MATTA EL MESKIN

CONSIGLI PER LA PREGHIERA

 

 

Indice

CAP. I: TU QUANDO PREGHI...

CAP II: LA PREGHIERA, LEGGE SPIRITUALE

CAPITOLO III: ALLA PRESENZA DI DIO


 

CAPITOLO III

ALLA PRESENZA DI DIO


Come l'a­nima prova un desiderio innato verso il suo Crea­tore, così il Creatore desidera riposarsi nella sua creatura, poiché essa è del suo stesso Spirito

La pre­ghiera autentica è un vero riscatto del tempo (Ef 5, 16), perché trasforma il tempo morto in un'opera divina eterna

La preghiera autenti­ca deve continuare segretamente in fondo al cuore, con uno scambio senza parole, anche dopo che hai lasciato il luogo della preghiera. Puoi allora andare alle tue diverse occupazioni, ma intanto la preghiera non cessa il suo lavoro segreto all'interno del tuo cuore.

La preghiera è la finestra luminosa attraverso la quale contempli già la vi­ta eterna.
Ogni minuto trascorso in preghiera viene dall'e­ternità e vi fa ritorno


La preghiera è un dono prezioso che ti è con­cesso affinché tu acceda alla presenza di Dio Pa­dre, attraverso la mediazione di Gesù Cristo. Per una condiscendenza inaudita della sua natura, Dio accetta così di mettersi alla portata dell'uo­mo, in grazia dell'amore del Padre per suo Figlio Gesù Cristo, il quale si pone umilmente in mez­zo a noi ogniqualvolta noi preghiamo, secondo la sua promessa (cf. Mt 18,19). Ed è lo Spirito santo che prepara, mediante la grazia, questo in­contro spirituale invisibile. Così devi prostrarti con grande pietà e venerazione dinanzi al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, a più riprese, per onorare la presenza divina e manifestare la tua completa sottomissione alla santa Trinità.
A ogni prostrazione è bene che tu baci la cro­ce: essa è il prezzo che ti ha ottenuto questi do­ni preziosi e ti ha aperto l'accesso al Padre con sicurezza e fiducia.
La preghiera inizia nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, perché è questi il Dio unico che devi adorare. Viene quindi la dossologia, con la quale rendi gloria alla santa Trinità e testimoni la pienezza della presenza divina. Se­gue poi il "Padre nostro", che devi recitare len­tamente, indirizzandolo al Padre, con tutta ve­nerazione, nell'atteggiamento di Abramo che si rivolgeva a Dio con il sentimento schiacciante di non essere che “polvere e cenere”.
Dio non può essere contenuto dal cielo, né dai cieli dei cieli; né tanto meno, quindi, dalla terra. Ciononostante, egli desidera entrare e tro­vare riposo nell'anima umana che si pente e ri­torna a lui. Perché l'anima umana è un soffio dell'alito di Dio, cioè del suo Spirito. Come l'a­nima prova un desiderio innato verso il suo Crea­tore, così il Creatore desidera riposarsi nella sua creatura, poiché essa è del suo stesso Spirito.
Perciò, durante la preghiera, non devi imma­ginarti nessuna forma esteriore di Dio Padre o del Figlio o dello Spirito santo, come se si tro­vassero al di fuori di te o come se il tuo occhio potesse contemplarli, perché è all'interno della tua anima che Dio si rende presente e non all'esterno. Senti allora la sua presenza, ma senza vederlo. "Prega il Padre tuo che è nel segreto" (Mt 6,6).
L'apprensione nei confronti di Dio, lo spa­ventoso accumularsi dei peccati, o anche i dubbi provocati dalla tentazione o dalla malattia ti impediscono di sentire la presenza di Dio. Ma que­sto non significa the Dio non sia presente alla tua preghiera. E’ impossibile che tu inizi una preghiera umile e sincera e che Dio resti assente da te; perché l'amore che Dio ha per ogni uomo che si pente gli impedisce di prestare attenzione ai tuoi peccati o di provare disgusto per le tue impurità o per i tuoi dubbi. Questo amore divi­no possiede infatti una potenza infinita di re­missione e di purificazione.
 

Superare le sensazioni mediante la fede

Perciò è necessario che tu ti liberi dai dubbi e sia certo che Dio è presente alla tua preghiera, ascolta le tue parole e le tue suppliche, e acco­glie con piacere la tua preghiera. Devi anche es­sere convinto che Dio non è incostante come gli uomini: il suo amore è stabile e la sua promessa fedele. Una volta che egli ha amato l'uomo, non cessa più di venire in suo aiuto - talvolta con gesti di amore, talaltra con la correzione o con l'abbandono - fino a portare a compimento la sua salvezza. Non devi quindi fondare la tua re­lazione con Dio sugli affetti e sulle sensazioni che provi; mediante la fede devi invece superare l'ambito del sensibile.
 

Pretesti per sfuggire alla preghiera

La carne dell'uomo ha desideri contrari al suo spirito (cf. Gal 5,17). Essa non può trovare ri­poso nella preghiera, soprattutto nella preghiera sincera, pura, offerta in spirito di vera adorazio­ne, perché questa implica il rinnegamento di sé e la morte delle passioni, dei desideri e delle false speranze di questo mondo... Perciò il corpo inventa mille pretesti per sfuggire alla preghiera: pretende di essere malato, debole, di avere mal di testa, alle articolazioni, alla schiena, di avere un gran bisogno di dormire. Se, nonostante questo, ti costringi a pregare, il tuo corpo cerca di abbreviare la preghiera. E se perseveri nella volontà di compiere la preghiera fino in fondo, il corpo cerca allora di sfuggire nel vero senso della parola: la lingua s'ingarbuglia, l'attenzione si allenta e divaga qua e là, il pensiero si appe­santisce. Il tuo “io” cerca il pretesto del corpo per sottrarsi alle parole della preghiera, poiché esse comportano la sua morte. Assomiglia al ser­pente che sfugge alla musica dell'incantatore e s'affretta a turarsi le orecchie per non ascoltarne la voce, sapendo che questa implica la sua mor­te. Il Signore sa tutto questo; è per questo che ha raccomandato di "pregare sempre, senza stan­carsi" (Lc 18,1).
Questi sintomi gravi non compaiono nelle pre­ghiere farisaiche, fredde, compiute per ricevere la ricompensa dagli uomini, cioè per attirarsi le loro lodi o la loro ammirazione. Anzi, il corpo si adatta bene a una tale preghiera: si alza presto per farla in pubblico e non prova nessuna fatica a restare in piedi per lunghe ore davanti agli uo­mini. Recita a voce molto alta, e l'intelligenza diventa molto attenta e gli fa pronunciare le pre­ghiere con il contegno voluto, con una chiarezza e una precisione che gli attirano l'ammirazione dei presenti. Questo genere di preghiera è gra­dito all"'io" umano, poiché comporta di per se stesso una ricompensa carnale: conduce all'af­fermazione di sé anziché alla rinuncia di sé, alla deificazione di sé anziché alla morte di sé. Per­ciò l"'io" vi si compiace, così come gli piace ac­cumulare il denaro. E il corpo non ne prova mai stanchezza, così come non si stanca affatto di buon cibo.
Ben sapendo ciò che c’è in ogni uomo (cf Gv 2,23), il Signore ha messo in guardia da tutto ciò, dicendo: "Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Pa­dre tuo che è nel segreto" (Mt 6,6). Chiudere la porta indica, qui, la necessità di far sì che la pre­ghiera non sia né vista né udita dagli uomini, al­meno nell'intenzione e nella coscienza di te che preghi.

 

L'ascesi del corpo e l'ardore dello spirito


L'ascesi del corpo, prima e durante la pre­ghiera, è necessaria perché l'anima prenda pieno slancio in una preghiera fervente. A ciò puoi arrivare attraverso due tipi di approccio.

- Il pri­mo è negativo: le numerose prostrazioni, il digiu­no, il silenzio, la sobrietà e la semplicità del ve­stito.

- Il secondo è positivo: consiste nell'offrire a Cristo, dal profondo del cuore, un amore sincero, espresso con parole di affetto, di deside­rio, con un dialogo del cuore che non cessa né di giorno né di notte, sostenuto da una meditazio­ne attenta delle sue parole e dei suoi precetti.

Ciò significa che il fervore della preghiera è condizionato nello stesso tempo dall'ascesi del corpo e dall'ardore dello spirito. Un solo elemen­to non sarebbe sufficiente, perché ciascuno atti­va l'altro. L'ascesi del corpo prepara l'ardore del­lo spirito e l'ardore dello spirito facilita l'ascesi del corpo: insieme custodiscono la tua preghie­ra al riparo dall'acedia, dalla stanchezza, dalla tiepidezza spirituale e dalla dispersione dell'at­tenzione.


La preghiera e il tempo

Cristo è entrato nel mondo attraverso l'incar­nazione. La fede ortodossa confessa l'unità di natura del Verbo incarnato, vale a dire l'unio­ne perfetta che si è operata in lui fra il divino e l'umano. Di conseguenza, Cristo ha unito in se stesso le azioni umane temporali, il tempo, alla sua divinità eterna. Tutto ciò che Cristo ha pra­ticato nella propria carne - la preghiera, le opere di misericordia e di compassione, come anche le sofferenze redentrici assunte sulla croce - tutto ciò ha ricevuto in lui una dimensione divina eterna. In altre parole, il tempo si è unito all'e­ternità nella persona di Gesù Cristo.
Unirsi a Cristo mediante la preghiera signi­fica in realtà glorificare il tempo, santificarlo; significa glorificare l'azione umana in quanto tale e santificarla, perché vuol dire conferirle, in Cristo, un'eterna dimensione divina. La pre­ghiera autentica è un vero riscatto del tempo (Ef 5, 16), perché trasforma il tempo morto in un'opera divina eterna. Perciò l'accesso alla pre­ghiera autentica si accompagna  necessariamente a una liberazione rispetto alla percezione del va­lore umano e materiale del tempo. Il movimento dell'orologio deve lasciare il posto al movimen­to dello spirito. Nella preghiera il tuo spirito è chiamato a entrare in comunione con gli spiriti dei santi nell'eternità, perché avvicinandoti a Cristo ti avvicini necessariamente al regno dei cieli.
La fretta nella preghiera, così come il senso di stanchezza, sono il segno che ti aggrappi al tempo materiale, privo delle benedizioni dello Spirito e delle aspirazioni all'eternità. La perce­zione del tempo materiale, dell'importanza dei minuti, delle ore, delle azioni umane temporali che ti attendono dopo la preghiera, contribuisce a soffocare in te lo Spirito e a impedirti di gode­re della percezione dell'eternità e di vivere in essa durante la preghiera.
Così, la fretta e la stanchezza sono sufficien­ti per togliere alla preghiera il suo autentico ca­rattere spirituale. Essa si riduce allora a nulla più di uno dei tanti atti della vita temporale che compi con il pensiero o con il corpo, come quelli di incontrare un superiore, di pronuncia­re un discorso o di prendere il pasto. Perciò Cri­sto ti avverte: "Bisogna pregare sempre, senza mai stancarsi" (cf. Lc 18,1). E’ meglio quindi per te esprimere con lo spirito una preghiera calma, tranquilla, degna, che dura cinque minuti, piut­tosto che pregare un'ora intera con fretta o tre ore con svogliatezza.


Cristo partecipa alla tua preghiera

Cristo ascolta la tua preghiera. Anzi, molto di più: vi prende parte in modo effettivo. Senza Cristo la tua preghiera non può assolutamente trovare accesso al Padre. E’ grazie alla mansuetu­dine di Cristo, al suo amore e alla sua umiltà che tu avanzi con sicurezza verso il Padre, facendo affidamento unicamente sul sangue divino ver­sato per la tua riconciliazione e la tua giustifica­zione. Cristo è dunque personalmente presen­te alla tua preghiera; è lui che la presenta al Padre avvalorandola con il suo merito. La pre­ghiera quindi non è un'opera unilaterale da par­te tua. Tutto ciò che pronunci nella preghiera non ha valore se Cristo non dice "Amen", se cioè non lo avvalora presso il Padre con il suo merito, sostenendo la tua debolezza e interce­dendo per i tuoi peccati.
Perciò, durante la preghiera, devi essere co­sciente di questa partecipazione effettiva di Cri­sto. Non sei libero, quindi, di cominciare, di continuare, o di terminare la preghiera a tuo pia­cimento. E alla sequela di Cristo che accedi alla preghiera, è con la bocca di Cristo che innalzi la supplica, è per il suo sangue che riprendi corag­gio, per la sua giustizia che speri di essere esau­dito, per il suo amore che ti rivolgi al Padre co­me al tuo beneamato, in virtù dello Spirito del Figlio.

 
Lo Spirito santo grida nel tuo cuore
 

Lo Spirito santo sa quali sono le domande op­portune e gradite a Cristo e al Padre. A lui solo spetta il compito di guidare la tua preghiera, di determinarne la durata e il momento opportu­no, di esortarti alla preghiera. E’ lui che ti ispira le parole e che ti infonde nel cuore l'ardore spi­rituale e lo zelo. E’ lui che ti pervade di afflizio­ne e ti fa pregare con gemiti e lacrime, con un cuore spezzato, come se fosse lui stesso ad avere bisogno della misericordia del Padre e della mediazione di Cristo. Egli grida nel cuore verso il Padre e verso Cristo con "gemiti inesprimibili" (Rm 8,26), cioè con gemiti potenti e sinceri che tu non puoi tradurre in parole, perché sorpassa­no l'intelligenza per il loro fervore, la loro profondità e la loro autenticità. Affidarti allo Spi­rito santo equivale quindi a pregare incessante­mente senza stancarti, poiché egli ti dà la forza di perseverare con fervore nella preghiera - in piedi, in ginocchio o prostrato - senza essere mai sazio.
Lo Spirito santo conosce i tuoi bisogni spiri­tuali e sa quali sono le tue possibilità materiali quanto al tempo. Perciò, se sei timorato di Dio, egli ti accorda la pienezza della preghiera e la sua durata, in modo che la tua anima ne sia pie­namente saziata, senza che tuttavia ne risenta­no i vari compiti e responsabilità. Nel più breve lasso di tempo ti accorda le grazie più ricche e più preziose; e ti fa terminare la preghiera al momento opportuno.
Se, invece, la tua preghiera non è guidata dal­lo Spirito santo, allora ne esci senza essere con­solato, senza avere né la pace interiore né la gioia del cuore, come se la tua preghiera non fosse giunta all'orecchio di Dio.
 

Come invocare lo Spirito santo?

Lo Spirito santo è di una semplicità estrema. Egli risponde subito al tuo appello, per poco che tu lo invochi con cuore sincero, pieno di fede e di semplicità. E’ sufficiente che lo inviti semplicemente a venire - come farebbe un bam­bino semplice e innocente - perché egli ascolti e risponda. Nella preghiera di Terza la chiesa ci insegna a invocarlo con queste parole: "Degnati di venire a dimorare in noi".
Lo Spirito santo viene nel cuore ripieno di una fede semplice e fiduciosa nella misericordia di Dio. La venuta dello Spirito non è accompa­gnata da alcuna sensazione materiale. Egli non trova riposo in mezzo a grida o nel disordine, e neppure in un cuore duro, ingiusto, pieno di rancore, di collera o di sufficienza. Ugualmente, non trova riposo nell'uomo "mondano", cioè at­taccato alle cose di questo mondo (cf. Gc 4,4; 1Gv 2,15), attirato dalla bellezza effimera o am­biziosa della gloria di questo mondo.
Lo Spirito santo ama e incoraggia la preghie­ra del povero che è riconoscente verso Dio, così come quella del ricco amico dei poveri: egli è il Consolatore degli inferiori oppressi e dei superiori misericordiosi, la Luce degli afflit­ti e la Vita di coloro che si prodigano a servi­zio dell'evangelo e per amore dei piccoli e degli umili.
Perciò, se davvero desideri pregare, devi im­parare innanzitutto a renderti gradito allo Spiri­to santo, evitando tutto ciò che può contrariar­ne la dolcezza, la santità e la carità. Altrimenti, la tua preghiera sarebbe privata dell'unica po­tenza in grado di elevarla e di presentarla a Dio.
Se desideri pregare alla presenza di Dio, devi anche avere la piena certezza di essere sostenuto dallo Spirito santo: non è forse lui che ti ha ge­nerato nel fonte battesimale? Devi quindi invo­carlo dal fondo del cuore, più e più volte, e chie­dergli di disporti alla preghiera e di concederti la forza di compierla in conformità al desiderio del Padre e del Signore Gesù.
La tua preghiera, quindi, concerne lo Spirito santo quanto e anche più di quanto concerna te stesso; poiché è per mezzo della preghiera che si sviluppa l'uomo nuovo, generato in te dallo Spi­rito santo; è per mezzo della preghiera che esso riceve la luce divina, che riconosce la volontà di Dio e che impara a metterla in pratica con l'aiu­to della grazia.

 

La preghiera, invito divino al ritorno della creatura esiliata
 

La preghiera autentica, nella quale hai acces­so al Padre e parli alla sua presenza, non è un semplice atto umano: è essenzialmente un invi­to divino, al quale tu non fai che rispondere. Dio è sempre e in ogni tempo disposto a ricever­ti e non cessa di invitarti a venire a lui: “Tutto il giorno ho steso le mani..." (Rm 10,21). Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò" (Mt 11,28). "Colui che viene a me, non lo respingerò" (Gv 6,37). Perché Dio si rallegra di averti accanto a sé; e, se possibile, in modo permanente.
Quando stai dinanzi a Dio, alla sua presenza, realizzi di fatto il ritorno della creatura esiliata verso il seno del suo Creatore, il ritorno di Ada­mo nel paradiso. Così la preghiera è, di per se stessa, una riparazione per le lunghe ore passa­te lontano da Dio, in mezzo alle preoccupazio­ni della terra e agli affanni della vita temporale (cf. Lc 21,34). Per sua natura, la preghiera rap­presenta un ritorno a Dio, una vera conversio­ne. Dio, un tempo, ha cacciato Adamo dalla sua presenza, ed ecco che ora ti chiama senza sosta, "tutto il giorno", a entrare alla sua presenza e a restare con lui. Una volta che sei entrato presso di lui mediante la preghiera, Dio desidera che tu non ne esca mai più. Perciò la preghiera autenti­ca, che è riuscita a rispondere al desiderio pieno di benevolenza di Dio, deve continuare segreta­mente in fondo al cuore, con uno scambio senza parole, anche dopo che hai lasciato il luogo della preghiera. Puoi allora andare alle tue diverse occupazioni, ma intanto la preghiera non cessa il suo lavoro segreto all'interno del tuo cuore.

 


Le preoccupazioni: come presentarle nella preghiera?


La preghiera non è l'occasione per domanda­re a Dio ciò che concerne la carne (cf. Rm 8,7; Gc 4,3), ciò che ottiene il benessere, che facilita il tuo lavoro e procura il successo alle tue inizia­tive temporali. La preghiera invece è l'occasione per lo spirito di accedere al regno, è la finestra luminosa attraverso la quale contempli già la vi­ta eterna, verso la quale sarai rapito dopo aver restituito il tuo corpo alla polvere, mentre tutti i tuoi lavori e tutte le tue attività saranno termi­nate per sempre.
Tutto ciò che ti preoccupa sulla terra è effimero, a differenza della preghiera. Ogni minuto trascorso in preghiera viene dall'e­ternità e vi fa ritorno. Devi quindi presentare le tue preoccupazioni nella preghiera in una pro­spettiva spirituale. Vale a dire che tutte le tue necessità materiali, le attività, le responsabilità e le preoccupazioni devono da te essere presentate a Dio nella preghiera, affinché egli le spogli della loro forma mortale, effimera, e le rivesta di un carattere divino, rendendole conformi al suo disegno di benevolenza, e siano così santifi­cate.
Nella preghiera non devi chiedere che i tuoi lavori siano prosperi, che le tue iniziative abbiano una buona riuscita e si accrescano, così da ricavarne una gloria terrena e una buona re­putazione oppure la tranquillità e il benessere materiali. Dovresti invece domandare a Dio che purifichi le tue attività dallo spirito di egoismo e di amor proprio, cioè da ciò che fa la gloria dell' "io" umano; che ti ispiri la rettitudine della mente e del cuore, affinché nel tuo operare non usi malizia, doppiezza, disonestà, inganno men­zogna; che ti conceda la forza spirituale dl non temere le minacce, di non tirarti indietro di fronte ai pericoli, di non fare preferenza di persone e di non lamentarti quando conosci l’in­successo o l'ingiustizia. Dovresti chiedergli di farti stimare i valori spirituali al di sopra di qualsiasi attività e iniziativa, affinché ti sia pos­sibile prendere la difesa dell'innocente, tessere l'elogio della rettitudine e dell'integrità, donare con generosità e preoccuparti di conservare la pazienza e la carità più di qualsiasi interesse materiale.
La preghiera diventa così per te l'occasione per trasformare i desideri della carne in desideri dello spirito (cf. Rm 8,6) e il mezzo per purifica­re le tue opere, i tuoi pensieri e le tue intenzioni dalle scorie del peccato.
Le tue attività temporali saranno in tal mo­do santificate e, per quanto siano umili e comu­ni, diventeranno degne di essere offerte a Dio al pari dei più nobili servizi religiosi.

 

 CAP. I: TU QUANDO PREGHI...

CAP II: LA PREGHIERA, LEGGE SPIRITUALE

 

Tratto da Matta El Meskin, CONSIGLI PER LA PREGHIERA - ed. Qiqajon  COMUNITA' DI BOSE, a cui rimandiamo vivamente per l'approfondimento.