Beato Paolo Giustiniani

REGOLA DELLA VITA EREMITICA

 

ELOGIO DELLA VITA EREMITICA

 

Come al di fuori della fede cristiana non vi sono mezzi adatti che possano condurre alla beatitu­dine eterna, così all'interno dell'immensa varietà dei fedeli in Cristo vi sono moltissimi generi di vita per mezzo dei quali possiamo giungere alla celeste patria e alla gloria della vera felicità.

Tra tutte le regole di vita cristiana non vi è un genere di vita che possa più facilmente e in modo migliore offrire ai propri seguaci la soavissima tranquillità della presente vita e la desideratissima felicità di quella futura come l'istituzione della vera vita eremitica e solitaria.

Questa regola, infatti, rispetto a tutte le altre, conduce chi la abbraccia in modo più facile e più sicuro alla perpetua beatitudine del regno celeste e, nello stesso tempo, a chi vi cammina in modo retto dona tanta tranquillità in questa vita terrena, che già qui, come pellegrini in que­sto mondo, offre una parte considerevole delle celesti delizie. Essa infatti in sommo grado di­stoglie l'uomo da tutte quelle cose che nel pellegrinaggio terreno sogliono turbare e offuscare la mente e, allontanando tutte le occasioni di peccato, lo costringe quasi ad attendere alle rette occupazioni e alle opere buone, al punto di fare di lui, povero mortale, un essere non tanto diverso dagli angeli e di condurlo con un breve cammino alle angeliche sublimità.

Nei secoli scorsi questo singolare genere di vita ebbe grandi organizzazioni, elogiatori meraviglio­si e famosi seguaci. I loro insegnamenti e la loro esemplare vita irradiarono sul mondo una luce quasi divina, che in buona parte risplende anco­ra in questo nostro misero tempo. Ma, mentre una volta questa pratica di vita cristiana e di professione religiosa era tenuta in grandissima considerazione, ora è venuta meno rispetto alle altre vocazioni cristiane; anzi, sembra addirittu­ra che la vita eremitica, così bella e così nobile un tempo, sia quasi scomparsa.

Infatti, saranno venti, o poco più, gli abitanti di Camaldoli che amano l'eremo e che conducono una vera vita da eremiti secondo la Regola di san Benedetto e le Costituzioni di vita eremitica legittimamente approvate. Tutti gli altri che con qualsiasi abito vivono in luoghi solitari, o che comunque si fanno chiamare eremiti, in realtà non sono né eremiti né veri religiosi, perché non hanno nessun voto religioso, non praticano nessuna regola approvata, non sono sottomessi al magistero o all'obbedienza di alcuno; cose tutte che in qualsiasi forma di vita religiosa costitui­scono il primo necessario fondamento. Il loro miserabile genere di vita è deplorevole, poiché col nome di «eremiti» militano senza voto e sen­za regola non per piacere a Dio, ma soltanto per il proprio comodo.

Noi, tuttavia, non siamo degni seguaci di un genere di vita tanto rispettabile e in nessun modo maestri capaci di un cammino così eccellente. Ma desiderosi di piacere a Dio quanto più ci è possibile e con il suo aiuto, per l'anelito verso la patria celeste già da tempo abbiamo legittima­mente abbracciato l'istituzione di questa santa vita. Pur nei limiti delle nostre forze abbiamo cercato di osservare per tanti anni questa disciplina quasi abbandonata dagli altri; essa, tuttavia, se ben tramandata, può condurre alla salvezza molti di coloro che la accolgono.

Non confidando nelle nostre forze, ma appoggiandoci all'aiuto divino, ci accingiamo a scrive­re la Regola della Vita Eremitica e Solitaria pri­ma di tutto per noi stessi, poi per i fratelli ere­miti che sono con noi, ed infine per tutti quelli che dopo di noi vorranno abbracciare questo genere di vita.

Esortiamo nel Signore tutti coloro che desidera­no la dolcissima tranquillità della vita presente e la ricchissima beatitudine della celeste patria, di abbracciare l'istituto della vita eremitica per amore di Dio e col proposito fermo di perseve­rarvi fino alla fine.

Infatti, pur essendoci nella santa Chiesa molte vie e diversi sentieri per i quali possiamo arriva­re al Signore, tuttavia fra tutti non ve n'è uno che come la regolare vita eremitica possa con­durre i suoi seguaci in modo diretto e spedito, come in un viaggio senza pericolo alcuno, alla gioia ineffabile della celeste Gerusalemme.

 

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Tratto da:  Beato Paolo Giustiniani, REGOLA DELLA VITA EREMITICA - ed. Abbazia san Benedetto, Seregno, 2001