MATTA EL MESKIN

CONSIGLI PER LA PREGHIERA


 

Indice

CAP. I: TU QUANDO PREGHI...

CAP II: LA PREGHIERA, LEGGE SPIRITUALE

CAPITOLO III: ALLA PRESENZA DI DIO

 


CAPITOLO I

TU QUANDO PREGHI...

 

Chiudere la porta

 

Quando Dio ti chiede di chiudere la porta pri­ma di pregare, vuole ricordarti di separare l'at­tività esterna alla tua camera dall'attività inter­na; e questo va fatto per quanto riguarda il cuo­re, i sensi e le persone.

Riguardo al cuore, è necessario che tu getti via assolutamente tutte le preoccupazioni, i pe­si, le ansietà e i timori nel momento in cui ti poni di fronte a Dio, in modo che ti sia pos­sibile entrare nella pace vera che sorpassa ogni comprensione. In questo senso chiudere la por­ta significa consolidare il proprio cuore al sicuro dietro la separazione che si erge tra il mondo carnale e il mondo spirituale, separazione che equivale a una morte. In altri termini, quando chiudi la porta dietro di te, devi considerarti co­me morto al mondo carnale e posto di fronte a Dio, per beneficiare della sua provvidenza e per invocare la sua misericordia.

Riguardo ai sensi, sei generalmente assillato da pensieri che si sono fissati nella tua mente, da immagini che hanno colpito la tua fantasia, da parole che hai memorizzato e ancora da altre esperienze che si sono impresse in te attraverso i sensi. Oltre al resto, tutto ciò comporta anche modelli spregevoli verso i quali la tua coscienza può essersi sentita attratta: allora i sensi li han­no ritenuti e la mente vi si è aggrappata. Questi modelli di comportamento a volte li fai rivivere deliberatamente, altre volte li richiami furtivamente e contro la tua stessa volontà, altre volte ancora sei costretto a invocarli senza nessun mo­tivo particolare e indipendentemente dalla vo­lontà e dalla coscienza: vengono così a crearti un amaro conflitto interiore. E’ perciò estremamente opportuno, ogni volta che entri nella tua came­ra, che tu agisca d'anticipo ed espella dalla co­scienza questi pensieri, chiedendo perdono da­vanti a Dio con contrizione e pentimento, fer­mamente deciso a trasformare il loro ricordo in un'occasione di orrore e di rifiuto.

Chiudere la porta della tua camera significa porre tra lo spirito e i sensi della carne il Cristo crocifisso, cioè mortificare le membra del corpo che appartengono alla terra: "Voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo croci­fisso" (Gal 3,1); "Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra" (Col 3,5).

Se invece non rinunci a queste esperienze, a queste cose viste e sentite, se non le confessi co­me colpe, aborrendole ogni volta che entri nella tua camera, allora esse non solo ti privano della capacità di pregare e di stare di fronte a Dio, ma riescono perfino a trasformare la tua camera in un luogo impuro.

Riguardo alle altre persone, succede a te co­me a tutti di trovarti sempre e costantemente le­gato agli altri; ti può capitare quindi di venirti a trovare emotivamente turbato dall'amore ver­so una persona, il che ti conduce a ricercare una vicinanza fisica che ti priva della tua indipen­denza e della tua libertà interiore, che sono il fondamento della preghiera, dell'amore per Dio e della crescita spirituale; oppure puoi essere preoccupato per le condizioni delle persone che ti sono care, per la loro salute o il loro avvenire, fino al punto di non prenderti più cura della tua crescita spirituale e della tua salvezza; oppure puoi essere scosso dall'ostilità, l'opposizione, il rancore, il disaccordo e l'odio nei confronti degli altri, a tal punto che l'amarezza ti invade com­pletamente e ti impedisce di liberarti dai pensie­ri malvagi e da desideri di vendetta; oppure puoi sentirti portato verso gli altri senza accor­gertene, finendo per andartene a spasso a destra e a sinistra, unicamente per mettere in mostra le tue capacità, il tuo acume spirituale, la tua bra­vura e trovare così degli ammiratori che alimen­tino il tuo autocompiacimento.

In questi casi chiudere la porta della tua ca­mera significa troncare qualsiasi rapporto mortifero che ti lega a qualcuno e che provoca la distruzione della tua anima: "Quale vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la propria anima?" (Mt 16,26),

Questo non significa che devi interrompere i rapporti con quanti hanno bisogno di te o con coloro di cui tu hai bisogno, né che devi disso­ciarti dagli altri uomini; si tratta invece di puri­ficare le tue relazioni con gli altri, in modo che tutto concorra all'armonia della tua crescita spi­rituale. Devi quindi smettere di disperderti in vane preoccupazioni per gli altri - atteggiamen­to che non giova a nulla e a nessuno -, devi por­re un freno alla malizia e morire al desiderio di essere glorificato dagli uomini.

 

 

La preghiera, opera fondamentale nel cammino spirituale

 

Come ti è indispensabile lavorare costantemente e restare legato alla terra per poter vi­vere, dandoti da fare con la mente e con il cor­po per ottenere un boccone di pane e un sor­so d'acqua, così per il tuo essere interiore è indispensabile restare sempre in relazione con Dio, affinché il soffio d'immortalità metta le radici nel tuo spirito e lo renda adatto alla vita eterna.

La relazione con Dio è quella che chiamiamo preghiera: in realtà si tratta di un'azione. Devi perciò riconoscere che solo in virtù di un atto spirituale il tuo spirito viene nutrito e riceve di­rettamente da Dio le energie per crescere. Ciò di cui devi essere convinto è che ogni contatto con Dio è preghiera, ma non ogni preghiera è contatto con Dio. Molti infatti pregano senza esservi preparati e senza alcun desiderio di co­municare con Dio. Ma questa non è preghiera, perché la preghiera è un'opera realizzata in col­laborazione tra l'uomo e Dio.

Se la "camera" è quindi il "luogo" messo a parte da Cristo per l'opera della preghiera inte­riore, ne consegue che per tutto il tempo che vi trascorri devi necessariamente perseverare nell'opera della preghiera; questo significa che devi sempre restare in contatto spirituale con Dio.

Dio può concedere a qualcuno l'opportunità di restare a lungo nella propria camera, come è il caso del monaco, che è giustamente ritenuto un cristiano che è entrato nella camera e che ha chiuso definitivamente la porta dietro di sé: questi non vuole avere più alcun rapporto con la mondanità e con le sue vane preoccupazioni. A un altro può darsi che Dio conceda la possibilità di restare nella propria camera solo alcune ore al giorno; ma alla maggior parte della gente non è possibile restarvi se non per un'ora al giorno, e a volte addirittura per un tempo ancora più breve. In ogni caso questa differenza di tempo disponibile per dimorare e pregare nella propria camera è compensata in altri modi dallo Spirito santo, quando uno è fedele e sincero nel proprio cam­mino spirituale. Infatti, nella misura in cui tu aneli veramente alla preghiera, lo Spirito ti con­cede, anche in poco tempo, delle grosse oppor­tunità di rallegrarti e di sentirti ricolmo della presenza di Dio.

Non devi quindi rattristarti per la scarsità del tempo disponibile per appartarti nella camera; devi piuttosto assicurarti di essere pronto e pie­no di desiderio di comunicare con Dio; allora ti accorgerai che i minuti possono essere come giorni. In genere, comunque, il lamento per la scarsità del tempo disponibile per la preghiera è solo una falsa scusa per giustificare l’"io" nella sua negligenza, trascuratezza e indifferenza nel­lo stare di fronte a Dio.

 

 

L'effusione dello Spirito santo nelle parole della preghiera

 

Quando chiudi la porta nelle tre direzioni ac­cennate sopra - e cioè nei confronti del cuore, dei sensi e delle persone - quando ti prostri per tre volte nel nome della santa Trinità come gesto indicativo del tuo desiderio di Dio, quando sol­levi le mani, gli occhi e il cuore verso il cielo, allora lo spirito della preghiera scende su di te. E in quel momento che ogni atteggiamento viene trasformato in un contatto con Dio e tu vivi, per poche o molte ore, alla presenza di Dio.

Se inizi a pregare animato da questo spirito (soprattutto se utilizzi i salmi), ti accorgerai che le parole delle tue labbra non sono quelle solite: a poco a poco esse assumeranno per te significati, orientamenti e promesse nuove. Infatti, an­che se la parola pronunciata dalla bocca è identi­ca a quella contenuta nel salmo, ciò nondimeno essa ti apparirà come pronunciata da Dio per fornirti una risposta esauriente, un'occasione di conforto, una promessa di aiuto e di salvezza. E questo nonostante che la preghiera sembri usci­ta unicamente da te: è lo Spirito santo che si in­serisce segretamente nella preghiera e inizia a risponderti con le stesse parole che hai pronun­ciato. Questa è la chiave che introduce nella vita interiore: senza l'intervento dello Spirito santo nella preghiera le parole diventano deboli e prive di un messaggio preciso e personale: "Similmente anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stes­so intercede con insistenza per noi” (Rm 8,26). Concretamente, lo Spirito santo non cesserà mai di guidarti, se manterrai il cuore docile e la mente aperta, ma completerà le parole della preghiera e delle letture in maniera estremamente sapien­te. Di conseguenza, qualsiasi preghiera o lettura tu faccia senza avere la mente aperta e l'intenzione di ascoltare la voce dello Spirito, rimar­rà estranea a una sana vita spirituale, e pratican­dola non ne ricaverai alcun vantaggio tangibile: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, en­trerà nel regno dei cieli" (Mt 7,21); "Pregherò con lo Spirito, ma pregherò anche con la men­te" (1Cor 14,15).

 

 

CAP II: LA PREGHIERA, LEGGE SPIRITUALE

CAPITOLO III: ALLA PRESENZA DI DIO

 

 

Tratto da Matta El Meskin, CONSIGLI PER LA PREGHIERA - ed. Qiqajon  COMUNITA' DI BOSE, a cui rimandiamo vivamente per l'approfondimento.