Beato Paolo Giustiniani

REGOLA DELLA VITA EREMITICA


 

STRUMENTI DI VITA EREMITICA

 

 

Questi sono gli strumenti della santa vita eremitica:

1. Far nascere nel proprio cuore, in modo puro e libero, i santi voti di povertà, castità e obbedienza; professarli con la voce e osservarli integralmente per tutta la vita, secon­do la Regola di san Benedetto e queste Costituzioni eremitiche.

2. Seguire con tutte le forze queste regole eremitiche e la Regola di san Benedetto quando non è contraria alla vita eremitica, la quale richiede osservanze più austere e perfette.

3. Amare la tranquillità profonda della santa solitudine.

4. Gustare la dolce riservatezza della cella, iso­lata e separata dalle altre.

5. Evitare in qualsiasi modo, nel rispetto però della carità, di frequentare o avvicinare per­sone che vivono nel secolo o che hanno altri modi di vivere.

6. Amare con tutto il cuore la santa volontaria povertà.

7. Con la castità integra del corpo conservare anche lo spirito libero da qualsiasi inquina­mento.

8. Mai allontanare da sé il giogo, veramente soave e leggero per chi lo accetta volentie­ri, della santa obbedienza, ma portarlo con gioia fino alla morte.

9. Col desiderio continuo di giungere alla vet­ta sempre più alta di questa virtù, obbedire sempre ai propri superiori, anche nelle cose nelle quali non sia esplicito ]'obbligo dell’obbedienza.

10. Procedere con passo sicuro, fatto di buone opere, verso le alte cime di tutte le virtù.

11. Custodire il tesoro della più perfetta umiltà tanto più gelosamente quanto più si avanza nella perfezione.

12. Evitare le distrazioni d4la mente e l'attrat­tiva e la petulanza della vita mondana.

13. Non desiderare gli Ordini sacri e la dignità del sacerdozio e non accettarli se non per amore di perfetta obbedienza  (E’ un dato costante della tradizione monastica più genuina che il monaco declini, per quanto possibile, il ministero sacerdotale per poter meglio conservare l'umiltà di spirito, la solitudine, il silenzio e la purezza della vocazione monastica completa in se stessa.)

14. Rifiutare con forza gli incarichi di governo e ogni grado di direzione, non per timore di oneroso impegno, ma per amore di umiltà, come se fosse un mare infido e tempe­stoso.

15. Desiderare gli impegni che non danno onore.

16. Non rifiutare un servizio perché non è di­gnitoso.

17. Essere sempre di aiuto agli altri e mai desi­derare di essere superiori agli altri.

18. Recarsi in chiesa all'opus Dei non solo per abitudine o perché obbligati, ma piuttosto sospinti dal desiderio interiore di lodare il Creatore.

19. Celebrare l'Ufficio divino secondo l'uso monastico, con ogni riverenza e compostez­za, con devozione grande, nel rispetto di giuste e ordinate cerimonie, senza canto, ma con giusta voce.

20. Celebrare la santa Messa con letizia di spi­rito, oppure ascoltarla con devozione.

21. Dilettarsi nella quotidiana pratica della salmodia privata.

22. Amare la lettura della Sacra Scrittura.

23. Soffermarsi spesso in devota meditazione.

24. Attendere alla santa orazione con lacrime e compunzione del cuore, se non proprio con­tinuamente, almeno una volta al giorno.

25. Attendere volentieri allo studio delle Lette­re, specialmente della divina Scrittura.

26. Consigliarsi a vicenda e imparare sempre da quelli che hanno il dono del consiglio.

27. Fare con frequenza la confessione dei pec­cati con vera contrizione del cuore.

28. Ricevere con grande rispetto il venerabile Sacramento della santa Comunione.

29. Conservare ovunque la compostezza del cor­po e dell'abito.

30. Sapendosi sempre davanti a Dio e ai suoi Angeli, mantenere ovunque la purezza del­lo spirito e la gravità del tratto.

31. Rallegrarsi dell'astinenza rigorosa, del digiu­no frequente, della bevanda e del cibo scar­si e comuni.

32. Astenersi dal vino, se non sempre, almeno con frequenza.

33. Non allentare, se non per vera necessità o per ordine del superiore, l'osservanza della vita comune, ma piuttosto restringerla con discrezione nel tempo giusto e nel modo conveniente secondo gli esempi degli anti­chi eremiti.

34.  Quando ciò è ragionevole, e cioè con le persone più delicate e deboli, coi vecchi, coi malati e con chi è affaticato dal lavoro, diminuire un poco il rigore con il sollievo di una misericordiosa discrezione.

35. Amare molto il santo silenzio, perché in esso si trova il culto della giustizia e il progres­so di ogni virtù.

36. Nei tempi e nei luoghi stabiliti, osservare un silenzio inviolabile.

37. Abituarsi a parlare a voce sommessa, ma non con voce troppo esile.

38. Usare poche e posate parole e soltanto quel­le che sono richieste per necessità e per edi­ficazione.

39. Guardarsi diligentemente dai colloqui pro­lungati, dalle parole inutili e dal vizio della mormorazione.

40.  Mai occuparsi troppo di ciò che capita nel mondo, come guerre o altri avvenimenti se­colari; mai raccontare queste cose ad alcu­no e non ascoltarle volentieri.

41. Col lavoro fuggire l'ozio, conservare la vir­tù dell'umiltà e tenere a freno le eccessive esigenze del corpo.

42. Essere sempre occupati in qualche lavoro manuale o spirituale.

43. Essere lieti di vivere nell'eremo e di abitare continuamente nella cella e in questa conser­vare la stabilità dello spirito e del corpo.

44. Mai entrare nelle celle altrui e neanche nei comuni laboratori senza il permesso del priore, quando non vi sia urgente bisogno.

43. Non gironzolare all'esterno dell'eremo.

46. Per quanto è possibile non ridurre mai il rigore e lo stile della vita eremitica quando per necessità o per obbedienza occorra usci­re dall'eremo.

47. Dormire sempre da soli nella propria cella.

48. Non lamentarsi dei giacigli grossolani e delle coperte più ruvide.

49. Dormire vestiti e cinti.

50. Fare di frequente e di spontanea volontà le «discipline» ( La flagellazione penitenziale, molto raccomandata da san Pier Damiani, era uso comune nella vita religiosa fino a poco tempo fa).

51. Usare volentieri il duro cilicio e avere pia­cere di portare abiti poveri.

52. Considerare il superiore, chiunque sia, pur­ché legittimamente eletto, come scelto da Dio stesso.

53. Non esprimere giudizi sul superiore, ma piuttosto essere disposti ad accettare il suo giudizio.

Rispettare il superiore e ascoltare volentieri i suoi ordini e osservazioni.

55. Se il superiore è un uomo virtuoso, imitar­lo nelle buone opere; mettere in pratica i suoi insegnamenti anche se - Dio non lo voglia - egli faccia il contrario di quello che dice.

56. Obbedire in tutto con ogni spirituale letizia al superiore, come a Dio.

57. Il superiore deve amare tutti i suoi confra­telli senza favoritismi personali.

58. Vigilare sulla quiete e sulla salute altrui come fossero proprie.

59. Provvedere alle necessità materiali dei con­fratelli più ancora che alle proprie.

60.  Sentirsi sempre responsabili quando ci si accorge che qualcuno viene meno ai suoi impegni o il suo progresso diminuisce.

61. Ricevere volentieri e portare a termine sen­za indugio, quando venga affidato, un inca­rico di comune utilità.

62. Quando è richiesto, dopo aver pregato, par­tecipare al Capitolo per dare giusti consigli.

63. Esporre il proprio consiglio con umiltà e con timor di Dio.

64. Accettare volentieri il giudizio e la decisio­ne della maggioranza, anche se qualcuno la pensa diversamente.

65. Conservare il segreto su tutto ciò che viene detto in Capitolo.

66. Accettare di buon animo la correzione fra­terna e anche i più duri richiami dei supe­riori.

67. Fare con sollecitudine e volentieri le obbe­dienze imposte per qualsiasi lavoro e le pe­nitenze per le mancanze.

68. Non accettare subito e indifferentemente chiunque domandi di entrare nella vita erémitica.

69. Decidere sempre col consiglio di tutti, con diligente esame e con legittima approvazio­ne chi deve essere respinto e chi deve esse­re accolto.

70. A chi viene accolto offrire un posto giusto e adatto secondo le norme stabilite.

71. Occupare, nei vari momenti di vita comune, il posto che compete a ciascuno.

72. Non turbare l'ordine delle adunanze.

73. Svolgere senza esitazione l'incarico ricevuto. Non sottrarsi con dei pretesti a qualche obbedienza.

75. Non inviare nessuno fuori dell'eremo, se non per giusta utilità e per urgente necessità.

76. Con sollecita cura e con grande carità fare in modo che agli eremiti, a tempo opportu­no e secondo il bisogno di ciascuno, non manchi quanto è necessario al vitto e al vestito.

77. Avere sempre per i deboli e i malati una prudente discrezione, una pietosa cura e una attenta sollecitudine.

78. Accogliere chi si reca all'eremo con parole dolci, con attenzioni di carità e col profu­mo del buon esempio.

79. Per chi è eremita aperto: essere ben dispo­sto a servire gli eremiti reclusi. (Dei circa venti eremiti a Camaldoli, al tempo del beato Paolo a volte vivevano cinque da reclusi. Il rapporto fra ali aperti e i reclusi è quello di un servizio fraterno reciproco).

80.  Per gli eremiti reclusi: pregare con maggior impegno per quelli aperti.

81.  Per chi non è recluso: avere in venerazione la perfezione della reclusione e, nei limiti del possibile, imitarla.

82. Per chi vi sia una volta arrivato: custodirla diligentemente ed essere fedele in tutto.

83. Per gli eremiti sia aperti che reclusi: osser­vare tutte le regole della vita eremitica, fer­venti di zelo per Dio.

84. Adoperarsi con diligenza perché le regole eremitiche siano osservate.

85. Imporre ai trasgressori giuste penitenze a seconda delle inosservanze.

86. Non ritenere che la perfezione della vita religiosa consista in queste regole, ma per mezzo di esse tendere alla perfezione e alla sapienza del Vangelo e degli Apostoli e so­prattutto custodire sempre integro e perfet­to il vincolo della carità fraterna.

87. Aiutarsi gli uni gli altri in modo perfetto.

88. Come principale scopo di tutte le virtù, ac­cendersi sempre più fervorosamente con tut­te le forze dell'intelletto e gli affetti della volontà nella conoscenza e nell'amore di Dio Creatore, Ottimo e Massimo.

 

Ecco, questi sono gli strumenti della santa arte eremitica. Se gli eremiti li faranno propri e sa­ranno capaci di conservarli, riceveranno come ricompensa il denaro di ogni giorno, cioè l'eter­na beatitudine e nel finale giudizio sorte uguale a quella dei Santi Fondatori di questa vita reli­giosa, se non per i propri meriti, certamente per la bontà del Signore.

L'officina dove senza interruzione e senza in­tralci possiamo compiere queste cose è il sacro eremo, luogo amabilissimo della solitudine bea­ta, e la perseveranza ferma fino alla morte nel proposito di vita eremitica.

 

VEDI ANCHE:
Beato Paolo Giustiniani

Regola della vita eremitica: Elogio della vita eremitica

Regola della vita eremitica: Eremo e solitudine

 

Regola della vita eremitica: Vita eremitica e povertà

 

Tratto da:  Beato Paolo Giustiniani, REGOLA DELLA VITA EREMITICA - ed. Abbazia san Benedetto, Seregno, 2001