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ISAIA DI GAZA
ASCETIKON

"Ognuno entri nella sua cella per piangere sui suoi peccati"
NORME PER I FRATELLI CHE VIVONO CON ISAIA
O voi che desiderate vivere con me, ascoltate, nel nome di Dio. Che ognuno di voi resti nella sua cella nel timore di Dio; per comando del Signore, non disprezzate il vostro lavoro, e non siate negligenti nella vostra meditazione, né nell'orazione continua; custodite il vostro cuore da pensieri estranei; non formulate giudizi su uomini e cose di questo mondo, ma esaminate piuttosto i vostri difetti e sforzatevi di camminare rettamente, invocando Dio con cuore afflitto, con lacrime e mortificazione, e così Dio vi perdonerà e custodirà, affinché non cadiate più nelle stesse cose; avendo ogni giorno la morte davanti agli occhi (Sir 28; 6), preoccupandovi della vostra uscita dal corpo, di come sconfiggere le potenze delle tenebre (Col 1,13) che vi verranno incontro nell'aria (1Ts 4,17), e di essere integri e irreprensibili nell'incontro con Dio (Fil 1,10); osservando in anticipo il terribile giorno del giudizio e della retribuzione di opere, parole e pensieri di ognuno di noi (Rm 2; 5s); infatti, tutto è evidente e chiaro davanti agli occhi di Colui al quale dobbiamo rendere conto (Eb 4,13).
Salvo in caso di necessità, non parlate a tavola né nell'assemblea liturgica; non correggete chi salmodia, a meno che non ve lo chieda. Lavorate ogni settimana nel timore di Dio, senza abbandonare la meditazione.
Che nessuno entri nella cella del fratello, nè acconsentirete a vedervi prima del tempo. Non sorvegliate il lavoro dell'altro per vedere se tuo fratello lavora più di te o viceversa. Quando svolgete un lavoro senza importanza, non parlate di cose vane (Mt 12,36), non abbiate alcuna familiarità, ma ognuno, nel timore di Dio, realizzi il suo lavoro e la sua meditazione in segreto, raccolto in se stesso.
Quando finisce la riunione o
vi alzate dalla, non mettetevi a parlare gli uni con gli altri nè di Dio nè del
mondo, ma ognuno entri nella sua cella per piangere sui suoi peccati. Se
qualcuno ha bisogno di parlare, parli poco, con umiltà e moderazione, pensando
che Dio lo osserva (Eb 4,13).
Non lamentatevi gli uni degli altri in nulla, nè dite niente contro nessuno; non
giudicate nè disprezzate nessuno con la bocca o col cuore; non criticate mai
nessuno; che la menzogna non esca mai dalla vostra bocca (Ap 14, 51).
Non acconsentite a parlare nè ad ascoltare niente che non vi aiuti (Eb 13,9).
Non ci sia malizia nel vostro cuore, nè odio, nè invidia verso il prossimo.
Che non ci sia mai una cosa nella vostra bocca e un’altra nel vostro cuore,
poiché nessuno può prendersi gioco di Dio (Gal 6,7): Egli vede tutto, tanto ciò
che è nascosto quanto ciò che è manifesto (Eb 4,13).
Ogni pensiero, ogni tribolazione, ogni vostra volontà, tutto ciò che dovete
sopportare, non lo nascondete, ma ditelo liberamente al vostro abba e ciò
che egli vi dice sforzatevi di farlo con fede.
Ascoltate: non trascurate l'osservanza dei miei precetti; altrimenti,
perdonatemi, ma non vi consentirò di restare con me. Se li custodirete in
segreto e apertamente, io parlerò a Dio per voi (Eb 13,17), ma se non li
osserverete, Dio chiederà conto a voi della vostra negligenza e a me della mia
inutilità. Chi custodisce i miei precetti, tanto in segreto quanto apertamente,
sarà da Dio preservato da ogni male e protetto in ogni tentazione (2Pt 2,9) che
sopravvenga in segreto o apertamente.
Vi esorto, fratelli miei: capite perché siete usciti dal mondo e preoccupatevi
della vostra salvezza, in modo che la vostra rinuncia non sia vana (1Ts 3,5) e
non siate confusi davanti a Dio nè davanti a coloro che hanno rinunciato al
mondo per Dio, nè davanti ai santi che si sono così distinti.
Pertanto, l’assenza di lamentele, la mortificazione, l'umiltà, il controllo
della volontà in tutto (2Cor 6; 6), il non confidare nella tua giustizia (Lc
18,9), ma l'avere sempre presenti i propri peccati, genererà in te
costantemente le virtù.
Imparate che l'ozio, l'abbondanza e la vanagloria sciupano tutti i frutti della
vita monastica.
Tratto da: ISAIA DI GAZA, ASCETIKON, ed. Chirico a cui si rimanda per l'approfondimento.