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VITA DEL SANTO MONACO

Questo
nostro santo padre, Sergio, teoforo, nacque nella città di Rostov, da padre
timorato di Dio, di nome Cirillo, e dalla madre Maria. Essi concepirono il
frutto benedetto e nacque loro questo santo fanciullo. Si dice che la madre,
prima della nascita del santo, fosse entrata in chiesa al momento della santa
liturgia per pregare e che in quel momento il fanciullo abbia gridato tre volte
nel grembo materno. E da questo segno fu chiaro a tutti che sarebbe diventato
una guida spirituale e il servitore della Trinità: e così fu.
E venne
dunque il tempo della nascita; nacque loro un figlio e lo chiamarono Bartolomeo.
E dalla nascita, al mercoledì e al venerdì, non si attaccava al seno della
madre e non beveva il latte. Cresciuto superava i suoi compagni e coetanei per
forza e saggezza. In seguito fu dato allo studio delle Sacre Scritture, alle
quali fu iniziato per rivelazione divina da un vecchio, o meglio da un angelo di
Dio mandato sotto le spoglie di un vecchio, che subito gli donò la capacità di
intendere le scritture senza fatica. I genitori, vedendo quanto accadeva, si
rallegravano molto. In seguito i genitori si trasferirono dalla città di Rostov,
che abbiamo prima nominata, in una località chiamata Radonez e portarono con sé
il fanciullo. Questa località non era famosa né conosciuta, ma fu scelta da
Dio perché vi si onorasse il suo servo.
In
seguito i genitori morirono e lasciarono le loro ricchezze a Bartolomeo. Il
santo giovane, vista la morte dei genitori, pensava: "Anch'io sono mortale,
anch'io devo morire come i miei genitori" e pensò di distribuire ai poveri
il patrimonio del padre e di non tenere nulla per sé, neppure il cibo
necessario, poiché confidava in Dio che dà nutrimento agli affamati. E in
seguito, ricevuta la tonsura, divenne monaco e annullò i pensieri cattivi che
trascinano in basso e prese il nome di Sergio.
All'inizio
della vita monastica, egli si esercitò in primo luogo nell'umiltà, e a
ciò aggiungeva le veglie, e si nutriva di pane e acqua, e recitava le
preghiere tra le lacrime. Molte e indicibili molestie gli vennero dai
demoni, tanto che non è possibile dire di esse nei particolari. Poiché gli
accadevano queste cose la sua fama si diffondeva ovunque.
Molti
accorrevano a lui dalle regioni e dalle città circostanti e venivano per
ottenere una grazia, alcuni lo pregavano di poter vivere con lui ed egli con
sollecitudine accoglieva tutti coloro che andavano da lui.
Costruì
per prima cosa una cappella e in seguito eresse un degno monastero, in onore
della santissima Trinità, che esiste ancora adesso per grazia di Dio. Si
raccolse intorno a lui una moltitudine di monaci ed egli introdusse la regola
cenobitica e ordinò che nessuno chiamasse propria alcuna cosa, ma che tutte le
cose fossero in comune.
Disse ai
compagni: “Vigilate fratelli, perché dopo aver lasciato molto non
cadiate nel peccato per piccole cose". E così giorno per giorno si
consolidava il gregge di Cristo. E i monaci imitavano il santo nell'ubbidienza e
nella fede e conducevano una vita rigorosa, ognuno in misura delle proprie
forze, ed era come se essi vedessero in lui non un vicario ma un angelo di Dio,
e si sottomettevano a lui e molti dei suoi discepoli come astri fulgenti erano
simili alloro maestro.
E Dio onnipotente gli concesse il dono della profezia, tanto che
poteva prevedere anche il futuro molto lontano. Il gran principe Dimitrij
Ioannovic soffriva a causa delle invasioni degli ismaeliti senzadio; allora il
santo lo armò con la preghiera e gli disse: 'Vai contro i barbari, allontana da
te ogni dubbio e con l'aiuto di Dio trionferai e ritornerai nelle tue terre
salvo", e così fu, secondo la profezia del santo. E ricevette da Dio anche
la capacità di operare molti miracoli, addirittura di resuscitare un morto. Un tale,
il cui unico figlio era stato colpito da una grave malattia, con fede e speranza
portò il figlio dal santo, ma per strada il ragazzo si indebolì e spirò. Il
santo con la preghiera lo resuscitò. Quando vi fu una carestia nel monastero il
santo pregò e vi fu grande abbondanza di tutte le cose.
Andavano
da lui coloro che erano posseduti da spiriti immondi e non appena giungevano dal
santo, gli spiriti immondi erano scacciati da loro. I malati erano guariti e
i ciechi vedevano. In breve tutti coloro che erano colpiti da diverse
malattie e che si recavano da lui con fede non solo riacquistavano la salute ma
ritornati alle loro case ricevevano dei benefici.
Il santo
era adorno di ogni virtù e la sua parola era colma del sale spirituale e per
questo era amato da tutti.
In un
luogo lontano si trovava dell'acqua e il numero dei fratelli era molto
aumentato: dopo che il santo ebbe pregato presso il monastero scaturì
dell'acqua e questa fonte esiste fino a oggi e dà acqua in abbondanza per ogni
necessità del monastero; molte guarigioni hanno origine da quest'acqua fino ai
nostri giorni.
A lui
fu concessa la visione di nostra Signora purissima, Madre di Dio la
semprevergine Maria con due apostoli, Pietro e Giovanni; essi fecero la
promessa che non avrebbero abbandonato il monastero del santo e che dopo la sua
morte avrebbero visitato i confratelli. Ed ecco la Madre di Dio concesse una
visione al suo servo, ed egli vide una moltitudine di fratelli, come uccelli
meravigliosi dell'ineffabile bellezza che veniva dalle loro vite virtuose.
Mentre
il santo celebrava la santa messa un angelo del Signore concelebrava con lui, di
questo testimonia colui che vide ciò, Isaia, già perfetto nell'esercizio della
virtù, discepolo del santo. A un altro suo discepolo, Simone ecclesiarca, fu
concessa una visione, mentre il santo celebrava la liturgia, un fuoco divino
era sull'altare del sacrificio e illuminava l'altare tanto che sembrava che il
santo fosse immerso nel fuoco dalla testa ai piedi. E poiché il santo
voleva comunicarsi, quel fuoco divino si arrotolò su se stesso come l'epitaffio
divino ed entrò nel calice divino e con quello si comunicò il santo.
Il
santo visse ancora per molti anni nell'ascesi e nel lavoro. E fondò molti
monasteri e li affidò ai suoi discepoli e insegnò loro a vivere nella grazia
di Dio. E già molto anziano vide che si incamminava verso Dio, e sei mesi prima
del suo trapasso chiamò i fratelli. E ordinò al suo discepolo di sempre, che
era anche il più anziano, perfetto nell'ascesi e di grande ubbidienza, di nome Nikon,
di pascolare il gregge di Cristo, con attenzione e giustizia poiché avrebbe
dovuto rendere conto di tutto. E da quel momento iniziò a tacere. E nel mese di
settembre cadde gravemente ammalato e, compreso che stava per rendere l'anima a
Dio, convocò i fratelli e impartì loro i seguenti insegnamenti e disse loro:
"Badate fratelli di conservare la purezza corporale e
spirituale e l'amore sincero, annientate i desideri malvagi e cattivi, non
preoccupatevi del cibo e del bere, adornatevi soprattutto di umiltà, astenetevi
dalle liti e non considerate importanti gli onori e la gloria di questa vita ma
alloro posto aspettatevi da Dio una ricca ricompensa e il godimento eterno di
questi beni". Disse queste e molte altre cose di grande
utilità. E nella stessa ora della sua morte si comunicò con il sacramento che
dona la vita e benedetti i fratelli rese la sua pia e santa anima al Signore.
Erano passati in tutto dalla sua nascita settantotto anni.
Il suo
santissimo corpo, che aveva così amato il lavoro, fu deposto sul letto di morte
con tutti gli onori ed era circondato dai volti dei monaci che cantavano salmi e
canti funebri. Il suo viso era luminoso, non come di solito sono i morti, ma
come uno che dorme e mostra la sua purezza spirituale che è stata donata da Dio
per il suo operato.
Trascorsi
trent'anni Dio volle onorare il suo eletto e rendere più grande il monastero in
suo onore e così il santo apparve a un certo uomo pio che amava profondamente
il santo perché riferisse le parole del santo: "Perché mi avete
lasciato sottoterra per trent'anni, circondato dall'acqua?". E così
accorsero principi e sacerdoti e monaci e persone semplici e scavarono la
In
quello stesso monastero, in cui è stato sepolto il giorno 25 settembre, si è
costruita la sua chiesa.
Gloria a
Dio nostro Signore ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.