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La riservatezza nella trasmissione dell’insegnamento esicastico

L'aspetto storico della questione
La riservatezza, cioè il fatto che l'insegnamento dell'esicasmo non sia dato tutto subito, ma che venga elargito progressivamente e nella misura in cui il discepolo se ne mostra all'altezza, ha molteplici risvolti sulla stessa storiografia dell'esicasmo. Infatti gli studiosi occidentali per lo più parlano di una formazione progressiva del metodo, e ne datano le fasi via via che compaiono le prime attestazioni scritte.
Gli esicasti al contrario hanno sempre sostenuto che l'origine del metodo è anteriore, addirittura precristiana, e che la mancanza di attestazioni dipende dal modo di trasmissione. L'esicasmo infatti, per molti secoli, sarebbe stato trasmesso da maestro a discepolo, cioè senza l'ausilio di scritti, e solo quando uno se ne dimostrava all'altezza per l'impegno e la serietà.
La questione venne alla ribalta con la controversia che vide come protagonisti principali Gregorio Palamas e Barlaam.
Il monaco calabro obiettò che il metodo appariva una innovazione, mancando chiare attestazioni patristiche. La risposta di Palamas, contenuta nelle Triadi in difesa degli esicasti, è che alcuni aspetti dell'esicasmo richiamano troppo da vicino il politeismo pagano, e avrebbero potuto ingenerare delle incomprensioni. Per questo la sua dottrina fu trasmessa in modo riservato. Non solo, ma aggiunge che vi sono altri aspetti di questa dottrina che rimangono tuttora soggetti a tale trasmissione, e tali resteranno fine alla fine dei tempi.
La riservatezza non è dunque un aspetto marginale o aleatorio dell'esicasmo, ma uno dei suoi principi costitutivi.
Tutto questo non dipende solo da un fatto di opportunità, legato a circostanze storiche, ma scaturisce logicamente dalle premesse che si sono esaminate. Il fatto che la via della perfezione sia di pochi comporta, in un certo modo, che anche l'insegnamento spirituale ad essa associato sia riservato a pochi. Vi è quindi una naturale riservatezza nel trattare dei metodi e delle esperienze propri della via della perfezione.
La riservatezza nell'insegnamento
A) Prudenza e discrezione
Normalmente i Padri non parlavano di quella operazione della grazia per cui la scintilla presente nel cuore si accende fino alla piena illuminazione; vi accennavano sporadicamente come rivolgendosi a chi sa già. Nikodemo Aghiorita si giustifica per aver posto alla portata di tutti l'insegnamento sul metodo della preghiera del cuore, temendo gli venga rinfacciato che certe cose non è lecito che vengano all'orecchio di molti, potendone derivare qualche pericolo. E questo nonostante il fatto che Nikodemo divulga scritti pubblicati già da secoli, benché di norma limitati alla cerchia dei monaci.
Callisto Cataphugiota, mettendo in rilievo la necessità di guide spirituali sperimentale nelle cose divine, nota come Massimo il Confessore si accordi col santissimo Dionigi, che parla della "segreta tradizione delle nostre guide ispirate, cui anche noi siamo stati iniziati".
È quindi essenziale trovare un vero maestro, "questo maestro ti inizierà, l'una dopo l'altra e per ordine, a tutte le cose necessarie e gradite a Dio; anzi ti condurrà per mano alle cose che piacciono a Dio, alle cose più spirituali e che non vengono fatte conoscere ai più. In questo caso si tratta di vera riservatezza, cioè di qualcosa che viene insegnato solo a chi ne è degno. Diversa è la reticenza che deriva da una difficoltà ad esprimersi a parole.
B) L'indicibilità
C'è infatti un silenzio imposto dall'indicibilità di ciò che viene sperimentato. La grazia di Cristo fa esperti coloro che sono degni della gnosi spirituale, di cose che a nessuna lingua è possibile esprimere. Gustare la luce di Cristo, quella luce serena che attira la mente, è vivere qualcosa di inesplicabile, spiegabile non con parole ma facendone esperienza, per cui chi ne è partecipe è costretto al silenzio.
Questo fa sì che vi sia una gnosi dei misteri divini la quale, essendo attingibile solo per esperienza diretta, è riservata solamente a chi è iniziato ad essi. La comunione con lo Spirito santo, i tesori celesti, le danze, le feste degli angeli, non sono neppure concepibili da parte di chi non è iniziato (amyeto de oude ennoesai dynaton parapan).
C) La progressività nell'insegnamento
C'è poi una riservatezza imposta da motivi di opportunità. La crescita è progressiva, e per stati diversi vi sono strumenti appropriati: "A nulla giova a chi è ancora nelle passioni, fare le opere di quelli che sono liberi da passione, [...] cos' come non giova a quelli che sono bimbi il cibo solido, anche se questo giova molto agli adulti [...] perché non accada che, cercando prima del tempo le cose proprie di un dato tempo - come dice il Climaco - non le raggiungiamo poi neppure al tempo loro.
Quindi "non giova che i santi stessi dicano tutto ciò che conoscono, a motivo della debolezza degli uomini". C'è anzi, da parte di chi sa, una paura a scrivere "a causa dei deboli"
Chi dunque attraverso la scienza delle sacre conoscenze è divenuto partecipe dei concetti mistici nascosti, non deve farli giungere ad orecchi profani, cioè a chi non si tiene separato da ciò che è imperfetto, affinché "le cose sante non vengano date ai cani" nè la perla del Verbo sia gettata alle anime porcine che la rovinano.
Tratto da Lanfranco Rossi, I FILOSOFI GRECI PADRI DELL'ESICASMO - ed. Il Leone Verde a cui si rimanda per l'approfondimento)