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CALLISTO
E IGNAZIO XANTHOPOULOI

Metodo e canone rigoroso per quanti hanno intrapreso la vita esicastica
Premessa
18.... Ci sembra buono e
particolarmente utile esporre innanzitutto il metodo naturale del beato Niceforo il Grande sul l'entrata nel
cuore tramite l'aria inspirata dal naso, che contribuisce in
una certa misura al raccoglimento della ragione, affinché così la
presente opera, grazie all'aiuto di Dio, proceda con un ordine conveniente.
Quest'uomo divino scrive quindi assieme ad altre cose, che hanno conferma nelle
testimonianze scritte dei Padri, anche questo:
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19."Sai,
fratello, [...] "in quanto a te siediti, raccogli il tuo spirito,
introducilo - lo spirito intendo - nelle narici; è appunto questa la via di cui
si serve il respiro per arrivare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel
tuo cuore insieme con l'aria inspirata. Quando vi sarà, tu vedrai quale gioia
ne consegue: non avrai nulla da rimpiangere... Fratello mio, abitua dunque il
tuo respiro a non essere sollecito a uscirne. Agli inizi gli manca lo zelo...
per questa reclusione e questo sentirsi alle strette. Ma una volta che abbia
contratta l'abitudine, non proverà più alcun piacere a circolare al di fuori,
PERCHE' IL REGNO DI DIO E' DENTRO DI NOI e a chi volge verso di lui i suoi
sguardi e lo ricerca con preghiera pura, tutto il mondo esterno diviene vile e
spregevole. Se fin dall'inizio riesci a penetrare con lo spirito
NEL LUOGO DEL CUORE che ti ho
mostrato, sia ringraziato Dio! Glorificalo, esulta e attaccati unicamente a
questo esercizio. Esso ti insegnerà ciò che ora ignori. Sappi che mentre il tuo
spirito si trova là, tu non devi nè tacere nè stare inerte. Ma non avrai altra
preoccupazione che quella di GRIDARE: "SIGNORE
GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME". Ma fratello mio, se malgrado tutti gli sforzi, non giungi a
penetrare nei luoghi del cuore pur seguendo le mie indicazioni, fà come ti dico
e, con l'aiuto di Dio, arriverai allo scopo. Tu sai che la ragione dell'uomo ha
sede nel petto.... Dopo aver bandito da questo luogo ogni pensiero (lo puoi,
basta volerlo), donagli l'invocazione "SIGNORE
GESU' CRISTO ABBI PIETA' DI ME" e costringiti
a gridare interiormente queste parole, escludendo ogni altro pensiero. quando,
col tempo, sarai reso padrone di questa pratica, essa ti aprirà senz'altro
l'entrata nel luogo del cuore. |
Questo beato Padre si
era proposto lo scopo di ricondurre,
Sul metodo naturale tramite
l'aria inspirata dal naso e la concomitante invocazione del Signore Gesù Cristo
20. "Bisogna aggiungere ciò per chi desidera apprendere: se noi alleniamo la nostra mente a discendere assieme al respiro, impareremo chiaramente che la mente così discesa non esce prima di aver rinunciato ad ogni pensiero e di essere diventata una e nuda, non avendo altra memoria se non quella dell'invocazione del Signore nostro Gesù Cristo. Ritirandosi da qui e ritornando all'esterno si fraziona involontariamente nella memoria multipla ".
Anche il divino Crisostomo, assieme ad altri Padri dei tempi
antichi, prescrive di pregare in Cristo Gesù nostro Signore e all'interno del
cuore e di dire questa preghiera: "Signore Gesù Cristo,
Figlio di Dio, abbi pietà di me"
21. Anche il grande Crisostomo dice: "Vi esorto, fratelli, non
calpestate o disprezzate il canone di questa preghiera". E dopo poche
parole: "Il monaco, sia che mangi, sia che beva, sia che sieda, sia che
serva, sia per strada o faccia qualcosa d'altro, deve
incessantemente gridare: 'Signore Gesù Cristo,
Figlio di Dio, abbi pietà di me'. E dopo un po': "In modo che
il Nome del Signore Gesù, scendendo nell'abisso del cuore, umilii il
dragone che là detta legge, salvi e vivifichi l'anima. Persevera dunque
incessantemente nel Nome del Signore Gesù,
in modo che il cuore
assorba il Signore e il Signore il cuore e i due divengano uno".
E di nuovo: "Non separate il vostro cuore da Dio, ma perseverate e custoditelo in ogni tempo con la memoria del Signore nostro Gesù Cristo, fino a
quando il Nome del Signore non venga piantato nel vostro cuore e non pensiate a
nient'altro che a magnificare Cristo in voi "
Sulla memoria di Gesù unita all'attenzione
all'interno del cuore tramite l'aria inspirata
E Climaco scrive: "La memoria di Gesù sia unita al tuo respiro e allora conoscerai l'utilità della hesychia".
E sant'Esichio: "Se
desideri veramente coprire di vergogna i tuoi pensieri, praticare la hesychia senza
fatica e vigilare nel cuore con facilità, la Preghiera di Gesù aderisca al tuo respiro e in pochi giorni
ci perverrai"
Colui
che vuole praticare la sobrietà mentale, e in modo particolare il principiante,
sieda nel tempo della preghiera in una camera quieta e oscura per cosi raccogliere
un po' in maniera naturale la mente e la ragione
23. Dagli scritti summenzionati e dai consigli dei grandi e santi Padri, che
abbiamo raccolto quali testimonianze sull'inspirazione tramite il naso e
l'entrata nel cuore, ricaviamo che nel Signore nostro
Gesù Cristo, Figlio di Dio e nel suo santo e salvifico Nome si deve pregare,
meditare, vigilare e chiedere la sua misericordia. Va aggiunto
questo: colui che vuole praticare la sobrietà mentale nel cuore, e in modo
particolare il principiante, deve sedere sempre,
e specialmente nel tempo fissato per la preghiera, in
un angolo quieto e oscuro, come coloro che hanno esperienza di questa
beata attività, i divini Padri e dottori, raccomandano e insegnano. La vista
infatti distrae e disperde per natura la ragione negli oggetti visti e guardati,
tormentandola e diversificandola. Se la imprigioniamo, come abbiamo detto, in
una cella quieta e buia, cesserà di essere divisa e diversificata dalla vista e
dallo sguardo. E così la mente, suo malgrado, si pacificherà parzialmente e si
raccoglierà in se stessa, come dice il grande Basilio: "Una mente non
dissipata nelle cose esteriori, ne' dispersa dai sensi nel mondo, ritorna a se
stessa".
Prima di tutto il Signore nostro
Gesù Cristo e l'invocazione con fede del suo santo Nome nel cuore rendono la
mente senza distrazioni. Contribuiscono un po' il metodo naturale
tramite l'aria inspirata dal naso, lo stare seduti in un luogo oscuro e simili
24. Ma prima di questo, meglio, prima di ogni cosa, la mente conduce a
termine questo combattimento grazie al soccorso della grazia divina che
sopraggiunge nella fede dell'invocazione monologica, cardiaca, pura e
senza distrazione del Signore nostro Gesù Cristo e non grazie al solo e
semplice esercizio del summenzionato metodo naturale di inspirazione tramite il
naso o al fatto di rimanere seduti in un luogo tranquillo e buio.
Non sia mai! Tali mezzi infatti sono stati inventati dai divini
Padri come un semplice ausiliario del raccoglimento della ragione, per
ricondurla dall'abituale distrazione a sé e procurare l'attenzione.
Abbiamo già detto che grazie a ciò nasce nella mente la preghiera costante,
pura e senza distrazione, come dice san Nilo:
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Come deve passare il tempo l'esicasta
dalla sera fino all'alba, e inizio dell'ampia
didaskalia
25. Al tramonto del sole, dopo aver chiamato
in soccorso il sommamente buono e onnipotente Signore Gesù Cristo, siediti su
uno sgabello, in una cella quieta e oscura, raccogli la tua mente dall'abituale
distrazione e vagabondaggio esteriori, spingila lentamente all'interno del
cuore, tramite l'aria inspirata dal naso, attaccati alla preghiera, cioè al
"Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me'; introduci, per così
dire, unendole al respiro, le parole della preghiera, come dice sant'Esichio:
"Unisci al tuo respiro la sobrietà e il Nome di Gesù, la costante memoria della
morte e l'umiltà. Ambedue sono della più grande utilità". Unisci alla preghiera
e a quanto ti è stato esposto la memoria del giudizio delle buone e delle
cattive azioni e considerati nella tua anima più peccatore di ogni altro uomo e
più esecrabile dei demoni e come sarai perciò punito per l'eternità. Se uno di
questi pensieri ti conduce alla compunzione, all'afflizione e alle lacrime,
arrestati e persisti in esso fino a quando quelle non cessano. Se non ti viene
accordato il dono delle lacrime, sforzati e prega con animo umile per
acquisirle. Tramite le lacrime infatti siamo purificati dalle passioni e dalle
lordure, e otteniamo le buone e salvifiche disposizioni, come dice Climaco:
"Come il fuoco consuma il legno, così le lacrime consumano ogni sudiciume, sia
visibile che intelligibile " |
Come si deve trascorrere il
tempo dall'orthros
fino a mattina
26. Svegliandoti, rivolgi la lode a Dio e, di nuovo,
invocane l'aiuto, quindi ritorna all'attività che
viene prima di tutte le altre, cioè al pregare nel cuore senza distrazione e
puramente, per un'ora: solitamente è un momento in cui la mente
è tranquilla e pacifica. Ci è stato prescritto di immolare a Dio le nostre
primizie (cf. Es 22,29), cioè di elevare diritto il nostro primo pensiero verso
il Signore nostro Gesù Cristo tramite la pura preghiera del cuore. E dice san
Nilo: "Porta la sua preghiera alla perfezione colui che sempre porta quale
frutto a Dio ogni suo primo pensiero". Dopo di ciò salmodia il mesonyktikon
(ufficio della mezzanotte). Se non sei ben fondato su una
perfetta hesychia, a causa di ciò, o per qualche altro motivo, non puoi
iniziare come ti abbiamo detto: è quanto capita spesso a coloro che
intraprendono questa attività e a volte, anche se di rado, ai proficienti che
non hanno ancora raggiunto la perfezione. I perfetti infatti possono tutto nel
Cristo che li fortifica (cf. Fil 4,13). Tu dunque alzati, per quanto ti è
possibile, sii vigile, salmodia innanzitutto il mesonyktikon con tutta
l'attenzione e l'applicazione possibili, poi siediti, prega puramente e senza
distrazione nel cuore, come ti è stato mostrato, per un'ora, meglio, tanto a
lungo quanto il dispensatore di ogni bene ti accorda. Dice infatti Climaco:
"Di notte dedica la maggior parte del tempo alla preghiera, meno alla
salmodia; di giorno regolati in conformità alle tue forze" Se, benché ti
affatichi, sei in preda all'indolenza e all'accidia e hai la mente turbata da
qualcosa, levati in piedi, destati, come sai, possedendo la preghiera. Quindi
siediti, intento a pregare, come è stato spiegato, adoperandoti sempre di
conversare con il Dio puro tramite la preghiera pura. Poi levati, salmodia con
applicazione lo hexapsalmos (cioè i salmi 3, 37, 62, 87, 102,142), il
salmo 50 e il canone che preferisci. Quindi siediti di nuovo, restando
vigile, e prega puramente per mezz'ora. Poi levati, salmodia i canti, la
consueta dossologia, la prima ora e dopo di ciò l'apolytikion (inno o
preghiera finale delle ore). Ciò che ripeti con le tue labbra sia di un
volume tale che sia udibile soltanto dalle tue orecchie, poiché ci è stato
ordinato di offrire a Dio i frutti delle labbra (cf. Eb 13, 15). Ringrazia con
tutta la tua anima e la tua ragione il sapientissimo e protettore nostro Dio che
nella sua infinita misericordia ci ha concesso di attraversare sani e salvi il
pelago della notte trascorsa e di vedere la luce del giorno, e pregalo
ugualmente con ardore perché ci aiuti a traversare tranquillamente la violenta
bufera senza luna dei demoni e delle passioni e abbia misericordia di noi.
Cosa si deve fare dall'alba a mezzogiorno
27. Di nuovo dall'alba fino a mezzogiorno, per quanto ti è possibile,
consacra te, interamente, e ogni cosa a Dio, prega nel cuore contrito,
percuotiti, se ti vedi debole, indolente o sconsiderato, dedicati alla preghiera
pura nel cuore senza distrazioni. Per la lettura: leggi in piedi ciò che è
prescritto del Salterio, dell'Apostolo e del Vangelo, sempre in piedi recita le
preghiere, quelle indirizzate al Signore nostro Gesù Cristo e quelle alla
santissima Madre di Dio, seduto invece durante le altre letture delle sante
Scritture. Dopo di ciò salmodia con attenzione le consuete ore, fissate molto
saggiamente dai Padri, rigettando con tutta la forza della tua anima l'ozio,
maestro di ogni male, le passioni e le loro occasioni, per quanto piccole e
innocenti possano sembrare.
Come l'asceta deve cibarsi il lunedì,
il mercoledì e il venerdì
31. Tre giorni la settimana, cioè il lunedì, il mercoledì e il venerdì,
osserva rigorosamente le ennatai (digiuno di tre giorni): mangia
solo una volta al giorno sei once di pane, cibi secchi con moderazione e, se
vuoi, fino a tre o quattro coppe d'acqua, secondo quanto dice il Canone 69 degli
Apostoli: "Se un vescovo, un presbitero, un diacono, un lettore o un
cantore non digiuna durante la grande Quaresima o di mercoledì o di venerdì,
sia deposto, tranne che questo sia dovuto ad un'infermità fisica. Se si tratta
di un laico, venga scomunicato". Il lunedì è stato fissato
successivamente dai divini Padri.
Come ci si deve cibare il martedì
e il giovedì
32. Negli altri due giorni della settimana, cioè il martedì e il giovedì,
mangia due volte al giorno: di nuovo sei once di pane, alimenti cotti con
moderazione e un po' di secchi, bevi vino
Come ci si deve cibare di sabato,
e sui digiuni, e come si deve mangiare nel tempo ad essi dedicato
33 Ogni sabato, eccetto il sabato
santo, devi mangiare due volte, come il martedì e il giovedì. Ciò in base
alle prescrizioni dei santi canoni e perché devi dedicarti alla veglia tutte le
domeniche - eccetto la settimana del tyrophagou (precedente la Grande
Quaresima in cui è permesso mangiare latticini e uova) - tranne che cada
la veglia delle grandi feste del Signore o di qualcuno dei santi più insigni.
In quel caso fa' la veglia di quella festa e tralascia la domenica. In ogni caso
mangia due volte di sabato. E meglio che ti rafforzi per le attività della
veglia notturna. Inoltre è molto utile che tu faccia la veglia della domenica,
nonostante l'eventuale veglia infrasettimanale. Ti darà in breve tempo il più
grande profitto... Trascorri queste veglie nella preghiera, nella salmodia e
nella lettura, puramente, senza distrazioni e nella compunzione, da solo o con
un compagno di uguali intenti. Dopo ogni veglia concediti una piccola
consolazione per lo sforzo sopportato, mangiando e bevendo al tramonto: mangia
tre once di pane e un po' di cibo secco, quanto soddisfa le tue necessità, e
bevi tre coppe di vino con acqua. Bada che la veglia non cada nel giorno delle ennatai,
in modo che la veglia non infranga quest'ultimo. Devi fare quella, senza
abbandonare l'altro. La summenzionata consolazione va posta alla conclusione
della veglia.
Come ci si deve cibare di domenica, e su altri argomenti,
e inoltre sullo sforzo e sull'umiltà
34. Le
domeniche, come i sabati, mangia due volte. Rispetta sempre questa regola tranne
in caso di malattia. Devi fare lo stesso nei giorni tradizionalmente stabiliti
dai Padri e in quelli fissati più di recente. In essi infatti non pratichiamo né
la monophaghia (mangiare un'unica volta di solito all'ora nona) né
la xerophaghia (mangiare cibi secchi), ma mangiamo di tutte le
cose che sono permesse, anche ortaggi, con moderazione e nella quantità
stabilita: è sempre la cosa migliore praticare l'astinenza in tutto. In caso di
infermità corporee, è concesso di cibarsi senza vergogna dì ogni alimento permesso per sostenere il corpo.
I divini Padri ci hanno infatti insegnato ad essere assassini
delle passioni, non assassini del corpo....
Come debba essere il regime e la
condotta di vita durante le quaresime e in particolar modo durante la grande
Quaresima
35. Riteniamo superfluo dare istruzioni dettagliate e
specifiche sul regime e la condotta da seguire nelle quaresime. Ciò che è
stato prescritto per i giorni delle ennatai bisogna farlo pure durante le
quaresime, ad eccezione del sabato e della domenica. Meglio, se puoi, fallo in
maniera più rigida e più sobria, soprattutto durante la grande Quaresima, come
decima dell'intero anno, che concede a coloro che combattono per Cristo Gesù il
premio delle fatiche nel giorno splendente della divina resurrezione del
Signore.
Come deve passare il tempo l'asceta
dall'ora di pranzo al tramonto del sole; i doni divini ci sono concessi in misura
corrispondente ai nostri sforzi e alla quantità della nostra opera
37. Dopo esserti cibato come conviene, secondo le parole del divino Paolo: "L'atleta è temperante in tutto" (1Cor 9,25), leggi, seduto, in misura sufficiente gli scritti neptici dei Padri; poi dormi un'ora, se i giorni sono lunghi. Quindi levati, lavora un po', attaccato alla preghiera, e dopo prega come ti abbiamo spiegato. Leggi, medita e sforzati di essere umile e considerati inferiore a ogni uomo ... Poi, seduto, prega puramente e senza distrazione, fino a quando scende la sera: allora salmodia il vespertino e l'apolytikion...
La preghiera pura e' la più grande
attività
38. Oltre a quanto finora esposto, sappi, fratello, che ogni metodo,
regola e pratica sono stati fissati e stabiliti perché noi non siamo capaci di
pregare in maniera pura e senza distrazione nel cuore. Allorché, per la
benevolenza e la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, ciò si compie, noi
abbandoniamo la pluralità, la diversità e la divisione, e ci uniamo
immediatamente, al di sopra di ogni discorso, all'Uno, al Semplice,
all'Unificante. E' il "Dio unito agli dèi e conosciuto da essi" del
Teologo, è l'illuminazione ipostatica dello Spirito santo nel cuore che è generata -
l'abbiamo detto - dalla preghiera pura del cuore senza distrazione. E' un
privilegio ben raro. Forse uno su migliaia è stato reso degno di raggiungere
questo stato per mezzo della grazia di Cristo. Raggiungerlo, conseguire la
preghiera spirituale, ottenere la visione dei misteri del secolo futuro è
proprio di pochissimi, uno in diverse generazioni, per la benevolenza della
grazia, come scrive sant'Isacco: "Come forse è possibile trovare uno su
migliaia che, sia pur in maniera imperfetta, ha adempiuto ai comandamenti e a
quanto è stato prescritto e ha raggiunto la purezza dell'anima, così forse
soltanto su numerose migliaia sarà possibile trovare uno che con molti sforzi
è stato reso degno di ottenere la preghiera spirituale, superare questo limite
e possederne il mistero. Infatti pochi, non molti, sono degni della preghiera
spirituale. Forse in numerose generazioni sarà possibile rinvenire uno che ha
raggiunto il mistero che ne deriva"
Sul numero delle genuflessioni
del giorno e della notte
39. Per
quanto riguarda le genuflessioni, esse devono essere
trecento al giorno, secondo le prescrizioni dei divini Padri. Dobbiamo effettuarle ogni notte e giorno dei cinque giorni
della settimana. Ci è stato prescritto di
sospenderle il sabato e la domenica e negli altri giorni e settimane
stabiliti, per certe misteriose e segrete ragioni.
Ci sono alcuni che
ne aumentano il numero, altri lo diminuiscono: ciascuno faccia secondo le sue
forze e la sua determinazione. Anche tu fanne quante ti è possibile. Veramente
beato è chi si sforza in ogni opera rivolta a Dio: "il regno dei cieli
soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono" (Mt 11,12).
Sulle cinque attività della
hesychia
preliminare e introduttiva dei principianti:
preghiera, salmodia, lettura, meditazione e lavoro manuale
45. L'esicasta principiante deve trascorrere il giorno
e la notte con cinque attività, mediante le quali onora Dio: 1) la preghiera,
cioè la memoria del Signore nostro Gesù Cristo, introdotta incessantemente,
come è stato esposto più in alto, con il respiro attraverso il naso nel cuore,
lentamente, e di nuovo espirata, con le labbra serrate, senza nessun altro
pensiero e immaginazione
Come deve iniziare colui che vuole
praticare con saggezza la
hesychia.
Qual è l'inizio, la crescita, il progresso
e la perfezione
46. Questa è la prima e introduttiva attività dei
principianti e di coloro che vogliono praticare con saggezza la hesychia: iniziare con il timore di Dio e
l'adempimento, secondo le proprie possibilità, di tutti i divinificanti
comandamenti, con l'assenza di preoccupazioni (amerimnia) per le cose
razionali e irrazionali e, prima di tutto, con la fede, il rifuggire quanto è
ad essa contrario e una sincera inclinazione verso ciò che realmente è. Essi
crescono con la speranza senza vergogna, avanzano verso la misura della pienezza
di Cristo (cf. Ef 4,13), rimanendo, grazie alla pura preghiera del cuore senza
distrazione, nel completo, eccellente e ispirato amore. Raggiungono la
perfezione con l'incessante e perseverante preghiera spirituale che è generata
dal perfetto amore e conduce all'immediata estasi, al rapimento e all'unione con
colui che è sommamente desiderato. Questo è il progresso infallibile,
l'elevazione attraverso la praxis alla
theoria. Quando il nostro progenitore
in Dio, David, sperimentò ciò e subì questa beata trasformazione, gridò a
gran voce: "Ho detto in estasi: Ogni uomo è inganno" (Sal 115,2); e
un altro insigne Profeta dell'Antico Testamento: "Occhio non vide, orecchio
non udì, non entrò nel cuore dell'uomo ciò che Dio ha preparato per coloro
che lo amano" (1Cor 2,9). E il grande Paolo aggiunge: "A
Sulla
hesychia
dei principianti
47. Il principiante, come abbiamo detto, non deve uscire di continuo
dalla cella, deve evitare di vedere e di conversare con chiunque, se non è
assolutamente necessario, e anche in quel caso con molta attenzione e
precauzione e di rado, come dice il divino Isacco: "In ogni opera questa
memoria rimanga in te, perché l'aiuto che deriva dalla custodia di sé è
maggiore di quello che deriva dalle opere". Queste cose infatti procurano
distrazione e dispersione non solo ai principianti, ma anche agli avanzati, come
dice di nuovo lo stesso Isacco: "Il riposo è dannoso soltanto ai giovani,
il rilassamento sia ai giovani che agli anziani. La hesychia
uccide i sensi esteriori e desta i movimenti interiori. L'essere
volti all'esterno produce invece il contrario:
Sulla preghiera del cuore tramite
l'attenzione e la sobrietà, e sulla sua pratica
48. La preghiera unita all'attenzione e alla sobrietà, che si effettua
nel cuore, come è stato esposto, senza alcun pensiero e fantasia, tramite il "Signore
Gesù Cristo, Figlio di Dio" dirige
Sui diversi modi insegnatici dai
Padri di dire la preghiera, e cos 'è la preghiera
49. A causa di ciò i Padri non hanno sempre raccomandato di dire la preghiera per intero, ma l'uno per intero, l'altro per metà, un altro ancora una parte, un altro in un altro modo, a seconda anche delle forze e dello stato di chi prega. E il divino Crisostomo la raccomanda per intero dicendo così: Vi esorto, fratelli, non calpestate o disprezzate il canone di questa preghiera. Ho udito infatti una volta i Padri dire: Che razza di monaco è quello che calpesta o disprezza il canone? Egli invece, sia che mangi, sia che beva, sia che sieda, sia che serva, sia per strada o faccia qualcosa d'altro, deve incessantemente gridare: 'Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me', in modo che questa memoria del Nome del Signore nostro Gesù Cristo inciti alla guerra contro i nemici. Infatti l'anima che si fa violenza otterrà tutto mediante la memoria, sia le cose buone che le malvage. Dapprima infatti può vedere le cose malvage nel cuore e poi le buone. Infatti la memoria può vincere il dragone e la memoria lo può umiliare, la memoria può vincere il peccato abitante in noi e la memoria lo può consumare. La memoria può disperdere tutta la potenza del Malvagio nel cuore e la memoria in seguito la può vincere e sradicare, affinché il Nome del Signore nostro Gesù Cristo, scendendo nelle profondità del cuore, umilii il dragone che là detta legge e vivifichi l'anima. Persevera dunque incessantemente nel Nome del Signore Gesù, in modo che il cuore assorba il Signore e il Signore il cuore e i due divengano uno. Ma quest'opera non è di uno o due giorni, bensì di molto tempo, e ha bisogno di lotta e fatica fino a che non venga espulso il nemico e abiti il Cristo". E di nuovo: "La mente deve essere governata e frenata, bisogna sottometterla assieme a ogni pensiero e a ogni operazione del Maligno con l'invocazione del Nome del Signore nostro Gesù Cristo. E dove è il corpo, là sia la mente, in modo che non ci sia nulla di estraneo tra Dio e il cuore, come un muro divisorio o una siepe che oscuri il cuore e lo separi da Dio. Se la mente viene afferrata da qualcosa, non deve indugiare sui pensieri, affinché il consenso ai pensieri non venga considerato peccato in presenza del Signore nel giorno del giudizio quando Dio giudicherà i segreti degli uomini (cf. Rm 2,16). Attendete a voi stessi incessantemente e persistete nel Signore Dio nostro fino a quando non abbia pietà di noi e non chiedete nient'altro che misericordia al Signore della gloria; chiedendo misericordia, chiedete nel cuore umile e compassionevole. Chiedete e gridate da mattina a sera, se vi è possibile, e tutta la notte: 'Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me'. Costringete la vostra mente a quest'opera fino alla morte: infatti quest'opera richiede molta violenza perché è 'stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita' (Mt 7,14) e i violenti entrano in essa; infatti il regno dei cieli è dei violenti (cf. Mt 11,12). Vi esorto dunque: non separate il vostro cuore da Dio, ma perseverate e custoditelo in ogni tempo con la memoria del Signore nostro Gesù Cristo fino a quando il Nome del Signore non venga impiantato dentro il cuore e non pensiate a nient'altro che a magnificare Cristo in voi".
Prima di lui il grande Paolo,
scrivendo "Signore Gesù" dice:
Le parole della divina e divinificante
preghiera sono insegnate non solo dai summenzionati Padri, ma anche dagli stessi
corifei degli Apostoli, Pietro, Paolo e Giovanni
50. Uno può trovare insegnate le parole della sacra preghiera non solo dai
summenzionati Padri e in scritti loro contemporanei, ma prima di loro dagli
stessi primi e corifei tra gli Apostoli, Pietro, Paolo e Giovanni. L'uno,
infatti, disse, come abbiamo già scritto: "Nessuno
può dire: 'Signore Gesù, se non nello Spirito santo" (1Cor
12,3), l'altro: "La grazia e la verità vennero
per mezzo di 'Gesù Cristo" (Gv 1,17), e: "Ogni spirito che riconosce che 'Gesù Cristo' è
venuto nella carne, è da Dio" (IGv 4,2). Il preferito tra
gli Apostoli dal Cristo, a una domanda loro rivolta dal Maestro e Salvatore,
rispose con la beata professione di fede dicendo: "Tu
sei il 'Cristo, Figlio di Dio' vivente" (Mt 16,16). Perciò
coloro che vennero dopo di essi, i nostri insigni maestri, e particolarmente
coloro che hanno abbracciato il celibato, l'eremitaggio e la hesychia, hanno
unito queste parole che quei tre pilastri della chiesa avevano proferito
frammentariamente e separatamente, come voci divine, frutto della rivelazione
dello Spirito santo, testificate completamente tramite tre testimoni degni di
fede: ogni parola sia confermata tramite tre testimoni (cf. Mt 18,16). Questi
depositari di pensieri celesti le hanno riunite e congiunte in modo eccellente
grazie alla rivelazione dello Spirito santo abitante in loro e, chiamandole
colonna della preghiera, hanno trasmesso ai loro successori di perseverare in
essa e di custodirla nello stesso modo. Guarda dunque l'ordine e la sequenza,
straordinariamente ed evidentemente connessi alla sapienza celeste. L'uno,
infatti, disse: "Signore Gesù",
l'altro: "Gesù Cristo" e
il terzo: "Cristo, Figlio di Dio",
come seguendo l'uno l'altro e attentamente connessi in maniera reciproca nella
sinfonia e nell' accordo di queste sacre parole. Non vedi forse come ognuno di
essi prende la parola che sta alla fine del precedente e la mette all'inizio, e
così capita per tutti e tre? Ciò può essere visto come un segno dell'ausilio
dello Spirito santo; infatti il beato Paolo disse: "Nessuno
può dire: 'Signore Gesù',
se non nello Spirito santo" (1Cor
12,3). La parola finale, cioè
È permesso ai principianti di ripetere
a volte tutte le parole della preghiera, a volte parte di essa all'interno del
cuore e sempre. Non si devono cambiare spesso le parole della preghiera
51. I principianti possono a volte ripetere tutte le parole
della preghiera, a volte parte di essa, all'interno del cuore e costantemente.
Dice infatti san Diadoco:
"Colui che abita sempre nel proprio cuore lascia definitivamente i piaceri
di questa vita. Camminando secondo lo Spirito, non può conoscere i desideri
della carne. Poiché cammina nel castello delle virtù che sono - come dire - i
guardiani delle porte, i piani dei demoni sono senza efficacia su di lui".
Scrive sant'Isacco: "Chi scruta la propria anima in ogni tempo, avrà il
cuore rallegrato da rivelazioni. E contemplando all'interno di sé vedrà lo
splendore dello Spirito. Chi rifugge ogni dispersione, vede il Signore
all'interno del proprio cuore
(tratto da I PADRI ESICASTI, L'amore della quiete, ed. qiqajon - Comunità di Bose)