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Callisto
Telicoudes
SULLA PRATICA ESICASTA
Non è
possibile convertirsi senza esichia. Non è possibile
raggiungere in un qualunque modo la purezza senza vita ritirata, né è
possibile, con il commercio e la vista degli uomini, essere fatti degni del
commercio e della contemplazione di Dio. Perciò coloro ai quali è accaduto,
per la cura che si sono dati, di far penitenza delle loro colpe, di
purificarsi dalle passioni e di ottenere e godere del commercio e della
contemplazione di Dio - il che è termine e scopo di chi vive secondo Dio, e
caparra, per così dire, dell'eredità eterna e di Dio - costoro perseguono
con ogni mezzo l'esichia e fanno opportunamente in modo di
vivere ritirati e di fuggire gli uomini, con ogni conveniente disposizione
dell'anima. Quindi per costoro il principio è dato da queste cose: nell'esichia,
l'afflizione spirituale, il biasimo e l'accusa di se stessi
mediante le quali aumenti la purezza; veglie, stazioni in piedi,
continenza, fatica corporale
- cose il cui termine è, in una parola, il flusso delle lacrime
che procede dagli occhi di quelli che sono di umile sentire, vale a dire,
nella compunzione del cuore. Così essi attendono alla purificazione, così la
raggiungono mediante la pratica. In chi l'ha raggiunta il termine è la pace
dei pensieri, come negli altri - lo si è detto - il fluire delle lacrime. A
questo punto l'intelletto comincia, in modo naturale, a vedere le nature degli
esseri, a considerare l'arte di Dio, a
concepire divina riflessione e a contemplare tutto ciò che vi è intorno a
Dio di potenza, sapienza, gloria, bontà e gli altri attributi che si possono
vedere intorno a Dio; penetra nei misteri della Scrittura, gusta dei beni
soprannaturali, gode delle beltà ultramondane e diventa ricettacolo
dell'amore di Dio. Così è preso dall'eros, gioisce e si allieta
essendo pervenuto al termine delle virtù, cioè all'amore per il creatore di
tutte le cose.
Costui non sperimenta né teme,
in questo stato, alcuna illusione, limitandosi solo a sopportare, quale essere
soggetto a mutevolezza, le cadute, gli impulsi peccaminosi e i moti
sconvenienti provenienti da molte cause. Per ciò in cui ha ancora bisogno di
rinvigorirsi, si guarda dal disperarsi e, sollevato dalla speranza verso le
divine realtà dell'amore di Dio per l'uomo, si dà alle lacrime, alla
preghiera, alle altre buone cose suddette e si diletta del divino paradiso
dell'amore, per quanto è lecito, senza vedere più nulla, né immagine, né
spessore, né figura, né, in breve, alcuna cosa se non lacrime, pace dei
pensieri e amore di Dio. In questa situazione, infatti, si è al sicuro da
illusioni ed è decretata la salvezza per l'anima che
è modesta nel sentire, che è sobria e prega in Cristo Gesù, Signore nostro.
Sedendo
nella tua cella, il tuo intelletto, in umiltà, abbia fiducia in Dio. Questa
umiltà viene all'intelletto dalla sua meschinità e nullità; la fiducia
viene a motivo dell'insuperabile amore e pazienza che Dio ha per l'uomo. E così
infatti che l'anima è condotta all'amore di Dio, quando, pur riconoscendosi
peccatrice, confida tuttavia nell'amore di Dio e solleva se stessa. Per questo
il divino Paolo dà quest'ordine dicendo: "Accostiamoci con fiducia al
trono della grazia". Poiché davvero la fiducia di Dio è l'occhio
della preghiera, o l'ala, o una straordinaria disposizione: non quando qualcuno confida in sé perché buono - non sia
mai, stai lontano da una simile disposizione!
- ma quando uno si leva in volo verso
Bisogna
che tu persegua con cura quelle cose che sedano il corpo e riscattano
l'intelletto dall'inquietudine. Esse sono: cibo
misurato, bevanda scarsa, sonno breve, stazione in piedi nella misura delle
forze, genuflessioni per quanto possibile - in umile atteggiamento - abito
vile, parola breve e strettamente necessaria, sonno per terra e quant'altro
ancora doma, in parte, il corpo. Insieme a queste cose occorre
perseguire quelle che destano l'intelletto cooperando all'unione con Dio, e
queste sono la lettura della sacra Scrittura e delle
esegesi dei santi padri alla medesima, ma con misura; salmodia fatta con
intelligenza; meditazione di ciò che è detto nelle Scritture e delle
meraviglie che si contemplano nella natura; preghiera vocale fino a che la
santa grazia dello Spirito non la susciti manifestamente dal cuore, poiché
allora è una festa diversa, ed è tempo di altra solennità, quando la
preghiera non è detta dalla bocca, ma operata in Spirito dal cuore.
Ma ora
muoviti così in queste cose. Fai genuflessioni tanto quanto puoi e poi prega
seduto. Se sei preso da accidia per la preghiera, passa alla lettura, come è
stato detto, e poi di nuovo ritorna a pregare. Quando nuovamente sei preso da
accidia per la preghiera, alzati per una parte di salmodia, e poi ancora
ritorna a pregare. Quando di nuovo sarai preso da accidia fai un poco di
meditazione come si è detto sopra, e poi di nuovo datti alla preghiera. Hai
bisogno, o santo, anche di un po' di lavoro manuale a impedimento
dell'accidia, come hai sentito dai padri. Sempre, in ogni tua attività
secondo Dio, di mattino in mattino, la preghiera preceda tutto. E per
l'accidia rispetto ad essa, si intercalano gli altri momenti di cui si è
detto. Ma quando la misericordia di Dio verrà all'anima e la grazia dello
Spirito farà scaturire dal cuore la preghiera come da una fonte, allora
l'intelletto si occuperà solo della preghiera e della contemplazione
tenendosi lontano da tutto, e solo con la preghiera e la contemplazione si
delizierà nel paradiso della carità divina.
Fra tutte
le opere buone domina la preghiera. la preghiera che genera le lacrime del pentimento e
contribuisce sommamente alla pace dei pensieri, sollecita com'è di pensare
soltanto a Dio, la pace suprema. Essa è
madre dell'amore di Dio, essa
sola purifica la parte razionale dell'anima, rappresentandosi Dio, autore
della purità degli angeli stessi. Essa conserva pura, rivolta a Dio, la parte
concupiscibile dell'anima poiché, aderendo a Dio e conversando con lui, bene
sconfinato, soprannaturale e bello per natura, unisce a Dio ogni
concupiscenza. Essa poi seda la parte irascibile al punto che questa diviene
soggetta, si sente nel bisogno, invoca Dio e umilia l'anima con il supplice
cadere innanzi a Dio: poiché non vi è nessuno che sia nel bisogno e
supplichi con sentimenti superbi o iracondi.
Perciò,
per dirla in breve, la sacra preghiera purifica e corregge tutte le potenze
dell'anima e tutte le operazioni, pratiche e intellettuali, soprattutto perché
attira con sé la contemplazione di Dio
Devi sapere, o tu che contempli, che sei spettatore dei misteri e in essi ti
delizi, che come sono due, Dio e l'uomo, così sono anche due per genere - se
vuoi - o per aspetto, le afflizioni spirituali e le lacrime che ne seguono.
Queste due realtà differiscono di gran lunga l'una dall'altra, anche se
entrambe sono buone, sono doni di Dio e procurano la divina benevolenza e
l'eredità corrispondente:
Cinque sono le attività dell'esichia : preghiera, cioè
ricordo continuo di Gesù introdotto nel cuore mediante il respiro, senza riflessioni di alcun genere, che si realizza con la generale
continenza, del ventre dico, del sonno e degli altri sensi all'interno della
cella, con umiltà. E poi parti di salmodia allo stesso modo, lettura dai
divini vangeli e dai padri divini, e lettura di capitoli sulla preghiera,
soprattutto del
Nuovo Teologo,
di Esichio e di Niceforo;
meditazione del giudizio di Dio o ricordo della morte e di cose simili, e un
poco di lavoro manuale. Poi di nuovo si ritorna alla preghiera, anche se per
questo occorra farsi violenza finché l'intelletto si abitui a deporre il suo
vagabondaggio, col ricordo del Signore e l'inclinazione verso la fatica del
cuore.
Questa è l'attività dei monaci principianti che vogliono vivere l'esichia.
Chi è tale, non deve uscire spesso dalla cella, deve astenersi dal parlare
o dal vedere chiunque, se non per grande necessità e anche in questo caso
farlo con attenzione, precauzione e raramente. Poiché ciò procura
dispersione non solo ai principianti, ma anche a quelli che già stanno
progredendo.
In questa preghiera fatta con
attenzione, cioè senza alcun pensiero, mediante il 'Signore
Gesù Cristo, Figlio di Dio', l'intelletto, in modo del
tutto immateriale e inesprimibile, si protende verso il Signore stesso di cui
fa memoria; mediante la frase 'abbi pietà
di me', si volge a se stesso, poiché
non ammette di non pregare per se stesso. Ma una volta progredito nell'amore,
grazie all'esperienza, si protende in modo unitario verso il Signore stesso,
avendo ormai piena certezza rispetto alla seconda parte della preghiera. Per
questo vediamo che non sempre i padri ci hanno tramandato per intero la
preghiera, ma uno, per intero, come il Crisostomo; uno, solo il 'Signore Gesù
come Paolo, che vi aggiunge nello Spirito santo, intendendo che quando
il cuore riceve l'operazione dello Spirito santo mediante essa anche prega, il
che è proprio di quelli che sono progrediti, anche se non hanno raggiunto
perfettamente l'apice, che è l'illuminazione. Il Climaco dice: «
Flagella i nemici con il nome di Gesù » e: « Il ricordo di Gesù si unisca
al tuo respiro », senza aggiungere altro. E' lecito anche ai principianti
pregare intellettualmente, come si è detto, ora con tutte le parole della
preghiera, ora con una parte. Non devono tuttavia alternare con frequenza per
non restare divisi. Rimanendo nel suddetto metodo
della preghiera pura - anche se non è fatta del tutto in modo puro a
motivo delle cattive predisposizioni e dei pensieri che lo impediscono - chi
lotta giunge ad abituarsi a pregare senza sforzo, perché l'intelletto permane
nel cuore e non entra a forza con l'inspirazione, né subito ne vien fuori di
nuovo, ma al contrario in questo modo esso rimane in se stesso e prega. E
questo è ed è chiamato preghiera del
cuore. Precede questa preghiera un certo calore del cuore che
scaccia ciò che impedisce di portare a compimento perfettamente la prima
preghiera pura. E così l'intelletto, permanendo senza impedimento nel
cuore, prega. Con questo calore e questa preghiera è generato nel cuore
l'amore per il Signore Gesù di cui si fa memoria e da esso lacrime
quanto mai dolci scorrono per il desiderio di quel Gesù che viene ricordato.
Se dunque uno è fatto degno di queste cose e di tutte quelle che le seguono - e delle quali ora non è il momento di parlare - deve studiarsi, come è stato detto, di avere il timore di Dio davanti agli occhi, insieme con il ricordo di Gesù dentro al cuore e non semplicemente all'esterno. In questo modo si distoglierà con facilità non soltanto dalle opere cattive, ma anche dai pensieri passionali, e progredirà nella piena certezza di avere così su di sé l'amore di Dio.
Soltanto costui non ricerchi la manifestazione di Dio, per non rischiare di accogliere colui che, essendo tenebra, simula di essere luce.
Quando
anzi il suo intelletto non cerca nulla e vede una luce non l'accolga né la
sopprima, ma domandi a chi ha capacità di insegnare e apprenda la verità.
Se trova chi gli insegni, non solo come ha imparato dalla sacra Scrittura, ma
per aver egli stesso beatamente sperimentato l'illuminazione, siano grazie a
Dio; altrimenti è meglio non accettare tale luce, ma rifugiarsi in Dio con
umiltà dichiarandosi indegni di una tale contemplazione, come abbiamo
imparato a fatti dai padri. In alcuni dei loro scritti, i padri hanno detto quali siano i segni della illuminazione sicura e di
quella ingannevole, ma,
come hai udito da viva voce tutte le cose suddette, così anche riguardo a
questo ne sentirai parlare a suo tempo: adesso non è il momento. Ora
piuttosto è tempo che tu impari, con le altre cose e prima delle altre cose,
che come colui che vuole imparare a tendere bene l'arco non lo tende senza
avere un centro a cui mirare, così chi vuole
imparare a vivere l'esichia deve avere come centro a cui mirare l'essere
sempre mite di cuore. Per nessuna cosa ci si deve turbare e essere
turbati, a meno che non si tratti della vita pia. Realizzerai questo
facilmente se ti distogli da tutte le cose e taci il più delle volte. Se poi
accade qualcosa, occorre pentirsene subito e biasimare se stessi e star attenti
per il futuro, a porre il fondamento dell'invocazione di
Gesù nell'esichia, con
coscienza pura, come abbiamo detto, e avere così, progredendo nel cammino, la
sua divina grazia che riposa nell'anima. Non solo, ma la tua anima riposerà
perfettamente dai demoni e dalle passioni che prima la tormentavano e si
allieterà di un ineffabile letizia. Poiché anche se la tormentano di nuovo,
non possono agire perché essa non aderisce né desidera il piacere che viene
da loro. Infatti tutto il desiderio di un tale uomo si protende
Di tali doni, possiamo anche noi essere fatti degni da parte di Cristo che si è fatto piccolo per noi e che a tali piccoli dà la sua grazia con abbondanza, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.