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ESICASMO E PREGHIERA DI GESU’
NEL MONACHESIMO UCRAINO
La corrente esicasta in Ucraina risale ai fondatori della vita monastica in questo paese, Antonio e Teodosio delle Grotte. L'anacoretismo di Antonio ne è un segno. Quanto a Teodosio, diventato il superiore di una grande comunità, si appartava frequentemente alla ricerca di quiete, soprattutto in Quaresima.
Fino al XVIII secolo le condizioni naturali favorirono una vita monastica che cercava quiete e solitudine. Anche se l'Ucraina non possedeva foreste impenetrabili, nell'Ucraina occidentale i Carpazi con le loro propaggini collinose, e anche l'altopiano ucraino-occidentale, offrivano molte località isolate. Là si potevano trovare grotte da adattare ad abitazione e altre se ne potevano scavare sulle alte rive di fiumi, come il Dniepr o il Dniestr. Il monastero delle Grotte di Kiev ebbe origine in questo modo, e altre grotte nelle immediate vicinanze di Kiev erano abitate da monaci. Ancora oggi si possono trovare molte grotte, specialmente nell'Ucraina occidentale, che mostrano chiare tracce della passata presenza monastica.
I monasteri rupestri per la loro stessa natura rimanevano piccoli e solitari. Uno dei complessi di grotte monastiche meglio conosciuto dell'Ucraina occidentale era a Rozhirce sul fiume Stryj. Qui, come in altri monasteri rupestri, i monaci adattarono le grotte all'uso monastico, destinandone una a servire da chiesa. Nell'assenza di qualsiasi documentazione scritta, è impossibile stabilire una cronologia precisa, ma alcuni resti di costruzioni indicano che questo monastero rupestre nacque nel XV secolo e durò per un tempo considerevole. Nella stessa regione, nel monastero della Santa Trinità a Sataniv sul fiume Zbruc, sono ancora visibili le celle rupestri originarie che risalgono almeno al XVI secolo. La tradizione popolare ricollega ai monaci numerose altre grotte e località solitarie; come a Rozhirce e a Sataniv, la vita di uno skyt nelle grotte può spesso essere fatta risalire al XVIII secolo.
Allo stesso modo, le piccole
isole o strisce di terra in mezzo ai fiumi, che diventavano isole durante le
piene, assicuravano la solitudine. Infine, quando cessò la minaccia tatara nelle
terre a est del Dniepr, questo territorio, scarsamente abitato, attirò quei
monaci che desideravano la pace di una vita solitaria. Tutte le regioni lontane
da insediamenti popolosi avevano un'alta concentrazione di monasteri, skyt
e celle solitarie. Le celle solitarie e gli
skyt si ingrandirono talora fino a diventare cenobi regolari, come il
monastero di Dobromyl'.
Nel XVI secolo uno ieromonaco di nome
Anania e un suo compagno costruirono una cella e una piccola cappella sui pendii
di quella che in seguito finì con l'esser chiamata Cerneca Hora,
la
Montagna dei Monaci. Nel 1613 un'altra piccola chiesa, la chiesa di Sant'Elia,
fu costruita in prossimità della cima della montagna, segno che all'epoca altri
monaci vivevano nelle vicinanze, in celle sparse qua e là. Il monastero di Dobromyl' continuò con queste caratteristiche per tutto il
XVII secolo.
Nell'ultimo decennio di quel secolo, mentre la vita monastica da quelle parti si
stava riorganizzando, ai piedi della montagna vennero costruiti una grande
chiesa dedicata a Sant'Onofrio e un monastero.
Allo stesso modo un monaco di nome Ioil di Kiev, con un compagno di nome Silvestro, all'inizio del XVII secolo scelse come cella un angolo selvaggio su una collina, in un luogo dell'Ucraina occidentale chiamato Krechiv, dove adattò una grotta come cella e poco più in alto costruì una piccola chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Ben presto altri monaci vennero a unirsi a loro. Ioil, che amava la propria solitudine, lasciò la chiesa e lo spazio attiguo alla piccola comunità e si costruì una piccola cappella sopra la sua grotta. Ma già durante la vita di Ioil, poiché le celle dei monaci si trovavano troppo esposte lungo il sentiero percorso dai tatari nelle loro frequenti incursioni, la comunità dovette spostarsi dall'altra parte della collina. In questa nuova posizione il monastero era di gran lunga più protetto contro i tatari, ma al tempo stesso molto più accessibile ai pellegrini, provenienti da vicino e da lontano, che cominciarono ad affluire al monastero in gran numero già durante la vita di Ioil (morto nel 1628).
L'espansione di Dobromil' e Krechiv da cella anacoretica a skyt ebbe luogo nel tardo XVI secolo e nei primi del XVII, contemporaneamente alla fondazione dello skyt di Manjava. Negli stessi anni fondazioni simili si moltiplicano in tutte le regioni dell'Ucraina, anche se forse quel che sembra un incremento quantitativo riflette semplicemente la maggior abbondanza di fonti scritte per quel periodo. Tuttavia l'espansione del monachesimo durante il XVII secolo è indubbia, e in esso la corrente esicasta è particolarmente evidente. Il fatto che molti monaci scegliessero di vivere da anacoreti o in piccoli skyt o in monasteri di tradizione esicasta, indica ben chiaramente una crescita di questo tipo di spiritualità, sebbene le sue origini non siano ancora chiare.
Anche nell'Ucraina orientale del XVII e XVIII secolo erano diffusi skyt e celle solitarie, e anche qui gli anacoreti andavano in cerca di grotte sulle rive dei fiumi, dove costruivano capanne e semplici cappelle di canne. In alcune parti dell'Ucraina orientale si potevano trovare grotte anche sulle alture boscose. Quel che solitamente accadeva, era che un eremita si stabilisse in una di queste grotte; presto altri si univano a lui, e infine alcune persone pie del luogo li aiutavano a costruire delle celle e una chiesa.
I monasteri che non avevano tradizione esicasta, o che a causa del mutamento di circostanze non apparivano più come rifugi di silenzio e solitudine, avevano nondimeno molto spesso skyt o eremitaggi alle loro dipendenze.
La Lavra di Kiev ebbe sempre alcuni skyt nelle sue proprietà, un tempo sparse in tutta l'Ucraina. Anche Paisij Velyckovs'kyj sarebbe stato attratto dalla quiete dello skyt di Kytajiv, fondato ai primi del XVIII secolo, che egli avrebbe visitato quando era studente all'Accademia di Kiev. Un altro skyt della Lavra vicino a Kiev si trovava a Holosivka, e aveva celle per nove monaci. Il monastero di Ljubec ai tempi in cui vi abitava Paisij conservava un piccolo skyt dedicato a Sant'Onofrio.
Quando nel 1592 venne riformato il cenobio del Salvatore a Dubno, il suo benefattore, il principe Basilio-Costantino Ostro-z'kyj, scrisse che era possibile che alcuni monaci desiderassero vivere da eremiti nei boschi circostanti, e che quindi avrebbe permesso che il monastero vi costruisse uno skyt. Lo skyt, proprio per sua natura, è raramente menzionato nelle fonti sul monastero di Dubno, ma ancora nella seconda metà del XVII secolo ci vivevano degli anacoreti.
Il monastero di Krechiv, che cominciò, come si è visto sopra, come skyt di tradizione esicasta, una volta ingranditosi e divenuto un centro religioso per la gente della regione, conservò uno skyt per i fratelli che desideravano una vita più solitaria. Tra le loro occupazioni c'era quella di copiare manoscritti.
Alcuni monasteri che conservavano una tradizione esicasta, ma si erano ingranditi oltre lo stadio anacoretico, erano attorniati da skyt ed eremitaggi. Così, il monastero di Pidhirci conservò uno skyt vicino alla sua chiesa originaria della Trasfigurazione. Vi sono anche esempi di anacoreti che vivevano lontani ma in dipendenza dai monasteri.
La ricerca di quiete era ampiamente diffusa e condusse molti altri monaci a una vita anacoretica o totalmente eremitica. Quanto più riuscivano in questo, tanto meno si ha notizia di loro. Occasionalmente, però, circostanze particolari diedero rilievo a qualcuno di questi monaci. Possiamo così citare alcuni esempi: un monaco che il fondatore dello skyt di Manjava conobbe personalmente, un altro suo contemporaneo in un remoto monastero, un altro monaco un secolo più tardi, piccoli segnali della persistente vitalità dell'aspirazione alla solitudine nel monachesimo ucraino.
La preghiera esicasta
Un'opera contemporanea ai
testi di Manjava descrive il ritmo della vita in cella dei monaci ucraini.
La
preghiera, unita all'ascesi, si nutre delle opere dei padri,
e alla preghiera di Gesù
è riservato un posto a parte.
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Essi fanno ciò che facevano gli antichi monaci ai tempi dei santi Antonio, Teodoro ed Eutimio, e degli altri santi padri: qualcuno legge il salterio, altri i santi evangeli, altri recitano l'acatisto in onore del dolcissimo nome di Gesù o della santissima Vergine e di altri santi, pregando Dio per la salvezza di tutti i popoli e per la propria. Altri recitano la preghiera del Signore, il Credo, e il saluto Angelico; altri ancora vegliano tutta la notte ripetendo la breve preghiera: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore", con la quale innalzano i loro pensieri a Dio, ricordando tutti i suoi benefici o esaminando le loro coscienze. Altri ancora sfiniscono i loro corpi in prostrazioni, mentre altri, mandati o assegnati a diversi servizi e obbedienze, si sottomettono a Cristo stesso nella persona del loro superiore. Quando, dopo tali esercizi, concedono riposo ai loro corpi ... li fanno riposare su un povero e duro materasso o su uno stuoino, alcuni su una nuda tavola o sulla terra, per due, tre, quattro ore al massimo. Dopo le preghiere della notte e del giorno, sia in chiesa che nella cella, se resta del tempo libero, leggono libri dei santi padri sulla vita monastica, quali Efrem il Siro, Giovanni Climaco, Isacco il Siro, Doroteo, Antioco e altri, libri che essi possiedono nella traduzione in lingua slava dal greco. [...] |
Nei testi di Manjava ricorrono costantemente espressioni relative al buon ordine e all'osservanza di un atteggiamento composto "in chiesa e in refettorio". Senza conoscere la definizione di pace di sant'Agostino come "tranquillità dell'ordine", gli autori di questi testi esprimono la stessa idea. Uno stile di vita ordinato nella preghiera comune, nel lavoro, nelle riunioni di comunità, una vita che segue la regola, previene il disordine e la sua conseguenza, il rumore. Un tale stile di vita serve a mantenere la pace tra i fratelli e quella tranquillità che è condizione necessaria perla preghiera continua. Il buon ordine costantemente raccomandato da Teodosio salvaguarda l'esichia.
L'esicasmo, come direttiva fondamentale, influenzava il modo in cui altri aspetti della vita monastica venivano vissuti concretamente a Manjava.
Tratto da IGNAZIO E TEODOSIO DI MANJAVA, Sottomessi all'evangelo, Iov e lo skyt di Manjava, ed. Qiqajon Comunità di Bose - a cui si rimanda vivamente per l'approfondimento