Matta el Meskin

L'insegnamento sulle lacrime di Isacco il Siro

 

 


All'improvviso ti sarà data una fontana di lacrime. Le lacrime scorreranno dai tuoi occhi come le acque dei torrenti, senza costrizione. Si mescoleranno a tutte le tue opere, alla tua lettura e alla tua preghiera, al tuo ufficio e alla tua meditazione, al tuo cibo e alla tua bevanda; le lacrime insomma si mescoleranno a tutto ciò che farai. Dunque, quando vedrai questi segni nella tua anima, fatti coraggio; tu hai attraversato il mare".

 

Quando un uomo piange in preghiera Dio, il grande re di tutti i mondi, perdona tutti i suoi errori e copre di grazie il suo volto.


 

Per scoprire il valore delle lacrime nella sua interezza e il loro vero posto nella teologia ascetica dobbiamo rivolgerci a un altro santo che eccelse nell'esperienza ascetica, Isacco il Siro, vescovo di Ninive.

Le esperienze di Isacco non seguono alcuna sistematizzazione intellettuale e non nascondono alcun artificio; sono ispirate e guidate dalla grazia; per la loro autenticità, la loro forza e la loro precisione corrispondono alle esperienze dei primi padri sui quali si è modellato con estrema esattezza, come egli stesso ha confessato molte volte nei suoi scritti. Per questo, quel che ci interessa nell'insegnamento di Isacco non è una dottrina sistematica costruita a partire dalle sue esperienze e da esse derivata, bensì le stesse esperienze vive.

Tenteremo di presentare qui un riassunto sostanziale del suo insegnamento sulle lacrime utilizzando, per quanto possibile, le sue stesse espressioni.

 

Il posto delle lacrime nella vita ascetica in generale

 

Nella vita ascetica, le lacrime segnano "un confine tra le cose del corpo e quelle dello spirito, tra lo stato delle passioni e quello della purezza", tra la vita secondo la carne e la vita secondo lo spirito. Se quindi l'uomo non è stato abilitato a ricevere la grazia delle lacrime, questo è un segno che la sua attività "si dispiega ancora nell'uomo esteriore, non ha ancora sentito in alcun modo l'energia dei segreti dell'uomo spirituale. E' quando cominciamo ad abbandonare le cose corporali del secolo presente che subito perveniamo alla grazia delle lacrime".

Se l'uomo vi persevera, le lacrime "lo conducono fino alla perfezione dell'amore di Dio. E più cammina verso questa perfezione, più riceve in essa l'abbondanza delle lacrime, finché le beve nel suo cibo e nella sua bevanda tanto esse lo coprono. Tale è il segno preciso che l'intelligenza è uscita da questo mondo e ha percepito il mondo spirituale".

Per contro, se l'uomo con il pensiero si riavvicina al mondo, le sue lacrime cominciano a fermarsi e perdono la loro costanza. "Quando infine l'intelligenza ... è totalmente sprovvista di lacrime, ecco il segno che l'uomo è sepolto nelle passioni".

 

 

Adattamento delle lacrime alle tappe della vita ascetica

 

Isacco divide le lacrime in due tipi principali: "Ci sono lacrime che infiammano e ci sono lacrime che nutrono".

Le prime sono versate per i peccati. Vengono "dalla compunzione e da un cuore umile". Sono lacrime dolorose. "Spesso quando scorrono, si sente perfino male al cervello", "seccano il corpo e lo incendiano", cioè mortificano le passioni. Questo tipo di lacrime è caratteristico del principiante. "Poi, attraverso di esse, gli è aperta la porta che dà sull'ordine secondo, molto più eccellente di questo perché è un luogo di gioia".

Le seconde lacrime cadono quando l'intelletto accede alla comprensione spirituale accordata all'uomo per la grazia di Dio. "Esse scorrono naturalmente", senza affettazione, né costrizione. Rigenerano il corpo e gli rendono la sua freschezza grazie alla felicità del cuore, a tal punto che anche il suo aspetto esteriore cambia. Queste lacrime sono la linea di demarcazione tra le opere d'ascesi compiute dall'uomo con il suo corpo e le opere spirituali compiute dallo spirito, cioè tramite la contemplazione. È il motivo per cui queste lacrime luminose sono considerate il segno dei frutti interiori dell'anima

 

 

Le cause e le conseguenze delle lacrime nella vita ascetica

 

1. Le lacrime isolano l'anima dalle sozzure del peccato. "È impossibile che in un uomo costantemente nel pianto le passioni si avvicinino al suo cuore"

2. A chi chiede da dove nascono le lacrime, Isacco risponde: "Chi è pieno di ferite come sopporterà di smettere di piangere? A quale padrone di casa davanti al quale viene deposto morto il suo prediletto sarà necessario insegnare come far nascere in sé il pianto? [E colui che, nelle lacrime, vede se stesso morto per i peccati, che altro pensiero deve avere?]. La tua anima, che per te vale più di tutto il mondo, è posta davanti a te morta per i peccati, e tu non avresti bisogno di piangere? ".

3. "Se entreremo nella solitudine, potremo anche perseverare nel pianto"; perché nella solitudine è facile sentire il biasimo e il rimprovero della propria coscienza.

4. Ciò di cui abbiamo più bisogno, quindi, è mantenere incessantemente il nostro pensiero nella presenza di Dio. Allora egli ci accorda le lacrime. Colui che "è degno di vedere le rivelazioni del Signore, non prega mai senza piangere".

5 - "Se avremo ricevuto tale dono [delle lacrime] eccellente più di ogni altro, grazie al pianto entreremo nella purezza". Qui è il segreto della parole di Cristo: "Beati quelli che piangono, perché saranno consolati" (Mt 5,4). Comprendiamo così quali sono i frutti prodotti dalle lacrime.

6. "Se le lacrime possono tergere per un certo tempo dal pensiero di chi lacrima e piange la memoria delle passioni, cosa diremo di chi si impone notte e giorno questa come sua specifica pratica? Chi conosce l'aiuto che procede dal pianto, se non colo­o che hanno consacrato a esso la loro anima? Tutti i santi desiderano questo accesso, e la porta per entrare nella regione delle consolazioni ... si apre davanti a loro tramite le lacrime".

7. Le lacrime nascono anche dalla vera meditazione che è senza confusione e senza distrazione... e [senza] alcun ricordo che sale alla mente e affligge il cuore. Le lacrime allora abbondano e non cessano d'aumentare"

8. La profusione delle lacrime è a misura del cibo interiore dello spirito: "Quanto più cresce dentro il bambino, tanto più aumentano le lacrime"

 

 

Le lacrime non sono, di per sé, una condizione obbligatoria della vita ascetica

 

1. Né all'inizio del cammino: "Se l'uomo non può acquisire la permanenza delle lacrime a causa di una debolezza del corpo (malattia, deficienza funzionale degli occhi, handicap o difetti costituzionali del corpo), esiste un equivalente delle lacrime che può sostituirle, in particolare per reprimere le passioni del peccato: "Recidere il cuore dalle cose del mondo" e "aver consuetudine con le Scritture". L'uomo con il cuore libero dal mondo, assorto nelle proprie preghiere e in una lettura illuminata dei libri santi per ottenerne la comprensione spirituale, non può subire la tirannia dei pensieri e delle sozzure del peccato.

2. Né alla fine del cammino: "Quando la tua anima sarà vicina a uscire dalle tenebre, questo sarà per te un segno: il tuo cuore arderà e brucerà, giorno e notte, come nel fuoco, sicché tutte le cose terrestri le considererai come cenere e sterco. Cioè nemmeno ti piacerà di toccare cibo per il piacere dei pensieri nuovi e ardenti che continuamente si muovono nella tua anima. All'improvviso ti sarà data una fontana di lacrime. Le lacrime scorreranno dai tuoi occhi come le acque dei torrenti, senza costrizione. Si mescoleranno a tutte le tue opere, alla tua lettura e alla tua preghiera, al tuo ufficio e alla tua meditazione, al tuo cibo e alla tua bevanda; le lacrime insomma si mescoleranno a tutto ciò che farai. Dunque, quando vedrai questi segni nella tua anima, fatti coraggio; tu hai attraversato il mare".

Se le lacrime si diradano e cessano, anche questo è un segno: o il futuro ti riserva mutamenti ancor più meravigliosi, oppure stai regredendo a causa del tuo orgoglio o della tua negligenza.

Quanto a quei cambiamenti ancor più meravigliosi, il loro segno è l'aumento del calore interiore con il quale l'afflizione non può coesistere: "Quando all'anima è dato il fervore sono tolti la tristezza e il lutto. Il vino è stato dato per la letizia, e il fervore per la gioia dell'anima ".

"Alla fine del tempo delle lacrime raggiungerai la pace dei pensieri. Piangerai solo con misura, e al tempo opportuno. Questo l'ho appreso da una bocca che non mente".

 

 

Che cosa significano le lacrime?

 

1. "Le lacrime costanti durante il tempo della preghiera sono un segno della misericordia di Dio della quale la tua anima è degna, perché il suo pentimento è stato accolto; e l'anima, per mezzo delle lacrime, entra nella pienezza della serenità".

2. Il sentimento immediato dei propri errori è un dono di Dio alla coscienza dell'uomo. Se, attraverso questo dono, egli ottiene le lacrime, riceve il favore di Dio e se ne rallegra: "Come un uomo che fa al re una grande offerta ha il viso raggiante di gioia, così quando un uomo piange in preghiera Dio, il grande re di tutti i mondi, perdona tutti i suoi errori e copre di grazie il suo volto.

3. Ci sono lacrime che vengono a fasi alterne, come una sorta di consolazione; ci sono lacrime che scorrono giorno e notte come una fonte, e ciò può durare degli anni. Sono segni che l'uomo supera la traversata segreta, al di là della quale entrerà nella pace totale e nella quiete del pensiero, là dove le lacrime permanenti gli saranno tolte, là dove si consolerà in Dio. "Allora sentirai quello stato che l'intera natura riceverà in futuro nel rinnovamento di tutte le cose, ma oscuramente e come in enigma ".

 

Vedi anche:

Matta el Meskin: Lacrime e preghiera

Giovanni Cassiano: Preghiera, lacrime e compunzione
La via delle lacrime in Simeone il Nuovo Teologo

La via delle lacrime in Giovanni Climaco
Lacrime e preghiera nella Scala del Paradiso

T. Spidlik: Mistica del cuore e lacrime spirituali

Prossimi sullo stesso tema:

La via delle lacrime nella Filocalia

 

Tratto da Matta el Meskin, L'esperienza di Dio nella preghiera, ed. QIQAJON - COMUNITA' DI BOSE, a cui si rimanda per le note e  l'approfondimento.