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SAN BASILIO IL GRANDE
ASCETIKON
Interrogazioni e
risposte sulla preghiera

Reg. 261 br. – 201 br. – 278 br.
(Tradotte dal greco dal Padre Efrem Leggio ieromonaco basiliano di Grottaferrata)
1. Interrogazione 261 br.
Poiché il signore ha fatto questa promessa: “Tutto ciò che domanderete con fede nell’orazione l’otterrete”; e ancora: “Se due di voi si uniranno sulla terra a domandare qualsiasi cosa, verrà loro concessa”; come mai alcuni, e perfino gli stessi santi, non ottennero ciò che domandarono? Come anche l’apostolo che disse: “Tre volte ho pregato il Signore su questa cosa, perché mi fosse allontanata” (2Cor 12,8), e pure non l’ottenne? E similmente il profeta Geremia e lo stesso Mosè?
Risposta
Il Signore Nostro Gesù Cristo nella sua preghiera disse: “Padre mio, s’è possibile, passi da me questo calice” (Mt 26,37), e soggiunse: “Peraltro si faccia non la mia volontà, ma la tua” (Lc 22,42).
Perciò conviene prima di tutto sapere, che non ci è lecito domandare qualunque cosa vogliamo, non conoscendo noi affatto quel che ne giova implorare; poiché, non sappiamo cosa chiedere secondo che bisogna (Rm 8,26).
Di guisa che, dobbiamo fare le nostre preghiere con molta prudenza, secondo la volontà di Dio.
Non venendo poi esauditi, fa d’uopo riconoscere che vi è necessità o di perseverare o di essere anche più intensi nell’orazione, come appunto il signore stesso ci ha detto in una parabola, che cioè “DOBBIAMO PREGARE SEMPRE SENZA MAI STANCARCI” (Lc 18,1), e, secondo che altra volta egli disse pure, che “per togliersi uno l’importunità, di chi insiste a chiedergli, si leverà anche di notte, e gli darà quanto bisogna” (Lc 11,8).
Avviene poi ancora che non siamo esauditi, perché c’è bisogno di emendazione e diligenza, secondo che il Signore fece dire ad alcuni per mezzo del Profeta: “Quando stendete le vostre mani verso di me, ritrarrò da voi la mia faccia, e se moltiplicherete le preghiere, non vi esaudirò, perché le vostre mani sono piene di sangue; lavatevi prima, rendete puri, ecc.” (Is 1,15).
E che tuttora pure ciò si avveri, e che le mani dei più siano, per così dire, piene di sangue, non vi è da dubitare, almeno se prestiamo fede al giudizio che Dio pronunziò contro colui che, comandato di predicare al popolo, pure tacque; onde si legge che “il sangue del peccatore sarà richiesto dalle mani della sentinella” (Ez 3,18).
Perciò l’Apostolo, convinto di tale verità indubitabile, protestava dicendo: “da quest’ora io sono mondo del sangue di tutti, poiché non ho trascurato d’annunziare a voi tutti la volontà di Dio” (At 20,26-27).
Ma, se chi ha taciuto soltanto, viene a trovarsi reo del sangue di coloro che peccano, che si direbbe dì quelli che scandalizzano gli altri per ciò che fanno o dicono?
Talvolta, peraltro, non si ottiene quello che si domanda per l'indegnità dell'orante, come in Davide, che fece voto di edificare una casa al Signore, e ne fu impedito, e benchè non mancasse di piacere a Dio, pure non venne giudicato degno di tale onore.
Geremia però è chiaro che non fu ascoltato per la malvagità di coloro per cui pregava (Ger 14,11-12).
Succede ancora, e non di rado, che lasciando passare noi, per negligenza, l'opportunità in cui ci conveniva pregare, dopo di ciò le nostre suppliche riescono come fuori tempo e senza effetto.
Quanto poi a quella frase: per questa cosa tre volte ho pregato il Signore, affinchè mi fosse allontanata (2Cor 12,8), bisogna sapere, che di quanto ci avviene di molesto dal di fuori o nel nostro fisico stesso, molteplice e varia n'è la ragione, da che Iddio che manda le prove e le permette, per qualche suo disegno, e perciò riesce più vantaggioso il soffrire, che l'andarne liberi.
Se uno quindi potesse conoscere che, per mezzo di orazioni o suppliche, andrebbe liberato dalla sua avversità, allora chiedendo sarebbe esaudito, come i due ciechi del Vangelo, i dieci lebbrosi e molti altri.
Se poi non si arriverà a conoscere la ragione, per cui si è incorsi nella prova, perché molte volte il fine delle tribolazioni è esercitarci nella pazienza, in tal caso bisogna sopportare sino alla fine; da che pregandosi all'uopo non si viene punto ascoltati, mentre non si coopera allo scopo inteso dalla bontà di Dio.
Quel detto infine: “se due di voi si accorderanno, ecc.” (Mt 18,19), viene dichiarato dal contesto; perché ivi si parla di chi ammonisce il colpevole, e di chi è rimproverato; cioè, non volendo Iddio la morte del peccatore, ma che egli si converta, e viva (Ez 33,11), se l'ammonito si compungerà di cuore, perciò stesso converrà nell'intenzione con chi l'ammonisce, e allora di qualunque cosa, ovvero di qualsiasi peccato, chiederanno entrambi il perdono, verrà loro concesso dal benignissimo Iddio.
Però, se mai l'ammonito non acconsentisse all'ammonitore, in tal caso non si avrebbe più la remissione, ma il legamento dei peccati, secondo ciò che ivi si aggiunge: Tutto quello che avrete legato sulla terra, sarà legato anche in cielo (Mt 18,18).
Ed è così che poi si adempie quel giudizio di cui si parla in proposito, cioè che, se l'ammonito non ascolterà neppure la Chiesa, consideralo come un gentile ed un pubblicano (Mt 18,17).
2. Interrogazione 201 br.
Come si potrebbe ottenere di non distrarsi nell'orazione?
Risposta
Con l'essere ben persuasi che Dio è presente, innanzi agli occhi. Poiché, se uno guarda un principe o un superiore e tratta con lui, gli tiene sopra l'occhio con attenzione, molto più chi prega Dio dovrà tenere fissa la sua mente in Colui che scruta i cuori e gli affetti. E allora si che viene a compiersi ciò sta scritto: “alzando noi al cielo le mani pure, senza ira e senza disputa (1Tm 2,8).
3. Interrogazione 278 br.
Come mai avviene che mentre lo spirito di uno prega, il suo pensiero intanto rimane senza frutto?.
Risposta
Questo fu detto per coloro che facevano le preghiere in lingua ignota a quelli che ascoltavano.
“Poiché, dice l'Apostolo, se io prego in altra lingua, il mio pensiero rimane senza frutto (cfr. 1Cor 14,14).
Infatti, se le parole dell'orazione riescono ignote ai presenti, l'intelligenza di chi prega resta infruttuosa, nessuno traendone vantaggio; mentre quando gli astanti capiscono la preghiera, che possa essere utile a quelli che l’ascoltano, allora chi prega
ne ottiene a suo frutto il miglioramento di coloro che se ne giovano.
E cosi deve dirsi di ogni parola che si pronunzi ad onore di Dio, poiché l’Apostolo dice: “ se vi sia qualche parola buona, che riesca ad edificazione della fede” (Ef 4,29).