PREGHIERA, SILENZIO E ASCESI
NELLA 
REGOLA DELLO SKYTYK DI MANJAVA

 
 


I fratelli rimarranno in continua preghiera: in altre parole, avranno la mente sempre fissa sul Signore Gesù; seduti, in piedi, coricati, camminando o lavorando, si sforzeranno incessantemente di tenere raccolta la mente e dire:
"Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore"

"Il tuo cuore consumi il Signore, e il Signore il tuo cuore"


Disposizioni, o statuto, o, piuttosto, regola della vita monastica ascetica allo skytyk della chiesa della Purissima Madre di Dio, dove c’è  anche una cappella del nostro venerabile padre Onofrio il Grande.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, possano coloro che vogliono vivere in questo skytyk seguendo la via stretta crescere saldi e forti. Amen.
Con la grazia di Dio, il nostro stile di vita dello skyt, che dal benedetto anziano, nostro padre, è stato fondato per due o tre persone, si è sviluppato in una forma di vita comune per molti fratelli, nella quale si sono moltiplicati i lavori e i servizi ed è cresciuta l'esigenza di parlare per prendersi cura delle necessità comuni: per questa nuova condizione di vita si dovette permettere un minor rigore, per quanto riguarda il cibo, il silenzio e la regola. Per questa ragione, io, l'umile superiore Teodosio, rimpiangendo la quiete di prima e la severità della via stretta e durissima che ho gustato all'inizio, ho ripristinato questa seconda dimora di ascetismo, lo skytyk, fondato dal nostro venerabile anziano, e ad essa assegno la chiesa della santissima Madre di Dio. Là vivranno quattro o sei fratelli, nell'imitazione della primitiva forma di ascetismo e nell'osservanza della quiete, sotto l'autorità e il beneplacito del padre igumeno del grande monastero e affidati alla sua cura. Uno di loro, un presbitero o un anziano, se ve ne è uno, sarà il superiore: egli dovrà ammonire gli altri e prendersene cura. Tutti dovranno sottomettersi a lui, obbedirgli, e ricevere la sua benedizione e il suo permesso per ogni cosa. Per parte sua, il superiore renderà conto all'igumeno di ogni cosa e ascolterà il suo consiglio.


Del silenzio

I fratelli, prima di ogni altra cosa, osserveranno la quiete, manterranno il silenzio delle labbra e non converseranno mai l'uno con l'altro. Parleranno solo in quattro circostanze:

1. per cantare e pregare, per innalzare invocazioni a Dio;

2. per leggere o per comunicare ad altri parole di profitto spirituale;

3. per istruire o rimproverare un fratello con amore;

4. per trattare di cose indispensabili alla vita, su che cosa fare e come.

 

 Della preghiera in chiesa

La preghiera in chiesa - vespri, compieta, mattutino e ore medie - sarà recitata in comune, non cantata. La liturgia, quando è possibile, una o due volte alla settimana, sarà cantata sommessamente e con raccoglimento. Se non c'è un cantore, l'inno cherubico sarà letto tre volte con cadenza lenta e all'unisono, due volte prima dell'ingresso e una volta dopo. La stessa cosa sarà per il versetto alla comunione, ma con particolare fede e timor di Dio. Per i vespri, le strofe saranno prese dai libri che sono disponibili, ora secondo l'ordo  monastico, ora con l'acatisto, ora secondo l'ordo di chiesa e non monastico. Se c'è un Oktoich o dei Menei, l'ufficio viene svolto secondo l'ordo proprio.
Al mattutino la salmodia e gli inni ricorrenti saranno scelti secondo la consuetudine; un canone sarà scelto tra quelli che sono disponibili, per sei o otto tropari. Nelle domeniche e nelle grandi feste, tutto ciò che c'è nei Menei sia letto devotamente, senza fretta; il polyèleos sarà letto, il versetto può essere cantato. Il tropario e la dossologia possono essere cantati, per consolazione spirituale. Dopo le strofe sarà cantato Dio è Signore (dal Sal 117) e il Gloria.

 

Del cibo e delle bevande quotidiani

 

Ci sarà un pasto al giorno. Il lunedì un piatto sarà il kysil', il secondo zuppa d'avena. Il martedì similmente una pietanza asciutta, la seconda con miele o zuppa d'avena; lo stesso il giovedì. Il mercoledì e il venerdì, cibo secco o frutta cotta e fagioli bolliti, con un contorno fatto di qualunque cosa sia disponibile, rapanelli, cetrioli, funghi, o un po' di frutta, sempre con moderazione ed evitando la sazietà, così da non perdere il beneficio della quiete. Il sabato e la domenica e nelle grandi feste, due pasti: una pietanza secca e la seconda con olio, e alla sera una pietanza con miele o zuppa d'avena o un contorno. Nelle settimane senza digiuno, due pasti o [un pasto e] un contorno, con olio, se ce n'è; tuttavia il mercoledì e il venerdì un pasto solo. La bevanda sarà sempre acqua o brodo vegetale, e anche questo con moderazione; non si devono mai chiedere birra o pesce.
Nei giorni di festa e di domenica, se andremo al monastero, mangeremo ciò che vi si trova; quando l'igumeno e i fratelli nella loro carità ci fanno visita o ci mandano qualcosa, lo divideremo tra di noi.
Si potrà estendere il digiuno per un certo tempo, per zelo o amore, con la benedizione dell'igumeno o del padre spirituale. Se qualcuno è malaticcio o depresso, faccia ritorno in comunità, dove molti fratelli vivono nell'obbedienza, e un altro sia accolto al suo posto nello skytyk.

 

Del vestiario e delle calzature

Il vestiario allo skytyk sarà povero e consunto e di qualità scadente, e sarà assegnato dal monastero. In cella e fuori, specialmente d'estate, i monaci andranno scalzi, come gli antichi anacoreti.
 

Della preghiera in cella

In cella, si reciterà il salterio due volte alla settimana, e una paraclisi  o un altro canone, uno ogni giorno. Mattina e sera si faranno trecento o più prostrazioni, ciascuno in base alle sue forze, purché lo sappia il suo padre spirituale.
Si reciteranno sei rosari della preghiera di Gesù di giorno e sei di notte, con la più grande attenzione e vigilanza, devotamente, con contrizione di cuore.
I fratelli rimarranno in continua preghiera: in altre parole, avranno la mente sempre fissa sul Signore Gesù; seduti, in piedi, coricati, camminando o lavorando, si sforzeranno incessantemente di tenere raccolta la mente e di dire:

         "Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore"
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Come dice san Basilio: "Lega il pensiero della tua colpa alla memoria di lui". Come dice sant'Efrem: "Nella fatica affaticati per cose serie, perché non ti tocchi la sofferenza di fatiche vane". Come dice san Crisostomo:
         "Il tuo cuore consumi il Signore, e il Signore il tuo cuore ".
Così parlano anche altri santi padri.
 

 Tratto da IGNAZIO E TEODOSIO DI MANJAVA, Sottomessi all'evangelo, Iov e lo skyt di Manjava,  ed. Qiqajon Comunità di Bose - a cui si rimanda vivamente per l'approfondimento