
San
Simeone nacque in Asia Minore, a Sissa, un paese posto tra la Siria e la
Cilicia, sotto il regno di Leone il Grande e sotto il Patriarcato di Martirio di
Antiochia (456).
Fin dalla più tenera età, i
suoi pii genitori erano soliti mandarlo solo a pascolare il gregge. Un giorno in
cui la neve era così abbondante che Simeone non poteva portare il gregge al
pascolo, entrò in una chiesa e sentì leggere queste parole:
"Beati quelli che piangono e sventurati quelli che ridono, beati quelli che hanno il cuore puro...".
Avendo chiesto cosa occorreva fare per
seguire questi comandamenti del Signore, lasciò immediatamente i suoi genitori e
tutto ciò che ancora lo legava al mondo e parti per un monastero vicino, dove
rimase due anni.
Dal momento che Simeone
desiderava vivere in modo più austero, si reco al monastero di Mandras, dove il
monaco Eliodoro guidava in tutta sapienza ed austerità più di ottanta monaci.
Simeone vi trascorse dieci anni, ma fin dai primi giorni del suo soggiorno
superava gli altri monaci per il rigore dell'ascesi. Mentre gli altri mangiavano
ogni due giorni, Simeone prendeva una magra refezione soltanto una volta alla
settimana. Il suo desiderio di soffrire per Cristo era tale che si era fatto una
cintura con delle foglie di palma e la portava sotto i vestiti, stretta così
forte ai reni che gli penetrava nelle profondità della carne.
Alla vista di
queste lotte sovrumane, gli anziani del monastero ordinarono al beato di
ritirarsi altrove, perchè non fosse causa di scandalo per coloro che, di debole
costituzione, avessero voluto, seguendo il suo modello, intraprendere delle
austerità al di sopra delle loro forze.
Simeone si allontanò quindi
dal monastero e partì per i luoghi deserti delle vicine montagne.
Avendo trovato un pozzo disseccato, vi discese e là rimase
a cantare - giorno e notte - canti di lode a Dio.
Dopo circa cinque
giorni, i monaci di Mandras, pentendosi di aver cacciato Simeone, vollero
richiamarlo presso di loro. fu solo dopo lunghe ricerche che fu ritrovato in
quel luogo dove soltanto i demoni hanno l'audacia di nascondersi. Per
obbedienza, Simeone ritornò al monastero, ma non vi restò per molto tempo, non
potendo accontentarsi della misura comune. Si recò in un villaggio chiamato
Telanisson, dove trovò una casupola isolata. Visse da recluso per tre anni,
lavorando senza sosta a crescere nelle virtù celesti.
Siccome, alla stregua di Mosè,
di Elia e di Cristo Salvatore, desiderava trascorrere i quaranta giorni della
Quaresima senza mangiare alcunchè, chiese al suo amico Blessos di murare
l'ingresso della cella. Quest'ultimo accetto ponendo come condizione di lasciare
all'atleta di Cristo un po' di pane ed acqua, nel caso in cui il corpo si fosse
ridotto all'estremo. Trascorsi quaranta giorni, Blessos entrò nella cella in
preda al timore. Trovò il pane e l'acqua così come li aveva lasciati e il santo
steso immobile sul pavimento, così debole da non poter pronunziare alcuna
parola; riprese un po' di forze solo dopo aver comunicato ai Divini Misteri. Da
quel momento in poi, provato dall'abitudine, Simeone passava tutte le Quaresime
senza mangiare niente e, fortificato dalla grazia,
rimaneva in piedi per tutto il tempo, pieno di una gioia
incommensurabile.
Dopo tre anni trascorsi in
questa cella, salì sulla cima di una montagna e si fece legare ad una pesante
catena. Ma il sapiente Melezio, vescovo ausiliare di Antiochia, gli fece notare
che la volontà dell'uomo illuminata dalla ragione deve mostrarsi più forte di
qualsiasi catena per impedire che il pensiero erri senza meta. Simeone, convinto
da quest'argomento e conscio del fatto che l'ascesi è degna di lode nella misura
in cui ristabilisce nella sua bellezza originaria l'immagine di Dio posta nella
nostra natura, obbedì allo ierarca e fece rompere le catene. Grossi vermi
uscirono allora dalle piaghe che la catena gli aveva prodotto, manifestando così
che il santo faceva, in tutto, prova di una sopportazione uguale ai martiri,
perfino superiore, se ciò è possibile, perchè era volontariamente che sopportava
tali tormenti, per amore di Cristo.
La fama di santità si
estese allora a tal punto che un grande numero di fedeli, venuti dai dintorni ma
anche da lontani paesi come la Persia, l'Armenia, la Georgia, l'Italia, la
Gallia e l'Inghilterra, accorrevano senza sosta per ricevere la sua benedizione
e la guarigione dell'anima e del corpo. Ma Simeone amava e ricercava unicamente
la solitudine per potersi accostare al cielo nella più pura contemplazione.
Per fuggire
da onori inopportuni, pensò di costruire una colonna, sulla cima della quale si
stabili su di una piattaforma. Inizialmente fece una colonna di sei
gomiti di altezza, poi una seconda di dodici, una terza di ventidue e infine
dimorò sulla cima di una colonna di trentasei gomiti, più vicino al cielo che
alla terra. Queste residenze ogni volta più alte erano il segno visibile delle
ascensioni dell'anima nella luce di Dio.
Così, posto alla vista di tutti
come una lampada sfavillante su di un alto candelabro, Simeone chiamò a sè
ancora più gente e illuminò con la luce della fede una folla di barbari giunti a
contemplare questo insolito spettacolo.
Dall'alto della colonna, a tu
per tu con Dio, il santo non cessò tuttavia di essere lo strumento della
misericordia divina. Compì molti miracoli e molte guarigioni, predisse le
calamità naturali e fu per tutti un porto di salvezza e di consolazione
spirituale. Crocifisso al mondo, senza celare niente della sua vita, San Simeone
si offriva, secondo le parole dell'apostolo, "come spettacolo agli Angeli e agli
uomini" (1Cor.4, 9). Nonostante fosse rivestito da un corpo mortale, conduceva
qui in terra la vita incorporea degli Angeli. Ma ciò che era più degno di
ammirazione era che, avendo tenuto tali lotte ascetiche e avendo conquistato
tali virtù, dopo aver compiuto un numero così grande di miracoli,
Simeone possedeva una tale umiltà che si considerava,
senza dubbio, come inferiore a tutti gli uomini. Era soltanto nei
confronti degli eretici che mostrava collera o piuttosto uno zelo divino per la
loro correzione.
Avendo diffuso intorno a
sè la pace che regnava nel suo cuore, San Simeone si addormentò nella morte
all'età di sessantanove anni, nel 461, mentre era in preghiera. Le sue preziose
reliquie furono portate ad Antiochia, accompagnate da una folla immensa; esse
continuarono a compiere molti miracoli per coloro che vi si avvicinavano con
fede.
Tratto da:
http://www.geocities.com/terrastranierait/simeonestilita.htm
VEDI ANCHE:
San Simeone lo Stilita -
Vita, Morte, Miracoli