Giovanni Cassiano

PREGHIERA, LACRIME E COMPUNZIONE

 

 

Diverse cause di compunzione

ISACCO: «Chi potrebbe sufficientemente, anche se fornito d'una su­periore esperienza, esporre la varietà, le cause stesse e l'origine della compunzione, da cui la mente, infiammata e ardente, vie­ne sospinta fino all'adozione di preghiere pure e ferventissime? Di tali elementi, almeno in parte, per quanto mi sarà possibile con l'aiuto dell'illuminazione del Signore, io ora tratterò, pro­ponendo alcuni esempi.

Alcune volte un versetto di qualche Salmo, durante la recitazione, mi offrì l'occasione d'una pre­ghiera molto ardente. Talora la melodia armoniosa d'un con­fratello eccitò il mio animo stupito ad elevarsi ad un'orazione molto attenta. Io so pure che l'impegno e il fervore della reci­tazione dei Salmi ha suscitato nei presenti un grandissimo fer­vore. Anche l'esortazione d'un uomo perfetto e la sua conver­sazione hanno spesso contribuito ad elevare a preghiere fervi­dissime l'animo di chi versava nella passività. Io so pure che, in occasione della morte d'un confratello o d'una persona cara non sono stato meno indotto alla pienezza della compunzione. Ed anche il ricordo della mia tiepidezza ha suscitato talvolta in me un salutare ardore dello spirito. In questo modo non v’ha dubbio che non mancano innumerevoli occasioni, per le quali, con la grazia di Dio, la tiepidezza e la sonnolenza restano in­fervorate.

 

 

Le varie forme della compunzione

 

Non è di minore difficoltà indagare in quale misura e in quali modi tali forme di compunzione scaturiscano dall'inti­mità dell'anima. Spesso infatti, per effetto d'una gioia ineffabi­le e dell'alacrità dello spirito, emerge il frutto d'una compun­zione saluberrima al punto da prorompere perfino in certe gri­da a causa della eccezionalità di quella gioia, e così la giocon­dità del cuore e la grandezza dell'esultanza penetrino perfino nella cella del monaco vicino. Talora invece la mente si racco­glie in silenzio entro il segreto d'una profonda taciturnità al punto che lo stupore di quella improvvisa illuminazione spegne del tutto ogni vibrazione di voce, sicché lo spirito, così sorpre­so, trattiene nell'intimo le sue sensazioni o le esclude, e allora effonde davanti a Dio i propri desideri con gemiti inesprimibi­li. Talora invece l’anima è sorpresa da tale profusione di compunzione e da tanto dolore da non poter superarlo in altro mo­do, se non con l'effusione delle lacrime.


Perché non è in nostro potere l'effusione delle lacrime

 

GERMANO: «Quest'aspetto della compunzione, anche da parte mia, la mia ristrettezza non lo ignora. Frequentemente infatti, apparse le lacrime al ricordo delle mie colpe, fui ricolma­to, come tu hai rammentato, da tale ineffabile gioia per la visi­ta del Signore, che la grandezza di quella letizia mi suggerì di non dover disperare del perdono. Io ritengo che non vi sareb­be nulla di più sublime di quello stato, se il suo ricupero dipendesse dall'arbitrio nostro. Talvolta infatti, pur desiderando io con tutte le forze stimolarmi per giungere ad una simile com­punzione delle lacrime con il raffigurarmi davanti agli occhi tutti i miei errori e i miei peccati, non riesco ad eccitare quell'abbondanza di lacrime, e così i miei occhi persistono nella condizione stessa di una durissima pietra al punto che da essi non fuoriesce neppure una stilla di pianto. E così io, quanto godo nella profusione delle lacrime concessa da Dio, altrettan­to provo dolore, allorché io, pur desiderandolo, non riesco a trovarla».

 

 

Varietà delle compunzioni mostrate nelle lacrime

 

ISACCO: «Non ogni profusione di lacrime deriva da un uni­co sentimento, così come non è prodotta da una sola virtù. In un modo infatti sgorga il pianto, allorché esso prorompe a cau­sa della spina dei peccati che punge il nostro cuore, ed è allora che così è scritto: “Sono stremato per i lunghi lamenti; ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, irroro di lacrime il mio letto”; e di nuovo: “Fa’ scorrere come torrente le tue lacrime giorno e notte! Non darti pace, non abbia tregua la pupilla del tuo occhio”; in altro modo sgorga il pianto, allorché esso ir­rompe dalla contemplazione dei beni eterni e dal desiderio del­lo splendore futuro, da cui pure derivano sorgenti più copiose di lacrime per l'eccesso della gioia e l'ampiezza dell'aspirazio­ne, allorché la nostra anima tende alla fortezza del Dio vivente ed esclama: “Quando verrò ed apparirò davanti a Dio? Le la­crime sono il mio pane giorno e notte!”; ogni giorno ella pro­clama con alta voce e lamenti: “Ahimè! Il mio esilio si è prolungato”, e ancora: “L’anima mia vi ha abitato a lungo come straniera”.

In altro modo ancora scaturiscono le lacrime non provocate dalla coscienza di colpe gravi, ma dal timore dell'in­ferno o dal pensiero di quel terribile giudizio; anche il profeta, colpito da questo terrore, così prega, rivolto al Signore: "Non chiamare a giudizio il tuo servo, perché davanti a te nessun vi­vente è giusto".

Vi è pure un genere ulteriore di lacrime, pro­dotto non da motivi di coscienza, ma per la durezza dei peccati degli altri: è per questo movente che pianse Samuele a cau­sa di Saul, come pure il Signore nel vangelo per la città di Ge­rusalemme, ed anche Geremia, il quale, in età remota, così si esprime: “Chi spargerà acqua sul mio capo e una fonte di lacri­me sui miei occhi? Giorno e notte io piangerò i morti della fi­glia del mio popolo”. Tali risultano pure le lacrime, delle quali è parola nel Salmo 101: “Di cenere io mi nutro come di pane, e alla mia bevanda io mescolo il pianto”. È certo che tali lacrime non sono provocate dal sentimento, in merito al quale nel Salmo 6 esse sgorgano nella persona di un penitente; esse prorompono anche a causa delle ansietà, delle angustie e delle tribolazioni di questa vita, da cui anche i giusti vengono colpiti in questo mondo. Questa realtà la dichiara con tutta evi­denza non solo il testo di un Salmo, ma anche il suo titolo, per­ché, proprio nella persona di quel povero, di cui nel vangelo è scritto: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli", così è dichiarato: “Preghiera dì un povero, quando è afflitto e sfoga dinanzi a Dio la sua angoscia”.

 

 

Non si debbono provocare le lacrime, se esse non sgorgano spontaneamente

 

Ne segue dunque che corre una forte differenza fra queste lacrime e quelle che sgorgano da un cuore duro e da occhi secchi. Anche se noi crediamo che tali lacrime non siano infrut­tuose, infatti la loro emissione è dovuta a un buon proposito, soprattutto da parte di coloro che non hanno ancora raggiunto una scienza perfetta o non sono riusciti a purificarsi del tutto dalle macchie di vizi antichi e recenti, quanti tuttavia sono già arrivati alla brama delle virtù, non devono in nessun modo pro­vocare l'emissione delle lacrime, così come non devono sfor­zarsi per produrre ad ogni costo il pianto, tutto proprio dell’uomo esteriore. Un tale pianto infatti, prodotto in qualunque modo, non potrà mai raggiungere la ricchezza delle lacrime spontanee; al contrario, esso, con quegli sforzi, abbatte l'anima di chi prega, lo mortifica, lo abbassa a livello d'uomo, e lo distacca da quella sublimità celeste, nella quale la mente elevata di chi prega dev'essere incessantemente fissa, e così lo costrin­gerà, una volta soggiogato dall'intensità della preghiera perso­nale, a languire, divenuto vittima di lacrime sterili e forzatamente provocate.


 

Giovanni Cassiano: Conferenze ai monaci - Conferenza IX, 26-30.

 

 

Vedi anche:

Matta el Meskin: Lacrime e preghiera
L'insegnamento sulle lacrime di Isacco il Siro
La via delle lacrime in Simeone il Nuovo Teologo
La via delle lacrime in Giovanni Climaco
Lacrime e preghiera nella Scala del Paradiso
Tomas Spidlik: Mistica del cuore e lacrime spirituali

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La via delle lacrime nella Filocalia