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Pietro di Giovanni Olivi
Rimedi contro le tentazioni

A onore di Dio ti esporrò alcuni rimedi contro le tentazioni spirituali che ora abbondano sulla terra per purgare e provare gli eletti e che, pur non essendo espressamente relative ad alcun articolo principale della fede, mettono in pericolo di distruzione le principali radici della nostra fede e preparano la cattedra e la sede dell'Anticristo, come avvertono i più consapevoli. Queste tentazioni non voglio annunciarle ai semplici e agli imperfetti per non offrire occasione di scandalo e turbamento; ma le descriverò a te raccomandandoti una spirituale discrezione per non essere vinto da queste tentazioni. E poiché queste tentazioni ci giungono in due modi (o per suggestione e illusione del diavolo che inganna l'uomo a proposito dell'atteggiamento che deve avere verso Dio e le cose di Dio o per la dottrina corrotta e il modo di vivere di alcuni che sono già vinti da queste tentazioni), ti dirò quale atteggiamento devi avere nei confronti di Dio e delle sue cose se vuoi essere libero da quelle tentazioni e poi come devi comportarti nei confronti degli altri quanto alla dottrina e al loro modo di vivere.
Il primo rimedio contro le tentazioni spirituali di questo tempo procurate dal diavolo nel cuore di quanti vogliono darsi a Dio con la preghiera, la contemplazione e altre opere di perfezione è non desiderare visioni o rivelazioni o sentimenti sopra la natura e sopra il comune cammino di coloro che amano e temono Dio con la vera fede; poiché è raro che questo desiderio sia privo di una radice, di un fondamento di superbia e di presunzione, senza tentazione di qualche vana curiosità circa i segreti di Dio e senza fragilità e difetto di fede. Per questo la giustizia di Dio permette che l'anima con tale desiderio cada nelle illusioni e negli inganni diabolici e in falsi sentimenti; soprattutto in questo modo il diavolo semina le tentazioni spirituali di questo tempo radicandole nei cuori di coloro che sono nunzi dell'Anticristo come potrai renderti conto da quanto ti dirò in seguito. Devi sapere che le vere visioni, le autentiche rivelazioni e sentimenti spirituali dei segreti di Dio non derivano da quel desiderio e da alcun tentativo o sforzo proprio dell’anima ma procedono solo dalla pura bontà di Dio per un'anima colma di umiltà, timore, reverenza di Dio e di amore di fervida fede. Sappi comunque che sforzarsi all'umiltà, al timore e alla reverenza di Dio appositamente per questo, cioè per ottenere le visioni, le rivelazioni, i sentimenti di cui abbiamo parlato, ha per radice, fondamento, finale intenzione proprio quel desiderio, di modo che giustamente sbocca nello stesso abbandono e separazione da Dio in cui sfocia quel desiderio.
Secondo rimedio: non nutrire nella tua preghiera e contemplazione nella tua anima alcuna consolazione, per quanto nobile e alta, fondata sulla superba presunzione di te stesso o rivolta all'ambizione del tuo proprio onore e gloria, in questa vita o in paradiso: questa consolazione rivela principalmente sazietà e soddisfazione dell'amor proprio. Sappi che l'anima che si sente in tale consolazione inciampa in un gran numero di pessimi vizi ed errori perché Dio permette giustamente al diavolo di aumentare questa consolazione imprimendo nell'anima falsi e pericolosi sentimenti e altre illusioni che l'anima, colma di quella consolazione, crede essere autentiche rivelazioni. O, Dio mio, tu sai quante persone vengono ingannate in questo modo! Sappi per certo che la maggior parte, non dico delle rapine ma delle frenesie dei nunzi e dei discepoli dell'Anticristo, sorgono e avanzano in questo modo. Stai dunque attento: non nutrire nella tua preghiera e contemplazione altra consolazione che quella che procede dalla piena consapevolezza della tua nullità e della tua imperfezione, che ti fa perseverare in questa consapevolezza, che ti spinge alla massima soggezione nei confronti della grandezza e dell'altezza di Dio riverendolo e desiderando il suo onore e la sua gloria; nessun'altra consolazione che quella fondata principalmente su questi o analoghi motivi. E come ti dissi prima della consolazione, che può presentarsi in due modi, te lo ripeto del fervore e dell’ardore dell'affetto, che si può presentare in quei due modi e vanno rispettivamente evitati e seguiti.
Terzo rimedio: fuggi e aborrisci ogni sentimento, per quanto alto, e ogni visione, per quanto ti appaia certa, che conduca il tuo cuore a una convinzione o a un'affezione contrarie a qualche articolo di fede o ai buoni costumi, soprattutto contro l'umiltà e l'onestà; esse provengono certamente dal diavolo; e anche se dovessi avere qualche visione, luce, sentimento, sensibilità, di cui tu sia certo che proviene da Dio e che ciò che reca piace a Dio, non ti ci affidare completamente.
Quarto
rimedio: se da
rivelazione o sentimento o altro modo sei spinto a fare qualcosa di grave, di
notevole, di inconsueto, di cui non sei certo piaccia a Dio, anzi razionalmente
ne dubiti, tarda a compierlo sino a quando, valutate tutte le circostanze,
soprattutto le finali, tu non sappia che piace a Dio, non giudicando per tuo
conto ma solo sulla base di una testimonianza certa della Scrittura e di un
esempio imitabile dei santi padri; e dico «esempio imitabile» perché, come
scrive Gregorio Magno, alcuni santi compirono taluni gesti che, per quanto
buoni, non dobbiamo imitare, ma solo riverire. E se da solo non riesci a farti
una convinzione, ricorri al consiglio di persone di provata vita, dottrina, zelo
della verità.
Quinto rimedio:
se non hai di queste tentazioni, sia perché non ne hai mai avute sia perché ne
sei stato liberato, rivolgi il tuo cuore e il tuo intelletto a Dio,
riconoscendo umilmente la grazia che ti ha concesso e ti concede. E stai bene
attento a non attribuire alla tua virtù, sapienza, merito, consuetudine o al
caso e alla fortuna ciò che hai solo dalla grazia e dalla pura bontà di Dio.
Infatti, come dicono i santi, questo va tenuto ben presente: è Dio a sottrarre
il beneficio della sua grazia all'uomo permettendo che sia tentato e illuso
dal diavolo.
Sesto rimedio:
se il tuo cuore va soggetto a tentazioni spirituali per cui sei in dubbio, non
incominciare di tua volontà qualcosa di notevole inconsueto per te ma frena
il tuo cuore e la tua volontà aspettando con umiltà, timore, reverenza che Dio
ti illumini. Finché sei nel dubbio non puoi intraprendere di tua volontà
qualcosa di notevole per te inconsueto che non finisca male. Mi riferisco
all'intrapresa di nuove opere inconsuete, di cui abbiamo già parlato.
Settimo rimedio:
se hai di queste tentazioni spirituali non smettere alcuna opera buona cui sei
abituato, come pregare, confessarsi, comunicarsi, digiunare, o fare opere di
pietà o umiltà, anche se compiendole non senti devozione o consolazione.
Ottavo rimedio:
sforzati di allontanare dal tuo cuore e dalla tua memoria tutte le fantasie e
i pensieri che ti portano a dubitare di qualche verità; rivolgi il tuo cuore
e il tuo intelletto alla purezza e alla verità delle principali radici della
nostra fede, alle vite dei santi, alla verità della Scrittura. Se ti rivolgerai
con discrezione e umiltà a queste fonti potrai trarvi luce per conoscere con
certezza ciò di cui prima dubitavi. Questo rimedio va osservato nelle tentazioni
spirituali che non riguardano i principali articoli di fede; e principalmente
contro di esse ti indicherò la via e il rimedio.
Nono rimedio:
se sei provato da queste tentazioni abbi la ferma e certa speranza che da queste
tentazioni Dio ti condurrà a qualche bene illuminando il tuo cuore; e credi
fermamente che Dio permette la tua caduta in tali tentazioni per esercitare la
tua virtù e perché provi maggiormente l'umiltà. Questa speranza nasce se
non ti abbandoni alla negligenza, cioè non fai tutto il possibile per
allontanare da te le tentazioni; allo stesso modo sorge la fede, se non ti
abbandoni alla superbia, ma accogli il dubbio che quelle tentazioni provengano
da una tua colpa.
Decimo rimedio:
se sei provato da queste tentazioni non nasconderle ma piuttosto rivelale al
tuo sapiente e discreto confessore o solo ad alcune persone che pensi, per
esperienza personale delle tentazioni o per sapienza o santità, possano darti
consiglio, aiuto, consolazione. Questo rimedio è molto lodato dai santi.
Si racconta infitti nelle vite dei padri che alcuni santi monaci, di
vita molto austera, non cercando consiglio e aiuto dai santi padri sulle loro
tentazioni, finirono male. Mentre si racconta che altri furono liberati dalle
tentazioni per l'umiltà dimostrata cercando aiuto e consiglio a loro proposito.
Undicesimo rimedio: se sei provato da queste tentazioni rivolgi il tuo cuore e il tuo intelletto a Dio domandandogli umilmente quanto ridonda a suo maggiore onore e alla salvezza della tua anima dalla tentazione, sottomettendo la tua volontà alla Sua; di modo che se Lui vuole che tu rimanga in quelle tentazioni tu lo accetterai, purché in esse tu non offenda Dio.
Dodicesimo rimedio: se tu non riesci a liberarti da queste tentazioni, devi dimenticarle, trascurarle, fuggirle, non pensarci né confessarle se non genericamente. Pensa che non sono procurate dal diavolo ma sono passioni e fragilità comuni alla nostra condizione umana.
Adesso ti esporrò alcune norme da osservare nei rapporti con quelle persone che seminano queste tentazioni o con la vita o con la dottrina.
Prima:
non stimare le loro visioni, sentimenti, rapimenti, anzi respingile come false
illusioni, insani vaneggiamenti, frenesia di esaltati, se conducono a qualcosa
contrario alla fede, alla Scrittura, ai buoni costumi, alla vita e alla parole
dei santi. Se inducono a qualcosa consentaneo alla fede, alla Scrittura, ai
buoni costumi, non respingerle per non correre il rischio di respingere quanto è
di Dio; ma comunque non ti ci affidare completamente. Infatti spesso,
soprattutto nelle tentazioni spirituali, la falsità si ammanta delle apparenze
della verità e la malizia di quelle della bontà perché il diavolo possa meglio
diffondere, senza sospetto, il suo mortale veleno, facendo credere che piace a
Dio. Quindi trascura visioni, sentimenti, rapimenti con parvenza di verità e di
bontà, non curandotene, a meno che provengano da persone sante, discrete e
umili, di cui sia certo che non possono essere ingannate dalle illusioni e
dalle menzogne del diavolo. E per quanto sia pio credere alle visioni e ai
sentimenti di queste persone, tuttavia è più sicuro non crederci di per sé ma
solo in quanto concordano con la fede cattolica, con la Scrittura, con i buoni
costumi, con la vita e con le parole dei santi e con la ragione fondata su di
esse.
Seconda:
non accogliere nessuna spiegazione della Scrittura o delle parole dei santi se
non concorda con la vita di Cristo, nostro Padre e Maestro, e con la vita dei
santi padri, in particolare degli apostoli, di san Francesco, della madre dì
Cristo, delle sue sorelle, di santa Chiara e di simili santi e sante, la cui
vita sappiamo perfetta. Mi riferisco a quelle opere e perfezioni in cui quei
santi sono da imitare, non a quelle che ci sono proposte solo per ammirare i
loro privilegi e singolarità e non per essere imitate, per quanto perfette in
relazione ad alcune circostanze e al privilegio della singolare gloria. Sono
tenuto a questa precisazione contro alcuni inviati e discepoli dell'Anticristo
che difendono i loro errori, stoltezze, disonesti e pericolosi modi di vita,
spiegando la Scrittura a loro comodo adducendo a esempio alcuni eccessi e
singolarità di taluni santi.
Terza: non seguire i consigli o i modi di vita di persone, magari
di vita austera, di grande devozione, di chiaro intelletto, che tu sai non
essere santi, secondo la vera discrezione insegnata dalla vita di Cristo e dei
santi e predicata e proposta dalle loro parole. Non temere, trascurando quei
consigli, di peccare di superbia e presunzione, perché lo fai per amore della
verità.
Quarta:
evita assolutamente la familiarità di persone che seminano e diffondono queste
tentazioni o di persone che le difendono o le lodano e che le hanno. E non
ascoltare le loro parole e non guardare le loro azioni perché ti mostreranno
in mille modi grande apparenza di perfezione; se tu ti lasciassi convincere
seguendo come divine le loro parole e modi cadresti nel rovinoso precipizio dei
loro errori e dei loro errori e dei loro pericolosi, vani, disonesti modi di
vita.
Tratto da: MISTICI FRANCESCANI, Editrici Francescane, 1995 - a cui si rimanda per l’approfondimento