promessa, ma procura a coloro che sopportano pazientemente la monotonia di questo cibo un gusto migliore e durevole.
158. Il vestibolo dell'anima ragionevole è il senso; il tempio è la ragione; il pontefice, l'intelletto. Rimane nel vestibolo l'intelletto quando è sconvolto da molti pensieri inopportuni; sta nel tempio l'intelletto occupato da pensieri opportuni; solo colui che sfugge agli uni e agli altri è giudicato degno di entrare nel santuario divino.
160. L'attivo desidera la dissoluzione del corpo e l'unione con Cristo a causa delle pene della vita.
Il contemplativo stima cosa migliore dimorare nella carne a motivo della gioia che riceve dalla preghiera e per l'utilità che può portare al prossimo.
161. La contemplazione degli esseri intelligibili è un paradiso. Con la preghiera lo gnostico vi entra come in una casa interiore. L'attivo, invece, vi fa la figura di un passante che non può entrare a causa della sua età spirituale.
162. Venuta la primavera, il puledro non sopporta più la stalla e la greppia. Così l'intelletto novizio non può trattenersi a lungo nelle strettezze della preghiera; trova più gradevole raggiungere gli spazi della contemplazione naturale, quella che si consegue nella salmodia e nella lettura.
166. La vita attiva ha le reni (le potenze vitali) cinte dal digiuno e dalla purezza. La vita contemplativa porta le torce ardenti delle virtù gnostiche: il silenzio e la preghiera.
La prima ha come guida la ragione, la seconda è preparata dal verbo interiore.
167. L'intelletto imperfetto non può penetrare nella vigna carica di frutti della preghiera; egli ha accesso solamente, come il povero, alla spigolatura, alla semplice eco dei salmi.
168. Non tutti coloro che sono introdotti alla presenza dell'imperatore pranzano con lui. Ugualmente, non tutti coloro che vanno all'appuntamento con la preghiera, si trovano presenti alla contemplazione che l'accompagna.
169. L'irascibile ha per museruola un silenzio conveniente; il desiderio irragionevole ha il cibo misurato; la ragione recalcitrante ha la preghiera monologica.
171. L'intelletto che nella preghiera rientra nella sua anima, converserà (con Dio) nella camera nuziale, come tra sposo e sposa.
Colui che non ha il permesso di entrarvi, se ne sta fuori a gridare e a lamentarsi: "Chi mi condurrà alla città fortificata? (Sal 60,11). Chi mi guiderà, affinché non senta nella preghiera le loro grida menzognere?"
175. I demoni hanno una somma avversione alla preghiera pura.
Ciò che li atterrisce non è la molteplicità dei beni ch'essa procura, né quella grande forza che potrebbe atterrire un'armata. Li atterrisce l'accordo e l'armonia dei tre elementi: intelletto, ragione e sensi.
176. La preghiera semplice è il pane che rinvigorisce i principianti; la preghiera accompagnata da una certa contemplazione è l'olio che addolcisce; la preghiera senza forme né fantasie, è il vino profumato che inebria coloro che se ne saziano.
180. Quelli che pregano con l'anima ancora attaccata alle passioni, per il fatto che sono ancora presi dalle cose terrene, sono come circondati da ranocchi, poiché i pensieri li tiranneggiano.
Quelli che hanno introdotto una misura nelle loro passioni, provano gioia nelle contemplazioni, come usignoli che saltano di frasca in frasca, e passano da una contemplazione a un'altra.
Gli impassibili raggiungono nella preghiera un grande silenzio e una totale assenza di rappresentazioni e concetti.
195. Quando il sole si leva, le stelle si coricano; i pensieri si ritirano quando l'intelletto occupa di nuovo il proprio regno naturale.
207. Dio vede tutti gli uomini. Vedono Dio coloro che non guardano a null'altro nella loro preghiera.
Coloro che vedono Dio sono esauditi; coloro che non sono esauditi, non vedono Dio.
220. E' impossibile che preghi puramente colui che è tormentato da una passione di ambizione o grandezza. Perché gli impulsi e i pensieri vani che quella comporta, tessono attorno a lui dei legami che trattengono chi voglia spiccare il volo durante la preghiera. Proprio come un uccello prigioniero.
(TRATTO DA PICCOLA FILOCALIA DELLA PREGHIERA DEL CUORE - ED. PAOLINE a cui si rimanda per altri importanti testi dei PADRI DELLA FILOCALIA)