Matta el Meskin

LE LACRIME e LA PREGHIERA



 

Mi ha bagnato i piedi con le lacrime

Per questo ti dico:

le sono perdonati i suoi molti peccati

perché molto ha amato.  

 

 

È difficile parlare delle lacrime. Non sono forse il segno della mancanza della parola? Quando la lingua è incapace di esprimersi, lo fa il cuore e gli occhi parlano con le lacrime.

Chi può interpretare questo linguaggio dove i sentimenti sono tutti mescolati in un sol gusto! E’ una lingua che parla tutte le lingue! Una lingua dell'anima che riversa la sovrabbondanza dei suoi sentimenti più sinceri!

Le lacrime sono la consolazione dell'oppresso, la patria dello straniero, i genitori dell'orfano, il riposo di coloro che sono spossati, l'espiazione degli errori, il segno del pentimento, il pe­gno della conversione. Lavano il cuore, purificano le membra, guariscono l'anima malata. Sono il linguaggio dello spirito, la preghiera del silenzioso, il disprezzo del mondo, la tenera no­stalgia del cielo, l'attesa della morte.

E se le lacrime possono suscitare l’ironia di cuori incatenati dalla durezza, quando incontrano cuori misericordiosi, li fanno letteralmente fondere.

Ma quale titolo di gloria più grande per le lacrime che entrare al cospetto dell'Onnipotente e intrattenersi con lui? "Ho udito la tua preghiera e visto le tue lacrime" (2Re 20,5).

Anche se cadono a terra come cose disprezzabili, esse ven­gono raccolte nell'otre di Dio: "Raccogli le mie lacrime in un vaso" (Sal 56,9).

E se non commuovono i cuori duri, fanno tremare la soglia dei cieli; "Mentre io stavo ancora parlando e pregavo e confessavo il mio peccato... e presentavo la supplica al Signore Dio mio… Mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me .. Egli mi rivolse questo discorso: ‘Daniele, sono venuto per istruirti e farti com­prendere. Fin dall'inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per annunziartela’” (Dn 9,20-23).

Anche se non possono intenerire la durezza dei capi, esse pos­sono guadagnare la tenerezza di Dio: "Distogli da me i tuoi occhi: il loro sguardo mi turba" (Ct 6,5).

Oh lacrime! Come sembrate disprezzabili agli occhi dei saggi e dei sapienti che hanno fatto di voi il segno della debolezza e del cedimento della personalità! Ma, invece, come è grande la vostra gloria, dal momento che il Signore stesso ha detto beati gli occhi che di voi si riempiono: "Beati quelli che piangono" (Le 6,21).

Giovanni Climaco, narrandoci la propria esperienza delle la­crime, dice: "Esse sono madre e figlia della preghiera". Ed è vero. Le lacrime spingono a ritirarsi nella propria camera per la preghiera e là, fonti vive delle lacrime ci sono offerte, affinché possiamo attingervi a volontà: "Chi farà del mio capo una fonte di acqua, dei miei occhi una sorgente di lacrime, perché pianga giorno e notte?" (Ger 8,23).

 

 

Le lacrime, madri della preghiera

 

Quando stiamo ritti davanti a Dio all'inizio della nostra vita spirituale, la nostra anima, oberata dai suoi errori e dai suoi mali, a contatto con il fuoco della santità divina, riceve un salutare shock: "Il nostro Dio è un fuoco divorante" (Eb 12,29). I nostri peccati, le nostre impurità non tardano a sciogliersi come neve al sole. Allora, per la prima volta, i nostri occhi si aprono per ver­sare le lacrime del pentimento. Cosa sono le lacrime del penti­mento se non il ghiaccio dei peccati il cui peso si è accumulato sul cuore e che il sole di giustizia (Cristo, cf. Ml 3,20) fa scio­gliere e trasforma in un'acqua salutare che purifica e guarisce. Con le nostre lacrime laviamo le nostre membra insozzate dai peccati e dalle passioni, e possiamo allora presentarci alla pre­ghiera: "Alzando al cielo mani pure" (1Tm 2,8), "Con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura" (Eb 10,22).

Ma le lacrime del pentimento non sono limitate a un determi­nato periodo della nostra vita. Sono per noi una fonte permanente alla quale cercare la guarigione delle nostre anime toccate dal peccato. Ne usciamo sempre disposti alla preghiera e a perse­verare senza recriminazioni davanti a Dio: "Ogni notte piango sul mio letto, con le lacrime bagno il mio giaciglio" (Sal 6,7).

 

 

 

Le lacrime, figlie della preghiera

 

Beato l'uomo visitato dalla grazia quando è in preghiera, nell'umiltà e nelle lacrime, perché mentre i suoi occhi "si consuma­no dal soffrire" (Sal 6,8) versando le lacrime del pentimento, ec­co che la luce di Cristo si leva nel suo cuore e l'avvolge di una gioia segreta e meravigliosa; il suo pianto è accompagnato da un sorriso beato e si muta in lacrime di gioia che sembrano venire da fonti dall'alto.

Queste lacrime benedette sono tra i doni dell'umile preghiera di un cuore contrito. Colui che ha gustato le delizie delle lacrime della preghiera non cessa di cercarle. Vogliamo prendere a testi­mone di quanto diciamo soltanto il meraviglioso Arsenio che non ha smesso di piangere un solo istante. Malgrado le pupille gli si seccassero e le ciglia cadessero, le lacrime sono sempre state la sua costante lode silenziosa. Lasciò questa vita con gli occhi pieni di lacrime: "Non ho altro pane che lacrime, di giorno e di notte alla mia bevanda mescolo le lacrime" (Sal 42,4 e 102,10).

Tutti noi piangiamo e chiunque può versare lacrime, ma pochi sanno dirigerle verso l'otre di Dio: "Raccogli le mie lacrime in un vaso" (Sal 56,9).

Quanto alle lacrime versate lontano dall'otre di Dio, esse so­no contro di te e non per te; ti espongono alla pusillanimità e al lutto corruttore e ti lasciano defraudato della consolazione dello Spirito.

Allora, quando la tua anima si agita, che i tuoi sentimenti si infiammino, che i tuoi occhi rispondano all'appello delle lacrime, esaminati bene e prova i tuoi sentimenti; fai attenzione che il motivo delle tue lacrime non sia di ordine materiale, futile, in­degno di Dio; le tue lacrime cadrebbero allora lontano dall'otre di Dio nella polvere del mondo, per produrre zizzania anziché buon grano.

Esamina le tue lacrime. Che non vengano da legami carnali effimeri o dalla nostalgia di una patria terrestre; che non servano a impietosire gli altri o a compiangerti per il bisogno, la ma­lattia, la fame, la miseria, la persecuzione, altrimenti ti saranno contate come altrettante proteste contro il progetto di Dio e la sua volontà.

Coloro che si sono esercitati nella vita di preghiera sanno co­me sviare il corso di lacrime simili per ricondurle a Dio; sanno trasformare l'affettività umana in amore divino, la nostalgia di un'effimera patria terrestre in nostalgia del cielo, patria eterna nella quale saremo presso Dio; e anziché implorare con lacrime la benevolenza degli altri, essi si presentano direttamente a Dio come a un Padre tenero e misericordioso, con lacrime non di protesta, ma di dolce sottomissione e gratitudine.

E tu, caro amico, se sei stato ritenuto degno di ricevere lacri­me di consolazione nella preghiera, guardati da tre cose:

1. Che le lacrime non ti distraggano da colui che le dispensa: diventeresti allora come il bambino che si rallegra più del dolciu­me che di essere con il Padre che glielo dà.

2. Non credere di ricevere queste lacrime per merito tuo o a motivo della tua grande pietà: ti lascerebbero per non tornare mai più.

3. Le lacrime non ti distinguono dagli altri, servono per in­coraggiarti a credere nell'amore di Dio, a sottometterti ai suoi comandamenti e a comportarti con umiltà nei riguardi dei suoi figli. Un padre sapiente veglia di più sul figlio debole perché questi progredisca nell'obbedienza e nell'amore.

 

 

Il vero posto delle lacrime nella dottrina ascetica dei primi padri

 

Si potrebbe dire, un pò frettolosamente, che le lacrime sono un carisma, ma questo rapido giudizio non tiene conto di quelle lacrime che, pur non essendo dei carismi, possono avere tuttavia una certa importanza ed essere benefiche e utili, oppure, al con­trario, nefaste, pericolose e distruttrici.

Di tutti i primi padri che ci hanno lasciato un insegnamento semplice a proposito delle lacrime, c'è abba Isacco di Nitria (IV secolo), discepolo di Antonio che, dopo la morte del suo mae­stro, ha abitato a Nitria. Il suo insegnamento, di una semplicità estrema e tuttavia di grande valore, dà prova di giudizio, di per­spicacia e di equilibrio. Prima di commentarlo e di spiegarlo, ne presentiamo integralmente il testo:

 

Abba Isacco: A volte l'anima è così sopraffatta dall'ab­bondanza della compunzione e del dolore, che non ha altro modo di sfogarsi all'infuori delle lacrime.

Germano: A dispetto della mia mediocrità, questi senti­menti dì compunzione - sia pure in piccola parte - li ho sperimentati anch'io. Spesso, al ricordo dei miei peccati, le lacrime mi sono cadute dagli occhi, e quando il Signore mi ha visitato sono stato colto - come tu dici - da una così grande gioia che la straordinaria letizia di cui godevo m'im­pediva di pensare che i miei peccati potessero non essere perdonati.

Io penso che niente sarebbe più bello di quello stato se potessimo procurarcelo a nostro piacere. Qualche volta io vorrei riprodurre in me quella compunzione accompagnata da lacrime e cerco di farlo con tutte le mie forze. Ma, anche ponendomi davanti agli occhi tutti i miei errori e tutti i miei peccati, non so richiamare quel dolce fiume di pianto:i miei occhi restano secchi come se fossero di pietra durissi­ma: non so spremere da loro neppure una lacrima. Così, mentre gioisco al ricordo di quell'abbondante profusione di lacrime, soffro anche moltissimo perché non posso nuova­mente trovarla secondo il mio desiderio.

Abba Isacco: L'effusione delle lacrime non nasce sempre da uno stesso sentimento o dalla stessa virtù.

1. C'è un pianto che sgorga quando il ricordo dei pecca­ti commessi punge come una spina il nostro cuore; di quel pianto sta scritto: "Sono sfinito a causa di gridare; ogni not­te piango sul mio letto, con le lacrime bagno il mio giaci­glio" (Sai 6,7); e ancora: "Fa' scorrere come torrente le tue lacrime, giorno e notte; non darti pace, non abbia tregua la pupilla del tuo occhio" (Lam 2, r8).

2. C'è un altro pianto che nasce dalla compunzione dei beni eterni e dal desiderio della gloria celeste. Questo se­condo pianto dà lacrime ancor più copiose, che nascono dalla gioia traboccante e dall'immensità della contentezza di un'anima assetata di Dio come di una fonte viva. Dì que­ste lacrime dice la Scrittura: "Quando verrò a contemplare il volto di Dio? Non ho altro pane che lacrime di giorno e di notte" (Sal 42,4-5). L'anima allora grida ogni giorno, gemendo e piangendo: "Povero me, che vivo in esilio tra le tende del deserto!" (Sal 120,5).

3. Altre volte, pur essendo vero che la nostra coscienza non ci rimprovera alcun peccato mortale, sono la paura dell'inferno e il timore del giudizio divino a far versare lacrime ai nostri occhi. In un simile sentimento di sgomento il pro­feta prega così il Signore: "Signore, non entrare in giudizio con il tuo servo, nessun vivente può giustificarsi davanti a te" (Sal 143,2).

4. Ci sono lacrime di un altro genere: quelle di chi pian­ge, non già per i rimorsi della propria coscienza, ma per l'o­stinazione e il peccato degli altri. Così Samuele pianse su Saul; così nell'evangelo vediamo il Signore piangere su Gerusalemme; e prima ancora su Gerusalemme pianse Gere­mia, che disse: "Chi farà del mio capo una fonte di acqua, dei miei occhi una sorgente di lacrime, perché pianga giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo?" (Ger 8,23).

5. Di tal genere sono ancora quelle lacrime di cui canta il Salmo 102: "La cenere è il pane che mangio, alla mia bevanda mescolo le lacrime" (SaI 102,10). Nascono per moti­vi diversi da quelli che nel salmo sesto fanno gemere il sal­mista nella persona di un penitente. Queste sono le lacrime del giusto che vive nel mondo, aggravato da ansietà, angu­stie e angosce. Ciò emerge con evidenza non soltanto dal testo, ma anche dal titolo del salmo che suona così: "Preghie­ra di un povero che soffre e sfoga davanti a Dio il suo la­mento". Nel Salmo 102 il protagonista è quel povero del quale l'evangelo ha detto: "Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,3).

Fra queste lacrime e quelle che faticosamente si traggono da un cuore duro e da occhi ostinatamente secchi, c'è una notevole differenza. Tuttavia non si deve credere che le la­crime spremute con fatica siano prive di ogni frutto. Esse nascono da un sentimento buono e sono proprie di coloro che non sono potuti giungere ancora alla scienza della per­fezione, né hanno potuto purificarsi completamente dai vi­zi passati e presenti. Ma coloro che sono giunti all'amore della virtù non devono tormentarsi per ottenere le lacrime, né devono dare eccessiva importanza al pianto dell'uomo esteriore! Anche se riescono in qualche modo a produrlo, quel pianto è troppo lontano dall'effusione spontanea che ormai conosciamo. Piuttosto, gli sforzi che queste lacrime laboriose richiedono sottraggono l'anima alla preghiera e la sommergono in pensieri umani; la fanno scendere dalle al­tezze celesti, alle quali l'attenzione di chi prega dovrebbe essere continuamente elevata e immobilmente fermata; in una parola: la obbligano ad abbandonare l'ardore della pre­ghiera per affaticarsi a produrre qualche lacrima inutile e stentata.

(Abba Isacco, discepolo di Antonio – in Giovanni Cassiano, Conf. 9,27-30)

 

Possiamo riassumere così i principi più importanti sviluppati da abba Isacco:

1. Le lacrime sono intimamente legate alle vere motivazioni della preghiera che sgorgano improvvise dal fondo dell'anima, la invadono e la riempiono di un immenso sentimento che non si può contenere, né esprimere davanti a Dio, se non appunto con lacrime abbondanti e spontanee.

2. Come esiste una varietà di motivazioni della preghiera, co­sì ci sono necessariamente diversi generi di lacrime.

 

3. Tra le diverse motivazioni della preghiera, abba Isacco ne enumera cinque che sono accompagnate da lacrime feconde:

a) Le lacrime provocate dal ricordo del peccato; queste lacri­me spezzano il cuore e sono causa di tristezza.

b) Le lacrime della contemplazione della perfezione di Dio e delle glorie a venire preparate per noi; le fonti di queste lacrime sono abbondanti e accessibili, allargano il cuore e sono portatri­ci di speranza.

c) Le lacrime della paura degli inferi e del giudizio, che si di­stinguono dalle lacrime del ricordo del peccato.

d) Le lacrime per gli altri, piene di tristezza e di sollecitudine (a condizione che non contengano né giudizio né sentimenti di vendetta).

e) Le lacrime dell'indigenza e della miseria che i poveri di Dio sopportano a causa della durezza del mondo e degli oppressori.

 

4. Questi cinque generi di lacrime hanno in comune due qua­lità essenziali. La prima è che le loro motivazioni sono autentiche e, di conseguenza, anche le lacrime lo sono. La seconda è che, per versarle, perpetuarle o aumentarle, non si esercita alcun tipo di costrizione, di affettazione o di sforzo. Sono lacrime spontanee che derivano da motivazioni reali; non potrebbero es­serne separate o superarle.

5. C'è un tipo di lacrime che non è spontaneo, che l'uomo a volte si sforza di provocare. Questo genere, sebbene non venga ritenuto autentico dal punto di vista dell'ascesi pura, può tut­tavia essere progettato da principianti immaturi che si sforzano di versare lacrime a partire da una motivazione pura: la com­punzione dell'anima per i suoi peccati. Fanno ricorso alla costrizione, perché il sentimento dei loro peccati non ha raggiunto la maturità necessaria che permette alle lacrime dì cadere sponta­neamente.

6. Infine, abba Isacco menziona un genere di lacrime perico­lose, che egli ritiene nocive all'anima perché potrebbero strapparla dalla vera preghiera, le quali non derivano da nessuna delle cinque motivazioni precedenti: il fatto è che, pur camminando nella virtù, si tenta di versare lacrime tanto per farlo, come se fosse un dono da acquisire o una necessità in sè. Ciò può far sci­volare verso lo scoraggiamento, la depressione e condurre alla malattia. Isacco ritiene questo tipo di lacrime nocivo e sterile.

 

Vedi anche:

Giovanni Cassiano: Preghiera, lacrime e compunzione

L'insegnamento sulle lacrime di Isacco il Siro
La via delle lacrime in Simeone il Nuovo Teologo

La via delle lacrime in Giovanni Climaco
Lacrime e preghiera nella Scala del Paradiso

T. Spidlik: Mistica del cuore e lacrime spirituali

Prossimi sullo stesso tema:

La via delle lacrime nella Filocalia

 

 

Tratto da Matta el Meskin, L'esperienza di Dio nella preghiera, ed. QIQAJON - COMUNITA' DI BOSE, a cui si rimanda per le note e  l'approfondimento.