MISTICI FRANCESCANI

Angelo Clareno

Preparantia Christi Iesu Habitationem

 

 

I comportamenti che favoriscono l'inabitazione e la dimo­ra di Cristo Gesù in noi, nel versante degli atteggiamenti dell’uomo esteriore, possono elencarsi nell'ordine:

- il digiuno,

- l'a­stinenza,

- l'orazione,

- la veglia,

- la custodia dei sensi,

- l’appartarsi dal consorzio umano,

- il silenzio,

- il lavoro manuale,

- l'allontanamento dal proprio paese,

- l'indipendenza dai genitori, dalle persone di casa e dagli amici per motivi umani,

- la trascuratez­za del proprio corpo,

- la fuga di ogni dimestichezza e di ogni ammirazione della figura di qualunque donna, per quanto piissima, di personaggi di questo mondo e dei prelati, dei ban­chetti che si fanno per le più disparate ricorrenze;

- la rinunzia alle cariche e agli onori ecclesiastici,

- l'amore nell'accogliere i fratelli e nell'accudire agli infermi soprattutto lebbrosi,

- il rifug­gire da ogni alterco e contesa,

- la perdita di prestigio,

- il rispetto per la venerazione per i fratelli e di ogni categoria di persone, soprattutto dei sacerdoti e prelati e di tutti i sacramenti della Chiesa e di tutte le cose sacre adibite al culto divino e di tutte le Sacre Scritture;

- la fuga e il ripudio di ogni rapporto e collo­quio con gli eretici e della lettura dei libri dei pagani,

- frequen­te lettura delle Sacre Scritture e specialmente dei libri, delle vi­te e Regole dei santi Padri,

- l'amorevole accoglienza dei pelle­grini e degli afflitti, la compassione di coloro che sono sotto­posti a dure prove,

- l'amore della semplicità,

- la povertà nel ve­stire e nell'uso di ogni altro strumento, nel mangiare e nel be­re,

- l'aspetto umile, l'incedere discreto, lo sguardo dimesso, il contenersi dal ridere e dall'ascolto di cose futili, la compitezza di ogni gesto, tatto o movimento a suo tempo e luogo.

 

Nel versante invece dell’uomo interiore, i comportamenti predisponenti sono i seguenti:

- la custodia del cuore,

- il pensiero della morte, del giudizio e della pena eterna,

- l'odio del peccato;

- la riflessione della caduta di Lucifero e degli angeli ribelli,

- la meditazione sulla caduta dei progenitori per la disobbedienza e della punizione che ne è seguita, sia nella persona che sull'intera progenie umana;

- la contemplazione dell’obbedienza di Cristo e di tutto ciò che egli ha detto, fatto e subito per noi e principalmente la devota e profonda compassione dei suoi dolori e della sua morte, dell'afflizione della sua anima e di quella della madre sua; - il ricordo delle attività apostoli, della sofferenza e della passione dei martiri, delle fatiche e dolori e del modello di vita di ogni santo che ha raggiunto la perfezione;

- la considerazione altissima della fede,

- un'avversione furente verso ogni compiacenza sessuale e propri istinti e dei propri capricci;

- la diffidenza di sé, il desiderio di essere disprezzato e sottomesso, il godimento d'essere rimproverato,

- la franca e sincera manifestazione e ammissione delle proprie colpe o difetti come anche delle offese,

- un odio viscerale al plauso degli uomini, la fuga della sola nomea di scienziato o di santo,

- un vero sentimento di umiliazione davanti a Dio, sia nei pensieri che nei sentimenti;

- il desiderio del martirio per la gloria di Cristo e per la fede,

- lo zelo per la gloria divina,

- una fervente cura per la salvezza del prossimo, la brama della conversione dei peccatori a penitenza e del ritorno degli erranti e degli infedeli alla vera fede che dà salvezza;

- conservare un animo sereno e saldo nel tempo della disgrazia e della tentazione ed accogliere tutto ciò che accade con atteggiamento di gratitudine, come se venisse offerto e distribuito dalla stessa mano di Dio;

- amare d'essere disprezzato e non disprezzare alcuno, non mormorare delle persone oggetto di maldicenza,

- rifuggire dalle soddisfazioni se soprattutto quelle che si verificano in maniera quasi impercettibile dai sensi durante l'orazione, per esempio parole, visioni, odori, trasalimenti, ardori, e inoltre piacevoli e armoniosi fremiti del corpo e temerle e respingerle come sospette premonizioni e apparizioni di spiriti e poterle sempre scansare.

Vi è in esse infatti il pericolo di un’autoillusione e di un fuorviamento dal vero bene, a causa per lo più dell'inespe­rienza delle consolazioni spirituali e la mancanza di capacità di discernimento degli spiriti, senza la quale corriamo il ri­schio di cadere nelle astuzie e negli assalti degli spiriti mali­gni. Da qui si comprende quanto sia indispensabile non chiedere al Signore quei doni spirituali che sono necessari alla propria salvezza, ma piuttosto è necessario saper ricono­scere il vero desiderio delle sofferenze corporali e spirituali e non cessare mai di chiedere a Cristo Gesù come indispensa­bile e vitale dono per la nostra salvezza la pazienza, l'umiltà e il discernimento, poiché, senza la conoscenza delle virtù, Cristo Gesù e il suo Spirito non potranno mai dimorare in noi e il felice godimento dei suoi doni non potrà essere pos­sibile agli uomini; esso è come l'arca contenente i beni im­mortali, la vera illuminazione da parte di Cristo Gesù, co­municazione misteriosa ed ineffabile della sua pace, degu­stazione inimmaginabile ed inconcepibile della sapienza ce­leste, visione riverberata ed inesprimibile della maestà della sua gloria, quasi anticipato possesso del suo regno celeste ed immortale, manifestazione della glorificazione di Dio eterno ed immutabile, pregustazione dell'esperienza totale di ogni perfezione per mezzo di Cristo e del suo Spirito, al quale, insieme con il Padre, sia gloria, onore e lode sempiterna. Amen.

 

Tratto da: MISTICI FRANCESCANI, Editrici Francescane, 1995 -  a cui si rimanda per l’approfondimento