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Frate Egidio compagno di San Francesco
DE LA SANCTA ORATIONE

Uno frate disse a frate Egidio: « Padre, volentera
vorei sapere che cossa è contemplatione.
»
E frate Egidio disse: «A mi pare che lo grado de la contemplatione sia
- uno focho divino e
- una devotione suave del Spirito Sancto e
- uno rapto e suspensione de mente inebriata de la
contemplatione del gusto ineffabile de la divina dolceza e
- una dolze quiete suave e dilectione de l'anima
che sta suspesa e rapita cum admiratione de gloriose cosse superne celestiale e
- uno infogato sentimento intransico de la gloria
celestiale inenarrabile. »
La oratione si è principio e mezo e fine d'ogni bene.
La oratione se illumina l'anima e per essa si descerne el bene del male.
Ogni homo peccatore doverebe fare questa oratione continuamente ogni dì cum
fervore de core cioè humelmente domandare a Dio che le dia perfecto
cognoscimento de si medesmo cioè de la sua propria infirmitade e miseria e
simelmente de li beneficii che là recevuti e riceve da esso bono Dio.
Ma l’omo che non sa orare come pò cognoscere Dio?
Tuti quelli che se debono salvare se elle sono persone de vero intellecto al
postuto besogna che elli se convertischano finalmente a la oratione.
Disse frate Egidio: «Sel fosse alcuno homo che havesse uno suo fiolo el quale
havesse procomesso tanto male che ello fosse sbandito de la citade overo che
fosse condemnato a morte, certa cossa hè che questo homo sarebe molto solicito
de procurare a tuta sua possanza de di e de notte e da ognia hora che elio
miglio potisse impetrare gracia de la vita de questo suo fiolo o de trarlo de
bando facendo grande pregere e supplicatione o donando presenti a tuta sua
possanza per si e per altri soi amici e parenti. Aduncha se questo fa l’omo per
lo suo fiolo e mortale, quanto più l’omo doverebe essere solicito a la oratione
e pregare Dio et essere solicito a fare etiamdio pregare per li boni homini per
la propria l'anima sua la quale è morta quando ella è sbandita de la citade
celestiale o veramente condemnata a morte eterna per li molti soi peccati. »
Uno frate domandò a frate Egidio dicendo: «Padre, per que casone (ragione) vene
questo, che quando l’omo adora Dio è molto più temptato e più combatuto e
travagliato ne la mente sua che in nesuno altro tempo?»
Al quale frate Egidio rispose: «Quando alcuno homo à alcuna questione a
determinare denanze a lo iudice quasi domandando conscilio e adiutorio da elio
subitamente, come lo suo adversario sente questo, se sa presenta a contradire e
a resistere a la domanda de quello homo e dali grande impazo e impedimento («ne
sententia detur pro pro isto»). E così similmente quando l’omo va a l'oratione,
elio domanda adiutorio a Dio de la sua casone e però subito vene lo suo
adversario demonio cum le sue temtatione a fare resistentia e contradictione
cum ogni sua sforza e argumento quanto però che la oratione non sia accepta
denanze a Dio e a ciò che non de essa alcuno merito nè consolatione. E questo
possiamo ben vedere chiaramente però quando noi parlemo de le cose del mundo cum
alcuno: in quella fiata non havemo alcuna temptatione nè furto de mente. Ma se
noi andiamo a la oratione per dilectare e consolare l'anima cum Dio, subito
sentiremo percuttere e ferrire la mente de diverse temptatione le quale le
mette el demonio per fare variare la mente a ciò che l'anima non habia dilecto
nè consolatione de quella che ella parla cum Dio. Ma noi debiamo fare como fà lo
bono chavalero in bataglia che avegna che ello sia ferito o percosso dal suo
inimico non se parte per subito da la bataglia, anze resiste e contrasta
virilmente per havere victoria. Elio se alegri e consoli de la gloria. Ma se lo
chavalero se parte de la bataglia, ello romane vinto e vituperato. E così
simelmente dovemo noi fare cioè per ognia temptatione che non partirse da la
oratione, ma debiamo resistere animosamente però che è beato quello che
sufferisse le temptatione si como dice lo apostolo però che vincendole
riceverà la corona de la vita. Ma se l’omo per temptatione se parte de la
oratione, certa cossa è che ello romane confuso e vinto e sconfitto del suo
inimico.
Uno frate disse a frate Egidio: «Padre, io vidi molti
homini spirituali li quali ricevevano da Dio la gracia de devocione de le
lacrime ne la sua oratione e io non posso sentire nesuna de queste gracie quando
io adoro Dio. » Al quale ello respose: «Fratello mio, io se consilio che tu
lavori humelmente e fidelmente ne la tua oratione però che lo fructo de la terra
non pose havere senza fatiga e senza lavorerio inanze adoperato e anche dreto a
lo lavorerio non seguita però el fructo desiderato pér infin a tanto che non è
venuto lo tempo e la sua stasone e così Dio non dà subito queste gracie a l’omo
in la oratione perfin a tanto che non è venuto el tempo e la stasone convenevole
cioè infin a tanto che la mente non è purgata da ognia carnale affectione
viciosa. Adoncha fratello mio lavora humelmente in la tua oratione però che Dio
el quale è tuto bono e gracioso cognosce d'ogni cossa lo megliore. Quando sarà
al tempo e la sua stasone, ello como benigno te darà molto fructo de
consolatione. »
Uno altre frate disse a frate Egidio: «Que fatu, frate Egidio?» E ello rispose:
«Io fo male. » E quello frate disse: «Que male fatu?» E allora frate Egidio se
volse ad uno frate altro e si glie disse: «Dime, fratello mio, que credi tu o
che sia più presto lo nostro signore Dio a concedere la gracia o noi a
riceverla?» E quello frate rispose: «Certa cossa hè che Dio è più presto a dare
a noi la sua gracia che non sema noi a riceverla. » E alora disse Egidio: «Aduncha
non fò io bene?». E lo frate rispose: «Anze, faciamoi noi male. E alora frate
Egidio se rivolse al primo frate e sì li disse: «Ecco, frate, che se demonstra
chiaramente che noi ficiamo male et hè vero quello che io respose, cioè che io
fàcio male. »
Disse frate Egidio: «Molte opere virtuose sono laudate e comendate in la sancta
scriptura cioè vestire li nudi, passere li affamati, e molte altre sancte opere.
Ma parlando el Signore de la oratione disse cosi: El Padre celestiale va
cerchando tali homini che lo adoreno sopra la terra in spirito e virtude.»
Anchora diceva frate Egidio che li veri religiosi sono simili a li lupi però che (da intendersi poche) volte eschon fora in publico se non per grande necessitade, ma subito retorneno al suo secreto senza molto indusiare infra la zente. Vero è che le bone operatione odorneno l'anima, ma sopra tute le altre cosse la oratione adorna e illumina l'anima.
Uno frate disse a frate Egidio: « Padre, volentera vorei sapere che cossa è contemplatione. » E frate Egidio disse: «A mi pare che lo grado de la contemplatione sia uno focho divino e una devotione suave del Spirito Sancto e uno rapto e suspensione de mente inebriata de la contemplatione del gusto ineffabile de la divina dolceza e una dolze quiete suave e dilectione de l'anima che sta suspesa e rapita cum admiratione de gloriose cosse superne celestiale e uno infogato sentimento intransico de la gloria celestiale inenarrabile. »