Tomas Spidlik
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MISTICA DEL CUORE E LACRIME SPIRITUALI



 

Certe emozioni possono provocare una più o meno grande abbondanza di lacrime. Nel linguaggio corrente, «avere il dono delle lacrime» significa piangere facilmente.

Il dolore mistico, e più ancora il dolore morale ne sono le cause abituali. Si può anche piangere di rabbia, d'impotenza, di pietà, di emozione estetica. Che la preghiera intensamente vissuta sia una fonte di emozioni specifiche e di sentimenti diversi che si traducono in lacrime non ha dunque niente di sorprendente in sé.

Giovanni Cassiano fornisce la prima classifica che noi conosciamo sul fenomeno delle lacrime. Esse non vengono, dice, dal solo sentimento spirituale, ma sono anche provocate dal ricordo e dal desiderio del cielo, dal timore dell'inferno. Vi sono inoltre lacrime che ci fanno versare l'indurimento e i peccati degli altri, e quelle che versa il giusto schiacciato sono il peso delle angosce e delle afflizioni di questo mondo.[2]

Presso gli antichi orientali, lacrime e compunzione vanno talmente insieme che la metonimia le ha ridotte a sinonimi.[3]

«Esiste un pénthos senza lacrime?», domanda Doroteo di Gaza a Barsanufio. Questi si contenta di sottolineare che, una volta rotta la volontà propria, i pensieri si raccolgono e, una volta raccolti, generano nel cuore la compunzione, e la compunzione le lacrime.[4] La compunzione non ha di mira solamente, come la semplice penitenza, l'acquisto del perdono divino: essa si sforza di cancellare i resti, le tracce e le cicatrici molteplici del peccato, che durano sempre. Ecco perché queste lacrime sono perpetue.[5]

I documenti orientali sulle lacrime sono numerosi.[6] Ammonas riassume in una sentenza la dottrina dei Padri sulla virtù curativa del pénthos: «Il pénthos scaccia tulle le colpe, senza eccezione».[7] Purificati dalle passioni, coloro che piangono sempre godono di una vera pace. Il lutto equivarrà alla consolazione.[8]

Se vi sono delle lacrime che vengono senza che noi facciamo alcuno sforzo, vi sono altre che vengono per la nostra volontà, dichiara Giovanni Climaco.[9] Giovanni Cassiano non ha una buonissima opinione delle lacrime forzate.[10] Su questo punto, egli si separa dai suoi maestri orientali. Questi insegnano che la compunzione è una grazia di Dio, data talvolta «senza sforzo, automaticamente».[11] Ma per esercitarla e conservarla, bisogna ricorrere a dei mezzi: servirsi delle calamità esteriori, meditare sui fini ultimi, rigettare la leggerezza, il ridere, creare un ambiente favorevole, praticare la povertà, le penitenze corporali...[12]

Le lacrime mistiche sono accordate a colui che ha ricevuto la contemplazione della luce inaccessibile, scrive Niceta Stethatos;[13]  il suo maestro, Simeone il Nuovo Teologo, nelle sue visioni più alte non cessava di versare fiumi di lacrime.[14] Tuttavia la maggior parte degli antichi mettono qui in guardia contro la tentazione della vanagloria. «Non ti innalzare perché versi delle lacrime nella tua preghiera», dice Marco l'Asceta.[15] Bisogna servirsi del timore di Dio, avvertiva Giovanni Climaco, per discernere la causa delle lacrime.[16]

Il siro Giovanni il Solitario, che ha una teoria assai originale sulla distinzione delle lacrime secondo le tre classi di uomini (somatici, psichici, pneumatici) ammette la loro cessazione: «quando l'intelligenza dell'uomo è nella regione dello Spirito..., l'angelo non piange più».[17] Ma si è sempre giudicato assai pericoloso ritenersi un angelo! Piangere i propri peccati è, al contrario, un comandamento per tutti, un carisma generale [18].

 

NOTE


1 O. Adnès, "Larmes", DS IX (1976), coll. 287-303.

2 Conferenze IX, 29, SC 54 (1966), p. 63-CA.

3 I. Hausherr, Pènthos, La doctrine de la componction dans l'Orient chrétien, OCA 132, Roma 1944.

4 Lettera 284, in Lettere di Barsanufio e di Giovanni, ed. greca di Schoinas, Volos 1960, pp. 168-169; cf PG 88, 1813ab. Tr. it. a cura di M. F. Lovato e L. Mortari, Roma 1991, pp. 303-304. 

5.  T. Spidlik, La spiritualità dell'Oriente cristiano. Manuale sistematico, p. 186ss. - Roma 1985 Cinisello Balsamo 1995.

6   Ibid.

7.  Istruzione 4,14, PO M, p. 476.

8  Cf Giovanni Climaco, Scala 7, PG 88, 801c.

9   Ibid. col. 805d.

10  Conférences IX, 30, pp. 65-66.

11. Basilio, Reg. brev. 16, PG 31.

12. Manuale, p. 189ss..

13  Centuria I, 71, PG 120, 884bc

14. Vita, in OC 12, 0.45, Roma 1928,5, pp. 8-11.

15  De lege spirituali 12, PG 65, 908a.

16  Scala 7, PG 808bc.

17 Dialogo sull'anima e le passioni degli uomini, I, tr. fr. Hausherr, OCA 120 Roma 1939, pp. 40-42.

18 Gregorio di Nazianzo Or. 19,7, PG 35, 1049-1052.

 

Tratto da T. Spidlik, LA PREGHIERA secondo la tradizione dell’Oriente cristiano, ed. LIPA, a cui si rimanda per l’approfondimento

 

Vedi anche:

Matta el Meskin: Lacrime e preghiera
Giovanni Cassiano: Preghiera, lacrime e compunzione
L'insegnamento sulle lacrime di Isacco il Siro
La via delle lacrime in Simeone il Nuovo Teologo
La via delle lacrime in Giovanni Climaco
Lacrime e preghiera nella Scala del Paradiso

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La via delle lacrime nella Filocalia