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LANFRANCO ROSSI
Respiro e pneuma nell'esicasmo

Il respiro, come tutti ritmi vitali, è inevitabilmente connesso con lo stato di preghiera; già la polivalenza del termine pneyma dice la stretta connessione tra respiro e spirito. È quindi inevitabile che anche negli autori spirituali cristiani si trovino accenni al respiro nella preghiera; così in G. Climaco o Ignazio di Lojola.
Tuttavia la modificazione volontaria del ritmo respiratorio, ai fini della preghiera, è una peculiarità dell'esicasmo e, assieme alla postura fisica, è uno degli elementi che più lo caratterizzano.
In generale si tratta di rallentare dolcemente il respiro; ciò porta con sé un rallentamento della circolazione sanguigna e dell'attività mentale.
Niceforo, latino di nascita e di educazione, in seguito maestro di Gregorio Palamas, sarebbe stato l'iniziatore del metodo psicofisico.
A) Respirazione e preghiera nel Manuale
Al pari della postura fisica, l'intervento sulla respirazione è una pratica propria di chi, essendo agli inizi, non ha ancora la capacità immediata di fare scendere le energie del nous nel cuore.
Si direbbe infatti che ciò che deve scendere attraverso le narici, unitamente all'aria inspirata, sia quell'energia del nous, veicolata dal pneuma, che fuoriesce disperdendosi quando una persona pensa nel modo ordinario, cioè secondo il moto rettilineo.
a) Il fine
Allo stesso modo della posizione ad anello del corpo, la forzatura della respirazione serve ad evitare che le energie noetiche si disperdano nel cosmo, come conseguenza del movimento rettilineo del nous. Tale tipo di movimento è proprio di una mente ancora attratta dalle realtà sensibili. Questa pratica è quindi necessaria a chi è ancora soggetto a una qualche passione, giacché consente di entrare nel cuore e rimanervi. I progrediti (prokopsantes) vi riescono con la semplice ripetizione interiore dell'invocazione (dia monou tou endiathetou logou) ma anch'essi ricorrono a questa tecnica qualora si trovino combattuti da qualche pensiero (logismos) passionale, quando vogliono fare scendere il nous nel cuore in modo più sollecito (philoponoteron) e pregare con maggiore fervore.
b) La tecnica
Il metodo consiste nel frenare (krato) un poco il respiro evitando di seguire il ritmo abituale. Bisogna cioè trattenere nel momento in cui verrebbe spontaneo inspirare, dire interiormente (dia tou endiathetou logou) una sola volta la preghiera, solo allora inspirare (anapneo).
Questo proporzionato (symmetron) freno (kratema) dell'inspirazione (anapnoe), per esercitare più efficacemente la sacra attenzione (iera proseyche), è un fatto naturale. Infatti spontaneamente si trattiene il respiro quando si compie qualcosa che richiede una particolare concentrazione e precisione. Questo perché il rallentamento del respiro comunica immobilità al nous e a tutto il corpo. La ritenzione del respiro si collega dunque all'immobilità del corpo.
c) Gli effetti
Il trattenimento del respiro ha molteplici effetti. Eccettuato il piacere prodotto dal ricordo di Dio, tutti gli altri effetti sono legati all'affaticamento-sofferenza (ponos) che il metodo produce. Questa pena è dovuta al fatto che il nous che prega senza distrazioni (aperispastos eychomenos) opprime (thlibei) il cuore.
- La fatica (ponos)
Una prima conseguenza è che tale pratica comprime (thlibo) ed opprime (stenochoro) il cuore, che si affatica non ricevendo più la quantità naturale di aria. In questo modo il nous si restringe (peristelletai) più facilmente e rientra nel cuore. Ciò è agevolato dal fatto che il nous si volge naturalmente al luogo dove c'è sensazione di piacere o di dolore (ponos).
- Il piacere
Al dolore si aggiunge il piacere (edone) generato dalla memoria (mneme) di Dio. Esso concorre ad attrarre l'attenzione del nous.
- Il raffinamento
Il raffinamento del cuore va di pari passo con il raffinamento del cervello e di conseguenza, in maniera congiunta, si raffina (sylleptinetai) l'energia del nous, divenendo uniforme (enoeides), tralucente (diayges) e più pronta all'unione (enosis) con la soprannaturale illuminazione (ellampsis) divina
- L 'unificazione
Il metodo attua il ritorno al cuore anche delle altre potenze (dynameis) dell'anima (psyche). Qui si uniscono al nous e attraverso il nous ritornano (epistrephousi) a Dio.
- La purificazione del cuore
Un ulteriore effetto della pena prodotta nel cuore dal rallentamento forzato del respiro, è la liberazione dal veleno del piacere. Esso viene espulso dalla sofferenza (odyne), che opera come un antidoto.
- Il calore
La respirazione forzata riscalda in una certa misura il cuore che diviene più sottile (leptinetai) e perde umidità (ygra). Esso perde anche spessore (pacheia), e durezza (sklera), di conseguenza diviene più morbido (apale) e sensibile (aisthetike), acquista facilità alle lacrime.
B) Preghiera e calore nel Manuale
a) I diversi tipi di calore
La preghiera del cuore presenta dei fenomeni di calore di natura e origine diversa.
- Naturale: La memoria di Dio produce nel cuore una certa quantità di calore (therme) uniforme (omale) stabile (galeniaia) e regolato (eytaktos), portatore di gioia. Esso unifica il nous e il cuore e respinge gli assalti dei pensieri (logismoi) negativi.
- Soprannaturale: La grazia può rendere soprannaturale il calore naturalmente (physikos) generato dalla preghiera del cuore. Esso allora diviene fortissimo (ametros), al di là delle normali leggi fisiche. E come un filoco (pyr) che frusta e mette in fuga i demoni. Talora questo calore dello Spirito (Pneymatou) si diffonde misteriosamente (arretose) anche attraverso la pelle.
- Innaturale: C'è anche un calore anomalo (anomalos), agitato (tarachodes) e disordinato (ataktos) prodotto dal permanere della memoria nei pensieri cattivi. Esso accende le passioni e, anziché portare gioia, inquieta (tarattei) e dissipa (skorpizei) il nous.
C) Ritenzione del respiro e calore nella Filocalia
La continuità del ricordo, con la concentrazione che implica, corrisponde a una concentrazione del nous che ha una dimensione psicofisiologica. Il nous infatti è in qualche modo collegato con il respiro ed entra ed esce unitamente ad esso; può inoltre disperdersi nell'attività dei sensi o nelle distrazioni.
Tre sono dunque le vie di uscita e di dispersione del nous: i sensi, i pensieri, il respiro.
- I sensi si acquietano con la scelta del momento e del luogo adatto al raccoglimento: una cella silenziosa, un angolo oscuro, seduti, al tramonto del sole (o al mattino); infatti il guardare qualcosa lacera ed altera la mente
- "Il respiro è l'aria (pnoe o aer) che inspiriamo ed espiriamo in forza del cuore, che è la causa della vita ed insieme del calore del corpo". Il cuore attira l'aria (pneuma) "per emettere all'esterno il proprio calore, mediante l'espirazione", attira il freddo ed emette il caldo. Il nous va raccolto introducendolo attraverso le narici, cioè per la via attraverso cui il respiro (pneyma) entra nel cuore, e bisogna costringerlo a scendere assieme all'aria che viene inspirata nel cuore. In particolare esso va portato "dalla sede mentale del principio direttivo al cuore" e là va tenuto stretto. Il respiro va trattenuto e rallentato, perché "l'aria dei respiri che sale dal cuore oscura il nous e agita la mente", e lo consegna all'oblio.
Dunque con l'inspirazione il nous entra nel cuore, con l'espirazione subito ne esce di nuovo. Abbiamo visto che ciò che entra con l'inspirazione è freddo, ciò che ne esce è caldo, e che a questa aria è unito il nous. Sembra quindi che il nous, disperdendosi al di fuori del corpo, si raffreddi, restando all'interno del cuore si riscaldi. Il farlo scendere col respiro e trattenerlo richiede inizialmente una forzatura e una lotta, ma una volta che l'operazione diviene agevole, e il nous permane nel cuore senza sforzo, si ha la preghiera del cuore . Tutta questa operazione è preceduta da calore, e a sua volta l'invocazione incessante con la completa attenzione è seguita da luce che adombra tutta l’anima.
D) Il respiro e il pneuma nella Filocalia
La respirazione sembra presentare una dimensione misteriosa, al punto di dire che: "Bisogna che noi sempre respiriamo Dio". "Meravigliosa, sommamente meravigliosa è la percezione o per il respiro spirituale l'effusione dello Spirito vivificante da parte di Dio Padre in cuori di carne".
"Bisogna", infatti l'aria può essere piena di luce, ma può anche essere densa di tenebra popolata di demoni.
Perché il cuore venga purificato fino ad essere luminoso, come di luce solare, si deve usare del nome di Gesù "come del nostro respiro".
C'è dunque una duplice forma di respiro: quella ordinaria dell'uomo distratto, quella spirituale di colui che è nel ricordo incessante di Dio; questi fa scendere il nous assieme all'aria che passa dalle narici, e accoglie in se stesso il respiro divino, che è lo Spirito infuocato. A lui dobbiamo la nostra componente divina. Infatti siamo materiali nel corpo, come gli animali, "mentre l'anima è dalle realtà ultramondane, o piuttosto da Dio stesso, mediante il suo soffio (peyma) ineffabile". Ad esso dobbiamo la vita, infatti "il corpo è morto e insensibile senza lo spirito". Come spirito vitale è mescolato ai sensi ed alle potenze dell'anima.
Ma ci sono un duplice spirito ed una duplice operazione.
Una passionale, animata dallo spirito dell'errore, della tenebra e del peccato, che abita nell'uomo pieno di sentire carnale, l'altra, che abita nell'uomo santificato, è l'operazione e la potenza dello spirito luminoso. Questo Spirito riscalda e purifica coloro nei quali insuffla la vita divina, e li fa pensare e muovere secondo la parola del Signore.
a) Il respiro e il calore
Una similitudine ripresa da Nikodemo per indicare il cuore lo paragona all'oceano. Quest'ultimo è dotato di un movimento ritmico, che si manifesta nelle maree. Esse sono prodotte dallo spirare alterno del vento freddo settentrionale e del vento caldo da sud. Qualcosa di analogo avviene per il cuore.
Evidentemente il vento freddo corrisponde all'aria inspirata, quello caldo all'aria espirata. Il freno posto all'espirazione può allora essere finalizzato a trattenere l'aria calda, onde aumentare il calore del cuore.
b) Lo spirito e il calore
La formazione del calore pare strettamente legata alla presenza dello spirito. C'è infatti una concomitanza tra l'aumento della temperatura e l'aumento del pneuma.
Per quanto riguarda il calore naturale, va tenuto presente che questo si forma nel cuore allorché vi rientrano le energie del nous. Queste a loro volta sono veicolate dagli spiriti (peumati) che circolano nei condotti nervosi e sanguigni.
Per quanto riguarda il calore soprannaturale, esso è diretto effetto dello Spirito, che fa si che la presenza del calore divenga come un fuoco.
c) Lo spirito e il respiro
La presenza dello spirito appare a sua volta strettamente connessa con il respiro. Infatti, tutto il processo psicofisico che si innesca con la pratica della preghiera del cuore viene presentato da Nikodemo come una conseguenza della ritenzione del respiro. Inoltre la stessa presenza soprannaturale è collegata al respiro. In relazione ad esso infatti lo Spirito (to Pneyma) dolcemente (erema), entra (eiseisi) ed esce (exeisi).
Conclusioni
Può sembrare strana la concezione del nous negli scritti degli esicasti: il nous scende con il respiro, si restringe, si disperde ecc. Viene detto immateriale, ma appare associato alla fisicità del pneuma e vincolato a prerogative fisiche.
Si può spiegare il tutto semplicemente come un derivato dell'esperienza che viene fatta nella preghiera esicastica, tuttavia viene spontaneo associarlo alle concezioni degli antichi (...). Con i pitagorici si diffonde l'idea delle anime diffuse nell'aria e veicolate dai pneumi. Aristotele precisa che il nous, immateriale e immortale, costituisce l'elemento divino nell'uomo. Esso è di origine celeste e si radica in qualche modo nel cuore, dove si trova il principio del pneuma su cui si innesta. Dire "di origine celeste" vuol dire collegarlo all'etere, cioè alla parte più pura e infuocata dell'aria; perciò gli saranno consoni il calore, la luce, la sottigliezza e la leggerezza. Viceversa sarà in antitesi con ciò che è denso, pesante, tenebroso e freddo; vivere la propria dimensione divina corrisponderà inevitabilmente a un purificarsi da questi elementi di oscurità e di pesantezza.
(Tratto da Lanfranco Rossi, I FILOSOFI GRECI PADRI DELL'ESICASMO - ed. Il Leone Verde a cui si rimanda per l'approfondimento)