GLOSSARIO
DELL'ESICASMO E DELLA FILOCALIA


 

ACCIDIA: tedio, svogliatezza, pigrizia e inerzia spirituale. Ingenera ottusità dello spirito, impotenza della volontà e  disgusto per gli stessi doni di Dio.

AFFLIZIONE SPIRITUALE: si sarebbe potuto tradurre « lutto »: il termine definisce infatti in modo particolare quel dolore che è legato al lutto per qualcuno. Nella vita cristiana si designa con questo termine lo stato di pianto per il peccato, proprio di chi è pervenuto a una coscienza profonda della gravità di questo. L'afflizione spirituale è presentata dalla Scrittura come l'atteggiamento che deve accompagnare la conversione (cfr. per es. Gl 2, 12 e Gc 4, 9) ed è spesso vista dai padri come quell'afflizione che è detta beata dal Signore (cfr. Mt 5, 4).  E' chiamata anche operatrice di gioia perché chi permane in questa « tristezza secondo Dio » (cfr. 2Cor 7, 10) sempre più vive nella pienezza della gratitudine e in un amore pieno di stupore per colui che lo ha salvato e continuamente lo salva.

AMORE:  carità.  Il termine « carità », spesso usato, è per sottolineare il carattere unico e soprannaturale di questo « amore » che è infuso nel cuore dei credenti dallo Spirito santo (cfr. Rm 5, 5).

APOFATICA, teologia:  via teologica che procede per negazioni, rifiutando progressivamente di riferire a Dio gli attributi presi dal mondo sensibile e intelligibile, per avvicinarsi a Dio che è oltre ogni cosa creata ed ogni conoscenza ad essa relativa - trascendendo qualsiasi conoscenza e concetto. (Per un approfondimento del termine, cfr. V. Lossky, La Teologia mistica della Chiesa d'Oriente, Bologna 1967, pp. 19 55.).  

ASSALTO, vedi STIMOLO.  

CARNE:  indica  - conformemente all'uso biblico -  la natura umana decaduta e peccatrice: in questo senso il termine include pertanto la realtà umana completa, anima e corpo. Altre volte è usato per indicare il corpo in contrasto con l'anima, sottolineando cioè quegli impulsi sregolati del corpo verso le cose e le realtà corporee che ne rendono difficile il governo da parte delle facoltà spirituali dell'uomo e che contrastano l'aspirazione dell'animo umano verso Dio.

CATAFATICA, teologia: procedimento teologico con cui si riferiscono a Dio i concetti relativi ai nomi con cui lo si indica: tali concetti essendo ricavati dagli esseri derivati da Dio, possono essere riferiti a Dio come Causa prima di tutte le cose, ma non possono mai esprimerne adeguatamente la natura.

COMPUNZIONE: come esprime bene anche l'etimologia della parola italiana, significa l'essere trafitti, punti. Si esprime così l'intima esperienza dell'anima che giunge alla percezione della gravità del suo peccato in rapporto all'immensità dell'amore divino e alla maestà di Dio. La compunzione è sperimentata come una trafittura del cuore: pungendolo essa ne fa uscire il veleno del male, ne ammorbidisce la durezza, infonde insieme al dolore del peccato un sentimento profondo di pace, di sollievo di mite, umile, amante riconoscimento della nostra indegnità da un lato e dell'indicibile amore divino dall'altro. Rispetto all'affizione spirituale la compunzione è forse uno stato meno intenso, più pacato e misto a dolcezza fin dal suo apparire iniziale,  mentre l'afflizione spirituale è più espressamente un vero lutto per la morte prodotta dal peccato.

CONCETTO in particolare per Massimo Confessore, si tratta dell'immagine concettuale di una cosa  evocata dall'intelletto mediante una qualche partecipazione della fantasia. Il concetto si chiama « semplice » quando è libero da passione; « composto » quando è combinato con una passione. A volte si parla anche di « pensiero »semplice o composto. Quando è semplice il concetto non ha nulla di cattivo ma è anch'esso annullato dalla pura contemplazione delle realtà spirituali.

CONCUPISCIBILE: una delle tre potenze dell'anima  secondo la filosofia greca: è la potenza del desiderio. Secondo natura, il concupiscibile era posto nell'uomo come potenza che lo protendeva primariamente verso Dio. Oscurato dal peccato esso si protende verso le cose create cercandone il possesso (vedi pure IRASCIBILE).

CONFUTAZIONE:  vedi CONTRADDIZIONE.

CONOSCENZA spirituale o SCIENZA:  realizzazione propria dell'operazione dell'intelletto (distinta da quella discorsiva della ragione) che illuminato dalla fede e per l'azione della grazia nella misura della sua purificazione, penetra progressivamente sia le ragioni delle cose che il mistero di Dio, ascendendo - per quanto è dato all'uomo - i vari gradini della conoscenza spirituale (vedi anche DISCERNIMENTO) sino a pervenire alla contemplazione e alla teologia. Il termine assume sfumature diverse a seconda dei vari autori e periodi spirituali. Per uno scorcio della storia della conoscenza nel cristianesimo si possono trovare alcuni capitoli chiari e interessanti in L. BOUYER, Spiritualità dei Padri, II, Ed. Dehoniane, Bologna, in particolare pp. 79-143 e 332 55 ss.

CONTEMPLAZIONE: ci sono due aspetti della contemplazione: la percezione e visione dell'intelletto  che penetra le ragioni delle cose create, ragioni contenute nel Verbo, principio unitario del cosmo; e quello  molto sublime - che immerge l'intelletto nel mistero stesso di Dio (vedi TEOLOGIA). In questo secondo caso l'intelletto è completamente afferrato dall'oggetto spirituale che contempla al punto che tutte le cose esteriori divengono assenti alla coscienza. Si parla a volte di contemplazione anche in modo meno specifico, rispetto a livelli intermedi di concentrazione su un oggetto spirituale.

CONTRADDIZIONE: l'opposizione alle suggestioni delle passioni o dei demoni.

CUORE:  considerato  conformemente alla antropologia biblica è  il centro dell'essere umano, principio determinante delle scelte e dei desideri della persona. Include certo anche i sentimenti e le emozioni,  ma è molto di più e si potrebbe dire che in esso si concentra tutto quello che S.Paolo chiama l' «uomo interiore » (cfr. Rm. 7, 22 par.). E' considerato come l'organo mediante il quale la grazia penetra non solo l'anima ma anche tutte le membra del corpo Esso è pure il centro della lotta secondo l' insegnamento evangelico. "Dal cuore esco no cattivi pensieri omicidi, adulteri, prostituzioni, furti, false testimonianze, bestemmie" (Mt 15,19).

CUSTODIA
del cuore, dell'intelletto: vedi SOBRIETA'.

DISCERNIMENTO:  è in genere usato per definire la capacità di cogliere le mozioni della grazia e i segni di Dio, seguendoli senza alterarli per eccesso o per difetto; capacità anche di distinguere l'azione vera della grazia, gli impulsi che procedono da essa  dagli inganni del demonio che può talvolta presentarsi sotto apparenza di bene.  Il discernimento del bene dal male appartiene alla vera scienza. In un padre spirituale, inoltre il discernimento si manifesta anche nella capacità di conformarsi in qualche modo alla « misura » dell'interlocutore assecondando e disponendo ad accogliere le mozioni dello Spirito senza prevenirle, spingendo a ciò che Dio ancora non chiede e per cui quindi non dà la grazia necessaria.

ECONOMIA
: si intende sostanzialmente il complesso mistero delle divine disposizioni della Provvidenza in ordine alla salvezza e il suo totale sviluppo nell'opera della incarnazione-redenzione, nel Cristo.

ENERGIA: vedi OPERAZIONE.

EROS: applicato a Dio indica la brama ardente e il desiderio unitivo che spinge l'uomo verso Dio. Più del termine abitualmente tradotto con « amore » oppure    « carità» sta a indicare un 'intensità estatica dell'amore, secondo l'espressione dello Ps.Dionigi: « L'amore di Dio è estatico perché non permette che gli amanti rimangano in se stessi, ma li fa possesso degli amati » (Nomi divini IV 13, in Dionigi Areopagita, Tutte le opere, Milano l98l, pp. 310 s.)

ESICASTA
: colui che pratica l'esichia.

ESICHIA:  indica insieme raccogli mento, silenzio, solitudine esteriore e interiore, unione con Dio. Tale termine è tecnico nella storia della spiritualità monastica per indicare lo stato di quiete e di silenzio di tutto l'essere dell'uomo, necessario per rimanere con Dio: una concentrazione sull'unico necessario (cfr. Lc 10, 42) ricercata anche mediante condizioni esterne. Di volta in volta il termine potrà riferirsi al solo aspetto interiore e spirituale oppure alle condizioni esterne che lo favoriscono o a tutt'e due le cose insieme.

ESTASI
: l'uscita fuori di se stessi e di ogni realtà creata, in Dio, in forza dell'amore (vedi pure EROS).

FAMILIARITA':   vedi FIDUCIA.

FIDUCIA:  etimologicamente la parola greca significa « dir tutto », cioè libertà di parola, e quindi fiducia, franchezza, sicurezza. Nel Nuovo Testamento ha per lo più un senso positivo: è la sicurezza infusa dallo Spirito per la testimonianza del Cristo, la sicurezza dei redenti - salvati nel Cristo - di fronte a Dio. Ma il termine ha anche il significato negativo di eccessiva sicurezza, sfrontatezza, libertà cattiva, sbagliata, sicurezza di sé: questo è forse il senso con cui è prevalentemente usato dai nostri autori. Indica in questo modo l'atteggiamento fondamentalmente contrario all'umiltà.

FILOSOFIA
, FILOSOFARE:
la tradizione cristiana ha usato questo termine risalendo al suo senso etimologico di amore della sapienza e lo ha applicato alla globalità e coerenza della vita del cristiano in contrapposizione alla « filosofia » intesa come speculazione astratta. Essa è ancora la ricerca di quella vera sapienza che viene dall'alto, che è dono vitale dello Spirito e che informa quindi concretamente la vita cristiana rendendola pienamente evangelica.

GNOSTICO
: chi ha il dono della scienza o conoscenza spirituale. Spesso usato come sinonimo di «contemplativo ».

IDIORITMIA
:  sistema organizzativo monastico diffuso in Oriente che prevede in comune il solo Ufficio divino, mentre per il resto ogni monaco ha un ritmo di vita proprio e provvede da sé al proprio mantenimento. Si parla, in un senso negativo, di idioritmia per indicare l'autogestirsi, il vivere secondo la propria volontà.

IMPASSIBILITA': stato di reintegrazione dell'anima nella sua purezza e libertà originali.  Per certi autori tende a indicare una vera liberazione dalle passioni; per altri, piuttosto un ritorno al buon uso di quelle passioni che Dio originariamente creò volte al bene. Il termine non va comunque inteso con quella sfumatura negativa di « indifferenza » che è nell'uso comune: tale liberazione è al contrario assimilabile alla purezza del cuore ed è ordinata alla carità.

INTELLETTO: è la suprema facoltà umana e organo della contemplazione; è quella parte dello spirito umano che - contrariamente alla ragione - non procede in modo discorsivo, ma percepisce intuitivamente e sinteticamente la verità  divina,  nell'illuminazione della grazia. Tramite l'intelletto, attraverso gradi successivi, l'uomo procede nella conoscenza spirituale fino agli stadi supremi della contemplazion

INTELLEZIONE:  indica l'operazione propria dell'intelletto nell'atto di afferrare le realtà spirituali ad esso connaturali.

 

INTELLIGIBILE: vedi SPIRITUALE.

 

IPOSTASI:  nome usato per indicare ciascuna delle tre divine « Persone ». Secondo la definizione di Giovanni Damasceno, l'ipostasi « è la individualità della natura, non solo natura, cioè, ma natura con proprietà » (Contra Jacobitas 52, PG 94, 1461 a).

 

IRASCIBILE: è una delle tre potenze dell'anima, conformemente alla filosofia greca. L'irascibile, o potenza irascibile, manifesta la sua operazione nella collera o ira, nello sdegno o comunque in sentimenti e impulsi particolarmente ardenti e violenti. Usato secondo natura, volge la sua forza contro i demoni o rende più ardente l'impeto dell'attrazione a Dio, ma, nella natura ferita dal peccato, è invece divenuto forza prevalentemente negativa, origine di ogni violenza (vedi anche CONCUPISCIBILE e RAZIONALE).

 

LIBERTÀ sbagliata, cattiva, eccessiva: vedi FIDUCIA.

 

MEDITAZIONE: il senso del termine non corrisponde abitualmente al concetto moderno di meditazione. Esso indica prima di tutto una specie di frequente ripetizione, spesso ad alta voce o mezza voce, di brani o versetti biblici, oppure di una espressione di supplica, spesso ispirata alla Scrittura.

Un altro aspetto è quello della meditazione detta « segreta », costituita dalla costante ripetizione   - come per la precedente - di versetti biblici o invocazioni, praticata però non esteriormente, bensì come costante attività mentale o, come si verrà a dire nei secoli successivi, dell'intelletto fissato nel profondo del cuore, nelle profondità dell'uomo interiore. La preghiera di Gesù è una delle formule - inizialmente molteplici - usate per la meditazione, tanto nel suo aspetto più esterno di ripetizione vocale, quanto come meditazione « segreta ».

 

MENTE: luogo e strumento dei processi discorsivi della ragione, usato anche per indicare la ragione stessa: differenziata dall'intelletto e ad esso inferiore. Vedere il termine RAGIONE.

 

NATURA, secondo e contro n.: « secondo natura e « contro natura » sono espressioni con le quali i padri indicano l'operare di una passione conforme, oppure contrariamente a quella che era la sua destinazione originaria nella natura umana così come era uscita dalle mani di Dio. Per es., l'ira è quell'impulso di sdegno veemente che l'uomo deve volgere contro i demoni e il male: in tal modo questa passione torna ad agire « secondo natura; mentre quando lo sdegno si volge contro il fratello, allora la passione opera « contro natura », conforme allo stravolgimento che il peccato ha prodotto nella natura.

 

NEGATIVA, teologia:  vedi APOFATICA.

 

OBLIO: è l'oblio dei grandi benefici di Dio, del suo amore, dei suoi giudizi, ed è insieme l'oblio del nostro male e quindi del nostro bisogno di essere salvati. Esso paralizza la vita dello spirito eliminando la preghiera, il rendimento di grazie e la confessione e rende l'anima sempre più opaca, inerte, incapace di cercare Dio. E' uno dei massimi nemici della vita spirituale, nella misura in cui il ricordo è invece uno dei più efficaci aiuti per progredire.

OPERAZIONE: operazione oppure energia è l'azione propria di ciascuna natura. Il termine è usato anche per indicare l'azione deificante di Dio, e anche l'atto, l'azione puntuale, in opposizione all'azione abituale o abito.

PASSIONE: è passione quella tensione che l'anima « patisce »nei confronti di quanto le si può presentare come bene o come male. Alcuni padri tendono a vedere le passioni sempre come fondamentalmente cattive, come malattie dell'anima, e quindi da eliminarsi radicalmente. Altri invece ritengono che le passioni siano impulsi buoni posti dal Creatore nell'uomo e pervertitisi poi col peccato: in questo caso, più che di sopprimere la passione, si parlerà di un ritorno al suo valore originario sostanzialmente orientato a Dio e alla salvezza. Naturalmente però questo ritorno non potrà certo essere attuato mediante una banale « rieducazione» delle passioni, ma piuttosto mediante la riplasmazione di tutto l'uomo nel Cristo, tramite il battesimo, i sacramenti e il cammino concreto di vita evangelica, con la mortificazione delle membra che sono sulla terra (cfr. Col 3, 1-10).

PASSIONE PER DIO: vedi EROS.

PASSIONE PRE-CONCEPITA: abbiamo  abitualmente tradotto con questa perifrasi l'unica parola greca che si potrebbe anche rendere con «predisposizione » o « passione preformata». Si tratta dello stato passionale determinato nell'anima da una precedente « presa di possesso » che in seguito a ripetuti atti di peccato  una particolare passione ha ottenuto su di lei. Tale passione, quand'anche sia ormai vinta nel suo frequente esplicitarsi negli atti, lascia però l'anima malata, « predisposta » a cadere nei peccati in cui la passione è solita attualizzarsi, soggetta almeno a essere turbata dal ricordo di questi mali.

PENITENZA: vedi PENTIMENTO.

PENSIERO: ha abitualmente un senso negativo: si tratta dei "ragionamenti" che sorgono nel cuore e nell'intelletto per impulso delle passioni e per suggestione del demonio. Compito della custodia del cuore è appunto quella di impedire l'accesso ai pensieri. Vedi pure CONCETTO

PENTIMENTO: etimologicamente la parola greca significa " cambiamento di mente": si tratta cioè di qualcosa che non si risolve in un sentimento - seppure di vero dolore e compunzione - ma che fa cambiar rotta al pensiero dell'uomo, portandolo a conformarsi a quello di Dio,  espresso nella parola e nella legge divina scritta nell'intimo. Un cambiamento di pensiero porta necessariamente a un mutamento dell'agire, a un comportamento che ritratti, in qualche modo, corregga e ripari la condotta e precedente, di cui ci si è pentiti: perciò è stato talvolta necessario tradurre quest'unica parola con l' italiano "penitenza" che aggiunge una sfumatura pratica ed esprime maggiormente il concretizzarsi esistenziale della conversione o pentimento.

PERCEZIONE: vedi SENS

PIENA CERTEZZA: coscienza della grazia, sentimento di pienezza e di certezza, sicurezza non toccata da dubbio dei dati della fede, nella cosciente percezione della loro presenza attuale e operante nella vita, nel profondo del cuore. Quando non è dovuta a inganno o illusione (ma in questo caso è mista a superbia, sicurezza di sé e incapacità di sottomettersi al discernimento di alcuna guida) essa è indice della presenza dello Spirito santo, manifestazione della sua operazione, certezza di sentire » e operare in lui.

PRATICA, delle virtù, dei comandamenti: termine usato soprattutto da Evagrio che lo media direttamente da Origene, che vede in Marta e Maria il simbolo della pratica, appunto, e della contemplazione: intese però come inscindibilmente unite, in quanto la pratica è attuazione dei comandi, delle virtù, dell'ascesi tesa al conseguimento della conoscenza spirituale e della contemplazione.

PREGHIERA DI GESÙ :  l'invocazione del Signore Gesù costantemente ripetuta con le labbra, con la mente e col cuore o - per dono divino - col cuore soltanto, tenendo in esso l'intelletto silenziosamente sprofondato. La formula più abituale è: « Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me ». Unita talvolta a qualche tecnica che aiuti la concentrazione, essa produce in realtà i suoi frutti in dipendenza dalla fede intensa e massimamente attualizzata nel Signore Gesù.

PRINCIPIO FONDAMENTALE o DIRETTIVO: l'essere umano, dotato di molteplici facoltà non si risolve in esse, ma è unificato nel suo nucleo più profondo, dal quale procedono e sono ordinati a un fine unico tutti gli impulsi.  E' questo il principio fondamentale o dirigente dell'anima. Questa nozione dell'antropologia classica (soprattutto dello stoicismo) è stata assunta dai padri. Lo si può già costatare in Origene che vede nel principio fondamentale il punto di aggancio fra l'uomo e il dono di Dio: « .. la parte dell'anima... che è la più preziosa di tutte, e che alcuni chiamano l'apice del cuore, altri senso spirituale, o sostanza intelligente, o che, in qualunque modo la si chiami, è in noi quella parte di noi stessi mediante la quale possiamo essere capaci di Dio »(cfr. trad. it. delle Omelie sull'Esodo, Città Nuova Ed., Roma 1981, om. IX, 4, p. 180).  Il termine può anche essere reso con "suprema potenza dell'anima".

PROVA: vedi TENTAZIONE.

RAGIONE: è la facoltà intellettiva che opera mediante processi logici di carattere discorsivo, processi deduttivi e induttivi che partono da dati forniti dai sensi o dalla rivelazione (contrariamente a quella che è invece l'operazione intuitiva e sintetica dell'intelletto). Ma a questo termine nella filocalia viene abitualmente preferito il termine mente.

RAZIONALE: potenza intellettiva dell'anima, conformemente alla filosofia greca (vedi: IRASCIBILE e CONCUPISCIBILE).

RICORDO: la dottrina del ricordo di Dio risale a S. Basilio che ne parla ripetutamente nelle sue Opere ascetiche, definendo come « proprio » del cristiano che mangia il pane e beve il calice del Signore, il custodire l'incessante memoria di colui che è morto e risorto per noi (Opere ascetiche, Torino 1980, p. 209). Il ricordo di Dio, imprimendosi come un sigillo indelebile nella memoria si contrappone agli assalti dei pensieri e impedisce i mali provenienti dall'oblio. Il ricordo di Dio è l'opposto di qualsiasi possibilità di  autocontemplazione,  ripiegamento su di sé, tristezza malsana, stanchezza e avvilimento. Tutta l'opera della sobrieta' tende a permettere di permanere in tale ricordo e, di conseguenza, nella continua preghiera.

SCIENZA: v. CONOSCENZA spirituale.

SECOLO: in generale indica l'insieme delle età del mondo e il mondo stesso in quanto racchiuso e definito dal tempo. Con l'aggiunta dell'aggettivo «futuro » o simili, indica l'eternità, il secolo senza fine in contrapposizione a quello finito.

Al plurale, indica l'insieme indefinito dei tempi, delle ere storiche di cui Dio è il principio e il Creatore e insieme Colui che ne conosce e definisce la fine. Con l'aggiunta di "futuri" a, indica l'illimitata eternità dei secoli atemporali che succederanno alla fine del secolo presente.

SENSO,  intimo, del  cuore,  ecc.: la stessa parola greca significa sia  percezione  che « senso » (eventualmente con aggettivi specificanti) e anche, al plurale,  sensi, «facoltà sensitive. Nei primi due significati essa sta a indicare l'intima esperienza delle cose di Dio, il cosciente sentimento della grazia operante:  è spesso abbinata alla piena certezza, al senso di pienezza. Tale nuova sensibilità è resa possibile nel cristiano da quell'organismo nuovo che si costituisce col battesimo e cresce con i sacramenti e la preghiera, organismo dotato di sensi nuovi (stessa parola, al plurale), spirituali: « Come vi sono diversi sensi, il gusto, la vista, così... anche nell'anima c'è sia la facoltà di vedere e di contemplare, sia quella di gustare e di percepire la qualità dei cibi intelligibili.. - Il Signore si gusta e si vede (ORIGENE, In Io. XX 33, PG 14, 676 ab). Quando questa parola sta ad indicare la facoltà sensitiva dell'uomo, può essere resa anche con « percezione sensibile ».  

SINERGIA:  cooperazione. Però nella patristica greca è divenuto termine tecnico per indicare la cooperazione di Dio e dell'uomo nell'opera della salvezza: una cooperazione non tra eguali, s'intende, ma il congiungersi dell'operazione salvifica di Dio con il sì dell'obbedienza di fede dell'uomo.

SOBRIETÀ: è una specie di digiuno spirituale che consiste nel custodire l'intelletto, la mente e il cuore non alterati ed eccitati dalle passioni e dalle distrazioni, per permettere all'uomo di permanere nella preghiera (cfr. 1Pt 4,7). E’ l'atteggiamento proprio del cristiano che deve sempre « rimanere nel Cristo » (cfr. Gv. 15, 4 ecc.) con tutte le proprie facoltà, e costituisce da sé tutto il programma della vita monastica.

SPIRITUALE, o INTELLIGIBILE: tutto ciò che attiene all'intelletto inteso come suprema facoltà spirituale dell'uomo e visto come il nucleo più profondo dell'anima: per questo ci è parso di potere talvolta tradurre con « spirituale », anziché "intelligibile", dato che quest'ultima parola - sebbene più esatta - ha in italiano una sfumatura prevalentemente intellettuale e astratta che spesso risulta quasi deviante rispetto a questi discorsi.

STIMOLO: stimolo o assalto è l'impulso iniziale al male. Se, in forza della costante preghiera e custodia del cuore, esso è immediatamente respinto, la tentazione è stroncata in radice.

TEARCHICO; potremmo tradurre « divino »; ma preferiamo lasciare in italiano la suggestione delle due radici greche dalle quali la parola risulta composta, divino e principio deificante.

TENTAZIONE: designa tutto il processo di un pensiero passionale o di una suggestione diabolica, dal suo apparire come semplice stimolo, al suo precisarsi in pensiero accompagnato da immagini - stadio a cui quasi certamente un certo consenso alla tentazione è già stato dato - fino al punto in cui l'uomo entra, per così dire, in dialogo col pensiero (come Eva col serpente) e allora la tentazione ha ormai raggiunto il suo scopo. Difficilmente l'uomo saprà sottrarsi al tradurre in atto il pensiero peccaminoso, quando si tratti di un pensiero che trova il suo compimento in un'azione; se si tratta poi di un pensiero che trova già la sua consumazione peccaminosa a livello mentale, al momento dell'entrata in dialogo si può dire che abitualmente tale consumazione si è già attuata.   La stessa parola greca designa - molto a ragione - quella che noi diciamo «prova », e alla quale tendiamo a dare il valore di sofferenza puramente subita che non presenta alcuna ambiguità di risultato, ma è semplicemente inviata da Dio per il nostro progresso. In realtà non è completamente così per i padri: la malattia, il dolore, le difficoltà interiori, le contraddizioni della vita, sono reali « tentazioni » perché pongono l'uomo alle strette di fronte a una scelta: o accogliere e vivere la prova con una adesione e sottomissione di fede che producono i frutti più felici, oppure la mormorazione e la mancanza di fede che rischiano di portare alla rivolta e al rifiuto di Dio stesso.

TEOLOGIA
: presso i padri greci tale termine non indica l'esercizio di una attività discorsiva relativo alle cose di Dio, ma piuttosto il grado superiore della scienza o
conoscenza spirituale. E' una illuminazione che introduce alla conoscenza della S.Trinità, allo stato di impassibilità della preghiera perfetta, al colloquio silenzioso con Dio. A questo stato, l'intelletto umano non perviene se non per dono gratuito dello Spirito, oltre che per l'ascolto della Parola: solo questa illuminazione
abilita a parlare delle cose di Dio. La liturgia greca in questo senso chiama teologo il  ladrone crocifisso con Gesù, perché sulla croce lo confessa Signore, misteriosamente istruito dallo Spirito sulla gloriosa identità del Crocifisso. Teologia significa anche semplicemente il mistero trinitario, il mistero della vita di Dio in Dio, e in questo caso si contrappone a economia, che ha relazione invece con i misteri della incarnazione, della morte e resurrezione del Cristo.                                                

XENITIA: si potrebbe tradurre con « estraneità ». Indica - come l'esichia - tanto un atteggiamento interiore come uno stato esteriore. E' prima di tutto un atteggiamento interiore di estraneità che mira a mantenerci stranieri e pellegrini (cfr. I PI. 2, 11) in cammino verso la Città celeste: poiché la nostra cittadinanza è nei cieli (Fu. 3, 20). In questo senso la xenitia si esprime quindi con l'umiltà, il rifiuto di ogni curiosità, il non ingerirsi in ciò che non ci riguarda, il lasciare ogni giudizio, il valutare ogni cosa in un continuo confronto con l'eternità, l'incertezza del domani, l'ora ignota della morte.            Ma la xenitia si è ampiamente espressa nella vita monastica anche nella scelta materiale della vita in un paese straniero, per vivere a fondo, nella carne e nella quotidiana percezione anche psicologica, quello sradicamento che è ontologicamente proprio di ogni cristiano dal momento in cui il battesimo ne ha fatto uno straniero al mondo, un senza patria, teso verso quella Città ben fondata, nei cieli (cfr. Eh. li, 10).

(tratto da LA FILOCALIA, ed. Gribaudi, vol.4)