CALLISTO E IGNAZIO XANTHOPOULOI
 


 

Metodo e canone rigoroso  per quanti hanno intrapreso la vita esicastica


Premessa

18.... Ci sembra buono e particolarmente utile esporre innanzitutto il metodo naturale del beato Niceforo il Grande sul l'entrata nel cuore   tramite l'aria inspirata dal naso, che contribuisce in una certa misura  al raccoglimento della ragione, affinché così la presente opera, grazie all'aiuto di Dio, proceda con un ordine conveniente. Quest'uomo divino scrive quindi assieme ad altre cose, che hanno conferma nelle testimonianze scritte dei Padri, anche questo:


Metodo naturale sull'entrata e uscita nel cuore tramite l'aria inspirata dal naso e sulla preghiera da noi effettuata, cioè: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di   me". Questo metodo contribuisce in una certa misura al raccoglimento della ragione

19."Sai, fratello, [...] "in quanto a te siediti, raccogli il tuo spirito, introducilo - lo spirito intendo - nelle narici; è appunto questa la via di cui si serve il respiro per arrivare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel tuo cuore insieme con l'aria inspirata. Quando vi sarà, tu vedrai quale gioia ne consegue: non avrai nulla da rimpiangere... Fratello mio, abitua dunque il tuo respiro a non essere sollecito a uscirne. Agli inizi gli manca lo zelo... per questa reclusione e questo sentirsi alle strette. Ma una volta che abbia contratta l'abitudine, non proverà più alcun piacere a circolare al di fuori, PERCHE' IL REGNO DI DIO E' DENTRO DI NOI e a chi volge verso di lui i suoi sguardi e lo ricerca con preghiera pura, tutto il mondo esterno diviene vile e spregevole. Se fin dall'inizio riesci a penetrare con lo spirito NEL LUOGO DEL CUORE che ti ho mostrato, sia ringraziato Dio! Glorificalo, esulta e attaccati unicamente a questo esercizio. Esso ti insegnerà ciò che ora ignori. Sappi che mentre il tuo spirito si trova là, tu non devi nè tacere nè stare inerte. Ma non avrai altra preoccupazione che quella di GRIDARE: "SIGNORE GESU' CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA' DI ME". Ma fratello mio, se malgrado tutti gli sforzi, non giungi a penetrare nei luoghi del cuore pur seguendo le mie indicazioni, fà come ti dico e, con l'aiuto di Dio, arriverai allo scopo. Tu sai che la ragione dell'uomo ha sede nel petto.... Dopo aver bandito da questo luogo ogni pensiero (lo puoi, basta volerlo), donagli l'invocazione "SIGNORE GESU' CRISTO ABBI PIETA' DI ME"  e costringiti a gridare interiormente queste parole, escludendo ogni altro pensiero. quando, col tempo, sarai reso padrone di questa pratica, essa ti aprirà senz'altro l'entrata nel luogo del cuore.
 

Questo beato Padre si era proposto lo scopo di ricondurre, grazie all'esercizio di questo metodo naturale, la mente dall'abituale dispersione, prigionia e dissipazione all'attenzione e, tramite l'attenzione, congiungerla a se stessa e unirla alla preghiera in modo da farla allora scendere nel cuore, assieme alla preghiera, e farla li rimanere sempre. Un altro dei Padri teofori, come glossando le sue parole, sulla base dell'esperienza di questa divina attività, spiega così:

 

Sul metodo naturale tramite l'aria inspirata dal naso e la concomitante invocazione del Signore Gesù Cristo

20.    "Bisogna aggiungere ciò per chi desidera apprendere: se noi alleniamo la nostra mente a discendere assieme al respiro, impareremo chiaramente che la mente così discesa non esce prima di aver rinunciato ad ogni pensiero e di essere diventata una e nuda, non avendo altra memoria se non quella dell'invocazione del Signore nostro Gesù Cristo. Ritirandosi da qui e ritornando all'esterno si fraziona involontariamente nella memoria multipla ".

Anche il divino Crisostomo, assieme ad altri Padri dei tempi antichi, prescrive di pregare in Cristo Gesù nostro Signore e all'interno del cuore e di dire questa preghiera: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me"

21. Anche il grande Crisostomo dice: "Vi esorto, fratelli, non calpestate o disprezzate il canone di questa preghiera". E dopo poche parole: "Il monaco, sia che mangi, sia che beva, sia che sieda, sia che serva, sia per strada o faccia qualcosa d'altro, deve incessantemente gridare: 'Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me'. E dopo un po': "In modo che il Nome del Signore Gesù, scendendo nell'abisso del cuore, umilii il dragone che là detta legge, salvi e vivifichi l'anima. Persevera dunque incessantemente nel Nome del Signore Gesù, in modo che il cuore assorba il Signore e il Signore il cuore e i due divengano uno".                                                                           
E di nuovo: "Non separate il vostro cuore da Dio, ma perseverate e custoditelo in ogni tempo con la memoria del Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando il Nome del Signore non venga piantato nel vostro cuore e non pensiate a nient'altro che a magnificare Cristo in voi "

 

Sulla memoria di Gesù unita all'attenzione all'interno del cuore tramite l'aria inspirata

E Climaco scrive: "La memoria di Gesù sia unita al tuo respiro e allora conoscerai l'utilità della hesychia".

E sant'Esichio: "Se desideri veramente coprire di vergogna i tuoi pensieri, praticare la hesychia senza fatica e vigilare nel cuore con facilità, la Preghiera di Gesù aderisca al tuo respiro e in pochi giorni ci perverrai"

Colui che vuole praticare la sobrietà mentale, e in modo particolare il principiante, sieda nel tempo della preghiera in una camera quieta e oscura per cosi raccogliere un po' in maniera naturale la mente e la ragione

23. Dagli scritti summenzionati e dai consigli dei grandi e santi Padri, che abbiamo raccolto quali testimonianze sull'inspirazione tramite il naso e l'entrata nel cuore, ricaviamo che nel Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio e nel suo santo e salvifico Nome si deve pregare, meditare, vigilare e chiedere la sua misericordia. Va aggiunto questo: colui che vuole praticare la sobrietà mentale nel cuore, e in modo particolare il principiante, deve sedere sempre, e specialmente nel tempo fissato per la preghiera, in un angolo quieto e oscuro, come coloro che hanno esperienza di questa beata attività, i divini Padri e dottori, raccomandano e insegnano. La vista infatti distrae e disperde per natura la ragione negli oggetti visti e guardati, tormentandola e diversificandola. Se la imprigioniamo, come abbiamo detto, in una cella quieta e buia, cesserà di essere divisa e diversificata dalla vista e dallo sguardo. E così la mente, suo malgrado, si pacificherà parzialmente e si raccoglierà in se stessa, come dice il grande Basilio: "Una mente non dissipata nelle cose esteriori, ne' dispersa dai sensi nel mondo, ritorna a se stessa".

Prima di tutto il Signore nostro Gesù Cristo e l'invocazione con fede del suo santo Nome nel cuore rendono la mente senza distrazioni. Contribuiscono un po' il metodo naturale tramite l'aria inspirata dal naso, lo stare seduti in un luogo oscuro e simili

24. Ma prima di questo, meglio, prima di ogni cosa, la mente conduce a termine questo combattimento grazie al soccorso della grazia divina che sopraggiunge nella fede dell'invocazione monologica, cardiaca, pura e senza distrazione del Signore nostro Gesù Cristo e non grazie al solo e semplice esercizio del summenzionato metodo naturale di inspirazione tramite il naso o al fatto di rimanere seduti in un luogo tranquillo e buio. Non sia mai! Tali mezzi infatti sono stati inventati dai divini Padri come un semplice ausiliario del raccoglimento della ragione, per ricondurla dall'abituale distrazione a sé e procurare l'attenzione. Abbiamo già detto che grazie a ciò nasce nella mente la preghiera costante, pura e senza distrazione, come dice san Nilo: "L'attenzione che cerca la preghiera troverà la preghiera. Se qualcosa segue l'attenzione, è la preghiera. Sforziamoci dunque all'attenzione"'. Ciò è sufficiente al riguardo. Se tu, figlio mio, desideri la vita e vuoi vedere giorni felici (cf. Sal 33,13) e vivere incorporeamente nel corpo, vivi secondo la seguente regola e regime.

  E un altro Padre: "Colui che desidera non possedere più quanto è male, perviene a ciò grazie al pianto; colui che desidera le virtù, grazie al pianto le possiede. Se non hai la compunzione, sappi che hai la vanità: questa, infatti, non permette che l'anima sia contrita"  Se non giungono le lacrime, siediti, presta attenzione a questi pensieri e alla preghiera, per un'ora. Poi levati, salmodia con attenzione il piccolo apodeipnon (compieta), quindi siediti di nuovo, attaccati alla preghiera, per quanto ti è possibile, puramente e senza distrazione, cioè senza preoccupazione e pensiero alcuno o qualsivoglia fantasia, con somma vigilanza, per mezz'ora, secondo quanto è detto: "Ad eccezione del respiro e del cibo, poniti al di fuori di tutte le cose per la preghiera, se desideri essere solo con la mente"        Segnati con il segno della croce, e così il tuo letto; siediti sopra, volgi il tuo pensiero agli avvenimenti ultimi, cioè al comune e repentino destino, la morte, e al terribile rendiconto successivo e antecedente la fine. Ricorda brevemente tutte le tue colpe e domanda perdono con fervore. Dopo aver esaminato in dettaglio come hai trascorso il giorno, coricati attaccato alla preghiera, secondo quanto è detto: "La memoria di Gesù si corichi con te" , dormi cinque o sei ore, meglio, regolati secondo la durata della notte.

Come deve passare il tempo l'esicasta dalla sera fino all'alba, e inizio dell'ampia didaskalia

25. Al tramonto del sole, dopo aver chiamato in soccorso il sommamente buono e onnipotente Signore Gesù Cristo, siediti su uno sgabello, in una cella quieta e oscura, raccogli la tua mente dall'abituale distrazione e vagabondaggio esteriori, spingila lentamente all'interno del cuore, tramite l'aria inspirata dal naso, attaccati alla preghiera, cioè al "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me'; introduci, per così dire, unendole al respiro, le parole della preghiera, come dice sant'Esichio: "Unisci al tuo respiro la sobrietà e il Nome di Gesù, la costante memoria della morte e l'umiltà. Ambedue sono della più grande utilità". Unisci alla preghiera e a quanto ti è stato esposto la memoria del giudizio delle buone e delle cattive azioni e considerati nella tua anima più peccatore di ogni altro uomo e più esecrabile dei demoni e come sarai perciò punito per l'eternità. Se uno di questi pensieri ti conduce alla compunzione, all'afflizione e alle lacrime, arrestati e persisti in esso fino a quando quelle non cessano. Se non ti viene accordato il dono delle lacrime, sforzati e prega con animo umile per acquisirle. Tramite le lacrime infatti siamo purificati dalle passioni e dalle lordure, e otteniamo le buone e salvifiche disposizioni, come dice Climaco: "Come il fuoco consuma il legno, così le lacrime consumano ogni sudiciume, sia visibile che intelligibile "
 


Come si deve trascorrere il tempo
dall'orthros fino a mattina

26. Svegliandoti, rivolgi la lode a Dio e, di nuovo, invocane l'aiuto, quindi ritorna all'attività che viene prima di tutte le altre, cioè al pregare nel cuore senza distrazione e puramente, per un'ora: solitamente è un momento in cui la mente è tranquilla e pacifica. Ci è stato prescritto di immolare a Dio le nostre primizie (cf. Es 22,29), cioè di elevare diritto il nostro primo pensiero verso il Signore nostro Gesù Cristo tramite la pura preghiera del cuore. E dice san Nilo: "Porta la sua preghiera alla perfezione colui che sempre porta quale frutto a Dio ogni suo primo pensiero".  Dopo di ciò salmodia il mesonyktikon (ufficio della mezzanotte). Se non sei ben fondato su una perfetta hesychia, a causa di ciò, o per qualche altro motivo, non puoi iniziare come ti abbiamo detto: è quanto capita spesso a coloro che intraprendono questa attività e a volte, anche se di rado, ai proficienti che non hanno ancora raggiunto la perfezione. I perfetti infatti possono tutto nel Cristo che li fortifica (cf. Fil 4,13). Tu dunque alzati, per quanto ti è possibile, sii vigile, salmodia innanzitutto il mesonyktikon con tutta l'attenzione e l'applicazione possibili, poi siediti, prega puramente e senza distrazione nel cuore, come ti è stato mostrato, per un'ora, meglio, tanto a lungo quanto il dispensatore di ogni bene ti accorda. Dice infatti Climaco: "Di notte dedica la maggior parte del tempo alla preghiera, meno alla salmodia; di giorno regolati in conformità alle tue forze" Se, benché ti affatichi, sei in preda all'indolenza e all'accidia e hai la mente turbata da qualcosa, levati in piedi, destati, come sai, possedendo la preghiera. Quindi siediti, intento a pregare, come è stato spiegato, adoperandoti sempre di conversare con il Dio puro tramite la preghiera pura. Poi levati, salmodia con applicazione lo hexapsalmos (cioè i salmi 3, 37, 62, 87, 102,142), il salmo 50 e il canone che preferisci. Quindi siediti di nuovo, restando vigile, e prega puramente per mezz'ora. Poi levati, salmodia i canti, la consueta dossologia, la prima ora e dopo di ciò l'apolytikion (inno o preghiera finale delle ore). Ciò che ripeti con le tue labbra sia di un volume tale che sia udibile soltanto dalle tue orecchie, poiché ci è stato ordinato di offrire a Dio i frutti delle labbra (cf. Eb 13, 15). Ringrazia con tutta la tua anima e la tua ragione il sapientissimo e protettore nostro Dio che nella sua infinita misericordia ci ha concesso di attraversare sani e salvi il pelago della notte trascorsa e di vedere la luce del giorno, e pregalo ugualmente con ardore perché ci aiuti a traversare tranquillamente la violenta bufera senza luna dei demoni e delle passioni e abbia misericordia di noi.

 

Cosa si deve fare dall'alba a mezzogiorno

27. Di nuovo dall'alba fino a mezzogiorno, per quanto ti è possibile, consacra te, interamente, e ogni cosa a Dio, prega nel cuore contrito, percuotiti, se ti vedi debole, indolente o sconsiderato, dedicati alla preghiera pura nel cuore senza distrazioni. Per la lettura: leggi in piedi ciò che è prescritto del Salterio, dell'Apostolo e del Vangelo, sempre in piedi recita le preghiere, quelle indirizzate al Signore nostro Gesù Cristo e quelle alla santissima Madre di Dio, seduto invece durante le altre letture delle sante Scritture. Dopo di ciò salmodia con attenzione le consuete ore, fissate molto saggiamente dai Padri, rigettando con tutta la forza della tua anima l'ozio, maestro di ogni male, le passioni e le loro occasioni, per quanto piccole e innocenti possano sembrare.

   

Come l'asceta deve cibarsi il lunedì, il mercoledì e il venerdì

31. Tre giorni la settimana, cioè il lunedì, il mercoledì e il venerdì, osserva rigorosamente le ennatai (digiuno di tre giorni): mangia solo una volta al giorno sei once di pane, cibi secchi con moderazione e, se vuoi, fino a tre o quattro coppe d'acqua, secondo quanto dice il Canone 69 degli Apostoli: "Se un vescovo, un presbitero, un diacono, un lettore o un cantore non digiuna durante la grande Quaresima o di mercoledì o di venerdì, sia deposto, tranne che questo sia dovuto ad un'infermità fisica. Se si tratta di un laico, venga scomunicato". Il lunedì è stato fissato successivamente dai divini Padri.

 

Come ci si deve cibare il martedì e il giovedì

32. Negli altri due giorni della settimana, cioè il martedì e il giovedì, mangia due volte al giorno: di nuovo sei once di pane, alimenti cotti con moderazione e un po' di secchi, bevi vino misto ad acqua, se ne fai uso, fino a tre o quattro coppe. La sera, mangia tre once di pane, un po' di cibi secchi o della frutta, una coppa, o al massimo due, di vino per quietare la sete. La sete giova enormemente alle lacrime, assieme alla veglia, come dice Climaco: "La sete e la veglia rendono il cuore contrito, il cuore contrito genera le lacrime"  E sant'Isacco: "A causa di Dio soffri la sete, in modo che ti sazi col suo amore"  Se in uno di questi due giorni decidi di mangiare una sola volta, agisci in maniera ottima, perché il digiuno e la continenza sono il primo, la madre, la radice, la sorgente e il fondamento di ogni bene. Dice uno dei sapienti profani: "Scegli la miglior vita; l'abitudine te la renderà piacevole". E il grande Basilio: "Dove c'è fermo proposito non ci sono ostacoli". E un altro dei Padri teofori: "Principio del frutto, il fiore; inizio della praktiké (la prima delle due grandi tappe spirituali; la seconda è la theoria) la continenza".  Ciò e quanto ne deriva sembra ad alcuni difficile o anche impossibile, ma colui che considera il suo frutto e osserva come in uno specchio quanta gloria viene così generata, non considererà questo difficile e, con l'aiuto del Signore nostro Gesù Cristo e grazie ai suoi sforzi, in base alle proprie possibilità, mostrerà con parole e opere quanto sia facile e con esse lo confermerà. E dice sant'Isacco: "Un semplice pane su una tavola pura purifica da ogni passione l'anima di chi se ne ciba. Prendi per te il farmaco della vita sulla tavola di coloro che digiunano, vegliano e si affaticano in Cristo e desta la tua anima dalla morte, perché l'Amato siede in mezzo a loro, santificando i loro cibi e trasformando in dolcezza ineffabile l'amaro della loro miseria. I suoi spirituali e celesti ministri li coprono assieme ai loro cibi. L'odore di chi digiuna è dolcissimo e l'incontro con lui rallegra il cuore del saggio. La condotta dell'astinente è cara a Dio"

 

Come ci si deve cibare di sabato, e sui digiuni, e come si deve mangiare nel tempo ad essi dedicato

33 Ogni sabato, eccetto il sabato santo, devi mangiare due volte, come il martedì e il giovedì. Ciò in base alle prescrizioni dei santi canoni e perché devi dedicarti alla veglia tutte le domeniche - eccetto la settimana del tyrophagou (precedente la Grande Quaresima in cui è permesso mangiare latticini e uova) - tranne che cada la veglia delle grandi feste del Signore o di qualcuno dei santi più insigni. In quel caso fa' la veglia di quella festa e tralascia la domenica. In ogni caso mangia due volte di sabato. E meglio che ti rafforzi per le attività della veglia notturna. Inoltre è molto utile che tu faccia la veglia della domenica, nonostante l'eventuale veglia infrasettimanale. Ti darà in breve tempo il più grande profitto... Trascorri queste veglie nella preghiera, nella salmodia e nella lettura, puramente, senza distrazioni e nella compunzione, da solo o con un compagno di uguali intenti. Dopo ogni veglia concediti una piccola consolazione per lo sforzo sopportato, mangiando e bevendo al tramonto: mangia tre once di pane e un po' di cibo secco, quanto soddisfa le tue necessità, e bevi tre coppe di vino con acqua. Bada che la veglia non cada nel giorno delle ennatai, in modo che la veglia non infranga quest'ultimo. Devi fare quella, senza abbandonare l'altro. La summenzionata consolazione va posta alla conclusione della veglia.

 

Come ci si deve cibare di domenica, e su altri argomenti, e inoltre sullo sforzo e sull'umiltà

34. Le domeniche, come i sabati, mangia due volte. Rispetta sempre questa regola tranne in caso di malattia. Devi fare lo stesso nei giorni tradizionalmente stabiliti dai Padri e in quelli fissati più di recente. In essi infatti non pratichiamo né la monophaghia (mangiare un'unica volta di solito all'ora nona) né la xerophaghia (mangiare cibi secchi), ma mangiamo di tutte le cose che sono permesse, anche ortaggi, con moderazione e nella quantità stabilita: è sempre la cosa migliore praticare l'astinenza in tutto. In caso di infermità corporee, è concesso di cibarsi senza vergogna dì ogni alimento permesso per sostenere il corpo. I divini Padri ci hanno infatti insegnato ad essere assassini delle passioni, non assassini del corpo....

 

Come debba essere il regime e la condotta di vita durante le quaresime e in particolar modo durante la grande Quaresima

35.    Riteniamo superfluo dare istruzioni dettagliate e specifiche sul regime e la condotta da seguire nelle quaresime. Ciò che è stato prescritto per i giorni delle ennatai bisogna farlo pure durante le quaresime, ad eccezione del sabato e della domenica. Meglio, se puoi, fallo in maniera più rigida e più sobria, soprattutto durante la grande Quaresima, come decima dell'intero anno, che concede a coloro che combattono per Cristo Gesù il premio delle fatiche nel giorno splendente della divina resurrezione del Signore.

 

Come deve passare il tempo l'asceta dall'ora di pranzo al tramonto del sole; i doni divini ci sono concessi in misura corrispondente ai nostri sforzi e alla quantità della nostra opera

37. Dopo esserti cibato come conviene, secondo le parole del divino Paolo: "L'atleta è temperante in tutto" (1Cor 9,25), leggi, seduto, in misura sufficiente gli scritti neptici dei Padri; poi dormi un'ora, se i giorni sono lunghi. Quindi levati, lavora un po', attaccato alla preghiera, e dopo prega come ti abbiamo spiegato. Leggi, medita e sforzati di essere umile e considerati inferiore a ogni uomo ... Poi, seduto, prega puramente e senza distrazione, fino a quando scende la sera: allora salmodia il vespertino e l'apolytikion...

La preghiera pura e' la più grande attività

38. Oltre a quanto finora esposto, sappi, fratello, che ogni metodo, regola e pratica sono stati fissati e stabiliti perché noi non siamo capaci di pregare in maniera pura e senza distrazione nel cuore. Allorché, per la benevolenza e la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, ciò si compie, noi abbandoniamo la pluralità, la diversità e la divisione, e ci uniamo immediatamente, al di sopra di ogni discorso, all'Uno, al Semplice, all'Unificante. E' il "Dio unito agli dèi e conosciuto da essi" del Teologo, è l'illuminazione ipostatica dello Spirito santo nel cuore che è generata - l'abbiamo detto - dalla preghiera pura del cuore senza distrazione. E' un privilegio ben raro. Forse uno su migliaia è stato reso degno di raggiungere questo stato per mezzo della grazia di Cristo. Raggiungerlo, conseguire la preghiera spirituale, ottenere la visione dei misteri del secolo futuro è proprio di pochissimi, uno in diverse generazioni, per la benevolenza della grazia, come scrive sant'Isacco: "Come forse è possibile trovare uno su migliaia che, sia pur in maniera imperfetta, ha adempiuto ai comandamenti e a quanto è stato prescritto e ha raggiunto la purezza dell'anima, così forse soltanto su numerose migliaia sarà possibile trovare uno che con molti sforzi è stato reso degno di ottenere la preghiera spirituale, superare questo limite e possederne il mistero. Infatti pochi, non molti, sono degni della preghiera spirituale. Forse in numerose generazioni sarà possibile rinvenire uno che ha raggiunto il mistero che ne deriva"

 

Sul numero delle genuflessioni del giorno e della notte

39. Per quanto riguarda le genuflessioni, esse devono essere trecento al giorno, secondo le prescrizioni dei divini Padri. Dobbiamo effettuarle ogni notte e giorno dei cinque giorni della settimana. Ci è stato prescritto di sospenderle il sabato e la domenica e negli altri giorni e settimane stabiliti, per certe misteriose e segrete ragioni. Ci sono alcuni che ne aumentano il numero, altri lo diminuiscono: ciascuno faccia secondo le sue forze e la sua determinazione. Anche tu fanne quante ti è possibile. Veramente beato è chi si sforza in ogni opera rivolta a Dio: "il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono" (Mt 11,12).

 

Sulle cinque attività della hesychia preliminare e introduttiva dei principianti: preghiera, salmodia, lettura, meditazione e lavoro manuale

45.    L'esicasta principiante deve trascorrere il giorno e la notte con cinque attività, mediante le quali onora Dio: 1) la preghiera, cioè la memoria del Signore nostro Gesù Cristo, introdotta incessantemente, come è stato esposto più in alto, con il respiro attraverso il naso nel cuore, lentamente, e di nuovo espirata, con le labbra serrate, senza nessun altro pensiero e immaginazione   - essa si ottiene mediante una generale astinenza del ventre, del sonno e degli altri sensi, all'interno della cella, con umiltà sincera -; 2) la salmodia; 3) la lettura del santo Salterio, dell'Apostolo e dei santi Vangeli, degli scritti dei santi Padri teofori - e particolarmente delle centurie sulla preghiera e la vigilanza e delle altre opere ispirate dallo Spirito -; 4)il penoso ricordo dei peccati nel cuore, la meditazione del giudizio di Dio, della morte, del castigo, della ricompensa e simili; e 5) un piccolo lavoro manuale come freno per l'accidia. E di nuovo deve ritornare alla preghiera, anche se costa fatica, fino a quando la mente non ha appreso a rinunciare facilmente alla sua distrazione con la conversazione assidua con il Signore Gesù Cristo, con la memoria incessante e il volgersi continuo e il profondo radicarsi nella camera interiore, nella regione segreta del cuore. Scrive infatti sant'Isacco: "Sforzati di entrare nella tua camera interiore e vedrai la camera celeste. Infatti sono un tutt'uno, e una sola entrata permette di contemplare entrambe " E san Massimo: "Il cuore dirige tutto l'organismo e, allorché la grazia domina nel cuore, regna su tutti i pensieri e le membra; là infatti risiedono la mente e tutti i pensieri dell'anima. E là che bisogna guardare se la grazia ha tracciato le leggi dello Spirito. Dove là? Nell'organo direttivo, nel trono della grazia, ove risiedono la mente e tutti i pensieri dell'anima, cioè nel cuore".

 

Come deve iniziare colui che vuole praticare con saggezza la hesychia. Qual è l'inizio, la crescita, il progresso e la perfezione

46.    Questa è la prima e introduttiva attività dei principianti e di coloro che vogliono praticare con saggezza la hesychia: iniziare con il timore di Dio e l'adempimento, secondo le proprie possibilità, di tutti i divinificanti comandamenti, con l'assenza di preoccupazioni (amerimnia) per le cose razionali e irrazionali e, prima di tutto, con la fede, il rifuggire quanto è ad essa contrario e una sincera inclinazione verso ciò che realmente è. Essi crescono con la speranza senza vergogna, avanzano verso la misura della pienezza di Cristo (cf. Ef 4,13), rimanendo, grazie alla pura preghiera del cuore senza distrazione, nel completo, eccellente e ispirato amore. Raggiungono la perfezione con l'incessante e perseverante preghiera spirituale che è generata dal perfetto amore e conduce all'immediata estasi, al rapimento e all'unione con colui che è sommamente desiderato. Questo è il progresso infallibile, l'elevazione attraverso la praxis alla theoria. Quando il nostro progenitore in Dio, David, sperimentò ciò e subì questa beata trasformazione, gridò a gran voce: "Ho detto in estasi: Ogni uomo è inganno" (Sal 115,2); e un altro insigne Profeta dell'Antico Testamento: "Occhio non vide, orecchio non udì, non entrò nel cuore dell'uomo ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano" (1Cor 2,9). E il grande Paolo aggiunge: "A noi lo ha rivelato per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio" (1Cor 2,10).

 

Sulla hesychia dei principianti

47. Il principiante, come abbiamo detto, non deve uscire di continuo dalla cella, deve evitare di vedere e di conversare con chiunque, se non è assolutamente necessario, e anche in quel caso con molta attenzione e precauzione e di rado, come dice il divino Isacco: "In ogni opera questa memoria rimanga in te, perché l'aiuto che deriva dalla custodia di sé è maggiore di quello che deriva dalle opere". Queste cose infatti procurano distrazione e dispersione non solo ai principianti, ma anche agli avanzati, come dice di nuovo lo stesso Isacco: "Il riposo è dannoso soltanto ai giovani, il rilassamento sia ai giovani che agli anziani. La hesychia uccide i sensi esteriori e desta i movimenti interiori. L'essere volti all'esterno produce invece il contrario:   desta i sensi esteriori e uccide i movimenti interiori". Dicendo così indica la praxis e la buona via della hesychia. Climaco descrive chi ha ben intrapreso e percorso la via scrivendo in quest'ordine: "Esicasta è colui che aspira a circoscrivere l'incorporeo in una dimora corporea" e "Esicasta è colui che dice: 'Dormo, ma il mio cuore veglia" (Ct 5,2), e: "Chiudi la porta della cella al corpo, la porta della lingua alla conversazione e quella interiore agli spiriti"

 

Sulla preghiera del cuore tramite l'attenzione e la sobrietà, e sulla sua pratica

48. La preghiera unita all'attenzione e alla sobrietà, che si effettua nel cuore, come è stato esposto, senza alcun pensiero e fantasia, tramite il "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio" dirige in maniera immateriale e ineffabile la mente intera verso il nominato Signore Gesù Cristo. Tramite l' "abbi pietà di me", la mente ritorna e si muove verso di sé, come non sopportando di non pregare per sé. Quando avrà progredito nell'amore, grazie all'esperienza, si dirigerà interamente verso il Signore Gesù Cristo, avendo avuto la certezza evidente della seconda parte.

 

Sui diversi modi insegnatici dai Padri di dire la preghiera, e cos 'è la preghiera

49. A causa di ciò i Padri non hanno sempre raccomandato di dire la preghiera per intero, ma l'uno per intero, l'altro per metà, un altro ancora una parte, un altro in un altro modo, a seconda anche delle forze e dello stato di chi prega. E il divino Crisostomo la raccomanda per intero dicendo così: Vi esorto, fratelli, non calpestate o disprezzate il canone di questa preghiera. Ho udito infatti una volta i Padri dire: Che razza di monaco è quello che calpesta o disprezza il canone? Egli invece, sia che mangi, sia che beva, sia che sieda, sia che serva, sia per strada o faccia qualcosa d'altro, deve incessantemente gridare: 'Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me', in modo che questa memoria del Nome del Signore nostro Gesù Cristo inciti alla guerra contro i nemici. Infatti l'anima che si fa violenza otterrà tutto mediante la memoria, sia le cose buone che le malvage. Dapprima infatti può vedere le cose malvage nel cuore e poi le buone. Infatti la memoria può vincere il dragone e la memoria lo può umiliare, la memoria può vincere il peccato abitante in noi e la memoria lo può consumare. La memoria può disperdere tutta la potenza del Malvagio nel cuore e la memoria in seguito la può vincere e sradicare, affinché il Nome del Signore nostro Gesù Cristo, scendendo nelle profondità del cuore, umilii il dragone che là detta legge e vivifichi l'anima. Persevera dunque incessantemente nel Nome del Signore Gesù, in modo che il cuore assorba il Signore e il Signore il cuore e i due divengano uno. Ma quest'opera non è di uno o due giorni, bensì di molto tempo, e ha bisogno di lotta e fatica fino a che non venga espulso il nemico e abiti il Cristo". E di nuovo: "La mente deve essere governata e frenata, bisogna sottometterla assieme a ogni pensiero e a ogni operazione del Maligno con l'invocazione del Nome del Signore nostro Gesù Cristo. E dove è il corpo, là sia la mente, in modo che non ci sia nulla di estraneo tra Dio e il cuore, come un muro divisorio o una siepe che oscuri il cuore e lo separi da Dio. Se la mente viene afferrata da qualcosa, non deve indugiare sui pensieri, affinché il consenso ai pensieri non venga considerato peccato in presenza del Signore nel giorno del giudizio quando Dio giudicherà i segreti degli uomini (cf. Rm 2,16).  Attendete a voi stessi incessantemente e persistete nel Signore Dio nostro fino a quando non abbia pietà di noi e non chiedete nient'altro che misericordia al Signore della gloria; chiedendo misericordia, chiedete nel cuore umile e compassionevole. Chiedete e gridate da mattina a sera, se vi è possibile, e tutta la notte: 'Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me'. Costringete la vostra mente a quest'opera fino alla morte: infatti quest'opera richiede molta violenza perché è 'stretta la porta e angusta la via che conduce alla vita' (Mt 7,14) e i violenti entrano in essa; infatti il regno dei cieli è dei violenti (cf. Mt 11,12). Vi esorto dunque: non separate il vostro cuore da Dio, ma perseverate e custoditelo in ogni tempo con la memoria del Signore nostro Gesù Cristo fino a quando il Nome del Signore non venga impiantato dentro il cuore e non pensiate a nient'altro che a magnificare Cristo in voi".

Prima di lui il grande Paolo, scrivendo "Signore Gesù" dice: "Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha resuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore, infatti, si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa professione di fede per avere la salvezza" (Rm 10,9-10). E di nuovo: "Nessuno può dire: 'Signore Gesù', se non nello Spirito santo" (1Cor 12,3). Aggiunge "nello Spirito santo", cioè quando il cuore riceve l'operazione dello Spirito santo e tramite essa prega. Ciò è proprio degli avanzati e di coloro che sono stati arricchiti da Cristo che abita ed è attivo in loro.

Anche san Diadoco segue questo avviso: "La mente esige assolutamente, quando abbiamo chiuso tutte le sue uscite con la memoria di Dio, un'attività che occupi la sua diligenza. Si darà a lei il 'Signore Gesù' come unica occupazione che risponde interamente al suo scopo. 'Nessuno infatti - sta scritto - può dire: Signore Gesù, se non nello Spirito santo' (1Cor 12,3). Ma non cessi di considerare con rigore e incessantemente questa parola nelle sue camere interiori, in modo da non deviare in qualche immaginazione. Coloro infatti che mediteranno incessantemente questo Nome molto desiderabile e glorioso nelle profondità del cuore, potranno vedere, un giorno, la luce della loro mente.      Mantenuto con severa sollecitudine nell'anima, consuma ogni sporcizia della superficie dell'anima con un sentimento potente; infatti è scritto: 'Il nostro Dio è un fuoco divorante' (Eb 12,29). E' per questo che il Signore invita l'anima ad un grande amore della sua gloria. Questo Nome glorioso e molto desiderabile, fissato nel calore del cuore, per mezzo della memoria della mente, fa nascere una disposizione ad amare in ogni tempo la sua bontà, senza incontrare alcun impedimento. Questa è infatti la perla preziosa che si può acquistare vendendo ogni bene e la cui scoperta provoca una gioia inenarrabile". Sant'Esichio, scrivendo "Gesù Cristo", così dice: "Quando, dopo la morte, l'anima si eleva in aria verso le porte del cielo avendo con sé sopra di sé Gesù, non sarà svergognata dal nemici, ma, come ora, terrà loro testa, parlerà loro alle porte (cf. Sal 126,5), soltanto se fino alla morte non cesserà di gridare verso il Cristo Gesù giorno e notte. Così egli metterà in atto la sua punizione velocemente, in conformità alla sua veritiera promessa circa il giudice iniquo (cf. Lc 18, 1-8), sia in questa vita che dopo l'abbandono del corpo da parte dell'anima". Climaco, dicendo solo "Gesù", scrive: "Col Nome di Gesù flagella i nemici: non esiste in cielo e sulla terra arma più potente, e non aggiungere nient'altro" . E di nuovo: "La memoria di Gesù sia unita al tuo respiro, allora conoscerai l'utilità della hesychia".

Le parole della divina e divinificante preghiera sono insegnate non solo dai summenzionati Padri, ma anche dagli stessi corifei degli Apostoli, Pietro, Paolo e Giovanni

50. Uno può trovare insegnate le parole della sacra preghiera non solo dai summenzionati Padri e in scritti loro contemporanei, ma prima di loro dagli stessi primi e corifei tra gli Apostoli, Pietro, Paolo e Giovanni. L'uno, infatti, disse, come abbiamo già scritto: "Nessuno può dire: 'Signore Gesù, se non nello Spirito santo" (1Cor 12,3), l'altro: "La grazia e la verità vennero per mezzo di 'Gesù Cristo" (Gv 1,17), e: "Ogni spirito che riconosce che 'Gesù Cristo' è venuto nella carne, è da Dio" (IGv 4,2). Il preferito tra gli Apostoli dal Cristo, a una domanda loro rivolta dal Maestro e Salvatore, rispose con la beata professione di fede dicendo: "Tu sei il 'Cristo, Figlio di Dio' vivente" (Mt 16,16). Perciò coloro che vennero dopo di essi, i nostri insigni maestri, e particolarmente coloro che hanno abbracciato il celibato, l'eremitaggio e la hesychia, hanno unito queste parole che quei tre pilastri della chiesa avevano proferito frammentariamente e separatamente, come voci divine, frutto della rivelazione dello Spirito santo, testificate completamente tramite tre testimoni degni di fede: ogni parola sia confermata tramite tre testimoni (cf. Mt 18,16). Questi depositari di pensieri celesti le hanno riunite e congiunte in modo eccellente grazie alla rivelazione dello Spirito santo abitante in loro e, chiamandole colonna della preghiera, hanno trasmesso ai loro successori di perseverare in essa e di custodirla nello stesso modo. Guarda dunque l'ordine e la sequenza, straordinariamente ed evidentemente connessi alla sapienza celeste. L'uno, infatti, disse: "Signore Gesù", l'altro: "Gesù Cristo" e il terzo: "Cristo, Figlio di Dio", come seguendo l'uno l'altro e attentamente connessi in maniera reciproca nella sinfonia e nell' accordo di queste sacre parole. Non vedi forse come ognuno di essi prende la parola che sta alla fine del precedente e la mette all'inizio, e così capita per tutti e tre? Ciò può essere visto come un segno dell'ausilio dello Spirito santo; infatti il beato Paolo disse: "Nessuno può dire: 'Signore Gesù', se non nello Spirito santo" (1Cor 12,3). La parola finale, cioè "Spirito santo", viene posta dal figlio del tuono Giovanni all'inizio, quando dice: "Ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio" (lGv 4,2). Questo è esposto da tutti, non di testa propria o per proprio conto, ma perché ispirati dal santissimo Spirito. Infatti anche la professione del divinissimo Pietro è opera della rivelazione dello Spirito santo: "tutte queste cose, infatti - è scritto -, è l'unico e medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole" (1Cor 12,11). Così, dunque, la divinificante preghiera è come una corda formata da tre trefoli e indistruttibile, con molta saggezza e perizia intrecciata, composta e unita. Andrà custodita nello stesso modo da coloro che verranno dopo di noi. Successivamente i divini Padri hanno aggiunto a tali salvifiche parole della preghiera, cioè al "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio ", le parole "abbi pietà di me", prescrivendole soprattutto a quelli che sono ancora bambini nella virtù, cioè ai principianti e agli imperfetti. Gli avanzati e i perfetti in Cristo possono limitarsi alla prima, cioè Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio", e, a volte, anche alla sola ripetizione del Nome di Gesù, e abbracciare e attaccarsi solo a questa come attività perfetta di preghiera che li riempie di indicibile piacere e di gioia che oltrepassa ogni mente, vista e udito. E così dunque questi tre volte beati, uscendo dalla carne e dal mondo, serrati i sensi dai doni divini e dalla grazia, beatamente inebriati dall'amore, sono purificati, illuminati e resi perfetti, contemplano come caparra la mirabile, senza-inizio e increata grazia della sovraessenziale divinità, dedicandosi alla sola memoria e meditazione, come è stato detto, di uno ciascuno dei nomi del Verbo divino, e tramite essa sono elevati e resi degni di rapimenti, conoscenze e rivelazioni indicibili nello Spirito.....

È permesso ai principianti di ripetere a volte tutte le parole della preghiera, a volte parte di essa all'interno del cuore e sempre. Non si devono cambiare spesso le parole della preghiera

51. I principianti possono a volte ripetere tutte le parole della preghiera, a volte parte di essa, all'interno del cuore e costantemente. Dice infatti san Diadoco: "Colui che abita sempre nel proprio cuore lascia definitivamente i piaceri di questa vita. Camminando secondo lo Spirito, non può conoscere i desideri della carne. Poiché cammina nel castello delle virtù che sono - come dire - i guardiani delle porte, i piani dei demoni sono senza efficacia su di lui". Scrive sant'Isacco: "Chi scruta la propria anima in ogni tempo, avrà il cuore rallegrato da rivelazioni. E contemplando all'interno di sé vedrà lo splendore dello Spirito. Chi rifugge ogni dispersione, vede il Signore all'interno del proprio cuore                                                              Non cambiare di frequente le parole della preghiera, perché la mente, a causa dei continui cambi e mutamenti, non rimanga priva di compattezza e senza frutto, come un albero troppo spesso trapiantato.

(tratto da I PADRI ESICASTI, L'amore della quiete, ed. qiqajon - Comunità di Bose)