NIL SORSKIJ
LA
PREGHIERA DI GESU'

Sulla nostra lotta contro le passioni e come vincerle con la memoria di Dio, la custodia del cuore, cioè con la preghiera e la tranquillità della mente e come attuare questo stato
I Padri offrono dei precetti che
permettono al monaco di opporsi al nemico con una forza proporzionale alla
sua azione, poiché da essa dipende la vittoria o la sconfitta spirituale.
Più semplicemente: dobbiamo opporci ai pensieri diabolici con tutte
le nostre forze. Da questa lotta verranno le corone oppure i castighi,
le corone con la vittoria e i castighi invece per il peccatore che
durante la vita non si sarà pentito.
Secondo le parole di Pietro Damasceno, « il peccato
che merita il castigo è quello di chi porta a compimento un pensiero;
quelli che lottano duramente invece e che nel mezzo di un violento combattimento
contro il nemico non soccombono, si intrecciano le corone più luminose
»
La lotta migliore, la più carica di speranze è
forse quella che spezza il pensiero, l'assalto del nemico fin da principio
e custodisce la preghiera incessante. Chi infatti si oppone
al primo pensiero, cioè all'assalto dei pensieri, costui si può dire che mette
fine ad ogni ulteriore azione di quel pensiero. Il monaco prudente fa morire la
madre stessa di questa spregevole stirpe, cioè l'assalto diabolico del primo
pensiero, hanno detto i Padri. E ancora, al momento della preghiera
bisogna portare la mente ad una disposizione tale che sia sorda e muta, come
diceva san Nilo Sinaita , bisogna avere il cuore libero da ogni pensiero,
persino da quelli che sembrano buoni, come diceva Esichio di Gerusalemme.
E’ risaputo che una volta ammessi i pensieri buoni, privi di passioni,
seguono anche i pensieri cattivi e colmi di passioni; l'ingresso dei primi
apre la porta ai secondi. Bisogna dunque ritrarsi con tutte le proprie forze da
questi pensieri che fingono d'esser retti per guardare costantemente e
senza impedimenti nel profondo del proprio cuore ed esclamare: Signore
Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, pronunciando
questa preghiera a volte per intero, a volte solo a metà: Signore
Gesù Cristo abbi pietà di me, oppure Figlio di Dio,
abbi pietà di me, come sarà più opportuno per i principianti,
insegna san Gregorio Sinaita. Non bisogna però cambiare troppo spesso
le parole della preghiera. Dopo aver recitato le parole: Signore Gesù
Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, i Padri aggiungono anche
la parola peccatore. Ciò è gradito al Signore Dio e particolarmente
utile per noi peccatori.
Fa' salire con assiduità questa invocazione, sia
quando sei in piedi che quando sei seduto o coricato, fa' salire questa
invocazione racchiudendo la mente nel cuore e, per essere interiormente
libero, trattieni per quanto possibile il tuo respiro, in modo da non respirare
troppo rapidamente, come insegna Simeone il Nuovo Teologo. Gregorio Sinaita
dice: « Invoca il Signore Gesù con tutto il cuore, con pazienza,
costanza, perseveranza, scacciando ogni pensiero ». Quanto giovi
per la concentrazione della mente nella preghiera trattenere il respiro
e non respirare rapidamente, lo dimostrerà ben presto l'esperienza
stessa, dicono i Padri.
Se non puoi pregare nel silenzio del cuore e senza pensieri,
e se vedi che questi proliferano nella tua mente, non perderti d'animo e
custodisci la preghiera senza preoccupartene. San Gregorio Sinaita, sapendo
perfettamente che per noi peccatori è impossibile vincere i pensieri
diabolici, ha detto: "Nessun principiante custodirà la sua
mente, né scaccerà i pensieri, se Dio stesso non la custodisce e
non scaccia i pensieri. Soltanto i forti e quelli che molto hanno
progredito nell'attività spirituale sono in grado di custodire la mente e di
scacciare i pensieri e anch'essi non li scacciano con le loro forze, ma in
questa lotta combattono con Dio e armati della sua grazia"
Tu dunque, dopo aver visto l'impurità degli spiriti malvagi, cioè l'impurità dei pensieri che prosperano
nella tua mente, non spaventarti e non turbarti. E se cominciano a presentarsi
a te, qualunque sia l'apparente bontà del loro oggetto, non prestar
loro attenzione, ma, per quanto possibile, trattieni il tuo respirò
e racchiudi la tua mente nel cuore. E invoca spesso e con assiduità
il Signore Gesù al modo di un'arma. Tutti i pensieri, bruciando
al nome divino del Signore Gesù come sul fuoco, se ne fuggiranno
invisibilmente .
Se dopo tutto questo i pensieri non cessano di assalirti
e di spegnere il tuo ardore, allora alzati e prega e poi continua con fermezza
il tuo compito primo che è quello di ricorrere al nome di Gesù
racchiudendo la mente nel cuore. Ma quando i pensieri, anche dopo le preghiere
dette per combatterli, diventano sfrenati e ti assalgono al punto che è
impossibile custodire la mente nel cuore, allora devi pronunciare la preghiera
con le labbra e ripeterla senza sosta, a lungo, con forza e pazienza. Se
ti senti debole e scoraggiato, chiama Dio in tuo aiuto, costringiti con
tutte le forze; non tralasciare la preghiera e con l'aiuto di Dio tutto
questo scomparirà subito. Infine, quando la mente trova la pace
e si libera dalla schiavitù dei pensieri, allora fa' nuovamente
attenzione al tuo cuore, compiendo la tua preghiera con il cuore e con
la mente; molteplici, infatti, sono gli esercizi e le opere della virtù
ma paragonati a tale sobrietà del cuore non sono che piccola cosa.
La preghiera del cuore è la fonte di ogni bene; come gli orti sono
uniti tra di loro dall'acqua che li irriga, così essa unisce l'anima,
dice Gregorio Sinaita. Beato l'uomo che ha capito gli scritti dei Padri
pneumatofori e che, seguendoli, decide di consacrarsi con grande vigilanza
alla preghiera, mettendo a tacere in quel momento ogni pensiero, non soltanto
quelli cattivi, ma anche quelli che hanno la parvenza del bene e raggiungendo
in questo modo il silenzio perfetto, anche del pensiero, poiché
la preghiera sta al vertice di ogni ascesi.
"L'esichia è cercare il Signore nel proprio
cuore, cioè attraverso la mente custodire il proprio cuore nella
preghiera ed occuparsi esclusivamente di questo".
La custodia della mente nel cuore, una volta allontanati tutti i
pensieri, resta un'opera molto difficile finchè non se ne è acquisita
l'abitudine, non soltanto per i principianti, ma anche per
tutti quelli che, nonostante un lungo sforzo, non hanno
né raggiunto né ancora sentito nel loro cuore la dolcezza
piena di grazia della preghiera. E’ provato dall'esperienza che l'esercizio
della preghiera con la mente è una grande e dura ascesi, ma chi
ha ottenuto la grazia prega senza sforzo e con amore. « Quando la
preghiera esercita la sua influenza, allora questa influenza raccoglie
perfettamente la mente in se stessa, la rende docile e libera da ogni schiavitù
», dice san Gregorio Sinaita. Per questo bisogna rimanere
pazientemente in preghiera quanto più a lungo è possibile,
allontanandosi da ogni pensiero, e non alzarsi per la salmodia prima del
tempo.
« Quando stai seduto a pregare sii paziente, secondo
la parola dell'Apostolo: Siate perseveranti nella preghiera. E non devi
alzarti troppo presto, anche se avverti la sofferenza e la fatica della
mente. Con gemito e pianto interiore ricorda la parola profetica. Mi hanno
preso i dolori come una partoriente ». Ricorda anche sant'Efrem
che ci insegna: « Sopporta con dolore per sfuggire i vani dolori
della sofferenza » E ancora, Gregorio Sinaita ci chiede di
perseverare a lungo nella preghiera: « Con la testa e il collo piegati, invoca con fervore
l'aiuto del Signore Gesù, restando chinato con la mente raccolta
nel cuore, se solo esso si è aperto ». E ricorda la parola
del Signore: "Come è difficile entrare nel Regno dei Cieli!
Solo i violenti se ne impadroniscono!". Secondo il commento di Gregorio,
con le parole « difficile » e « violenti » il Signore
vuole indicare uno sforzo estremo e una penosa fatica. Quando dunque la
mente è spossata per la tensione e non ne può più,
e quando il corpo e il cuore provano dolore per la loro fervente e incessante
invocazione del Signore Gesù, allora canta i salmi, per avere un pò di tregua e riposo.
Questo è il grado più alto dell'attività
spirituale e questo è l'insegnamento dei sapienti per tutti i monaci,
sia per i solitari che per quanti hanno dei discepoli.
« Se hai presso di te un discepolo fedele, dica
lui i salmi e tu bada al tuo cuore ». Così san Gregorio, che
ha percorso la via spirituale e ne ha una profonda conoscenza, ci chiede di
consacrarci con ogni sollecitudine alla preghiera della mente, di ricorrere ai
salmi per scacciare la tristezza, di recitare i tropari di penitenza, ma senza
cantarli, secondo la parola di Giovanni Climaco: "Non li canti". Basta
loro, per averne letizia, la fatica del cuore, quel dolore frutto di pietà, e
il calore spirituale che è dato loro perché ne abbiano gioia
e consolazione » come dice san Marco. Prescrive anche di aggiungere
un Trisaghion a questa salmodia, o un Kathisma, e sempre l'alleluia,
come hanno prescritto gli antichi padri Barsanufio Diadoco e gli
altri
Per quanto riguarda la regola di Crisostomo cui si ricorre
per ordinare la propria attività spirituale: un tempo per la preghiera,
un tempo per la lettura, un tempo per la salmodia, e trascorrere così
la giornata, è una regola buona, perché tiene conto del tempo,
della misura e della forza del monaco. A te decidere: attenerti alla distribuzione del Crisostomo oppure preoccuparti
instancabilmente di essere sempre intento all'opera di Dio, nella preghiera
spirituale.
Quando, per grazia di Dio, si assapora la dolcezza della
preghiera e questa esercita la sua influenza sul cuore, allora san Gregorio
Sinaita chiede di dedicarvisi nuovamente: « Quando vedi, dice, che
la preghiera agisce nel tuo cuore e non cessa di operare in esso, non lasciarla
e non alzarti per recitare i salmi, fintanto che, per disposizione divina,
non sia essa stessa a lasciarti. Se abbandoni Dio dentro di te per metterti
a chiamarlo al di fuori, lasci le vette per volgerti a terra, abbandoni
la preghiera e allora la tua mente perde la quiete, mentre il silenzio
esicasta, come dice il suo nome, per esser custodito esige che la mente
sia in pace e in tranquillo riposo. Dio è la pace estranea ad ogni
confusione e inquietudine ». Ma per non essere sedotto durante l'opera della preghiera spirituale non
accogliere in te alcuna rappresentazione, alcuna immagine o visione poichè
quelle nubi, cioè i grandi sogni e gli altri moti, non cessano neppure quando la mente sta nel cuore e compie la sua preghiera e nessuno
è in grado di dominarle se non quelli che hanno raggiunto la perfezione
per la grazia dello Spirito santo e quelli che hanno acquistato la saldezza
della mente per mezzo di Gesù Cristo.
Ma a chi non sa praticare la preghiera spirituale, che
secondo la parola di Giovanni Climaco è la fonte delle virtù
e le irriga come un giardino spirituale, conviene recitare i salmi a lungo e
cambiare spesso l'attività spirituale [...] Del resto i Padri hanno detto che la salmodia deve essere
compiuta con misura e che al di sopra di ogni cosa bisogna dedicarsi alla
preghiera. Ma quando si comincia a disperdersi nell'ozio, bisogna recitate
i salmi oppure leggere la vita e le opere dei Padri. Una barca infatti
non ha bisogno di remi quando il vento la porta e le fa attraversare l'oceano
delle passioni, ma se il vento cessa, la barca si ferma e allora bisogna
adoperare i remi, oppure un'altra barca più piccola per arrivare
alla meta.
Alcuni, volendo discutere, citano i santi Padri o alcuni
monaci odierni, dicendo che essi fanno lunghe veglie in piedi tutta la notte
recitando i salmi ininterrottamente.
Ma a questi san Gregorio Sinaita chiede che si risponda
con la Scrittura: « Non tutto è perfettamente compiuto da
tutti, per scarso zelo e povertà di forze, ma quello che è
piccola cosa per i grandi, non sempre è poco, e quello che è grande
per i piccoli, non sempre è perfetto. I monaci, oggi come un tempo,
non hanno seguito tutti una sola e medesima via, né l'hanno compiuta
tutti fino alla fine».
A quelli poi che hanno fatto grandi progressi e a coloro
ai quali fu concessa l'illuminazione, quel che si addice, afferma lo stesso
padre, non è la recita dei salmi, ma il silenzio, la preghiera incessante
e la contemplazione; essi sono uniti a Dio e non devono strappare la loro
mente a Dio per sottometterla alla dissipazione. La loro mente è
adultera quando si allontana dal ricordo di Dio custodito mediante la preghiera
incessante per lasciarsi eccessivamente distrarre da cose di poca importanza.
Sant'Isacco il Siro, che ebbe esperienza di uno stato
tanto elevato, scrive che quando sopraggiunge questa indicibile gioia spirituale,
essa recide subitamente la preghiera sulle labbra per ché in quel
momento è come se le labbra e la lingua si paralizzassero,
e insieme anche il cuore, custode dei pensieri, e la mente, madre dei sentimenti,
e il pensiero, veloce uccello audace. Il pensiero allora non possiede
più né preghiera né volontà propria, ma è
diretto da un'altra forza, è tenuto in misteriosa schiavitù e dimora
in ciò che è inesprimibile in concetti e che esso stesso non
conosce. E' questo quello che viene detto smarrimento o visione della preghiera,
ma non è la preghiera propriamente detta perchè la mente allora è già al di
sopra della preghiera [...] secondo la parola dell'Apostolo: Se nel corpo non lo so, se fuori del corpo non lo so, lo sa
Dio. Sant'Isacco paragona la preghiera a un seme e questo stato alla raccolta
dei covoni. Colui che miete è sorpreso da ineffabile visione. Le
vili e spoglie sementi che ha seminato sono apparse all'improvviso davanti
a lui come spighe mature. Questa è la preghiera perché solo da essa proviene
quel dono indicibile consegnato ai santi e di cui nessuno può determinare il
nome. Quando, grazie all'attività spirituale, l'anima si avvicina
al divino e tramite un'imperscrutabile
unione diventa simile alla Divinità, risplende nei suoi moti del raggio della luce che viene dall'alto, e quando la mente è resa
degna di percepire la beatitudine futura, allora l'anima dimentica se stessa
ed ogni effimera realtà terrena e non avverte più eccitamento
alcuno; in essa si leva una gioia indicibile, freme nel suo cuore un'indescrivibile
dolcezza, il corpo stesso se ne sazia. L'uomo allora dimentica non soltanto
la passione, ma anche la sua stessa vita, e pensa che. il regno dei cieli
non consista in nient'altro che in questo stato. Qui sperimenta che l'amore di Dio è più
dolce della vita e che l'intelligenza secondo Dio, dalla quale nasce l'amore,
è più dolce del miele e del succo dei favi.
« Cosa mirabile! esclama Simeone il Nuovo Teologo
Quale parola potrà mai esprimerla poiché in verità
è cosa che desta timore e inesprimibile a parole! Vedo la luce che
il mondo non conosce e, seduto nella mia cella, vedo dentro di me il Creatore del mondo, converso con lui, lo amo, mi nutro della sola contemplazione
di Dio, e unito a lui, attraverso i cieli. Dove sia allora il mio corpo
io non lo so. Il Signore mi ama e mi accoglie nel suo seno, mi nasconde
tra le sue braccia. Colui che è nei cieli è nel mio cuore,
lo vedo qui e là. Il Signore mi fa apparire non soltanto uguale
agli angeli, ma più grande di loro, giacché quanto è
per essi invisibile e inaccessibile, si rende visibile a me e si unisce
al mio essere. E quanto annuncia l'Apostolo: Quelle cose che occhio non
vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di
carne ». E fintanto che si permane in questo stato, non soltanto
non si vuole abbandonare la propria cella, ma si vorrebbe nascondersi nel
profondo della terra, e lì fuori dal mondo intero, contemplare il proprio
immortale Signore e Creatore.
E così pure sant'Isacco afferma che quando
nell'uomo il velo delle passioni è strappato dagli occhi della mente ed egli
vede l'indicibile gloria divina, la sua mente si innalza subito sino a provare timore e se Dio non ponesse un termine in questa
vita a tale stato, per quanto a lungo durasse, fosse anche tutta la vita,
quest' uomo non vorrebbe mai uscire da questa mirabile visione. Ma Dio,
nella sua misericordia, dispone che a tempo dovuto la sua grazia diminuisca
nei santi perché essi possano anche prodigarsi per i fratelli nel
servizio della parola, insegnando loro il timore di Dio, poiché,
come dice Macario il Grande: « Se uno ricevesse una grazia simile,
e fosse costantemente stretto dalla dolcezza di queste visioni miracolose,
non potrebbe più sentire nulla di questo mondo, né parlare, nè adempiere il ministero della parola, né dedicarsi alla minima
occupazione ». Quelli che in questo corpo
mortale hanno gustato una volta il cibo immortale e sono stati ammessi, anche se parzialmente in questo mondo
fugace, a quella gioia preparata per noi nella patria celeste, non possono più
attaccarsi alle bellezze di questo mondo né temere ciò che
è triste o crudele, ma con l'Apostolo osano gridare: "Nulla potrà
separarci dall’ amore di Dio".
E tutto questo, dice sant'Isacco, accade a chi
ha visto simili cose e le ha sentite in se stesso dopo aver raggiunto questo
dono sotto la guida dei Padri e dopo molti sforzi e fervorosa fatica. Quanto
a noi, miseri, siamo colpevoli di molti peccati e ricolmi di passioni;
non meriteremmo dunque di sentir parlare di tali cose, ma confidando nella
grazia di Dio, ho osato scrivere qualche parola tratta dalle opere dei
Padri pneumatofori perché sappiamo, anche solo imperfettamente,
a qual punto siamo decaduti e quanto siamo folli nell'attaccarci e nel
dedicarci al mondo di quaggiù, ammassando beni materiali, preoccupandoci
e turbandoci per essi, cosa che fa torto alle nostre anime. Da tutto
questo traiamo gloria, lo stimiamo cosa buona! Ma guai a noi! Non
comprendiamo la dignità delle nostre anime, ignoriamo a quale vita
siamo chiamati, dice sant'Isacco. La nostra vita terrena, le sue tribolazioni,
i suoi beni materiali, la sua quiete appaiono ai nostri occhi come qualcosa
d'importante; quanto alla vita secondo lo spirito, noi che siamo sprofondati
nell'ozio, nelle seduzioni del mondo e nella negligenza, ne parliamo come
se fosse riservata ai santi del tempo passato. [...] Ma quelli
che, pieni di zelo, si pentono, cercano Dio con amore e timore
e guardano a lui solo, seguendo i suoi comandamenti, questi il Signore
li accoglie, fa loro misericordia, dona loro la sua grazia e li
rende saldi. Tutta la divina Scrittura ce lo attesta. Molti Padri, un tempo,
percorsero questa via e vi condussero i loro fratelli. Soltanto oggi questo
non avviene più per mancanza di guide. Ma colui che si è
interamente consacrato all'opera di Dio è ammaestrato e guidato
dalla grazia divina ora e sempre. Quanto a quelli che non vogliono praticare
l'ascesi e vanamente sostengono che nel nostro tempo Dio non concede più
le grazie che dava una volta, questi l'Apostolo li chiama sedotti e seduttori
di altri. Ce ne sono fra di essi alcuni che nemmeno vogliono sentir parlare
dell'opera della grazia nei nostri giorni. Gregorio Sinaita li dice ottenebrati
da grande insensibilità, ignoranza e mancanza di fede.
Noi dunque che abbiamo appreso queste cose dalle sante
Scritture, se desideriamo dedicarci assiduamente all'opera di Dio, allontaniamoci,
per quanto e possibile dalla vanità di questo mondo, fatichiamo per sterminare
le passioni, custodiamo il nostro cuore dai pensieri cattivi e in
ogni cosa adempiamo i comandamenti di Dio. Ma per custodire il nostro cuore
bisogna avere sempre la preghiera. Questo e il primo gradino della crescita
monastica e senza preghiera e impossibile far morire le passioni, dice
Simeone il Nuovo Teologo.
Il tempo più propizio all'opera monastica è la notte. «E’ in particolare durante la notte che
il monaco deve esercitarsi nella sua fatica », hanno detto i Padri.
Il beato Filoteo diceva che lo spirito si purifica meglio di notte. E sant'Isacco
dice: « Ogni preghiera che innalziamo di notte considerala più
importante di tutte le opere del giorno. Quel senso di dolcezza accordato
durante il giorno a chi digiuna, proviene dalla luce procurata dalle
opere notturne dei monaci solitari ». Uguale insegnamento ci danno gli
altri santi. Per questo san Giovanni Climaco dice: "Soprattutto di
notte dedicati alla preghiera" [...] Ma bisogna anche ricordare che
«l'abbondanza di parole, come dice sempre Giovanni Climaco,
spesso disperde la mente durante il tempo della preghiera, mentre poche
parole la raccolgono ». « Quando sei distratto nei tuoi pensieri,
dedicati soprattutto alla lettura », ha detto sant'Isacco. Allo stesso
modo l'angelo comandò ad Antonio il Grande: « Quando il tuo spirito si disperde, dedicati ancor
di più alla preghiera o al lavoro manuale».
Ai principianti, quando sono assaliti dai pensieri, è
molto utile qualche lavoro manuale unito alla preghiera, oppure un servizio,
un'occupazione svolta per obbedienza; questa è per loro un'assoluta
necessità se sono tormentati da pensieri di tristezza e di acedia,
ci insegnano i Padri.
Sant'Esichio di Gerusalemme propone per questa attività
spirituale quattro mezzi: 1) vegliare sui pensieri che ci assalgono, cioè osservarli, vigilare su di essi
e respingerli fin dal principio; 2) custodire il proprio cuore in profondità,
liberandolo da ogni pensiero e 3) pregare; invocare l'aiuto
del Cristo Signore; 4) custodire il ricordo della morte. Tutto questo
impedisce l'accesso ai cattivi pensieri e ciascuno di questi mezzi, utilizzato separatamente, si chiama
sobrietà
della mente e attività spirituale.
Attento a questi insegnamenti, ciascuno di noi combatta
nel modo che più gli si addice.
PREGHIERA
Del santo starec Nil, preghiera e ringraziamento al Signore nostro Dio per manifestare il pentimento e riconoscere e confessare i nostri peccati e le nostre passioni.
Dio grande e tremendo, Dio forte che tutto puoi, tu non
hai né principio ne' fine, ineffabile, inconoscibile, insondabile,
Re di tutti i re e Signore
di tutti i signori
hai creato, custodito, conservato tutte le cose visibili
e invisibili. Tu che sei unico, mirabile e sapientissimo in tutte le tue
opere, tu che sei nei cieli e al tempo stesso invisibile in mezzo a noi
non solo mediante le tue opere, la tua volontà, la tua potenza ma
anche per mezzo della tua essenza e della tua natura, tu sei dappertutto
e tutto ascolti e vedi e comprendi.
Non ti sono nascoste le opere dell'uomo, le parole, i pensieri, il più piccolo movimento del cuore
Tutto conosci e tutto sai.
Non vi è sulla terra altro peccatore all'infuori
di me, né mai v'è stato peccatore simile a me dal tempo di
Adamo fino ad oggi.
Dall'infanzia fino ad oggi non ho trascorso una sola
ora, un solo istante
senza disobbedire alla tua legge.
Ho macchiato la mia anima, ho macchiato tutte le membra
del mio corpo,
sempre ho vissuto nel peccato.
Perciò temo e tremo all'avvicinarsi dell'ora amara
della morte e del tuo giusto giudizio e dinanzi ai severi e amari castighi
che attendono i peccatori dei quali il più grande sono io cane
maledetto e rabbioso, cane impuro e rognoso. Temo che al momento della
morte tu non sopporti la mia tremenda empietà
e mi consegni in preda a intollerabili tentazioni e io
finisca allora in perdizione
a gioia del Nemico e a vergogna degli uomini perché
sempre, ad ogni istante, aggiungo peccato a peccato. A questi pensieri
sono colto da timore
e quasi cedo alla disperazione.
Non so che fare, che dire, come supplicare e invocare
il perdono per i miei innumerevoli e gravi peccati.
Tu, Signore Dio, santissimo, magnanimo e misericordioso,
lento all'ira e grande nell'amore
Tu hai detto per bocca del profeta:
« Non voglio la morte del peccatore ma che si converta e
viva » nella tua grande e indicibile misericordia hai istituito per i peccatori la penitenza per il perdono
dei peccati la salvezza e la giustificazione.
Tu dici: « Confessa tu i tuoi peccati e io li giustificherò
». Così istruisci e conforti noi peccatori dicendo:
« Confessate al Signore perché è
buono. Eterna è la sua misericordia ».
Ispirati dal tuo Spirito buono dissero i nostri santi Padri che non v'è peccato
che il tuo amore per gli uomini non possa vincere, purchè vi sia il pentimento.
Perciò spero in te faccio penitenza e a te confesso i miei peccati, mio
Creatore e mio Dio. Innanzi a Te con animo contrito, non oso parlare per il
grande peso delle mie opere malvagie. Temo di contaminare l'aria con le mie parole. Non
so che dire, tanti sono i miei peccati. Insensato è ciò che
ho detto.
Un peccato è peggiore dell'altro, senza misura
ho peccato, non c'è, nella vita, male che io non abbia fatto. Tu,
Signore di gloria, a tua immagine e somiglianza mi hai creato, donandomi
la grazia dell'immortalità e mi hai dato di vivere e muovermi e
parlare. Concedimi di rivolgermi a te, con confidenza, insegnami il parlare
e l'agire, perché io possa supplicare la tua misericordia, invocare
il perdono delle mie opere malvagie. Spregevole e inutile io sono. Quale
male non ho fatto?
Quale peccato non ho impresso nella mia anima e nel mio
corpo?
Ho commesso fornicazioni, lussuria e sodomia, omosessualità
e onanismo, stupro di giovani, incesto, vizi e azioni vergognose.
Ogni specie di fornicazione ho compiuto nel mio cuore,
d'ogni delitto, d'ogni pensiero malvagio mi sono reso colpevole, prigioniero
delle catene di Satana:
pensieri d'orgoglio, arroganza, disprezzo dei fratelli,
amore del potere, vanagloria, ostentazione e amore del mondo, menzogna,
maledizione, falso giuramento, spergiuro, bestemmia, sacrilegi, latrocinio,
furto, profanazione di cose sante, torture, omicidi, magia, incantesimi
ed eresia, eccessi di cibo e di bevande, presi senza misura, fuori dei
pasti,
ad ogni ora, desideri sfrenato di cibi ricercati, schiavitù
del ventre e della gola, ubriachezza e orgie,
ribellioni ai genitori fino a provocare la collera, parole vane, lazzi,
scherzi, propositi oziosi e incitamento al peccato, calunnia e giudizio temerario, parole dure e contestazioni,
parole superflue, malevoli, sconvenienti, atteggiamenti irritanti, risa
fino alle lacrime, odio, invidia, meschina gelosia, amore dell'oro e dell'argento,
attaccamento alle cose, avarizia e usura. E ancora: egoismo, offese, violenze,
vendetta, ribellione, collera, insolenza, furore e risentimento, inganno
sottile, adulazione e devozione ipocrita, aridità e durezza di cuore.
E ancora: sonno smodato, pigrizia e negligenza, ogni
sorta di azioni, senza numero, in fatti e parole, pensieri vergognosi,
empi davanti a Dio e folli ho commesso nella mia dissennatezza. Eccomi
passibile d'ogni giudizio, d'ogni condanna poiché sono schiavo del
peccato.
Quante volte sono entrato indegnamente nel santuario
e nel coro!
Io, indegno, osai partecipare ai sacramenti, ricevere
e toccare i vasi sacri. Ancor oggi ho quest'ardire e così in futuro, fino alla morte.
Sempre indegno e colpevole comunico ai santi misteri
a mia propria condanna.
Non oso alzare gli occhi, né le palpebre, tanta
è la mia vergogna.
Non oso guardare al cielo, insozzo la terra con i miei
passi, io indegno del dono della vita!
Lo so, Signore, che non merito di ricevere il perdono
dei miei peccati.
Troppo pesante è il fardello delle mie colpe perché
ottenga il perdono.
Dove troverò umane colpe paragonabili ai miei peccati? Più
grande di quello dei miei progenitori fu il mio peccato, più grande del loro il
mio peccato di gola. Fratricida diventai più odioso di
Caino, con i miei peccati ho ucciso anima e corpo. Con omicidio
peggiore di quello di Lamech, ho colpito il mio spirito con pensieri d'ignominia
che mortalmente l'hanno ferito.
Tutta piagata è la mia lingua per le tante parole
malvagie.
Con omicidio più infame di quello dei fratelli
di Abimelech ho ucciso a colpi di pietra l'anima mia e ogni membro del mio corpo con passioni impure. Ho commesso
più trasgressioni di quanti vissero al tempo del diluvio, mi sono macchiato
più brutalmente degli abitanti di Sodoma. Si è indurito il mio cuore dinanzi alle tue parole
e alle tue opere più di quello del Faraone e più di quanti mormorarono nel deserto, perché
incessante è la mia mormorazione.
A paragone della mia iniquità un nulla è
la malvagità dei Niniviti.
Un nulla l'insensata bestemmia di Rapsachi
su ordine di Sennacherib dinanzi alle mie bestemmie, un nulla i peccati di Manasse a paragone dei miei peccati.
Più di ogni altro uomo ho peccato, peggiore di ogni altra creatura.
Quelli erano malvagi secondo natura, le mie iniquità
sono contro natura, oltre ogni misura.
Sono più impuro delle fiere e delle bestie prive
di ragione. Più di loro ho commesso atti insensati, sono più
vile dei demoni, io loro schiavo, che come nessun altro faccio la loro
volontà. Pieno di stupore per la tua grande, indulgente e benevola
pazienza, vedo che la terra non s'apre per inghiottirmi come un
tempo Datan e Abiram; poiché più di loro ho peccato.
Vedo che nessun fuoco mi consuma come un tempo i peccatori;
poichè più di loro ho peccato. Vedo ancora che non sono consegnato a Satana a
mia definitiva perdizione, io, insensato, io impudente che la volontà di Satana
ho seguito. Ma tu, misericordioso Salvatore, fino ad oggi con pazienza
sopporti la mia scelleratezza
in attesa della mia conversione e del mio pentimento.
E io! Io non ho vero pentimento.
O Sventurato! Quale rimedio porre alla mia perversità?
« Chi farà del mio capo una fonte e darà
ai miei occhi una fonte di lacrime? »
perché io mi penta e pianga e lavi l'immondezza
dei miei peccati. Mai, mai, avrò di che renderli puri, mai nulla
di buono ho fatto.
Elemosina e fede lavano i peccati , ma io mai ho
praticato la carità.
Morta è la mia fede, sterile, perché priva
di opere. Il mio cuore non conosce contrizione né compunzione;
come sperare di non essere ridotto a nulla dinanzi a te? Se non avessi
condannato il fratello, avrei speranza di non essere condannato, da sempre
giudico chi pecca, con parole e pensieri, eppure ben peggiore è
il mio peccato! Scruto negli altri la minima colpa, delle mie dissimulo
la gravità.
Dal mio prossimo esigo obbedienza al più io tutti
li rigetto.
In apparenza pio e devoto, nel mio cuore sono abitato
da ogni disordine e incoscienza.
Se a volte, per caso, ho fatto qualcosa che aveva un'apparenza
di bene,
davanti a te, Signore, non fu che ignominia;
era dovuta a orgoglio e vanagloria e desiderio di piacere
agli uomini.
Nell'incoscienza ho trascorso la mia vita,
con il mio corpo ho servito la vanità del mondo, con le
mie azioni sconvenienti ho condotto l'anima mia all'insensibilità. Iniquo a tal
punto, mio Dio, mio Creatore, da non conoscere Te. A te ogni lode,
Signore, tutto questo hai sopportato,
e ancora mi hai mostrato la tua misericordia e la tua
grazia immensa.
Per quanto grande fosse la mia colpa, su di me sempre
hai disteso la tua grandezza. Mi hai donato conversione e conforto, mi
hai fatto degno di innumerevoli beni, mi hai strappato al mondo, mi hai
innalzato alla dignità di questo
santo stato, mi hai posto sotto una regola a tuo servizio
a causa della tua misericordia, per il tuo disegno di
salvezza e di grazia.
Ma io fui insensato e ingrato, fin da principio stolto
e negligente. Quante volte ho tradito i voti a te fatti!
Con innumerevoli peccati ho insozzato e macchiato questo
stato! Onnipotente,
eccomi senza parole e senza voce. Quante volte, pensando al mio peccato,
ho promesso di rinunciare ai miei delitti! Eppure cado e ancora cado in
queste stesse colpe, e in altre più infami ancora.
Quante volte ho promesso di ricominciare a lavorare alla
tua opera,
di vivere secondo la tua volontà,
e ogni giorno mi ritrovo nella medesima menzogna.
Il mio spirito s'affretta a ciò che è
male e impurità,
vinto da ogni passione mai non resisto.
Se tu, Signore, non vieni in mio aiuto,
ogni speranza è perduta per me.
Si indebolisce il mio corpo, i giorni della mia vita giungono
al termine,
il tempo della morte si avvicina, la scure è alla
radice dell'albero
e già si appresta a recidere la mia anima sterile.
La messe è pronta, la falce affilata, i mietitori si affannano a
strappare la mia anima invasa dalla zizzania dei miei peccati per gettarla nel
fuoco eterno. A tale vista vien meno il mio spirito. Che fare? Mi rifugio in Te,
insondabile e infinito Amor; mi affido alla tua incommensurabile bontà,
spero nella tua inestinguibile
misericordia.
Maestro grande, fa' per me un miracolo di misericordia,
la tua grazia ha sopportato la mia giovinezza priva di guida, i miei misfatti
degni di provocare la tua collera, sopporta ancora i crimini dei giorni
della mia vecchiaia. Non punirmi, Signore, nella tua collera, non castigarmi secondo il tuo sdegno
che io non sia confuso per le mie colpe. Non ricordarti dei peccati della mia giovinezza non ricordare
la mia incoscienza, Onnipotente, perché se tu consideri le colpe, Signore, chi potrà
sussistere? Che farò
io, carico di tanti peccati?
Un servo malvagio sono stato per te, mio Signore, abbi
pietà di me per amore della tua grazia, pietà di me, indegno
della tua pietà.
Lavami dalle mie colpe così numerose, ti
invoco dal profondo della mia angoscia. Risparmiami, Signore, risparmiami!
Perdona i peccati che ho fatto, coscientemente o incoscientemente, i
peccati che conosco e i peccati che non conosco
Liberami anche da quelli che avrei voluto
commettere. Tendi verso di me la tua mano, soccorrimi, rialzami; a mala pena sono ancora in vita giaccio alle soglie della
morte, ferite inguaribili piagano il mio corpo. Nessuno può guarirmi
all'infuori di te, tu medico pieno d'amore delle anime e dei corpi. Guariscimi
Signore, respingi lontano da me gli assalti del nemico che getta la mia
anima in grande smarrimento, donami intelligenza e sobrietà, la forza di
lavorare alla tua opera santa. Nulla di buono potremo fare senza di Te. Fammi
degno di morire ai desideri di questo vano mondo. Tu sai di cosa sono capace,
fà che io non mi perda per sempre.
Che io voglia o che io non voglia, salvami! Non mandarmi; Signore, tentazioni
al di là delle
mie forze, non inviarmi dolore
e malattia, ma salute e forza, che tutto io possa sopportare con rendimenti
di grazie. Non recidermi con la scure mortale come albero che non
porta frutti, io, privo di frutti di buone opere. Donami di terminare
i miei giorni nella penitenza, nell'obbedienza ai tuoi comandi, nell'adempimento
della tua volontà, piena di grazia, salutare e perfetta.
Fammi dono della preghiera incessante nell'umiltà
del cuore. Rendi salda la mia mente, non si allontani dalla via del bene.
Concedimi, Signore, la compunzione del cuore e il dono delle lacrime
per piangere sui miei peccati.
Mio Signore, Dio di tenerezza e bontà, donami
le lacrime perché il mio cuore si riscaldi con le lacrime del mi amore
per Te. Consola la mia anima afflitta, donami l'audacia di parlarti, concedimi
la tua grazia dinanzi alla morte. Accoglimi nel giorno della mia fine e
abbi pietà della mia anima che molto ha peccato. Liberala dal dolore
e dall'inesprimibile angoscia, da ogni tormento e pena che l'attende. Non
consegnarla in potere dei demoni tenebrosi e infingardi, scacciali perché
io non li veda. Mandami un angelo di pace e di luce, prenda la mia anima
e dolcemente la separi dal mio corpo impuro. Accoglila purificata dal pentimento e
dallla confessione. Nel
giorno del tuo giusto giudizio non scoprire le mie opere cattive agli angeli
e agli uomini, strappa il documento scritto dei miei peccati. Sia ignoto
a tutti! Salvami dall'eterno tormento, fammi degno della sorte dei giusti per le
preghiere della nostra purissima Madre di Dio, per intercessione delle sante e
spirituali potenze celesti, per le suppliche di tutti i santi.
Te Dio unico Padre, Figlio, Spirito santo, glorificato nella santa Trinità ringrazio,
prego, adoro, venero, glorifico con le labbra, con il cuore, con la mente,
con ogni pensiero, sentimento ed esultanza dell'anima e del corpo
ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
(Tratto da NIL SORSKIJ, la vita e gli scritti, a cura
di E. Bianchi - ed. Gribaudi).