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TEOFANE MONACO
LA SCALA DELLE DIECI GRAZIE
Monaco miserando di nome Teofane, spiego la scala delle grazie
che l'esperienza ha fatto conoscere a teofori.
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Perfezione |
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Prima
viene la preghiera purissima
Dalla quale procede un certo
calore del cuore
Dopo questa, una energia straordinaria e santa.
Poi, divine lacrime del
cuore.
Per esse, pace da ogni
genere di pensiero,
da cui sgorga
purificazione dell'intelletto
e contemplazione dei
misteri dell'alto.
Quindi, straordinario
indicibile splendore
da cui ineffabile
illuminazione del cuore.
E di qui, ancora,
perfezione senza limiti.
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Dunque, il gradino ha una grandezza sconfinata:
anche se risulta da un solo verso:
per esempio, il gradino più basso della scala
indica solamente la preghiera pura.
Essa però comprende molte altre cose
ma se volessimo ora enumerarle
il discorso ci porterebbe in lungo.
La medesima cosa, amico, intendi per tutti gli altri gradini.
Di essi è maestra l'esperienza non le parole.
Scala che si eleva straordinariamente al cielo.
Dieci gradini: straordinaria vivificazione dell’anima.
Dieci gradini: annunciano la vita dell'anima.
E dice, in qualche luogo, uno dei teofori:
chi non è sollecito ad acquistarsi qui la vita
non inganni, con vuote speranze dell’anima,
se stesso, che la riceverà là.
Dieci gradini: divina filosofia.
Dieci gradini: frutto di tutta la Bibbia.
Dieci gradini, che indicano la perfezione.
Dieci gradini, che conducono al cielo.
Dieci gradini, che fanno conoscere Dio.
Si vede una scala cortissima in lunghezza,
ma se uno la sperimenta dentro il cuore,
troverà una ricchezza che il mondo non può contenere,
e una fonte divina sgorgante una vita straordinaria.
Maestro ottimo questa scala,
per conoscere con chiarezza ciascuno la sua misura.
Guardando i dieci gradini delle divine grazie,
se credi di starci saldamente sopra,
di' in quale gradino di essa ti trovi,
per l'utilità anche di noi, negligenti.
Amico, se vuoi imparare qualcosa di queste,
non darti cura di alcun'altra cosa,
nè delle irragionevoli nè di quelle che sembrano ragionevoli.
Se infatti non sarai senza tale cura, nulla imparerai.
Queste cose si conoscono per esperienza, non per parole.
Da pane mia mi limito a ricordartelo,
poiché c'è la parola dei santi teofori,
anche se con fatica entra nell'orecchio:
Chi non si trova in uno dei gradini
o a non esercitarsi sempre in tali cose,
alla fine, al momento della morte
avrà davvero grande timore e tremore
e non potrà sottrarsi a una paura immensa.
Questi versi si chiudono con ciò che fa paura,
ma molto convenientemente è capitato così.
Poiché non è tanto con le buone che sono condotti
a conversione e probità
i più induriti, dei quali io sono il primo,
ma piuttosto con le cose paurose e che incutono spavento.
Chi ha orecchi per intendere, intenda.
Ascolta e comprendi, tu che hai scritto questo:
Come hai osato, proprio tu, dire tali cose,
uomo che non ne possiedi proprio nulla?
Come non sei inorridito a farne da maestro?
Non hai udito di Zan, che cosa patì
per aver voluto raddrizzare l'Arca di Dio?
Non credere che io dica queste cose per insegnarle,
ma per iscrivere me stesso in esse,
vedendo le fatiche di quelli che lottano
e la mia assenza di frutti in ogni cosa.