Lanfranco Rossi

IL CORPO Dl LUCE NELL'ESICASMO

 

 

Parte terza

lo stato infuocato come grado supremo della preghiera: silenzio, gnosi e luce

 


Importante premessa del curatore del sito
 

Questo contributo di Lanfranco Rossi approfondisce un aspetto dell’esicasmo che, come in passato (basti pensare alla polemica innescata da Barlaam il calabro), provoca ancora oggi dibattiti e accese discussioni tra i vari studiosi.  Il merito di L. Rossi è di aver fatto continuo riferimento alle fonti e di aver indicato l’autore di ogni affermazione o insegnamento. Nel suo libro sull’esicasmo (I filosofi greci padri dell'esicasmo - ed. Il Leone verde) l’apparato di note è veramente ricco e va perciò consultato per una visione più completa e approfondita dell’argomento.

Non possiamo però fare a meno di avvisare il lettore che alla base di alcune argomentazioni di L. Rossi soggiace una “visione antropologica” che spesso si discosta da quella biblica: una antropologia intrisa di dualismo gnostico e di modi di esprimersi che non fanno più parte del linguaggio teologico (sia ortodosso che cattolico). Le vere radici dell'esicasmo non affondano nella filosofia greca o nel pensiero gnostico, ma traggono la loro linfa vitale direttamente dal Vangelo e dall'esperienza spirituale dei santi Padri e dei primi monaci del deserto.

Sono criticabili anche alcune espressioni che, oltre a connotare negativamente la “materia”, insistono un pò troppo sugli “aspetti ascetici e operativi” del cammino spirituale. Con questo non si vuole negare o minimizzare l'importanza fenomenologica e culturale di alcuni elementi esterni e concettuali dell'esicasmo (esichia, silenzio, tecniche ascetiche, dominio delle passioni e dei pensieri, controllo del respiro, etc.) che ritroviamo anche nel pensiero dei filosofi greci, oltre che nello yoga orientale. Non dimentichiamo, però, gli avvertimenti di Teofane il Recluso che considerava veramente secondari e a volte anche  pericolosi  gli elementi tecnici della preghiera di Gesù.  Questo anche per non cadere nella tentazione di integrare l'ascesi cristiana con tecniche psicofisiche appartenenti ad altri contesti culturali e religiosi (yoga, tecniche di rilassamento, medicina alternativa, alchimia, etc.)
 

R. Benvenuto De Matteis

 

 

1) Il perfezionamento


A. La preghiera nel silenzio

 

La lotta con gli spiriti è una fase in qualche modo ineludibile. Perciò se capitano apparizioni di demoni, come è più facile accada andando a pregare in luoghi solitari o che hanno una fama inquietante, non bisogna terrorizzarsi o fuggire, è una situazione da cui si può trarre grandissimo profitto; se si supera questa fase infatti cominceranno le meraviglie della preghiera.

La preghiera è l'arma con la quale si può risolvere ogni situazione, tuttavia perché sia efficace e non cadiamo prigionieri dei nemici cui siamo andati incontro, deve essere una preghiera pura, cioè con il cuore costantemente volto a Dio. La vittoria contro i demoni è strettamente associata alla scomparsa delle distrazioni. Al pari dei demoni infatti, anche i pensieri "non tollerano il calore del cuore che scaturisce dalla preghiera, e perciò fuggono come bruciati dal fuoco”.

Questo stato di preghiera esente da distrazioni presenta vari modi e gradi:

- quando il nous, raggiunta la cella interiore, invoca incessantemente respingendo le distrazioni al loro primo apparire.

- una volta che il nous non è più disperso nei suoi pensieri, ma è tutto raccolto alla presenza di Dio, inizia a vedere i propri falli. È il principio dell'illuminazione dell'anima e della santità, della comprensione del piano di Dio e dei suoi benefici, uni­versali e particolari. La crescita nella purezza è in diretta corrispondenza con la consapevolezza delle proprie mancanze. Tanto più uno cresce quanto più si affina la consapevolezza delle proprie cadute e della propria ignoranza e limitatezza.

- raggiunto il silenzio dei pensieri, nel nous iniziano a fiorire spontaneamente pensieri divini. Quando l'anima è pura infatti viene illuminata da Dio e produce spontaneamente pensieri di amore nei suoi confronti.

- conseguita la pace dei pensieri, il nous comincia anche a vedere la natura degli esseri, cioè a contemplare il modo di operare di Dio nelle cose, a penetrare i misteri della Scrittura, senza rischio di illudersi. La mente a questo punto può anche indu­giare nella contemplazione dell'essenza delle cose o degli esseri. Sono però pur sem­pre concetti che danno un'impronta alla mente e la conducono lontano da Dio.

- la preghiera spirituale, fatta mediante il nous, lontana da ogni pensiero, in cui il nous è attento alle sole parole della preghiera, si sente sotto lo sguardo di Dio, e accetta senza riserve la Sua volontà (ma ci sono cose migliori).

- l'assenza di distrazioni è già di per sé segno di amore; quando poi è scomparsa ogni traccia di agitazione dalla mente, ciò che dà ali alla preghiera e la innalza alla contemplazione di Dio è ancora l'amore. La preghiera deve divenire come un eros che trascina. Infatti è un intelletto innamorato quello che, nello stato di impassi­bilità, viene rapito verso le altezze divine.

- tramite le diverse virtù e contemplazioni si può ottenere la preghiera pura, che si attua a partire dalla pace e dall'amore di Dio e dalla inabitazione del santo Spirito”.

- "termine della preghiera è il rapimento verso Dio".

 

 

B. La perfezione interiore

 

"L'esichia è il bene maggiore", senza di essa non possiamo purificarci nè comprendere la provvidenza di Dio, nè il senso delle parole divine, nè giungere all'umiltà ed alla gnosi.

Bisogna precisare però che il termine “esichia” nella Filocalia viene usato con una gradualità di significati. Può indicare in generale la vita lontano dai rumori del mondo e scevra di preoccupazioni. Può indicare la pacificazione interiore che si consegue con il dominio delle passioni. Può designare il totale silenzio dei moti interiori e dei pensieri, sperimentabile nella preghiera profonda. Si tratta di fasi progressive di una medesima esperienza, anzi i primi due aspetti sono finalizzati al conseguimento dell'ultimo stadio, che è la meta di tutto il percorso ascetico. Infatti se vogliamo piacere veramente a Dio, dobbiamo presentarci a Lui con il nous completamente spoglio. L'opera dell'esichia è dunque il rifiuto dei pensieri e di tutto ciò che di estraneo cerca di entrare nel cuore. Ciò vale non solo per i pensieri negativi o le tentazioni, ma anche per i pensieri buoni. Nel tempo della preghiera dunque non bisogna avere nè intelletto, nè forma, né colore, nè pensiero alcuno, ciò sarebbe molto nocivo. Infatti fin che il nous percepisce qualcosa, non è in Dio soltanto, ma anche in se stesso: "Ed è evidente: il divino è incircoscrivibile, illimitato, senza forma e senza colore, e chi dice di essere in Dio soltanto, deve essere libero da forma, colore, figura e distrazioni: fuori di ciò, vi e inganno demoniaco". Perciò se nella profondità della preghiera si vede una luce o altro, fosse anche un angelo o l'immagine di Cristo stesso, non bisogna accettarlo, perché se ne subirebbe un danno. Il nous infatti può facilmente creare di queste immagini, ma anche fossero mandate da Dio, bisogna rifiutarle; spesso infatti costituiscono una prova che Egli invia a coloro cui vuole procurare la corona. Nella preghiera dunque il nous deve rimanere "come inerte" uscire da tutte le realtà esistenti, divenire immateriale e spoglio di tutto, così da ignorare anche se stesso nel pregare

Il "comandamento capitale" per chi prega è dunque di non preoccuparsi di nulla in dettaglio e non chiedere nulla in dettaglio, ma soltanto cercare Dio. "Dio vede tutti, ma vedono Dio quelli che non considerano nulla mentre pregano; e quanti vedono Dio sono anche esauditi da Lui, ma quanti non sono esauditi, neppure lo vedono”.

 

 

2) Gnosi e luce

 

Il concetto di gnosi, come quello di esichia o di sobrietà, racchiude una gamma di significati che abbraccia tutto l'itinerario spirituale. Viene quindi utilizzato in rife­rimento a piani spirituali diversi con sfumature o significati diversi. Pietro Dama­sceno ne distingue otto gradi, che vanno dalla conoscenza legata alle tribolazioni e alle tentazioni di questa vita, alla gnosi di Dio, la teologia. Gnostico è per lui si­nonimo di contemplativo, cioè di chi, superate le prime tre tappe, proprie di chi è ancora nella pratica, è salito ad uno dei gradini successivi.

Più semplicemente si possono distinguere due tipi fondamentali di gnosi. Una relativa, basata sui concetti, propria di chi conosce un argomento in maniera indiretta, con lo studio o altro. L'altra è basata sulla sola esperienza, senza ragione o concetti, rende partecipi di ciò che si conosce, è trasformante. E’ questa la gnosi vera ed autentica in grazia della quale perverremo alla deificazione soprannaturale.

Si può anche distinguerle in gnosi naturale, cioè quella conoscenza che si consegue mentre il nous è legato al corpo, e quindi opera con la mediazione di simboli e forme mentali. Soprannaturale è quella che il nous acquisisce trascendendo il suo metodo naturale e la sua potenza, cioè quando è dissociato dal corpo.

È questo che possiamo intendere nelle parole di San Paolo, quando dice che la conoscenza sarà annullata, intendendo quella conoscenza che è basata sulla ragione e i concetti. Altra invece è la gnosi che si radica sull'ascesi e conduce all'estasi. Essa ha come passaggio indispensabile il continuo ricordo di Dio; come punto da cui scaturisce, l'amore per Dio e per il prossimo. La si consegue una volta che con sudori e fatiche si sia acquisito un certo grado di pacificazione delle passioni, è ani­nata dal desiderio ed è una forma di eros.

La gnosi spirituale è dunque una conoscenza esperienziale, esistenziale ed integrale, che presuppone una seria ascesi. Inizia dopo che, dominate le passioni, le po­tenze interiori si sono unificate, in particolare una volta che le potenze affettive e co­noscitive si sono unite, quando cioè la mente è scesa nel cuore. A questo punto c'è una forma di conoscenza d'amore in cui ciò che si conosce aumenta il desiderio e l'eros è la forza che trascina fuori dal corpo e dal mondo, verso una gnosi sempre più alta.

 

- La conoscenza di se stesso

Essa ha come gradino intermedio la conoscenza di se stesso, passaggio obbligato per la conoscenza del tutto. Infatti: "chi conosce se stesso conosce tutto". Questo è anche il gradino più alto del dominio delle passioni, che coincide con l'umiltà. "L'umiltà infatti è un prodotto della conoscenza [...]. Se uno conosce se stesso, gli viene data la conoscenza di tutto”.

Questo movimento crescente di ascesa, che si attua a partire dalla conoscenza di se stesso, si intreccia con un movimento discendente. Dall'alto infatti scende quella conoscenza spirituale che riempie i cuori capaci di riceverla, con i carismi celesti della santa gnosi.

Così viene progressivamente sconfitta l'ignoranza, e "l'ignoranza è radice di tutti i mali”

 

 

B. Gnosi e luce

 

Se il male è ignoranza e tenebra, la gnosi è necessariamente luce. La gnosi infatti è illuminazione che attua la deificazione. Se i turbamenti passionali sono tenebra che acceca gli occhi del cuore, la vittoria contro lo spirito del male, in particolare quello dell'ira che alberga nel profondo dell'anima, consente l'acquisizione del discernimento e della gnosi spirituale, la contemplazione della luce divina.

La gnosi è dunque purificazione e luce del nous, ma purificare il nous è opera dello Spirito santo, e infatti la gnosi è presenza dello Spirito santo nei recessi dell’anima. La presenza di quella "santa e gloriosa luce [lo Spirito]" è la lampada che deve restare sempre accesa e splendere senza tregua per vanificare gli assalti dei demoni, è la lampada della gnosi.

Luce della gnosi è quella stessa che promana dal Verbo, venuto nel mondo per illuminare ogni uomo. Tale illuminazione però avviene solo in chi attua volontariamente la scelta della virtù, e in questo modo accede alla rigenerazione che lo porta all'illuminazione della vera gnosi. "Senza virtù e gnosi infatti, assolutamente nessuno ha mai potuto raggiungere la salvezza".

La disciplina è dunque il gradino primo ed irrinunciabile; basta infatti negligenza nella pratica perchè la gnosi venga oscurata.

Possiamo sintetizzare il tutto dicendo che la pratica dei comandamenti ha lo scopo di liberare il nous dalla passionalità e condurlo all'amore, di qui in poi è possibile in modo specifico l'operazione generatrice di luce della santa gnosi; in ciò consiste il dono di salvezza per cui il Salvatore si è incarnato.

 

 

C) Gnosi-luce-scienza

 

Un contenuto analogo viene espresso utilizzando la parola "scienza" (episteme) al posto di gnosi. La definizione di questo termine è: "ignorare se stesso nell’estasi di Dio". Essa è luce che discerne infallibilmente il bene dal male, via a Dio, illuminazione sconfinata nella ricerca dell'amore. È quella luce, rifiutata dal mondo, che il Verbo di Dio, luce vera, ha acceso in noi con incommensurabile amore.

La luce della "santa scienza" è dunque il dono della presenza divina in noi che può venire rifiutato, cioè spegnersi, oppure essere accolto e fatto crescere fino a trasformare tutto il nostro essere in luce.

 

 

La luce

 

Anche la luce ha una serie di modi di manifestarsi che tocca il suo vertice e archetipo nella luce divina. Abbiamo infatti una gradualità di luminosità spirituali, una forma comune di luce naturale, ed una forma innaturale e pervertita di luce diabolica.

L'operazione demoniaca che confonde il nous, oscura ed indurisce il cuore, eccita le passioni e fa rabbrividire il corpo, può mostrarsi anche come luce, non chiara e splendente, ma rossa e conturbante. Può anche essere una luce, una figura di fuoco, una voce, prodotte illusoriamente; si tratta di inganni in cui molti si fanno fuorviare, con loro grande rovina.

Il nemico si serve di tali cose per farci credere che siamo oggetto di una apparizione divina, infatti si può dire che Dio è fuoco e luce. O, meglio, che ciò che si con­templa attorno a Dio è anche fuoco e 1uce. Cristo in particolare è detto "luce", perché è splendore delle anime, infatti è Sole di giustizia che illumina il nous, "luce serena" che attira la mente come il sole gli occhi. Il suo stesso nome, “Gesù” è come una luce di lampada che rischiara la via del ritorno a Dio.

Luce che fa splendere l'anima è anche lo Spirito di Dio ricevuto nella grazia battesimale. La grazia infatti è fuoco divorante, divino ed immateriale.

Riprendendo la similitudine del sole, la cui luce e calore sono in lui come sue energie naturali ed essenziali, c'è una "luce sovrannaturale e divinissima" che è quindi energia divina, che permane in coloro che sono stati resi partecipi dei raggi della grazia deificante, avendo aderito a tale luce.

L'illuminazione e la grazia, sono dunque indissociabilmente unite all'energia di Dio, la quale opera infondendo lo splendore divinizzante.

Luci sono pure gli angeli, anche se si tratta di luci secondarie. Infatti "gli spiriti incaricati di un ministero sono anche splendori secondari, ministri dello splendore supremo e luci secondarie, raggi della prima luce, prima natura luminosa, dopo la prima, per il fatto di risplendere da essa. E cosi l'angelo è seconda luce, emanazione e partecipazione della prima luce". C'è dunque una catena discendente di luce, che procede per emanazione, e si trasmette da Dio agli uomini, attraverso le gerarchie angeliche, le quali si trasmettono a vicenda l'illuminazione. Gli angeli, che illumi­nano gli uomini, ricevono la loro luce dagli arcangeli, questi dai principati, e così ogni schiera riceve dalla superiore l'illuminazione e la gnosi.

Anche nell'uomo che ha vinto le passioni abita "l'operazione e la potenza dello spirito luminoso", nella misura della sua santificazione. Infatti mantenendo l'impassibilità si mantiene anche lo splendore dell'anima.

Lo stesso nous a sua volta diviene sorgente di 1uce.

 

 

L'operazione della luce

 

Il manifestarsi della luce nell'anima, cioè l'illuminazione del nous disceso nel cuore, coincide con il prodursi della gnosi. Infatti quando l'anima è pura, rischiarata ed illuminata da Dio, il nous comprende il bene. Inoltre quando il Sole di giustizia sorge nel nous gli mostra, oltre che se stesso, anche le ragioni di tutte le realtà passate e future; diviene cioè fonte di onniscienza, concernente non solo le cose visibili, ma anche quelle invisibili. Infatti mediante tale luce si apre ogni manifestazione e rivelazione dei misteri occulti, essa è come la porta celeste che introduce ad una dimensione in cui si vive e si opera come gli angeli. Tale gnosi infatti non è conoscenza astratta, ma fattiva ed operativa, associata ai carismi, cioè alla capacità di agire al di là delle leggi fisiche ordinarie.

Da questa potenza luminosa infatti oltre alla capacità di esaminare e discernere, di essere chiaroveggenti e preveggenti, sorge anche la capacità, mentre uno è nella carne, di levarsi in volo, di camminare sull'acqua, di percorre in un attimo un viaggio di molti giorni, di levitare durante la preghiera.

Essa consente di intervenire compiendo cose straordinarie in ogni parte del mondo: nel cielo, in terra, nel sole, nel mare, negli animali, in tutti gli elementi.

La gnosi è dunque quella lampada che fa sì che uno non cammini nelle tenebre, cioè senza sapere dove sta camminando.

 

 

Gli effetti della luce: leggerezza, sottigliezza e trasparenza

 

La condizione per avere una esperienza spirituale è quindi una trasformazione dell'anima che la renda omogenea al cielo, cioè pura, leggera, trasparente, luminosa, sottile, in grado di ruotare come un astro nel cielo. Infatti si è visto che nel mondo c’è una gradualità per cui ciò che è pesante va in basso, ciò che è sottile e leggero va in alto. Infatti "ogni cosa si protende totalmente verso ciò che le è connaturale: l’anima in quanto incorporea, verso i beni celesti; e il corpo, in quanto polvere, al diletto terrestre.

Quindi il corpo tende naturalmente alla terra, l'anima al cielo. Ma il movimento dell'anima verso il piacere materiale trasmesso dai sensi, la porta a diffondersi verso questi, e quindi a mescolarsi con la materia. Quanto più invece si distacca da questi e dal corpo, tanto più può assumere il suo movimento naturale verso il cielo. Quanto più questo si verifica, tanto più elevata sarà l'esperienza, e tanto più elevati saranno l'ascesa e il destino dell'anima dopo la morte.

 

 

Il corpo

 

Peso, spessore ed opacità sono proprietà della materia, la quale per queste sue caratteristiche tende al basso ed all'assenza di moto e di vita. Ad essa è congenita la malizia, la quale è "una passione proveniente dalla materia, perciò non si dà corpo senza malizia"

È inevitabile che il nous resti contaminato dall'inserimento in un corpo con tali caratteristiche. (Qui si nota più che mai il dualismo antropologico dell’autore che tende ad attribuire alla “materia” gli elementi negativi che ostacolano la gnosi. Sappiamo in realtà che sia la visione paolina dell’uomo carnale che l’insegnamento di Gesù non sostengono tale visione - nota del curatore).

E difatti "l'operazione dell'intelletto è oscurata dalla congiunzione e commistione con il corpo. Per questo motivo non può venire a contatto con le forme intelligibili". Questa commistione consiste nel diffondersi delle potenze dell'anima nel corpo e nell'ambiente circostante, dove sono attratte dal richiamo del piacere. Così da un lato la potenza del nous si disperde, dall'altro le sue operazioni sono ostacolate dal peso e dall'oscurità della materia. Infatti il nous, a motivo della commistione col corpo, "ha bisogno, per comprendere, della fantasia, [...] e della mediazione dello spessore della materia. L'intelletto che è nella carne, ha bisogno di forme corrispondenti per poter afferrare queste.

Perciò la contemplazione del mondo spirituale è imprescindibile da una ascesi previa che consenta il rientro del nous e delle sue potenze nel cuore. Senza la morti­ficazione del corpo "è impossibile accogliere quei riflessi chiari e penetranti" che provengono dalla scienza degli esseri spirituali. "Verremo dunque senza errore all’esperienza del senso immateriale, se assottiglieremo la materia con le fatiche. Deve cioè attuarsi un distacco dai sensi, i quali, con l'inganno del piacere, conducono il nous a mescolarsi con la materia.

Il dolore fisico ottiene lo stesso risultato, cioè di fare rientrare le potenze del nous, le quali, come sono trascinate dal piacere, così sfuggono ciò che spiace. Analoga­mente la tristezza, portando il disgusto verso ogni realtà esterna, evita la dispersione delle medesime verso gli oggetti del desiderio.

Una volta liberatasi dalla catena delle passioni, l'anima tende a salire al cielo, "bramosa di separarsi dalla pesantezza".

 

 

Il nous

 

Non si tratta però solamente di conseguire una progressiva autonomia del nous dal corpo, ma anche di una trasformazione del nous. Infatti il nous resta contaminato dalla commistione con il corpo. Golosità, fornicazione, avarizia, ira, rancore e le altre passioni, ispessiscono la mente e non le permettono di muoversi razionalmente. Infatti il nous "con l'attività di un senso sottilissimo, fa propria, come attraverso la carne, l'attività di quegli stessi pensieri che gli vengono insinuati dagli spiriti maligni". Viceversa chi domina i sensi con l'ascesi e la preghiera "purifica in breve tempo l'intelletto della propria anima e, assottigliandolo con queste cose, lo rende impassibile e chiaroveggente".

Il distacco dai sensi e dalle preoccupazioni per le cose del mondo fa sì che il nous riposi in se stesso. Così, "quando l'intelletto si trova in grande esichia e assenza di sollecitudine, allora il timore di Dio lo tormenta purificandolo con un senso profondo, da ogni spessore terrestre". Nella misura in cui è unito alla carne, il nous può attingere solamente una conoscenza naturale, quanto più invece è "purificato da ogni inclinazione alla materia e posseduto dal divino eros", tanto più attinge ad una scienza che proviene da Dio solo.

"Nell'uomo dedito alla contemplazione, resa sottile per i concetti spirituali, (la parola) diventa ciò che era nel principio, Dio Verbo presso il Padre".

 

 

Il coinvolgimento del corpo

 

A sua volta il distacco del nous dal corpo, e la sua conseguente purificazione hanno una ricaduta sul corpo fisico, che si spiritualizza.

Infatti l'anima e il corpo hanno un'autonomia per cui possono sussistere separati, come avviene nelle uscite estatiche dal corpo. In questi casi, essendo l'anima la vita del corpo, il corpo rimane come senza vita, viceversa l'anima diventa libera dalla prigionia del corpo.

Abitualmente invece sono commisti, poiché l'anima pervade il corpo vitalizzandolo. Il corpo però non è solamente un peso e legame per l'anima, è infatti attraverso il corpo che l'anima si purifica e quindi si spiritualizza. A sua volta il corpo condivide la sorte dell'anima e si trasforma con essa, diventando più o meno pesante, spesso, spirituale.

In seguito alla trasgressione di Adamo, non solo l'immagine divina impressa nell'anima, ma anche il corpo è caduto sotto la corruzione. Un nous orrido e deforme per l'aspetto delle passioni si tradurrà all'esterno in un corpo analogamente  tenebroso; viceversa nei santi, la presenza dello Spirito "renderà divino e celeste anche il corpo all'esterno". Infatti lo Spirito che quasi zampilla nel cuore, riempie l'uomo interiore e rende di fuoco l'uomo esteriore.

Questo fuoco divino e immateriale riduce in cenere lo spessore e la pesantezza corporale. Ridotto a grandissima leggerezza grazie alla continenza, il corpo non è più di ostacolo alla vista dell'anima. La carne, che per natura è fango, via via vengono meno gli umori e il suo spessore, "diviene simulacro luminoso e infuocato della divina bellezza", e rende incorruttibile il corpo.

Mentre prima il corpo era un velo pesante sul nous, opprimente e paralizzante, ora la carne segue docilmente i moti dell'anima. Essa viene affinata, purificata e, resa leggera, segue senza far opposizione i movimenti del nous. Così tutto l'agire del corpo acquisisce un'impronta spirituale.

La virtuosità e razionalità di un'anima traspare in ogni sua espressione: nel modo di guardare, di camminare, di parlare, di sorridere, di conversare, "tutto infatti essa trasmuta e corregge nella forma più decorosa”.

 

INDICE

Parte Prima

LA RICOSTRUZIONE DELL’UOMO INTERIORE

Parte seconda
LA PREGHIERA NELLA FILOCALIA: I SUOI EFFETTI DI TRASFORMAZIONE

 

Prossima pubblicazione:

Parte quarta

IL CORPO DI LUCE

Parte quinta

LA VEGGENZA DEL NOUS

Parte sesta

LE CONFIGURAZIONI DEL CORPO DI LUCE

 

Tratto da: LANFRANCO ROSSI, I filosofi greci padri dell'esicasmo - ed. Il Leone verde - a cui si rimanda per l'approfondimento.