![]()
MATTA
EL MESKIN
LA PURIFICAZIONE DEL CUORE

"Non c'è nulla che avvicini il cuore a Dio come la misericordia. E nulla che dia pace alla mente come la povertà volontaria" (Isacco il Siro, Serm. asc. 4)
Con ogni cura vigila sul tuo cuore,
perché da esso sgorga la vita.
(Pr 4,23)
Dal di dentro
infatti, cioè dal cuore degli uomini,
escono le intenzioni cattive.
(Mc
7,21)
Fuggi le
passioni giovanili;
cerca la giustizia, la fede, la
carità, la pace,
insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro.
(1Tm 2,22)
In senso biblico, il cuore è il centro dal quale sgorgano tutte le reazioni della vita spirituale e corporea: "Con ogni cura vigila sul tuo cuore, perché da esso sgorga la vita" (Pr 4,23), non soltanto quelle buone, ma anche quelle cattive: "Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie" (Mt15,19).
Il cuore diviene così
l'interprete della situazione dell'uomo, sia egli buono o cattivo: "L'uomo buono
trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo, dal suo
cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del
cuore" (Lc 6,45), il che significa che il movimento interiore del cuore
influenza l'uomo tutto intero, il suo pensiero, le sue parole e le sue azioni.
Gli è impossibile parlare senza svelare il proprio cuore, che lo voglia o no:
"Perché la bocca parla dalla pienezza del cuore" (Lc 6,45). Così la parola
dell'uomo esprime la realtà del suo cuore e può, di conseguenza, giustificarlo o
condannarlo: "Poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle
tue parole sarai condannato" (Mt 12,37).
Il rapporto tra il cuore e la bocca è espresso da Paolo: "Con il cuore infatti
si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede
per avere la salvezza" (Rm 10,10). Quindi, ciò che il cuore crede, la bocca
deve confessarlo.
Ma l'evangelo ci parla della possibilità di veder coesistere nell’uomo due
cuori, l'uno che traduce esattamente il suo stato, l'altro, contraffatto,
dal quale escono pensieri, parole e azioni simulate che non traducono lo stato
reale dell'uomo. Egli allora parla e agisce da uomo virtuoso per far credere di
esserlo, invece è malvagio: "Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi
che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore" (Mt 12,34).
Questa parola del Signore ci insegna come sia impossibile all’uomo dire cose
buone quando è cattivo, a meno che egli non possieda in se stesso, per simulare
la virtù, una forza supplementare o un altro cuore che viene dal demonio.
Possiamo percepire questo dal fatto che il Signore descriva i falsificatori del
bene "razza di vipere", perché la vipera è il simbolo del demonio; e
l'obiettivo della dimostrazione simulata della virtù è quello di mascherare il
male e meglio assicurarne la persistenza. Tale è la tattica peculiare del
demonio.
Il demonio non si accontenta di insozzare il cuore con il male e le passioni,
trasformando il "tesoro del cuore" in rifugio del maligno che diffonde il male,
ma vi aggiunge la possibilità di associargli un secondo cuore che parla
virtuosamente al fine di mascherare il male e meglio assicurarne la diffusione e
l'azione.
Quanto all'azione di Dio sul cuore, essa consiste nello strappare radicalmente
il cuore malvagio creando nell'uomo “un cuore nuovo” (Ez 36,26). E con questo
cuore nuovo l'uomo diventa necessariamente un uomo nuovo. "Lo spirito del
Signore investirà anche te e ti metterai a fare il profeta insieme con loro e
sarai trasformato in un altro uomo... Ed ecco, quando ebbe voltato le spalle
per partire da Samuele, Dio gli mutò il cuore" (1Sam 10,6.9).
Nella Bibbia, la creazione del cuore nuovo equivale a tre
operazioni essenziali. La prima: il cuore dell'uomo peccatore è contrito; la
seconda: l'uomo è interamente lavato e purificato dall’interno; la terza: l'uomo
riceve lo Spirito santo.
Ritroviamo queste operazioni espresse con grande chiarezza nel Salmo 51:
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato
Purificami con issopo e sarò limpido.
Lavami e sarò più bianco della neve.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito…
un cuore affranto e umiliato, o Dio, tu non disprezzi.
Nell'Antico Testamento, la
creazione di un cuore nuovo era un'operazione eccezionale e individuale. Nel
Nuovo Testamento, essa è generalizzata, non solo relativamente alla creazione di
un cuore nuovo, ma anche alla creazione di un uomo interamente nuovo.
Quanto alle tre operazioni, le ritroviamo tutte nel mistero battesimale, nel
quale il cuore è lavato e purificato nella fede: "... purificandone i cuori con
la fede" (At 15,9). Sul piano sensibile ciò è espresso con l'immersione
nell'acqua nel Nome di Cristo. Ma la purificazione è completa solo quando il
cuore, contrito per il pentimento e la rinuncia al peccato, ottiene la
remissione: "Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel Nome di Gesù
Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello
Spirito santo" (At 2,38). E’ quindi a perfezionamento della purificazione per la
fede e il pentimento che l'uomo riceve lo Spirito santo.
Così, la creazione di un cuore nuovo con l'acqua e lo Spirito diventa possibile
per ogni uomo tramite la fede e la conversione.
C'è però una differenza importante tra la purificazione del cuore
attraverso la fede e la conversione, e la creazione, attraverso lo Spirito
santo, di un cuore puro e nuovo.
La purificazione del
cuore è per noi un percorso obbligatorio e necessario, mentre la creazione di un
cuore puro e nuovo e un’azione soprannaturale che spetta a Dio solo. E’ tuttavia
legata al nostro cammino, perché è nella misura in cui noi purifichiamo il
nostro cuore attraverso la fede e la conversione che diventiamo atti ad
accogliere pienamente quel cuore nuovo creato a immagine di Dio. E’ nella
misura in cui detestiamo il male, aborriamo i pensieri e le passioni malvagie e
abbiamo in orrore le opere del peccato, che diventiamo atti ad accogliere la
potenza della santità perché abiti in noi come una nuova natura, riversando in
noi l'amore divino e ispirandoci le opere di giustizia. Nella misura in cui ci
sforziamo di purificare il nostro cuore dalle tenebre del peccato che oscurano
lo sguardo spirituale, diventiamo atti ad accogliere la verità, a portarla e a
radicarla nelle profondità del nostro essere. In altri termini, è nella misura
in cui ci sbarazziamo dell'uomo vecchio con i suoi mali esecrabili che possiamo
apparire nella forza dell'uomo nuovo divino: "Vi siete spogliati dell'uomo
vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una
piena conoscenza, a immagine del suo creatore" (Col 3,9-10).
Entriamo qui nell'ambito della teologia ascetica e mistica per la quale le opere
dell'uomo e la sua fatica, sostenute dalla grazia, rappresentano una base
essenziale nell'accoglienza dei doni ineffabili di Dio che superano tutte le
opere e la natura stessa dell'uomo.
I padri asceti hanno posto come condizione indispensabile della salvezza "la
purificazione del cuore", perché essa condiziona la nascita dell'uomo nuovo e
permette di vivere una nuova vita spirituale in Cristo.
Per i padri, il cuore, hè kardia, rappresenta, conformemente alla
nozione biblica, il centro dell'essere umano nella sua totalità. Corrisponde,
con la sua descrizione e i suoi effetti, a quello che è il cervello per i
medici. Ha anche, senza dubbio, un senso più ampio: è il centro delle facoltà,
delle capacità, dell'intelligenza, del discernimento, della volontà, della
sapienza e del giudizio, tutto ciò nasce da esso e in esso si fissa.
138. Così è per il cuore che ha la mente che lo governa, la coscienza che lo rimprovera, i pensieri che lo accusano e lo difendono. (Macario il Grande, Hom. sp. 15,33)
Nella stessa omelia, Macario
descrive il cuore come "l'officina della giustizia e dell'ingiustizia, là la
morte, la vita, il commercio onesto e quello fraudolento ".
Sebbene il cuore possa diventare il crocevia di tutti i mali, egli dice ancora:
139. E di nuovo là vi è Dio e anche gli angeli, la vita e il regno, la luce e gli apostoli, le città celesti, i tesori di grazia... (Macario il Grande, Hom. sp. 43,7)
140. Il cuore dirige e governa l'intero corpo e quando la grazia si è impossessata dei pascoli del cuore regna su tutte le membra e sui pensieri. Nel cuore è la sede dei pensieri e ogni pensiero dell'anima e la sua speranza, perciò da esso la grazia fluisce in tutte le membra del corpo. (Macario il Grande, Hom. sp. 15,20).
Appare così che la grazia, agli
occhi dei padri, può penetrare il pensiero, la volontà, la coscienza e tutte le
membra, se ha dominato il cuore. In altri termini, la natura dell'uomo il cui
cuore è investito dalla grazia diviene, a causa di ciò, una natura spirituale
nuova. Da qui il valore della purificazione del cuore come preludio
all'inabitazione della grazia.
Macario il Grande insiste nel dire che il cuore malvagio insozza la volontà e
corrompe le inclinazioni e gli istinti naturali. Nello sguardo e nelle mani di
un simile uomo, senza che egli se ne renda conto, tutto diventa impuro.
141. Nel cuore di quanti sono
figli della tenebra regna il peccato ed esso fluisce in tutte le sue membra,
infatti "dal cuore escono i pensieri malvagi" (Mt 15,19) e, diffusosi in tal
modo, ottenebra l'uomo ... Come l'acqua fluisce attraverso un canale, così il
peccato attraverso il cuore e i pensieri. Quanti negano questo sono confutati e
dileggiati dal peccato stesso, benché esso non voglia trionfare; il male
infatti cerca di restare occulto e nascosto nei pensieri dell'uomo. (Macario Il
Grande, Hom. sp. 15,21)
Così, il primo sforzo dell'uomo e la sua prima preoccupazione per sormontare le
derive della volontà e raddrizzare le inclinazioni e gli istinti che si fossero
lasciati sottomettere dalla dominazione del male diventa, prioritariamente, la
purificazione del cuore, cioè il faccia a faccia con il male all'interno del
cuore per dominarlo, combatterlo e annientarlo.
Macario descrive il cuore nella stessa omelia 15 come "il palazzo di Cristo,
dove viene a riposare". Lo descrive anche come "il capitano di una nave che
dirige e governa tutto l'equipaggio", come il conducente del carro: "Se un
carro, le redini, gli animali e l'intero equipaggio sono affidati a un solo
conducente, costui, quando vuole, spinge il carro a rapidissima velocità e,
quando vuole, lo ferma; e a sua volta il carro dunque è in potere di chi lo
guida. Così anche il cuore”.
È così che Macario esprime l'aspetto primario dell'azione del cuore e la sua
estrema importanza in quanto capitano della nave della nostra vita e conducente
del carro che traina i nostri corpi. Se quindi il capitano è ignorante e
insensato, che cosa ne sarà della nave? E se il conducente è scervellato e
folle, quale sarà la fine del viaggio per il carro e i suoi cavalli?
Se la casa è sporca, come potrà il Signore venire a riposarvi e ad abitarvi?
142. Quanto più la casa dell'anima, ove riposa il Signore, ha bisogno di essere adornata affinché possa entrarvi e riposarvi colui che è immacolato e irreprensibile. In quel cuore trovano riposo Dio e tutta la chiesa celeste. (Macario il Grande, Hom. sp. 15,45)
Macario ritiene che, come la costruzione della città comincia con la demolizione delle rovine, come la coltivazione della terra comincia col dare fuoco ai rovi, così il cammino della vita comincia con la purificazione del cuore.
143. Quando una casa è stata abbandonata e uno la vuole ricostruire, innanzitutto abbatte gli edifici in rovina, pericolanti... E chi vuole coltivare un giardino in luoghi deserti e maleodoranti comincia per prima cosa a ripulire il posto, lo cinge con un recinto, scava dei fossi ... Così anche le volontà umane dopo la trasgressione sono incolte, deserte, disseminate di spine ... Occorre dunque molto lavoro e molta fatica per ricercare e porre il fondamento finché nel cuore degli uomini non venga il fuoco e inizi a ripulirlo dalle spine. (Macario il Grande, Hom. Sp. 15,33)
Ma perché Dio ha scelto il cuore
dell'uomo quale luogo privilegiato del suo riposo, escludendo ogni altro?
"Dammi il tuo cuore e prestami attenzione, figlio mio, e tieni fisso lo sguardo
ai miei consigli" (Pr 23,26). E il primo comandamento: "Tu amerai il Signore tuo
Dio con tutto il cuore" (Dt 6,5). In realtà, l'uomo non possiede nulla di più
fondamentalmente sensibile, tenero, dolce, misericordioso e affettuoso del
cuore. Il cuore esprime l'insieme dei sentimenti dell'uomo più delicati e più
veri. Non è tuttavia per questo motivo che Dio chiede il cuore dell'uomo. Il
cuore ha una qualità che supera la dolcezza, la tenerezza, la misericordia e
l'affetto, che fa di lui il centro dal quale sgorga la personalità con tutte le
sue componenti, le sue caratteristiche e i suoi particolarismi.
Il cuore è, in un certo senso, il santo dei santi
dell'uomo. E’ questa sola qualità a renderlo degno di Dio. Così, se
l'uomo ama Dio con tutto il cuore, ciò significa che l'ama con tutto il proprio
essere; di più, significa che si dona interamente a lui. E quando Macario dice
che il cuore ingloba la mente, la coscienza e i pensieri, mette l'accento sulla
ragione principale dell’interesse di Dio per il cuore dell'uomo e per il suo
amore.
Dio non è interessato all'amore afféttivo, quali che siano la sua intensità e
perfino la sua violenza, perché si tratta di un amore che durante il cammino,
quando i sentimenti sono feriti o offesi, necessariamente si spegne. Dio si
preoccupa dell'amore del cuore, quello nel quale l'uomo si dona e dona tutto ciò
che è, quell'amore le cui ferite ravvivano la fiamma, che i dolori affinano e
che la morte perfeziona.
Per questo la purificazione del cuore è di una tale importanza per coloro che
desiderano amare Dio. Dio non chiede né accetta l'amore parziale o condiviso. E’
necessario che il cuore sia totalmente per Dio. "Con tutto il tuo cuore", vuoi
dire: con un cuore depurato da tutte le imperfezioni dei sentimenti umani, dai
legami carnali o dalle inclinazioni e dalle emozioni dei sensi, ciò significa
anche completamente purificato da tutti gli idoli e dai culti segreti.
Il santo dei santi deve essere consacrato a Dio solo
e per lui ornato.
PAROLE
DEI PADRI
144. Ma una volta fatto questo, dobbiamo custodire con ogni cura il nostro cuore (Pr 4,23) perché non ci accada di scacciare il pensiero di Dio o di infrangere con fantasmi di cose vane il ricordo delle sue meraviglie; dobbiamo piuttosto perseverare nel santo pensiero di Dio mediante un ricordo incessante e puro, impresso nelle nostre anime come sigillo indelebile. In questo modo resta vivo in noi l'amore di Dio che ci incita all'adempimento dei comandamenti del Signore e, a sua volta, viene custodito e reso duraturo e saldo per mezzo loro. (Basilio il Grande, Reg. fus. 5,2)
145. Che cos'è in breve la purezza?
- E’ un cuore che nutre compassione per tutta la natura creata...
- Che cos'è un cuore che nutre compassione?
- E’ un cuore che arde per tutta la creazione, per gli uomini, per gli uccelli,
per gli animali ... per ogni creatura. Quando pensa a essi, quando li vede, i
suoi occhi versano lacrime. Tanto forte e tanto violenta è la sua compassione e
tanto grande è la sua costanza, che il suo cuore si fa piccolo incapace di
sopportare l'ascolto o la visione della minima tristezza in seno alla creazione.
Per questo prega con lacrime a ogni ora per gli animali privi di ragione, per i
nemici della verità e per tutti quelli che gli fanno del male, affinché vengano
custoditi e siano perdonati. (Isacco il Siro, Serm. asc. 74)
146. Se tu sei puro, il cielo è in te; e dentro di te vedrai gli angeli e la loro luce, e con loro e in loro vedrai il loro Signore. (Isacco il Siro, Serm. asc. 43)
147. Dio è un fuoco che infiamma il cuore come un braciere; così, se sentiamo il freddo invadere il nostro cuore, l'avversario non è lontano, perché il demone è il freddo. Dobbiamo allora pregare il Signore affinché venga e metta il fuoco nel nostro cuore, fuoco dell'amore per lui, fuoco dell'amore per il prossimo. Di fronte al volto di Dio, tutto calore, il demone fugge e nel suo cuore si dissipa la sua freddezza. (Serafim di Sarov)
148. Qual è il segno che un uomo ha raggiunto la purezza del cuore? E’ veramente puro nel proprio cuore, quando ritiene che tutti gli uomini siano buoni e nessuno di essi appare ai suoi occhi impuro o contaminato. Come si compirebbe altrimenti la parola dell'apostolo, che dice che, quando uno si levi in ogni virtù, reputa tutti gli esseri superiori a sé, nel cuore e in verità (cf. Fil 2,2-3), senza parlare del profeta che dice: "L'occhio buono non vede il male" (cf. Ab 1,13). (Isacco il Sito, Serm. asc.. 35)
149. I cristiani devono pertanto lottare in ogni cosa e non giudicare nessuno, né la prostituta, né i peccatori, né i dissoluti, ma guardare tutti con semplicità e occhio puro affinché diventi come naturale e istintivo non disprezzare, non giudicare, non odiare nessuno, né fare differenze tra l'uno e l'altro. Se vedi uno con un occhio solo, non giudicarlo in cuor tuo, ma trattalo come se fosse sano, e chi ha una mano deforme come se l'avesse sana. Considera lo storpio come se avesse le gambe diritte e il paralitico come sano. Questa infatti è la purezza di cuore, che al vedere i peccatori o i malati tu ne abbia compassione e misericordia. (Macario il Grande, Hom. Sp. 15,8)
150. Se tu rinasci in Cristo, allora ogni uomo che nasce in Cristo è tuo fratello. E se è così, tu non devi preferirti in niente a tuo fratello. (Giovanni di Dalyatha, Omelie sui doni dello Spirito)
151. Attento a non sederti nel tuo angolo a giudicare tuo fratello; fossi pure installato sulla vetta della perfezione ciò distruggerebbe tutto l'edificio delle tue virtù. (Isacco il Siro, fondo arabo I,2,231)
152. Da ogni passione malvagia che ha intrappolato il cuore e della quale esso si è infatuato, solo con mille astuzie, molti sforzi e molte preghiere e lacrime riuscirà a liberarsene. (Isacco il Siro, fondo arabo I,2,124)
153. Se desideri ardentemente la pace del cuore e il riposo della coscienza che sono i frutti dell'albero della vita, alfine di non morire sradica dal tuo cuore l'albero della conoscenza del bene e del male del quale Dio ha proibito al primo uomo di mangiare. (Isacco il Sito, fondo arabo II, Omelie selle disposizioni della vita solitaria)
154. Se ti metti a confrontare i caratteri dei tuoi fratelli e i loro stili di vita, perderai sicuramente, e molto, perché ti metterai a giudicare le persone e, senza rendertene conto, arriverai a biasimare l'ordinatore della creazione e a giustificare te stesso, cadendo così nell'orgoglio. (Isacco il Siro, fondo arabo II, Omelie sulle disposizioni della vita solitaria)
155. A fatica si troverà un esiguo numero di persone che è arrivato a disdegnare la sovrabbondanza di scienza che aveva accumulato e a sostituirla con la semplicità dei peccatori e l'innocenza del cuore. Sono quelli i gioielli della corona del re. (Isacco il Siro, fondo arabo II, Omelie sulle disposizioni della vita solitaria)
156. La felicità di Dio è vederci puri come ci ha creato. Noi lo rattristiamo quando mutiamo lo stato della nostra creazione. L'anima è a immagine di Dio; e siamo noi ad averla deformata. Essa aveva la possibilità di guardare Dio con un'intima tenerezza; siamo noi che l'abbiamo pervertita affinché serva le passioni piuttosto che il suo creatore. (Isacco il Siro, fondo arabo II, Omelie sulle disposizioni della vita solitaria)
157. Non c'è nulla che avvicini il cuore a Dio come la misericordia. E nulla che dia pace alla mente come la povertà volontaria. (Isacco il Siro, Serm. asc. 4)
158. Ama i poveri e anche tu, tramite loro, troverai misericordia. (Isacco il Siro, Serm. asc. 5)
159. Non prendere in avversione il cattivo odore dei malati e dei poveri, perché anche tu sei rivestito di carne! (Isacco il Siro, Serm. asc. 5)
160. Ama i peccatori, ma respingi le loro opere. Non li disprezzare per le loro colpe, per non cadere anche tu nelle stesse tentazioni. (Isacco il Siro, Serm. asc. 5)
161. Ricordati che anche tu partecipi [alla natura terrestre], al fetore di Adamo e che anche tu sei rivestito della sua infermità. (Isacco il Siro, Serm. asc. 5)
162. Se tu sei veramente misericordioso, quando iniquamente e con ingiustizia ti viene tolto il tuo, non adirarti, né di dentro, né di fuori; e non mostrare ad altri la tua sopportazione, ma fa che i guasti dell'ingiustizia che hai subito siano ingoiati da passioni di misericordia, come la forza del vino è temperata nell'acqua abbondante! (Isacco il Siro, Serm. asc. 6)
163. Mostra la grandezza della tua misericordia rendendo il bene con gioia a coloro che sono stati ingiusti verso di te. (Isacco il Siro, Serm. asc. 6)
164. Se tu sei veramente umile non turbarti se subisci un'ingiustizia. Non parlarne [per giustificarti]. Ma prendi effettivamente su di te le calunnie come verità e non cercare di persuadere gli uomini che la storia è diversa, ma piuttosto domanda perdono! (Isacco il Siro, Serm. asc. 50)
165. Stendi il tuo mantello sul peccatore e coprilo. E se non puoi prendere su di te i suoi errori e ricevere il castigo al suo posto, subisci almeno il disonore, affinché non lo subisca lui. (Isacco il Siro, Serm. asc. 50)
166. Dio ascolta ed esaudisce le richieste di coloro che lo amano e lo cercano con tutto il cuore. Quanto, invece, a coloro che non vengono a lui con tutto il loro cuore, ma hanno un cuore diviso e tutto ciò che fanno non è altro che ostentazione per ottenere la gloria degli uomini, Dio non ascolta nessuna delle loro preghiere, ma si adira ancor più poiché essi agiscono per ipocrisia. (Antonio il Grande, Lettere 10, X)
Tratto da Matta El Meskin, L'ESPERIENZA DI DIO NELLA PREGHIERA - ed. Qiqajon COMUNITA' DI BOSE, a cui rimandiamo vivamente per un proficuo approfondimento