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MATTA EL
MESKIN
IL CONTROLLO DEL PENSIERO

… e rendendo ogni intelligenza
soggetta all'obbedienza al Cristo. (2Cor 10,5)
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta. (1Sam 3,10)
Dove sono i vostri cuori?
Sono presso il Signore. (La divina liturgia)
"Per l'uomo c'è un unico cammino che gli permette di raggiungere la pace interiore e il riposo del pensiero: l'amore, l'amore che sgorga dalla fede e dalla fiducia in Dio. I metodi volontaristi del controllo del pensiero possono riuscire a governare parzialmente il pensiero e le capacità immaginative, ma non possono riuscire a fissare il pensiero in Dio"
"Quando l'amore di Dio ne infiamma il cuore, l'uomo, non solo controlla il proprio pensiero e i propri sensi ma, nella propria interezza, accede anche a uno stato di quiete e di serenità paragonabile al paradiso"
"Fate del corpo di cui siete rivestiti un incensiere nel quale innalzare tutti i vostri pensieri e i vostri piani malvagi, e presentateli al Signore affinché elevi a sé i vostri cuori. Pregatelo con tutta la forza dell'intelletto che conceda la discesa dal cielo su di voi del suo fuoco immateriale per ardere tutto ciò che si trova in quell'incensiere, così da purificarlo. Allora ... vedrete la traccia di un uomo [nuovo] che emerge insieme all'acqua dalla sorgente divina". (Antonio il Grande)
Tra le grazie con le quali Dio ha gratificato l'uomo c'è l'ampiezza dell'immaginazione umana capace di estendersi ben oltre i limiti del mondo materiale. Il pensiero umano è in grado di abbracciare tutto ciò che si trova sulla terra e si estende ancora oltre a immaginare ciò che è nell'aldilà.
Dio ci ha fornito di un'immaginazione viva affinché possiamo rappresentarci gli eventi del passato, viverne, partecipare alle loro grazie e preservarci dai loro errori. Così, dalla vita di Cristo, dei profeti e dei santi, possiamo attingere immagini viventi e imprimerle nelle nostre vite: "Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l'esito del loro tenore di vita, imitatene la fede" (Eb 13,7). "Imparate da me" (Mt 11,29).
Unendo al presente delle nostre vite il passato con le sue immagini vive impresse nella nostra memoria, possiamo prolungarlo grazie all'immaginazione e concepire un avvenire migliore.
L'immaginazione è il legame che unisce le verità del passato alle realtà del presente e alle speranze del futuro.
Tuttavia l'ampiezza dell'immaginazione differisce a seconda delle persone; ve ne sono alcune dotate di un'immaginazione potente, illimitata, capace di concepire le cose nella loro verità senza vederle. Così, non appena il loro sguardo cade su cose ordinarie, insignificanti per gli altri, vi vedono una bellezza e un fascino nascosti e ne traggono considerazioni di un'estrema precisione e perspicacia.
Altri non vedono negli eventi che immagini pure e semplici che nella coscienza rapidamente si dissipano, al punto che i sensi vi prestano poca attenzione; esse passano senza lasciare nell'anima alcuna traccia.
Certuni possono farsi un'idea estremamente sensibile degli eventi del passato; tutti i sensi partecipano allora al clima dell'evento, tanto che la persona percepisce in profondità di vivere in esso. Coloro che sono dotati di questo tipo d'immaginazione sono profondamente impressionati dalla vita di chi li ha preceduti, possono facilmente trasporre immagini della vita dei loro predecessori e imprimerle nella propria vita; esse diventano così verità del presente.
L'immaginazione, come ogni dono naturale creato da Dio, può deviare e, invece di essere per l'uomo causa d'elevazione e di crescita sul cammino della virtù, può trarlo in inganno, lasciando vagabondare il suo pensiero verso il male e la passione, perdersi nelle futilità e nel distorcimento morale e consegnarsi a sogni illusori.
Se l'uomo non diffida di questa deriva, se non governa il proprio pensiero e non controlla la propria immaginazione, sarà per lui di un'influenza disastrosa, in particolare durante la preghiera.
Dobbiamo dunque cercare di sapere come nasce l'immaginazione.
L'immaginazione non è un entità esistente in quanto tale, libera dal comportamento dell'uomo, come a prima vista può sembrare; è la risultante di molteplici forze: l'ambizione, l'impotenza, la passione repressa, l'invidia amara, la collera e la paura sono fattori che possono risvegliarla e proiettarla lontano dal mondo della verità e della realtà per supplire a ciò che l'anima è stata incapace di realizzare.
Per questo, per curare dal vagabondaggio del pensiero nei sogni e dall'evasione dal mondo reale, si parte dall'analisi dei soggetti del pensiero vagabondo. E’ un percorso relativamente facile che uno può fare da solo. Per garantire però un risultato determinante è meglio che sia il padre spirituale a guidare una simile analisi.
È inutile tentare di controllare il pensiero con la forza; è impossibile. La mente continua a funzionare e il pensiero a dispiegarsi fino a quando nell'uomo c'è un soffio di vita, sia sveglio oppure dorma. Il rimedio sta nella conoscenza della ragione del vagabondaggio del pensiero nei territori del male, e poi nel percorso necessario per trattare le cause della repressione.
Parimenti, dobbiamo preparare al pensiero un buon terreno, perché possa installarvisi e soddisfare i propri bisogni immaginativi e contemplativi, esercitandolo alla contemplazione e al ricordo degli eventi della Scrittura e delle vite dei padri, attraverso un sostenuto esercizio quotidiano.
Nonostante tutto quel che possiamo dire e tutto ciò che possiamo fare a proposito del controllo del pensiero, in modo particolare durante la preghiera, in realtà, per l'uomo c'è un unico cammino che gli permette di raggiungere la pace interiore e il riposo del pensiero: l'amore, l'amore che sgorga dalla fede e dalla fiducia in Dio. I metodi volontaristi del controllo del pensiero possono riuscire a governare parzialmente il pensiero e le capacità immaginative, ma non possono riuscire a fissare il pensiero in Dio.
Quando nel cuore dell'uomo esplode l'amore di Dio, esso non investe soltanto la mente, ma tutti i sensi, e l'uomo tutto intero diviene bocca che parla e orecchio che ascolta: nessuna forza può più separarlo dal suo dialogo d'amore con Dio.
Quando l'amore di Dio ne infiamma il cuore, l'uomo, non solo controlla il proprio pensiero e i propri sensi ma, nella propria interezza, accede anche a uno stato di quiete e di serenità paragonabile al paradiso.
Ciò dipende dal senso di sicurezza e di fiducia assoluta che si riceve alla presenza del Dio onnipotente. Il passato, con i suoi mali e i suoi tristi ricordi, è cancellato dall’orizzonte del pensiero in preghiera, nemmeno esistono più le preoccupazioni del presente con le loro esigenze, e scompare l'angoscia del futuro con le sue incognite. Ormai l'anima riposa in Dio. Ha posto in lui una fiducia illimitata, simile a quella del bimbo che riposa sul seno di sua madre.
Uno dei più grandi misteri del nostro amore di Dio e del suo impatto sull'anima umana è, senza dubbio, la capacità di quest’amore di convincere l'anima ad affidare totalmente, semplicemente e immediatamente, la propria volontà, la propria vita, le proprie speranze e la propria debolezza nelle mani del suo amato. L'uomo si alza allora per pregare, non soltanto con lo spirito chiaro e il pensiero controllato, ma anche con un senso di abbandono, di serenità e di calma perfino nelle situazioni d'angoscia e di turbamento più violente e pericolose.
L'atteggiamento del martire che avanza verso la spada del carnefice con calma e tranquillità, pregando e levando al cielo le mani e gli occhi, è immagine viva ed eloquente della potenza dell' amore capace di vincere su tutto.
Per colui che ama, la disposizione al dono di sé e all'abnegazione è il miglior scudo contro tutti gli imprevisti, tutte le minacce e le angosce che, durante la preghiera, sono i fattori più potenti di turbamento del pensiero.
PAROLE DEI PADRI
266. Come si può riuscire a non essere mai distratti durante la preghiera? Con la certezza di essere sotto gli occhi di Dio.
Se uno, infatti, vede un principe o un superiore e parla con lui, non lascia vagare lo sguardo; quanto più chi prega Dio non lascerà vagare la mente lontano da colui che scruta i cuori e i reni, e adempirà così quanto sta scritto: "Alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese" (1Tm 2,8). (Basilio il Grande, Res, br 201)
267. È possibile non essere mai distratti in nulla? E come si può riuscire? Che sia possibile l'ha dimostrato colui che ha detto: "I miei occhi sono sempre rivolti al Signore" (Sal 25,15), e: "Vedevo sempre il Signore innanzi a me, sta alla mia destra perché non vacilli" (Sal 16,8).
Come sia possibile, già lo si è detto: se non concederemo all'anima alcun lasso di tempo in cui stia in ozio, lungi dal pensiero di Dio, delle sue opere e dei suoi doni, e non lo lodi e lo ringrazi per ogni cosa. (Basilio il Grande, Reg. br 202)
268. Quando la tua mente si disperde, attieniti alla recitazione più che alla preghiera… Ma non ogni libro è utile… Onora la recitazione, se puoi, più dello stare in piedi [in preghiera o nelle veglie]; perché essa è una sorgente della preghiera pura. (Isacco il Siro, Serm. asc. 65)
269. Lotta così pregando ininterrottamente col cuore, concentrando la mente facile a distrarsi, poiché Dio esige da chi vive in obbedienza una preghiera che combatte il disturbo delle distrazioni, durante la quale se ti sorprendi distratto non ti scoraggiare, ma senza smarrirti d'animo richiama sempre la tua mente all'attenzione. (Giovanni Climaco, Scala par. 4,101)
270. Pensieri impuri e nefandi insorgono in noi quando siamo in preghiera; il più nefasto è la blasfemia. Nessun altro pensiero cattivo si manifesta con tanta difficoltà, e quindi spesso rimane inespresso in tanti cuori fino alla tarda vecchiaia ... ma se noi perseveriamo fino alla fine nella preghiera, essi se ne vanno subito appena finite le orazioni, perché non amano combattere se non contro quelli che fanno loro la lotta.
Perciò chi essendo molestato dallo spirito di bestemmia se ne vuole liberare, si convinca e persuada che causa di siffatti pensieri non è il suo spirito ma il demonio impuro che tentò persino il Signore dicendogli: "Ti darò tutto questo se prostrato mi adorerai" (Mt 4,9).
Anche noi pertanto disprezziamolo, e non facciamo neppure caso alle sue suggestioni, ripagandolo con la stessa moneta: "Indietro, Satana! Io mi prostrerò davanti al mio Dio e Signore, adorerò lui solo!" (Mt 4,10). (Giovanni Climaco, Scala par. 23,6.9)
271. Ama l'hesychia il pensiero vigoroso e conciso, sempre vigile alla porta del cuore per eliminare o respingere quelli che dall'esterno vorrebbero in esso irrompere. Chi ha l'hesychia nel cuore sa quel che voglio dire.
Era un esicasta colui che diceva: "Io dormo, ma il mio cuore veglia" (Ct 5,2). (Giovanni Climaco, Scala par. 27,3.18)
272. Quanti hanno veramente appreso a pregare mentalmente sapranno instaurare il colloquio quasi parlando all'orecchio del re; quanti sanno fare preghiera vocale si prostreranno a lui nella grande adunanza. (Giovanni Climaco, Scala par. 27,22)
273. La lettura è fatta per illuminare come si deve la mente e tenerla nel raccoglimento, perché è parola dello Spirito santo che armonizza nella piena pace coloro che vi partecipano. (Giovanni Climaco, Scala par. 27,93)
274. Nella preghiera ... non devi cercare molte parole, perché tale affannarsi causa la dissipazione della mente. Con una breve frase il pubblicano placava il Signore, e una sola espressione pronunciata con fede salvò il ladrone. Molte parole spesso distraggono nella preghiera perché riempiono la mente di fantasie ... Quando a un certo punto della preghiera c'è una parola che ti piace e ti concilia la compunzione, resta lì: allora si unirà alla tua preghiera l'angelo custode. (Giovanni Climaco, Scala par 28,10.11)
275. Cerca di elevare la mente a Dio o piuttosto di tenerla chiusa entro l'ambito delle espressioni di orazione, e se per debolezza infantile non si tiene ferma, rimettila subito in sesto: purtroppo la nostra mente è instabile, ma l'onnipotente può renderla stabile. (Giovanni Climaco, Scala par. 28,17)
276. Il Signore ha in abominio chi prega accettando i pensieri impuri che gli passano per la mente, voltandogli le spalle come un cortigiano che stando alla presenza del re terreno si rigirasse per parlare con i nemici del suo signore. (Giovanni Climaco, Scala par. 28,57)
277. Per pregare non aspettare di essere liberato dalla dispersione dei pensieri. Sappi piuttosto che è il tuo perseverare nella preghiera con molti sforzi che farà cessare la dispersione e l'allontanerà dal tuo cuore. (Isacco il Siro, fondo arabo I,2,98)
278. Se rifiuti di pregare fino a quando il tuo pensiero non sia stato totalmente liberato dal ricordo di questo mondo, non pregherai mai. Colui che è vittima di quest'illusione chiede la perfezione prima di ogni sforzo, e ciò è assolutamente impossibile. (Isacco il Siro, fondo arabo I,2,99-102)
279. Se vuoi sfuggire la dispersione dei pensieri per poter pregare, allontanati dalle cose materiali e dalle preoccupazioni di questo mondo, e dall'ambizione d'acquisirle. Via via che lascerai tutto questo, la preghiera pura, a poco a poco, troverà in te la sua dimora. (Isacco il Siro, fondo arabo I,2,106-107)
280. Il movimento dei nostri pensieri non ci vale la condanna, ma al contrario, la grazia, se li disapproviamo e resistiamo loro; ma se acconsentiamo ai pensieri malvagi permettendo loro d'installarsi in noi, allora saremo condannati a causa loro. (Isacco il Siro, fondo arabo I,2,108-109)
281. Fai quel che ti dico: ogni volta che i demoni cominciano a turbarti il cuore con pensieri di passione, collera o vanagloria, non seguirli ... Proietta la forza della tua passione nell'amore di Dio chiedendogli aiuto e vittoria. Dal momento in cui Dio avrà visto la tua volontà di non godere del peccato, nemmeno col pensiero, per il tuo amore per lui, egli ordinerà al tuo angelo custode di cacciare lontano da te i demoni che ti assillano, i quali fuggiranno come polvere al vento di tempesta. (Isacco il Siro, fondo arabo I,3,137-143)
282. Dio non chiede all'uomo di essere impermeabile ai movimenti del pensiero durante la preghiera; gli chiede di non prestarvi attenzione e di non goderne. E tu, fratello mio, non pretendere di sottrarti completamente alla dispersione del pensiero, perché ciò è impossibile, ma piuttosto, trasferiscila dal terreno del male a quello del bene. Proietta il tuo pensiero in Dio, nella sua gloria e nella sua magnificenza. Questo genere di dispersione è superiore alla preghiera pura. (Isacco il Siro, fondo arabo I,7,8,11,13)
283. Fate del corpo di cui siete rivestiti un incensiere nel quale innalzare tutti i vostri pensieri e i vostri piani malvagi, e presentateli al Signore affinché elevi a sé i vostri cuori. Pregatelo con tutta la forza dell'intelletto che conceda la discesa dal cielo su di voi del suo fuoco immateriale per ardere tutto ciò che si trova in quell'incensiere, così da purificarlo. Allora ... vedrete la traccia di un uomo [nuovo] che emerge insieme all'acqua dalla sorgente divina. (Antonio il Grande, Lettera 6,8)
284. E’ necessario sostenere lotta e guerra anche riguardo ai pensieri. Il Signore ti chiede di adirarti con te stesso e di muovere guerra con il tuo cuore, di non accondiscendere ai pensieri malvagi e di non compiacerti in essi. Del resto, soltanto la potenza divina è in grado di sradicare il peccato e il male, suo compagno. (Macario il Grande, Hom. Sp. 3,3-4)
285. Il vero fondamento della preghiera invece è questo. Porre attenzione ai pensieri e pregare con grande quiete e pace. Occorre che tutta la lotta dell'uomo si concentri sui pensieri ... discernendo i pensieri secondo natura da quelli malvagi. (Macario il Grande, Hom. Sp. 6,3)
286. "Dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore" (Mt 6,21). Il Signore infatti sapeva che attraverso queste cose Satana acquista forza sui pensieri fino a trascinarli alla preoccupazione per le cose materiali e terrene. Per questo Dio, avendo cura della tua anima ti ha detto di rinunciare a ogni cosa, affinché pure se controvoglia tu ricerchi la ricchezza del cielo e custodisca il tuo cuore presso Dio. Anche se tu volessi volgerti di nuovo alle ricchezze, ti accorgeresti di non possedere alcun bene visibile. Che tu voglia o non voglia, ti costringi a volgere il tuo cuore verso il cielo, dove hai accumulato e deposto il tuo tesoro. "Perché dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore". (Macario il Grande, Hom. sp. 11,7)
Tratto da Matta El Meskin, L'ESPERIENZA DI DIO NELLA PREGHIERA - ed. Qiqajon COMUNITA' DI BOSE, a cui rimandiamo vivamente per un proficuo approfondimento